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Traffico di droga tra Costiera Amalfitana e Monti Lattari: catturato anche Nicola Gentile

Si è conclusa definitivamente nella tarda mattina di oggi la brillante operazione dei carabinieri della compagnia di Amalfi denominata “Isola Felice” che ha smentallato un fiorente traffico di droga tra la Costiera Amalfitana e i comuni dei Monti Lattari. E’ stato infatti arrestato anche Nicola Gentile,36 enne di Agerola, noto pregiudicato ritenuto vicino al clan camorristico Afeltra Di Martino, che ha il controllo e il dominio incontrastato nel commercio degli stupefacenti non solo sui Monti Lattari e la Costiera Amalfitana ma anche in molti comuni della provincia di Napoli facendo da “fornitori” ufficiali della marjuana pura fatta crescere sulle montagne. Gentile in mattinata era sfuggito all’arresto e si era reso irreperibile.

“Come sta mia figlia. E a lui l’avete arrestato?”, ha chiesto ai pm Carla la donna di Pozzuoli ustionata dal fidanzato. Il racconto di...

Ha provato a rispondere alle domande, lo ha fatto a fatica, aggrappandosi alla volontà di superare il dramma che le è toccato vivere. Ha chiesto informazioni sul compagno, poi sulla figlia: “Ditemi come sta mia figlia”, è la prima cosa che ha chiesto ai magistrati Carla Ilenia Caiazzo, la 38enne di Pozzuoli vittima di un brutale tentativo di omicidio lo scorso primo febbraio da parte del suo compagno Paolo Pietropaolo. E a proposito di quest’ultimo ha spiegato agli inquirenti: “Sì, era un personaggio violento, ma che fine ha fatto? L’avete arrestato?”. E’ durato circa un’ora il colloquio, il primo, della donna con i magistrati inquirenti Raffaello Falcone e Clelia Mancusoche stanno seguendo il suo caso dal febbraio scorso. Paolo Pietropaolo resta detenuto e sotto accusa per un agguato brutale: avrebbe picchiato la fidanzata, fino a darle fuoco con liquido infiammabile. Dalle indagini è emerso che il 40enne avrebbe agito con freddo cinismo, in pieno possesso della sua lucidità mentale, nel recuperare il combustibile da scagliare contro la donna. Non un raptus di violenza, dunque, ma gelida premeditazione. Il suo difensore invece punta a sostenere la tesi del raptus, della violenza scatenata all’improvviso di fronte alla determinazione della donna di lasciarlo, di interrompere un rapporto che andava avanti ormai da quando erano adolescenti.Tentato omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, stalking, agli atti ci sono le testimonianze di alcuni conoscenti della coppia, che hanno convinto gli inquirenti a ipotizzare un atteggiamento persecutorio da parte dell’uomo nei confronti della sua ex. Molti sono gli espisodi di violenza che sono stati scoperti nel corso dell’indagine e c’è anche una testimonianza chiave che racconta: “…Ho intrecciato per un breve periodo una relazione fondata su messaggi e conversazioni sui social con Paolo Pietropaolo, ma ho subito capito che si trattava di avere a che fare con una persona pericolosa. Carla, sempre più terrorizzata da quello che poteva fare Paolo, mi riferiva che lui continuava a chiamarla e a minacciarla di morte. Proprio perché pensavo che lui non stava bene, consigliavo alla collega di stare attenta, di muoversi sempre in compagnia, di prestare attenzione”. Carla sarà riascoltata dai due pm la prossima settimana, nuova tappa nel ricordo di quei brutali momenti della sua vita che non riuscirà mai a cancellare mentre prova con fatica a tornare a una vita normale. Ma ci vorrà ancora tempo. E

Uccise il ladro che stava rubando nel bar frequentato dai calciatori del Napoli: arrestato

