Una discussione banale, scoppiata tra i vicoli e trasformata nel giro di poche ore in una brutale spedizione punitiva a colpi di pistola nel cuore della notte. Si è concluso con una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione il processo con rito abbreviato a carico di Renato Elia, il ventenne nipote del ras del Pallonetto di Santa Lucia, Michele Elia. Il giovane era alla sbarra davanti al GIP del Tribunale di Napoli, Marco Discepolo, con l’accusa di aver gambizzato un sedicenne la notte tra il 31 marzo e il primo aprile scorsi in piazza Carolina, a due passi da piazza del Plebiscito.
La sentenza e il ridimensionamento delle accuse
Il verdetto ha accolto solo parzialmente l’impianto accusatorio formulato dalla Procura della Repubblica e dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Il PM aveva infatti sollecitato una pena vicina ai cinque anni di carcere, contestando le pesanti aggravanti del metodo mafioso, dei futili motivi e della minore età della vittima.
La linea difensiva sostenuta dal penalista Giuseppe De Gregorio ha tuttavia incrinato la ricostruzione inquirente, evidenziando come l’aggravante mafiosa e i futili motivi risultassero in netto contrasto logico tra loro. Il giudice ha così rideterminato la pena in tre anni e sei mesi, riducendo significativamente le conseguenze penali per il ventenne.
Il raid all’ombra del Plebiscito e le indagini lampo
La vicenda trae origine dalle celeri indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la notte dell’agguato Elia raggiunse piazza Carolina a bordo di uno scooter condotto da un complice rimasto tuttora ignoto. Con il volto parzialmente travisato e armato di pistola, il ventenne si scagliò contro il sedicenne, che si trovava in compagnia di alcuni amici: prima lo colpì violentemente alla testa con il calcio dell’arma, poi esplose una sequenza di colpi diretti agli arti inferiori.
Messo alle strette dal fitto reticolato di indagini e dall’imminente emissione di una misura restrittiva a suo carico, pochi giorni dopo i fatti il rampollo della mala di Santa Lucia decise di presentarsi spontaneamente in Questura per costituirsi.
Niente faida tra clan: l’ombra delle «paranze» giovanili
A fare da innesco al ferimento, come confermato dai filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona, non vi sarebbe stata alcuna faida di camorra o contesa territoriale tra i clan dei Quartieri Spagnoli e del Pallonetto per il controllo delle piazze di spaccio. Gli inquirenti hanno derubricato l’episodio a una banale lite per uno “sguardo di troppo” o a una sciocca tensione tra giovanissimi dello stesso quartiere. Un quadro che riporta ancora una volta al centro del dibattito la violenza impulsiva delle nuove “paranze” di adolescenti armati.
La difesa punta alla scarcerazione
Con la pronuncia del dispositivo di primo grado si aprono ora nuovi scenari cautelari. Alla luce del ridimensionamento della pena complessiva, l’avvocato De Gregorio ha già preannunciato il deposito a breve di un’istanza per l’attenuazione della misura della custodia in carcere, al fine di consentire al giovane Elia di beneficiare dei arresti domiciliari.
