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Cronaca Giudiziaria
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Due pusher arrestati a Case Nuove con 160 dosi di droga pronte per la vendita
Nella notte di ieri, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Napoli hanno proceduto all'arresto di un 42enne napoletano e di una 39enne palermitana, accusati di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L'operazione si è svolta nel quartiere...
Cronaca Giudiziaria
Ponticelli, Francescopio Autiero racconta al giudice l’errore dietro al colpo partito accidentalmente
Napoli: Omicidio Fabio Ascione, fermo convalidato per 23enne
Il tribunale di Napoli ha convalidato il fermo di Francescopio Autiero, 23 anni, originario di Ponticelli, accusato di aver causato la morte di Fabio Ascione. L’udienza si è tenuta nella giornata di ieri, alla vigilia dei funerali...
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Cronaca
Camorra e politica a Pagani: Gambino decide di farsi interrogare al Processo d’Appello
L’ultimo atto del processo Linea d’ombra bis sarà l’interrogatorio dell’ex sindaco, oggi consigliere regionale, Alberico Gambino. Ha deciso di sottoporsi alle domande del procuratore generale Vincenzo Montemurro e dei giudici della Corte d’Appello di Salerno – presidente Claudio Tringali – nella prossima udienza e prima che il pg formuli le conclusioni con la sua requisitoria. La decisione di Gambino è stata annunciata, ieri pomeriggio, dai suoi difensori al termine della lunga udienza nella quale sono stati ascoltati il pregiudicato Nicola Fiore e i due collaboratori di giustizia di Sant’Egidio, Vincenzo e Alfonso Greco. Un’udienza che di fatto conclude la rinnovazione del dibattimento voluta dai giudici su richiesta della Procura Antimafia con la testimonianza di numerosi collaboratori di giustizia e testimoni, alcuni dei quali già ascoltati in primo grado. Fiore ha escluso di aver mai raccontato a Sandro Contaldo di questioni politiche e dell’impegno di Michele D’Auria Petrosino per la campagna elettorale di Gambino. Una testimonianza prevedibile, visto che Fiore non poteva avere alcun interesse ad avallare la versione di Contaldo. A confermare quanto già detto nel corso del processo di primo grado, invece, i Greco, all’epoca dei fatti a capo dell’omonimo clan di Sant’Egidio e amici di Michele D’Auria Petrosino, figlio di Gioacchino ‘spara-spara’, e attualmente sottoposto al 41 bis insieme al fratello Antonio. Michele, secondo i Greco, si impegnò per la campagna elettorale di Gambino e chiese anche a loro il sostegno per il candidato sindaco. Ma i Greco hanno escluso che ci fosse stato un do ut des specifico. L’impegno di Michele Petrosino D’Auria, dipendente del Consorzio di Bacino, era quello di appoggiare l’ex sindaco. In cambio i politici sarebbero stati tranquilli per quanto riguardava la gestione del ciclo dei rifiuti. Vincenzo Greco ha ribadito quanto già riferito nel corso del processo che si è celebrato a Tribunale di Nocera Inferiore ed ha più volte delegato al figlio Alfonso, amico dei D’Auria Petrosino, per gli episodi specifici. Il Tribunale ha anche revocato la testimonianza di Prisco Ceruso, uscito dal programma di protezione, e introvabile. Gambino ha deciso di sottoporsi ad interrogatorio, forte probabilmente della sentenza di primo grado nella quale i giudici lo hanno assolto dall’accusa più grave di scambio elettorale politico-mafioso. Mentre potrebbero affidarsi a dichiarazioni spontanee gli altri imputati nel processo: Giuseppe Santilli, i Petrosino D’Auria, Pandolfi Elettrico, Fisichella, l’imprenditore Francesco Marrazzo e Di Palma.
