Cronaca Giudiziaria
Caso Claps, la Cassazione: “Archiviate le accuse per il pm Rosa Volpe”
Salerno. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile un ricorso presentato dal medico genetista Vincenzo Pascali, ha ritenuto legittimo il decreto di archiviazione emesso il 18 settembre 2014 dal gip di Napoli in un procedimento nel quale il pm di Salerno Rosa Volpe, titolare dell’inchiesta sull’omicidio della studentessa potentina Elisa Claps, era indagata per rivelazione di segreto d’ufficio. Il procedimento a carico del magistrato salernitano era stato avviato su denuncia di Pascali, che, a sua volta, era stato accusato di aver redatto una falsa perizia durante le indagini sull’omicidio Claps. Secondo il medico, il pm aveva violato i doveri di riservatezza anticipando al legale della famiglia Claps e ad alcuni familiari della ragazza, durante un incontro in Procura, che entro un mese sarebbe stato disposto il rinvio a giudizio di Pascali per falsa perizia. Venuto a conoscenza dell’archiviazione dell’inchiesta a carico del pm, Pascali ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il fatto che, benché denunciante, non gli era stata notificata la richiesta di archiviazione, rispetto alla quale avrebbe potuto opporsi. La Suprema Corte, esaminata la vicenda, ha ritenuto infondate le argomentazioni del medico, sottolineando che nel reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio la persona offesa deve essere individuata esclusivamente nella Pubblica Amministrazione, risultando l’interesse tutelato rappresentato dal buon funzionamento dell’amministrazione attraverso il dovere di fedeltà del funzionario. Il privato può, al massimo, essere considerato terzo danneggiato, ma, in tale veste, non è legittimato né a ricorrere in cassazione contro il provvedimento di archiviazione, né ad attivare altri meccanismi di controllo processuale. Per l’omicidio di Elisa Claps, scomparsa a Potenza nel 1993 e il cui cadavere fu trovato 17 anni dopo nel sottotetto di una chiesa del capoluogo, è stato condannato a 30 anni di reclusione, con sentenza irrevocabile, Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra dove sta scontando una pena per un altro delitto compiuto nel Regno unito.
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Corruzione e falso, arrestato il comandante dei vigili di Procida: 23 indagati
Procida. Aveva trasformato la Polizia municipale di Procida in un proprio feudo, determinando una netta spaccatura tra il gruppo dei fedelissimi, soprannominato “la squadra”, gratificati da posizioni di privilegio, straordinari ed indennità di missione, ed i dissidenti, emarginati e vittime di dossieraggi. Tra essi il segretario generale del Comune. Queste le accuse della Procura di Napoli nei confronti del Comandante della Polizia Municipale di Procida (Napoli), colonnello Giuseppe Antonio Trotta. Tre le misure cautelari disposte nell’ ambito dell’ inchiesta, 23 gli indagati. Arresti domiciliari per Trotta, per la sua segretaria, Maria Grazia Costagliola di Polidoro, impiegata comunale, ed obbligo di dimora ad Avellino per il gestore dello stabilimento balneare “Paco Beach”, Ciro Coppola. Al colonnello, in servizio dal 1999 sull’ isola, ed alla segretaria vengono contestati i reati di falso in atto pubblico, calunnia, peculato e corruzione; a Coppola i reati di corruzione e falso in atto pubblico. L’ inchiesta è partita da un esposto anonimo, poi suffragato dalle dichiarazioni di un agente della Polizia Municipale di Procida, dalle quali cui emergevano gravi a carico di Trotta e della segretaria per un episodio dell’ autunno 2011. I due si sarebbero appropriati dei diritti di segreteria destinati al Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, 3000 euro. Intercettazioni telefoniche ed ambientali avrebbero documentato successivamente chiari tentativi di inquinamento probatorio attraverso una serie di falsi. In quattro casi, attraverso false attestazioni, il colonnello Trotta avrebbe finto di aver eseguito demolizioni disposte dall’ Autorità Giudiziaria o avrebbe segnalato l’ impossibilità di procedere. In questo modo il Comandante della Polizia Municipale avrebbe consentito agli autori degli illeciti edilizi di conservare la disponibilità dei manufatti abusivamente rea1izzati, salvo poi tentare di scaricare le responsabilità sull’ex sindaco di Procida, Vincenzo Capezzuto, mediante una documentazione fabbricata a tavolino dalla quale sarebbe emersa l’inerzia del sindaco nell’ esecuzione delle demolizioni. Per inficiare un sequestro operato dai carabinieri ai suoceri di un suo fedelissimo, Trotta avrebbe messo in atto palesi falsi ideologici. D’ intesa con il responsabile dei Servizi Tecnici del Comune di Procida, Il Comandante si sarebbe adoperato per l’ affidamento di lavori pubblici per circa 50mila euro, ad una ditta individuale che non aveva i requisiti di Legge. Tra gli agenti considerati dissenzienti c’ era Vincenzo Intartaglia, il quale, per aver preteso più volte una gestione meno clientelare del comparto contravvenzioni, era stato accusato ingiustamente di un furto perpetrato nell’ ufficio del Comandante. Le accuse venivano utilizzate a chiaro scopo intimidatorio. Al Comandante della Polizia Municipale vengono contestati numerosi casi in cui il ‘preavviso di infrazione’ non si trasformava in ‘verbale di contestazione’ se elevato nei confronti di parenti, dipendenti pubblici o liberi professionisti ritenuti dal Trotta utili per il proprio tornaconto e venivano cestinati. Favoritismi sono stati contestati a Trotta anche per i permessi di sbarco e di circolazione sull’isola di Procida.