Uccise a colpi di pistola il ladro che stava rubando nel suo bar. Per questo è finito in carcere a Trentola Ducenta, nel Casertano, il 52enne Raffaele Villano, condannato con sentenza definitiva a 5 anni e tre mesi di carcere per eccesso colposo di legittima difesa. Villano è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Caserta che gli ha notificato l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale delle Corte di Appello di Napoli. La vittima, Nicola Sejdovic, fu ucciso il 21 maggio 2012 mentre con tre complici tentava di asportare videogiochi dal bar di Villano, ubicato a San Marcellino; il barista sparò con una pistola legalmente detenuta, ferendo anche uno dei complici di Sejdovic. Raffaele Villano era uno dei titolari della rinomata pasticceria “Blue Moon”, tra le più note dell’agro aversano e frequentatissima anche da vip e calciatori. Uno dei clienti abituali della caffetteria è il capitano del Napoli Marek Hamsik. Proprio la notte dell’omicidio Villano aveva inviato una torta ai calciatori del Napoli, allora allenati da Mazzari, per celebrare la vittoria nella finale di Coppa Italia contro la Juventus. Il clima di festa durò poco. Così alla chiusura del bar, quattro persone, tutte di origine rom, fecero irruzione all’interno del bar, forzando la saracinesca (facendo così scattare l’allarme) e trafugando la macchinetta mangiasoldi. Villano si era accorto di tutto visto che abitava in un appartamento al piano superiore. Prese la pistola, legalmente detenuta, e fece fuoco a scopo intimidatorio per allontanare i quattro. Nicola Sejdovic, 15 anni appena, che era entrato nell’auto dal portellone e stava tirando dietro la macchinetta mangiasoldi, venne centrato al petto e a una gamba. Il ragazzino venne abbandonato dai complici in fin di vita davanti all’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove morì poco dopo. Villano raccontò alla polizia di essere esasperato per i numerosi furti che aveva subito nell’ultimo periodo: soltanto dieci giorni prima dell’omicidio, un’altra banda gli aveva svaligiato il locale.

NapolI: l’agguato a Catapano e le nuove alleanze tra i Rinaldi e i Giuliano contro i Mazzarella

Alla squadra mobile di Napoli non hanno dubbi: sarebbero stati i sicari del clan Rinaldi, con il possibile appoggio degli alleati Giuliano di Forcella, a compiere l’agguato contro Gennaro Catapano l’altra mattina in vico Sopramuro nei pressi di Porta Nolana. Doveva essere un segnale forte visto che Catapano è considerato un emergente del gruppo Mazzarella del Mercato, con compiti di reggente per la zona delle Case Nuove. Le condizioni della vittima dell’agguato sono sempre critiche nonostante l’interveto chirurgico a cui è stato sottoposto. La novità investigativa è rappresentata dall’ appoggio logistico che sarebbe stato fornito dal clan Giuliano, alleatosi con i Rinaldi-Reale an- che per fronteggiare meglio i Mazzarella di Forcella. Ma c’è anche una pista che condurrebbe al gruppo di fuoco del borgo Sant’Antonio Abate del clan Giuliano-Sibillo-Amirante. Quelli che allenavano al poligono di tiro a cielo aperto scoperto dai carabinieri nel luglio scorso nel cuore del “Buvero” a luglio scorso. E che sarebbero pronti ad eseguire eventuali sentenze di morte. Uno scenario che parte da vecchi rancori e porta a queste nuove alleanze. Un segnale preoccupante di una miccia già accesa pronta ad arrivare alla bomba da far esplodere: ovvero una nuova cruenta stagione di sangue a Napoli che nessuno si augura.

Casoria: arrestato uno dei rapinatori che sparò al commerciante di Arpino a novembre. Tradito dalle impronte

Tradito dalle impronte, arrestato un giovane che aveva rapinato e ferito il titolare di un negozio nel napoletano. La sera del 24 novembre dello scorso anno i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Casoria e della stazione di Arpino di Casoria erano intervenuti d’urgenza in un negozio di elettronica in via Viviani. Sul posto i carabinieri avevano accertato che due malviventi, con volto travisato da passamontagna e sciarpa, uno armato di pistola, avevano consumato una rapina ai danni dell’esercizio. In particolare, uno dei malviventi, appena entrato nel locale, aveva sparato un colpo in aria per intimidire il titolare. Quest’ultimo gli aveva lanciato contro degli oggetti ma era stato ferito da due colpi d’arma da fuoco, uno dei quali l’aveva preso alla gamba destra. Dopo aver rubato il denaro dal cassetto di una scrivania, i due rapinatori si erano allontanati in sella ad uno scooter guidato da un terzo complice, anche quest’ultimo con il volto travisato da un casco integrale. La vittima era ricorsa a cure mediche presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli per una ferita d’arma da fuoco al polpaccio destro, giudicata guaribile in 8 giorni. Sul posto erano stati fatti intervenire anche i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche di Castello di Cisterna, che nel corso di sopralluogo avevano rinvenuto 2 bossoli 7,65 e trovato delle impronte digitali lasciate da uno dei rapinatori su una scrivania. La comparazione delle impronte lasciate dal rapinatore con quelle presenti nella banca dati hanno portato a dare un nome e un cognome al bandito. Questa mattina i carabinieri della stazione di Arpino di Casoria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli Nord e in Afragola, arrestando il giovane, un 24enne già noto alle forze dell’ordine.

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