Rosaria Federico
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Cronaca
Gragnano, il figlio di Leonardo ‘o Lione si consegna alla polizia
Gragnano. Si è conclusa dopo quattro mesi la latitanza di Antonio Di Martino, il 36enne figlio del boss dei Monti Lattari Leonardo, detto ‘o Lione, sfuggito il 12 ottobre dello scorso anno ad una operazione della Polstrada nella quale vennero sequestrati 50 kg di marijuana e arrestati due corrieri. Di Martino, braccato dagli agenti della Polstrada di Grottaminarda provincia di Avellino, in sinergia con quelli del Commissariato di Castellamare di Stabia, si è consegnato spontaneamente agli uomini della sottosezione della Polstrada di Grottaminarda.Su Antonio Di Martino pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per aver trasportato e detenuto un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. La Procura della Repubblica di Benevento, competente per territorio, ha individuato nell’ormai ex latitante, il “fuggitivo” che scappò dalla Fiat Punto di colore grigio, auto che faceva da staffetta alla Fiat 500 L letteralmente imbottita di marijuana. Le due auto viaggiavano dalla Puglia in direzione di Napoli, a testimonianza di una nuova strategia criminale per quanto attiene al traffico di tale tipologia di droga: non più la produzione di canapa indiana nella zona dei Monti Lattari, ma trasporto di ingenti quantitativi prodotti da altre regioni nell’hinterland napoletano, per poi procedere con la rivenduta al dettaglio. Stesso copione, quello della latitanza, già seguito da suo fratello Michele che a lungo era stato la ‘primula rossa’ di più lunga durata nel comprensorio stabiese e dei monti Lattari: nonostante la condanna incassata per le piantagioni di marijuana nell’ambito del processo “Golden Gol 1” era sfuggito alla cattura dall’ottobre 2010, per poi costituirsi, a sua volta, un anno e mezzo dopo, a giugno del 2012. Di Martino, tre anni fa, si era dato alla fuga dopo l’aggressione ad un carabiniere che finì in ospedale con una prognosi di sei giorni per un trauma subìto alle costole. Il rampollo del clan dei Lattari, la cui base operativa è nella frazione Iuvani tra Pimonte e Gragnano, era stato fermato in Sant’Antonio Abate. Dopo una concitata discussione con i carabinieri e l’aggressione a un militare, Di Martino scappò. Nella Fiat 500 vennero trovati 5mila semi di canapa indiana. Gli investigatori ritennero si trattasse di una ‘partita’ utile agli affari di famiglia. In tale occasione, dopo una lunga latitanza di dieci mesi, si costituì presso il carcere di Secondigliano. Alle ore 19 circa di ieri, l’ex primula rossa, vistosi oramai braccato dopo una latitanza di circa quattro mesi ha deciso di costituirsi bussando alla porta della Sottosezione Polizia Stradale di Grottaminarda.
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Cronaca
Napoli: per la “Paranza dei bimbi” di Forcella chieste 51 condanne
Cinquantuno richieste di condanna sono state avanzate nei confronti di altrettanti imputati, ritenuti appartenenti alla cosiddetta ”paranza dei bimbi”, un sodalizio camorristico costituito da giovani esponenti delle famiglie Giuliano, Amirante, Brunetti e Sibillo, attive nel centro storico di Napoli nel settore della droga e delle estorsioni, e protagoniste di una sanguinosa faida con i clan rivali. Le richieste sono state formulate dai pm della Dda di Napoli Francesco De Falco e Henry John Woodcock al termine della requisitoria svolta nell’ambito del processo con rito abbreviato in corso nell’aula bunker di Poggioreale davanti al gup Nicola Quatrano. Due le condanne all’ergastolo proposte dai pm: nei confronti Vincenzo Costagliola e Giovanni Cerbone. I due sono accusati rispettivamente dell’omicidio di Maurizio Lutricuso, ucciso davanti a una discoteca a Pozzuoli (Napoli) nella notte tra il 9 e il 10 febbraio 2014, e del tunisino Tahar Manai, ucciso a Napoli il 16 luglio 2013. Venti anni sono stati chiesti per Manuel Brunetti, Pasquale Sibillo, Giuseppe Giuliano, Guglielmo Giuliano, Salvatore Sibillo e Salvatore Cedola; 16 anni e 8 mesi per Ciro Brunetti, 16 per Luigi Vicorito, Manuel Giuliano. Per gli altri imputati una lunga serie di condanne e pene varianti dai 14 ai 4 anni di reclusione.