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L’avvocato: “La moglie di Cosentino è innocente”
“Marisa Esposito (moglie di Nicola Cosentino, ndr) è innocente, la sua condanna si basa sul travisamento del significato di un’intercettazione. Faremo certamente appello”. Å quanto ha dichiarato l’avvocato Agostino De Caro, difensore della Esposito insieme a Stefano Montone – i due legali assistono nei suoi cinque processi anche Nicola Cosentino – dopo la lettura del dispositivo da parte del gup del Tribunale di Napoli Nord che ha condannato, al termine del rito abbreviato, la moglie dell’ex sottosegretario a due anni e quattro mesi di carcere per la corruzione di un agente del carcere di Secondigliano .”Ormai al nome Cosentino – ha concluso amaramente il difensore – è associato tutto il male possibile”.
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A processo gli usurai dei ristoratori della Penisola Sorrentina
Dovranno comparire davanti al Tribunale di Torre Annunziata il 2 marzo prossimo per difendersi dall’accusa di usura. Un vasto giro a cui avevano sottoposto numerosi ristoratori della penisola sorrentina. Giro scoperto ed accertato dalle indagini della Procura di Torre Annunziata coordinate dal pm Pavia che ha chiesto e ottenuto il rinvio a a giudizio dei tre. Si Tratta di Giuseppe D’Apice, 48enne di Piano di Sorrento, l’amico che lo aiutò a intimidire le vittime, Girolamo Pio Postiglione, 53 anni di Castellammare di Stabia, e Rosario Maresca, 57enne di Sant’Agnello. I tre secondo l’accusa avevano imposto tassi usurai per ogni mese di ritardo nei pagamenti per le forniture alimentari a negozi e ristoratori della penisola sorrentina con minacce tipo: “Ti devo dare fuoco? Non venite a mani vuote sennò ci ricordiam a Pasqua…”. Ora con l’inzio del processo fissato per il prossimo 2 marzo di dovrà fare luce sull’oscura videnda.
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Eco Ego si indaga sugli appalti in altri comuni
Dopo lo scandalo rifiuti nel comune di Lacco Ameno vanno avanti le indagini che vedrebbero coinvolta la Eco Ego di Vittorio Ciummo. Sarebbero , dopo Monte di Procida, Lacco Ameno e Forio d’Ischia, altri cinque gli appalti per la raccolta della nettezza urbana in provincia di Napoli , finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura per delle irregolarità. Indagini che vedono gli inquirenti concentrati sul titolare della Ego Eco arrestato nei giorni scorsi indagini che hanno portato ad inoltrare al Senato l’autorizzazione all’arresto di Domenico De Siano, coordinatore regionale di Forza Italia, e a notificare un avviso di garanzia a Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli. Torre del Greco, Marigliano, San Vitaliano, Afragola e Sant’Anastasia i comuni in cui si indaga sugli appalti dei rifiuti. Nelle intercettazioni ci finiscono regalini, rolex, e semenza. Il caso più grave riguarderebbe proprio il comune di Torre del Greco dove è stato necessario procedere a uno stralcio e inviare le carte alla Direzione distrettuale antimafia.
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