Cronaca Giudiziaria

Napoli: il clan dei “Capelloni” di Forcella chiede lo sconto di pena

Il clan dei “capelloni” di Forcella vuole lo sconto di pena e per questo che tutti gli imputati hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato. Il gup del Tribunale di Napoli deciderà il 4 maggio prossimo. Alla sbarra ci sono Antonio Amoroso, Gennaro Buonerba, il giovane capo del clan, Salvatore Mazio, Luigi Criscuolo, Assunta Buonerba e Luca Mazzone. Sono tutti accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, di omicidio e tentato omicidio. L’omicidio di cui sono accusati è quello di Salvatore D’Alpino avvenuto il 30 luglio scorso in via Mancini, in quella circostanza rimase ferito anche Salvatore Caldarelli. L’altro ferimento di cui risponde il clan è quello di Giuseppe Memoli avvenuto il 9 agosto. Si tratta di episodi riconducibili alla sanguionosa guerra che i “capelloni” hanno combattuto contro i ribelli dei Giuliano-Sibillo per il controllo degli affari illeciti dei vicoli del centro di Napoli.Secondo gli investigatori il 23enne Gennaro Buonerba, alleato con ..

Napoli: i fratelli Mariano a giudizio con altri 4 per un omicidio di 26 anni fa

I fratelli Ciro e Marco Mariano capi indiscussi dei famigerati “Picuozzi” dei Quartieri Spagnoli sono stati rinviati a giudizio per un omicidio compiuto ben 26 anni fa, quello di Giuseppe Campagna. Affronterà il processo anche Paolo Pesce mentre hanno scelto il rito abbreviato Salvatore Cardillo, Gennaro Oliva e Salvatore Terracciano detto “’o nirone” . Secondo le indagini della Dda anche quell’omicidio è da ascriversi alla cruenta lotta di quegli anni contro i Di Biasi “Faiano” che ha lasciato sul selciato decine di vittime , alcune anche innocenti. Il 19 ottobre scorso il pm Michele Del Prete aveva chiesto al gip Andrea Rovida del Tribunale di Napoli l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per sei persone, tutte del clan Mariano. Oltre ai fratelli Ciro e Marco Mariano, c’erano Gennaro Oliva, boss del gruppo delle “Teste Matte”, da tempo disciolto. Paolo Pesce, Salvatore Cardillo, ex ras scissionista dei Mariano e Salvatore Terracciano detto “’o nirone”. Ma il gip negò gli a..

Ercolano, per la Cassazione il boss Pietro Papale deve restare in carcere

La Cassazione ha stabilito che il boss Pietro Papale deve restare in carcere. E’ accusato di essere uno dei due mandanti dell’omicidio di Giuseppe Serra, “Peppe ’o svizzero”, ex boss della Nco di Cutolo negli anni settanta e ucciso a Torre del Greco il 6 giugno del 2007 dopo ben 25 anni di carcere. E’ stato il racconto del pentito Raffaele Di Matteo, alias“Lelluccio ’o pistone” ad inchiodare il boss Papale e gli altri complici. Ovvero Bartolomeo Palomba, Sebastiano Tutti, Pasquale Grazioli e Francesco De Blasio anch’egli oggi collaboratore di giustizia. Il clan di Gioia-Papale temeva che Serra una volta uscito dal carcere dopo 25 anni potesse rimettere le mani sulla gestione degli affari illeciti nella zona, spodestandoli. E così si decise di convocarlo nel fortino dei Di Gioia di corso Garibaldi e ucciderlo. ecco cosa ha racontato il pentito Di Matteo agli investigatori: “…di tale omicidio ne seppi già prima che venisse consumato. All’epoca ero vicino a Sebastiano Tutti, a sua volta ..

Napoli: si è pentito anche il boss Mario Lo Russo

Ha deciso di pentirsi anche Mario Lo Russo, un altro dei “capitoni” di Miano. Dopo il fratello Salvatore, collaboratore di giustzia già da due anni, la decisione di passare dalla parte dello stato anche di Mario. Troppe tensioni in giro con i clan Vastarella e Tolomelli alla Sanità. Troppi avvertimenti, troppe “stese” nel quartiere oltre a due omicidi e un ferimento. La dichiarazione di guerra del clan avversari è stata forte in questo periodo e allora meglio “togliere il disturbo”. E ora si spiega anche il gesto incosulto dell’altro fratello Carlo. Un boss del suo calibro che si scaglia contro gli agenti di polizia “per farsi arrestare”. Era sembrato strano fin dall’inizio l’atteggiamento del capoclan uscito lo scorso anno dal carcere dopo 12 anni tra cui alcuni passati al 41 bis. E invece dietro tutto e probabilmente anche dietro i colpi di pistola sparati contro le abitazioni a poca distanza dalle loro abitazioni alla Don Guanella erano in segnale inequivocabile che i clan avversari..

Sant’Egidio del Monte Albino: documenti falsi, indagato l’ex vice sindaco Antonio La Mura

Visura urbanistica fai da te per evitare la chiusura della sede del Patronato Enac: concluse le indagini per Antonio La Mura, già assessore e vicesindaco a Sant’Egidio del Monte Albino, consigliere comunale della lista Carpentieri Sindaco, e per il geometra Angelo Ferraioli. Il pm Lenza ha inviato ai due indagati l’avviso di conclusione delle indagini contestando ai due l’accusa di falso in atto pubblico e contraffazione di documenti. Il fascicolo scaturisce dall’indagine Mastrolindo su presunte truffe all’Inps. Nell’ambito delle indagini i carabinieri della Pg del tribunale insieme agli uomini dell’ispettorato del Lavoro di Salerno effettuarono una perquisizione all’interno dell’ufficio del patronato Enac gestito da Antonio La Mura. In quell’occasione, era il 5 maggio del 2014, gli inquirenti chiesero a La Mura anche la documentazione relativa all’idoneità della sede e la destinazione urbanistica. Poche ore e l’allora assessore e vicesindaco, chiamò il suo geometra per far preparare i..