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Cronaca
La latitanza d’oro di Imperiale “lelluccio ‘o parente” il narcos di Castellammare ricercato dalla polizia di mezzo mondo
E’ ricerato dall’Interpol e dalla polizia di mezzo mondo il ras Raffaele Imperiale(nella foto del’Interpol mentre si trova a Dubai) 41enne di Castellammare di Stabia soprannominato “Lelluccio ’o parente”. Sarebbe nascosto a Dubai, ma gli investigatori non escludono che in questi giorni si sia spostato: non gli manca il danaro per una latitanza dorata né gli appoggi per documenti falsi con cui muoversi. La settimana scorsa proprio negli Emirati Arabi è stato arrestato il suo braccio destro Gaetano Schettino (altro stabiese che da anni viveva a Theiran in Iran) considerato un vero e proprio “mago” del traffico internazionale di droga ed esperto in informatico. Gli investigatori ritengono che i due si dovevvesro incontrare per discutere di affari. Ma l’arresto di Schettino gli ha permesso la fuga. Imperiale (figlio di un noto costruttore stabiese e che negli anni Ottanta è stato anche presidente della squadra di calcio della Juve Stabia con il famoso ex portiere dell’Inter, Lido Vieri, in panchina) è latitante dal gennaio scorso da quando grazie ad alcuni pentiti furono arrestati 10 persone del cartello di Secondigliano. “Lelluccio ‘o parente” era l’undicesimo ma risuscì a sfuggire alla cattura. A capo della holding c’era proprio Raffaele Imperiale che con il braccio destro Mario Cerrone del rione Traiano gestiva un traffico per fiumi di cocaina. La maxi operazione, coordinata dalla Dda, fu il frutto di quattro anni d’indagine dei poliziotti della sezione “Narcotici” della Squadra mobile della Questura di Napoli, dello Sco e del Gico della Guardia di Finanza di Napoli. Secondo il pentito Carmine Cerrato detto “Takendò”, in rapporti d’affari per il traffico di cocaina con i Mammoliti, gruppo con origini calabresi e basi solide a Milano grazie alla “’ndrangheta”, ogni carico di droga che arriva dall’estero frutta, una volta rivenduto in Italia, tra i cinque e i sei milioni di euro. Gestito appunto dal gruppo Imperiale-Cerrone con l’altro stabiese Schettino a fare da broker. Un business che spiega la ferocia delle tre faide susseguitesi tra gli “scissionisti”, ora divisi da un punto di vita economico, e i Di Lauro. A capo della struttura c’erano “Lello” Imperiale e Mario Cerrone, i quali avevano stretto rapporti d’affari nel corso degli anni con tutti i vertici degli Amato-Pagano contribuendo alla guerra vinta con i Di Lauro nel 2004-2005: Raffaele Amato, Cesare Pagano, Carmine Amato, Mario Riccio detto “Mariano”. L’organizzazione Imperiale-Cerrone era in contatto con cartelli di narcos sudamericani, oltre che spagnoli e olandesi, dai quali importavano ingenti quantità di cocaina, circa 4mila chilogrammi all’anno, che immettevano poi sul mercato. Ha raccontato il pemtito Cerrato: “…Il prezzo di partenza della cocaina era di 19/20mila euro al chilo, comprese le spese di trasporto, e veniva rivenduta a un prezzo compreso tra i 39 e i 42mila euro al chilo. La differenza sul prezzo era il guadagno. Di ciò mi ha parlato Cesare Pagano. Il traffico internazionale di cocaina era gestito da un gruppo di soci, così composto: Raffaele Imperiale, Mario Cerrone, Cesare Pagano, Elio Amato, Raffaele Amato il grande, zia Rosaria per conto dei figli mentre prima era socio il marito Pietro Amato. Quindi la società è nata prima della morte di Pietro, quando erano