Napoli, la faida tra baby boss arriva in Tribunale

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Dopo il conflitto a fuoco tra Pallonetto di Santa Lucia e Quartieri Spagnoli, quattro minorenni scelgono il rito abbreviato. L’inchiesta ricostruisce la notte di sangue tra inseguimenti, agguati e vendette armate

Il primo verdetto giudiziario sulla violenta escalation armata tra giovanissimi affiliati ai “sistemi” criminali del Pallonetto di Santa Lucia e dei Quartieri Spagnoli arriverà dopo l’estate. I quattro minorenni coinvolti nella sparatoria avvenuta lo scorso 12 dicembre nel cuore della movida napoletana saranno processati con rito abbreviato davanti al Tribunale per i Minorenni di Napoli.

Dopo la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla Procura minorile e accolta dal gip, i giovani imputati — G.P., M.L., A.F. e M.C. — hanno deciso di rinunciare al dibattimento ordinario, puntando sul rito alternativo che consente, in caso di condanna, una riduzione della pena. L’udienza è fissata per settembre.

Le accuse contestate sono pesanti: tentato omicidio, porto e detenzione illegale di arma da fuoco, aggravati dalla finalità mafiosa.

La guerra tra i baby gruppi del centro città

L’inchiesta nasce dalla sanguinosa contrapposizione tra due gruppi di giovanissimi ritenuti vicini, rispettivamente, agli ambienti criminali del Pallonetto di Santa Lucia e dei Quartieri Spagnoli. Una rivalità culminata in una vera e propria caccia all’uomo tra le strade del centro storico e del quartiere Chiaia.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, quella notte due scooter con a bordo ragazzi armati attraversarono il centro cittadino fino ad arrivare in piazza Carolina, a pochi passi da via Chiaia e dalla zona della movida. Qui sarebbe scattato il primo agguato contro alcuni giovani fermi nei pressi di un gazebo.

Nel mirino, secondo gli inquirenti, c’erano due ragazzi di 16 e 17 anni legati al gruppo del Pallonetto di Santa Lucia. Da quell’episodio sarebbe poi scaturita la successiva ritorsione armata consumata in vico Caricatoio contro il giovane soprannominato “Jhonny”.

Le immagini delle telecamere e la ricostruzione della Mobile

Determinanti per le indagini sono state le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti tra Chiaia e il centro cittadino. Gli investigatori della sezione Omicidi della Squadra Mobile, insieme agli agenti dei commissariati San Ferdinando e Montecalvario, hanno ricostruito gli spostamenti dei protagonisti della spedizione armata.

Secondo gli atti, le telecamere avrebbero immortalato Carlo Forte mentre usciva di casa per raggiungere Giovanni Vincenzo Percich Lucci. Poco dopo, alle loro spalle, sarebbe comparso un secondo scooter con a bordo i minorenni coinvolti nell’inchiesta.

Durante il tragitto verso Chiaia, uno dei ragazzi sarebbe stato ripreso con due pistole impugnate prima dell’arrivo in piazza Carolina, dove esplose il conflitto a fuoco.

Gli arresti e l’accelerazione della Procura minorile

Gli arresti scattarono nel gennaio scorso al termine di settimane di indagini serrate coordinate dalla Procura per i Minorenni. Gli inquirenti contestano ai giovani non soltanto la partecipazione materiale alla sparatoria, ma anche il contesto criminale nel quale maturò l’azione armata.

Per questo motivo la Procura ha contestato l’aggravante mafiosa, ritenendo che il conflitto fosse espressione degli equilibri e delle tensioni tra gruppi criminali radicati nei quartieri del centro cittadino.

Il quadro accusatorio viene ritenuto dagli investigatori particolarmente solido, tanto da aver portato alla richiesta di giudizio immediato.

La posizione di G.P. e il ricorso in Cassazione

Tra i quattro imputati, resta ancora aperta la posizione di G.P., ritenuto dagli investigatori vicino alla paranza del Pallonetto insieme a M.C. Il giovane è l’unico per il quale pende ancora il giudizio della Cassazione sul piano cautelare.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe De Gregorio, sostiene l’estraneità del ragazzo rispetto alla ricostruzione accusatoria. In particolare, secondo i legali, le immagini delle telecamere di piazza Carolina non dimostrerebbero che il minorenne abbia ricevuto un’arma dai maggiorenni per poi inseguire i rivali dopo la sparatoria.

Gli altri tre imputati, invece, avevano scelto di non impugnare le misure cautelari davanti al Riesame.

Le intercettazioni e il timore di una nuova escalation

Tra gli elementi finiti agli atti dell’inchiesta figurano anche alcune intercettazioni considerate significative dagli investigatori. In particolare, la madre del giovane conosciuto come “Jhonny” sarebbe stata ascoltata mentre manifestava forte preoccupazione per il clima di violenza crescente tra le due bande.

Una frase, soprattutto, avrebbe colpito gli inquirenti: «Devo farlo togliere da mezzo», avrebbe detto la donna riferendosi al rischio concreto che il figlio potesse diventare bersaglio di nuove azioni armate.

Intanto le indagini proseguono anche nei confronti di tre maggiorenni ritenuti coinvolti nella vicenda. Per loro potrebbe arrivare nei prossimi mesi la richiesta di rinvio a giudizio.