NAPOLI – Una scarcerazione eccellente rischia di far saltare il banco della camorra nell’area nord di Napoli. Le ultime informative delle forze dell’ordine parlano chiaro: le gerarchie storiche sono in bilico e l’aria che si respira tra le strade della Masseria Cardone è carica di tensione. D
opo aver scontato la sua pena, Pietro Licciardi è tornato libero. Il 46enne è rientrato in queste ore nel quartiere di Secondigliano, e il suo arrivo non è passato inosservato. Non si tratta di un affiliato qualunque, ma di un nome che porta con sé il peso della storia criminale della città: Pietro è infatti il figlio del defunto capostipite Gennaro Licciardi, da tutti conosciuto come ‘a scigna, l’uomo che ha fondato l’impero criminale e plasmato l’Alleanza di Secondigliano.
Scarcerato Pietro Licciardi: il passato del “rampollo”
Gli investigatori conoscono bene il profilo del 46enne. Il nome di Pietro Licciardi, definito dalle cronache del passato come il “rampollo del boss”, rimanda a vecchie e pesanti vicende giudiziarie. La più nota risale ai primi anni duemila, quando finì alla sbarra come unico imputato per l’omicidio di Ferdinando Liguori.
Un processo che tenne col fiato sospeso il quartiere e che si concluse nell’ottobre del 2002 con una clamorosa assoluzione, nonostante il pm avesse chiesto per lui 21 anni di reclusione. Da allora, tra arresti, indagini e riassetti interni, l’ombra dei Licciardi non ha mai smesso di proiettarsi sui traffici illeciti della capitale partenopea, dalla droga alla contraffazione internazionale. Oggi, il suo ritorno a casa riapre vecchie ferite e nuove ambizioni.
Clan a rischio scissione
Il problema, per la pace armata del quartiere, è che il regno non è rimasto ad aspettare il suo erede. Negli ultimi anni gli scenari a Secondigliano sono profondamente cambiati. Gli investigatori dell’Antimafia temono ora una frattura insanabile nella catena di comando. I rapporti di forza, un tempo saldamente nelle mani della famiglia di sangue, sono mutati. Approfittando dei vuoti di potere lasciati dalle ondate di arresti e dalle lunghe detenzioni dei vertici storici (tra cui l’arresto della zia Maria Licciardi, ‘a Piccerella), molti “colonnelli” del clan e capipiazza hanno conquistato posizioni apicali, sedendosi di fatto ai tavoli della cupola decisionale.
Il figlio del fondatore è tornato a Secondigliano: allarme faida
Cosa accadrà ora che il figlio del fondatore è tornato a reclamare il suo posto? È questa la domanda che rimbalza tra i vicoli e nei corridoi della Questura. I nuovi reggenti, abituati ormai a gestire in autonomia i milioni di euro provenienti dalle piazze di spaccio e dalle estorsioni, potrebbero non essere disposti a cedere lo scettro o a fare un passo indietro per rispetto del blasone familiare.
Il rischio di una scissione, con conseguente scia di sangue per il controllo del territorio, è altissimo. Le volanti e i reparti speciali hanno già intensificato i pattugliamenti: Secondigliano è una polveriera, e la scarcerazione di Pietro Licciardi potrebbe essere la miccia pronta ad innescarla.