tutti affiliati al clan Di Lauro. Ma di nascosto da Paolo Di Lauro, rifornivano di cocaina una famiglia malavitosa calabrese che opera a Milano, che si chiama Mammoliti… Non so quanto guadagnassero i soci a testa. Per certo posso dire che una volta mio cognato Cesare Pagano disse che per ogni carico ogni quota era di cinque-sei milioni di euro. Nel 2006 e nel 2008 ci sono stati due carichi di cocaina, partiti dalla Colombia e arrivati a Napoli attraverso l’Africa. Ognuno bastava a soddisfare le esigenze del mercato per circa sei-sette mesi. Prima della cattura di mio cognato, il clan rimase senza droga e attraverso Imperiale e Mario (Cerrone, ndr) abbiamo caricato cocaina dalla Spagna. In questo caso, si trattava di “carico indiretto”, nel senso che noi rispondevamo soltanto del trasporto, per cui il prezzo era più alto e la quantità minore”.
(fonte il roma)
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Cronaca
Morte Aldo Gionta: stamane la denuncia dei familiari. Tre medici indagati
Stamane la famiglia Gionta , attraverso i propri legali Giovanni Tortora e Gaetano Rapacciuolo, presenterà la denuncia ai carabinieri per omicidio colposo per la morte di Aldo Gionta. Il 47enne, cugino omonimo del più noto boss poeta di Torre Annunziata e nipote del capoclan Valentino, è deceduto venerdì mattina all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase prima di essere sottoposto ad un intervento chirurgico alla gamba e subito dopo essere stato sottoposto ad un’anestesia spinale. Sono intanto tre i medici indagati per la sua morte di Aldo Gionta. Il pm Silvio Pavia della Procura di Torre Annunziata che sta coordinando le indagini ha ritenuto non opportuno inviare l’avviso di garanzia anche ai due infermieri presenti in sala operatoria al momento della tragedia. L’autopsia intanto è slittata a giovedì.Nel frattempo, ieri mattina anche l’Asl Napoli 3 Sud ha nominato un proprio difensore. La stessa Asl non ha escluso che possa essere aperta un’inchiesta interna, parallela a quella della magistratura.
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Terzigno: chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino
Terzigno. Chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino, uccisa il 14 settembre dello scorso anno a Terzigno. Nunzio Annunziata, il 37enne, per il quale la Procura di Nola aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato sarà processato dal Gup del Tribunale volano. Ieri mattina, i legali – Giovanni Tortora e Maddalena Nappo – hanno sollevato un’eccezione dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli e il processo è ritornato nella fase delle indagini preliminari. Nullo il giudizio immediato. Il pm dovrà dunque riformulare l’avviso di conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Tempi strettissimi, anche in virtù del fatto che è fissato il 16 marzo prossimo – dinanzi alla Corte di Cassazione – il ricorso per l’annullamento dell’ordinanza cautelare a carico di Annunziata. Nel caso in cui l’istanza difensiva fosse accolta, il killer di Enza Avino tornerebbe libero, in attesa del processo. Nunzio Annunziata, ex militare, trucidò la donna per strada dopo che il loro rapporto era finito malamente. A carico dell’omicida c’erano già delle denunce per stalking, ma il 14 settembre scorso, Annunziata sparò contro la povera Enza uccidendola per strada. Poi scappò e fu arrestato il giorno seguente a Poggiomarino mentre tentava di nascondersi nei pressi di una scuola.
