Redazione Campania Crime News

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La Cassazione conferma la condanna a 17 anni per il boss Giuseppe Polverino. Tutte le decisioni

Confermata dalla Cassazione la condanna a 17 anni di carcere per il boss Giuseppe Polverino, coinvolto nel blitz “Polvere” del maggio 2011 che portò in carcere 39 persone tra affiliati, imprenditori e politici dei comuni di Marano e dei comuni dell’area flegrea. Il boss fu arrestato in Spagna l’anno dopo. In primo grado era stato condannato a 20 anni di carcere. Confermate le condanne anche per Salvatore Camerlingo, cugino del boss Salvatore Licciardi e candidato al comune di Quarto nel 2011 nelle fila del centro destra, a 5 anni di carcere; Luigi Carandente 10 anni; Alessio Fruttaldo 6 anni; Gennaro Libro 6 anni; Antonio Schiano 4 anni; Salvatore Simioli 15 anni; Antonio Sommella 10 anni; Vincenzo Vaccaro 5 anni. La suprema Corte ha anche diposto il dissequestro dei beni per Armando Chiaro (al momento dell’arresto, nel maggio del 2011, era coordinatore locale del Pdl, nonché consigliere comunale uscente e si era ricandidato) e per Amalia Gallotti, Gaetano Paternoster, Anna Mauriello,..

Salerno, appalti pilotati all’Università: otto indagati, c’è anche il rettore

Appalto alla società interinale per a ricerca di personale all’Unisa: indagati gli otto responsabili del procedimento amministrativo per l’affidamento negoziato alla Lavorint spa di Milano. Oltre al rettore Aurelio Tommasetti, al direttore generale Attilio Bianchi e al sindacalista Pasquale Passamano, rappresentante della Cisl che diede l’ok alla procedura della gara d’appalto, sono indagati anche il pro rettore Antonio Piccolo, 67 anni; Pasquale Talarico, 59 anni, funzionario di Unisa e presidente della commissione per la scelta della società; Vincenzo Addesso, 45 anni, componente della Commissione; Mirella Pecoraro, 43 anni, addetto amministrativo che avrebbe mantenuto i contatti con la società milanese; Monica D’Auria, 45 anni, componente della commissione aggiudicatrice. Tutti sono accusati di abuso d’ufficio e falso in concorso. Sono gli otto nomi iscritti come indagati nel procedimento numero 1036/16 in carico alla Procura di Nocera Inferiore e al pm Amedeo Sessa: il primo dei fi..

Anche Gianfranco Morgano del Quisisana di Capri nei 100 dei Panama Papers. La difesa: “E’ una società senza valore nata nel 2015”

Quello di Gianfranco Morgano è il nome più noto tra i cinque napoletani che compaiono nell’elenco dei primi 100 dei Panama Papers pubblicati oggi dal settimanale l’ Espresso. Gianfranco Morgano è quello della famosa famiglia di albergatori capresi propritari tra l’altro di uno degli alberghi più famosi al mondo ovvero il Quisisana. Fino a due anni fa era il direttore generale dell’albergo , poi decise di lasciare e trasferirsi a Napoli uscendo dalla società di famiglia. “È stato in quella occasione che ho aperto una società con la Mossack Fonseca a Panama —ha spiegato stamattina alla stampa — e ora finirò nel tritacarne mediatico per una società che non vale più di cento euro. La società non ha conti correnti collegati ed è stata aperta nel 2015, dunque io devo denunciarla solo sulla prossima dichiarazione dei redditi. Cosa che farò puntualmente”.

Ex imprenditore di Scafati nell’elenco dei primi 100 italiani di Panama Papers

Panama papers anche Ercole Astarita, imprenditore napoletano in affari con una nota famiglia di conservieri scafatesi e ex titolare della Italconserve di via S. Maria la Carità a Scafati, nella lista dello studio legale Mossack Fonseca che nascondevano soldi nei Paradisi fiscali e creavano società offshore. Astarita dichiarato fallito nel 2006 con Italconserve, un’impresa che commercializzava prodotti ortofrutticoli già pronti, venne condannato nel 2014 a otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, con la pena accessoria dell’inabilità dall’esercizio di impresa per dieci anni. Il noto industriale conserviero rimasto in affari a Scafati per molti anni, chiuse l’attività per un’improvvisa difficoltà finanziaria che poi portò la spa, trasformata in società a responsabilità limitata al fallimento nel 2006. Astarita figura nella lista dei 100 nomi pubblicata stamane da L’Espresso, una lista estrapolata dagli archivi degli avvocati Jurgen Mossack e Ramon Fonseca che hanno gestito la ..

Salvo il processo contro i falsi ciechi di Castellammare, Penisola Sorrentina e Comuni vesuviani. Tutti i nomi. IL VIDEO

Nonostante sia cambiato il presidente del collegio giudicante il processo contro i falsi ciechi di castellammare, penisola sorrentina e Comuni vesuviani è salvo e va avanti con tutte le prove a carico portate in dibattimento dal pm Emilio Prisco grazie al lavoro investigatorivo della guardia di Finanza. Il blit scattò nel settembre del 2013 e portò a 21 ordinanze a carico di altrettanti “falsi ciechi”. Si accertò una truffa all’Inps di un milione e 700mila euro. Non solo molti di questi ci vedevano benissimo, facevano shopping guardavano la tv, andava alla posta in fila apagare le bollette e conducevano una vita normalissima. Ma nonostante ciò avevano percepito assegni di invalidità con cifre da capogiro: dai 52.808 ai 73.732 euro. A smascherarli le indagini congiunte dei carabinieri e della guardia di finanza che bussavano alla porta dei ‘sospetti’ travestiti con le classiche tute bian- che della ‘Gori’. I finanzieri travestiti mostravano la bolletta dell’acqua. I “falsi ciechi” stri..

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Nell’inchiesta della Dda e dei carabinieri sulle truffe bancarie...

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