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Cronaca
Quarantatre arresti per spaccio
E’ di 43 arresti, quasi tutti spacciatori di sostanze stupefacenti, e 100 denunce il bilancio dei controlli effettuati dai carabinieri tra il capoluogo e l’area a nord del capoluogo. Il bilancio delle varie operazioni contempla anche il ritrovamento di alcune armi, qualche chilo di cocaina, marijuana e kobret, e il sequestro di migliaia di euro provento di attività illecita. Tra le persone fermate anche un 65enne che rubava energia elettrica per poi rivenderla a esercizi commerciali e privati. I controlli hanno riguardato i rioni “Forcella”, Sanità”, “San Lorenzo”, e l’area a nord del capoluogo – “San Pietro a Patierno”, “Secondigliano” nonché le aree di Giugliano e Casoria. Circa 200 i militari impegnati nei vari servizi di controllo. Tra le curiosità il caso di un 65 enne di Cardito , Alberto Arabiano, il quale aveva realizzato un sistema di fornitura di energia elettrica collegando una serie di allacci abusivi alla cabina pubblica. A beneficiarne erano quattro abitazioni e due locali commerciali che pagavano regolarmente la bolletta ogni bimestre non al fornitore di energia ma allo stesso Arabiano che aveva messo in piedi il raggiro.
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Cronaca
Clan Sibilio presi tre giovanissimi
Tre giovani, ritenuti vicini al clan Sibillo e responsabili in concorso di tentato omicidio, lesioni personali e detenzione e porto abusivo d’arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso sono stati fermati a Napoli dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Stella su decreto della direzione distrettuale antimafia partenopea e del tribunale per i minorenni di Napoli. I fermati sono un 20enne, un 17enne e un 15enne. Nel corso delle indagini sul tentato omicidio di un 45enne e del figlio 17enne, avvenuto la sera del 3 febbraio scorso a Forcella, nei pressi di via Duomo, i militari hanno accertato che i tre, dopo aver ferito al torace e alla testa il 17enne utilizzando dei caschi come armi improprie, armatisi di una pistola avevano ingaggiato una colluttazione con il padre, giunto in difesa del figlio. Il 17enne, durante l’aggressione, era riuscito a salire in sella al suo scooter per guadagnarsi la fuga, mentre il padre, liberatosi momentaneamente dall’assalitore armato, era scappato in auto. I malviventi avevano quindi preso ad inseguirli sullo scooter, esplodendo durante la fuga diversi colpi d’arma da fuoco al loro indirizzo, uno dei quali aveva attinto l’autovettura. Il maggiorenne è stato portato a Secondigliano mentre i minori sono stati portati nel centro di prima accoglienza sul viale Colli Aminei.
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Cronaca
Sarno: il pentito Ciro Galasso torna in città
Pentito da circa 20 anni, ritorna spesso a Sarno per ritrovare le sue radici. Una presenza non sporadica quella di Ciro Galasso, cugino del più noto Pasquale e fratello di Antonio, il pregiudicato ucciso a settembre del 2005 con una sventagliata di colpi esplosi da un kalasnikov, in via Palma. Ciro Galasso, sottoposto a regime di sorveglianza speciale, ha il permesso di recarsi nella sua città natale dove sono rimasti alcuni parenti ma anche le sue radici e le sue proprietà. Un collaboratore di giustizia, tra i più anziani, del ‘sistema’ Nuova Famiglia che – nonostante abbia formalmente rotto i suoi legami con il passato criminale – rimane legato alle sue radici. E dunque, molto spesso si aggira per la sua città, frequenta e chiacchiera con i suoi compaesani e frequenta locali pubblici. Insomma non sembra che abbia timori per la sua incolumità e il suo status di collaboratore di giustizia. La sua presenza non è passata inosservata alle forze dell’ordine che invece ne devono controllare gli spostamenti. Ciro Galasso, insieme al fratello Antonio poi ucciso, è stato condannato nel 1993 per un omicidio a 20 anni di reclusione, pena ormai scontata. Insieme al fratello aveva avuto un lungo passato criminale: prima nelle fila della Nuova Camorra Organizzata, diretta da Raffaele Cutolo. Poi era passato ai rivali della Nuova famiglia, retta da Carmine Alfieri, altro padrino poi pentito. Nel momento in cui, lo Stato aveva dato una stretta alla cosca, anche Ciro Galasso con gran parte dei cugini di Poggiomarino e di Angri, decise di confessare tutto e passare nelle fila dei collaboratori di giustizia. Scontata la pena, ha riscoperto le sue radici sarnesi. Ed ora lo si vede spesso passeggiare tranquillamente per strada. (r.f.)
(la foto è tratta da il quotidiano la città)
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Cronaca
Salerno: accumulò troppe cariche: indagine sull’ex rettore Raimondo Pasquino
Fisciano/Salerno. Rettore, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Unisa, professore ordinario, consigliere comunale e presidente del Consiglio a Napoli ma anche commissario giudiziale e poi straordinario del Cstp a Salerno: in cinque anni Raimondo Pasquino ha accumulato cariche e incarichi. Questa fulgida carriera è ora il fulcro di un fascicolo d’inchiesta che è iscritto a suo nome. A far scattare il meccanismo di incompatibilità paventato dal sostituto procuratore, Giuseppe Cacciapuoti, della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, è stata nel 2011 l’elezione a consigliere del Comune di Napoli, dopo una campagna elettorale come candidato sindaco con la coalizione del terzo polo (Udc, Fli, Api e la civica La Città). Quando affrontò la campagna elettorale, persa contro il sindaco Luigi De Magistris, Raimondo Pasquino affrontava il terzo quadriennio (2009-2013) da Rettore dell’Università di Salerno ed era vice presidente della conferenza dei rettori delle Università italiane. Il professore di ingegneria aeronautica, rispolverò la sua vocazione a fare il sindaco – carica ricoperta nel comune di San Giorgio a Cremano dal 1986 al 1988 – tentando la scalata al Comune di Napoli. Circa 45mila voti non gli assicurarono la vittoria, ma De Magistris lo volle alla Presidenza del consiglio comunale, e così fu. Nel frattempo, Raimondo Pasquino continuava a mantenere il suo incarico di rettore dell’Università di Salerno, oltre che di presidente del Consiglio di amministrazione dell’ateneo. E’ questo accavallarsi di cariche e incarichi che lo avrebbero reso incompatibile, secondo la Procura. Il rettore avrebbe dovuto scegliere se fare il politico oppure continuare a reggere le sorti dell’Università salernitana e dunque nei suoi confronti sarebbe ipotizzabile un’accusa di abuso d’ufficio. Per accertare questa ipotesi, il sostituto procuratore ha delegato una serie di accertamenti che, circa 20 giorni fa, hanno portato gli investigatori negli uffici della direzione generale dell’Unisa per l’acquisizione delle delibere del consiglio di amministrazione firmate dal rettore-presidente, delle buste paga fino al 2015 quando – dopo aver smesso la carica di Rettore era professore ordinario – e per la documentazione relativa agli atti a sua firma a partire dal 2011. Successivamente, gli inquirenti hanno acquisito la documentazione del politico Pasquino, presso la segreteria generale del Comune di Napoli. Insieme a questa anche le autodichiarazioni obbligatorie su eventuali incompatibilità rese da Raimondo Pasquino nel corso del suo mandato pubblico. Un’inchiesta documentale, basata sull’incrocio della documentazione e con alla base la legge sull’incompatibilità tra cariche pubbliche elettive e le cariche dirigenziali presso enti privati che hanno il sostegno di fondi pubblici.
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Cronaca
Accumulò troppe cariche: indagine sull’ex rettore Raimondo Pasquino
Fisciano/Salerno. Rettore, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Unisa, professore ordinario, consigliere comunale e presidente del Consiglio a Napoli ma anche commissario giudiziale e poi straordinario del Cstp a Salerno: in cinque anni Raimondo Pasquino ha accumulato cariche e incarichi. Questa fulgida carriera è ora il fulcro di un fascicolo d’inchiesta che è iscritto a suo nome. A far scattare il meccanismo di incompatibilità paventato dal sostituto procuratore, Giuseppe Cacciapuoti, della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, è stata nel 2011 l’elezione a consigliere del Comune di Napoli, dopo una campagna elettorale come candidato sindaco con la coalizione del terzo polo (Udc, Fli, Api e la civica La Città). Quando affrontò la campagna elettorale, persa contro il sindaco Luigi De Magistris, Raimondo Pasquino affrontava il terzo quadriennio (2009-2013) da Rettore dell’Università di Salerno ed era vice presidente della conferenza dei rettori delle Università italiane. Il professore di ingegneria aeronautica, rispolverò la sua vocazione a fare il sindaco – carica ricoperta nel comune di San Giorgio a Cremano dal 1986 al 1988 – tentando la scalata al Comune di Napoli. Circa 45mila voti non gli assicurarono la vittoria, ma De Magistris lo volle alla Presidenza del consiglio comunale, e così fu. Nel frattempo, Raimondo Pasquino continuava a mantenere il suo incarico di rettore dell’Università di Salerno, oltre che di presidente del Consiglio di amministrazione dell’ateneo. E’ questo accavallarsi di cariche e incarichi che lo avrebbero reso incompatibile, secondo la Procura. Il rettore avrebbe dovuto scegliere se fare il politico oppure continuare a reggere le sorti dell’Università salernitana e dunque nei suoi confronti sarebbe ipotizzabile un’accusa di abuso d’ufficio. Per accertare questa ipotesi, il sostituto procuratore ha delegato una serie di accertamenti che, circa 20 giorni fa, hanno portato gli investigatori negli uffici della direzione generale dell’Unisa per l’acquisizione delle delibere del consiglio di amministrazione firmate dal rettore-presidente, delle buste paga fino al 2015 quando – dopo aver smesso la carica di Rettore era professore ordinario – e per la documentazione relativa agli atti a sua firma a partire dal 2011. Successivamente, gli inquirenti hanno acquisito la documentazione del politico Pasquino, presso la segreteria generale del Comune di Napoli. Insieme a questa anche le autodichiarazioni obbligatorie su eventuali incompatibilità rese da Raimondo Pasquino nel corso del suo mandato pubblico. Un’inchiesta documentale, basata sull’incrocio della documentazione e con alla base la legge sull’incompatibilità tra cariche pubbliche elettive e le cariche dirigenziali presso enti privati che hanno il sostegno di fondi pubblici.
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Cronaca
Evasione fiscale: sequestro di otto milioni al farmacista Matachione di Torre Annunziata
Torre Annunziata. La Guardia di Finanza di Napoli e il Gruppo di Torre Annunziata hanno eseguito ad un provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torre Annunziata, per circa 8 milioni di euro nei confronti di Nazario Matachione, noto imprenditore torrese, attivo nel settore farmaceutico. Il provvedimento giudiziario rappresenta la fase finale di mirate ed approfondite ispezioni tributarie, svolte a partire dal novembre 2013 nei confronti di varie farmacie amministrate dal Matachione nella provincia di Napoli (Torre Annunziata, Torre del Greco e Portici). La meticolosa attivita’ di verifica, anche tramite accertamenti di natura finanziaria, ha consentito di ricostruire il reale volume d’affari delle singole farmacie e di mostrare l’indebita appropriazione da parte dell’ indagato di ingenti disponibilita’ finanziarie attraverso artificiose operazioni contabili. I successivi accertamenti patrimoniali sul conto dell’imprenditore hanno consentito di individuare la titolarita’ di liquidita’ finanziarie, polizze assicurative e beni immobili sottoposti a sequestro per un valore prossimo agli 8 milioni di euro. Matachione è indagato per aver presentato dichiarazioni dei redditi infedeli relativamente agli anni d’imposta dal 2009 al 2012, per un imponibile complessivo di 18,8 milioni di euro.
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