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Cronaca Nera
Cronaca Giudiziaria
Tragedia a Ibiza: emerge foto tra la vittima e il sospettato, aperta indagine su complici
Tragedia a Ibiza: indagini in corso sulla morte di Francesco Sessa
Ispania, mercoledì scorso - La scomparsa di Francesco Sessa, trentacinquenne originario di Pagani, ha scosso l’isola di Ibiza, dove il giovane è stato trovato senza vita. Le indagini, condotte dalla Guardia Civil, si concentrano...
Ultime Notizie
Clan Contini e la spartizione di Poggioreale: arrestati i Cinque e i Bove a Napoli
Omicidio a Poggioreale: Raffaele Cinque ferito in un scontro tra clan
Napoli, 21 gennaio 2024. Raffaele Cinque, noto nel quartiere come “Sasà a Ranf,” è stato ucciso in un agguato che segna un nuovo capitolo nella lotta tra fazioni della camorra a Poggioreale, una zona...
Succede anche
Cronaca
Napoli, colpi di pistola nel centro storico
Indagini a tutto campo per gli agenti della Polizia di Stato che cercano di capire i motivi dei diversi colpi di pistola sono stati esplosi all’indirizzo di una autovettura che successivamente è stata data alle fiamme. Il fatto è avvenuto la scorsa notte in vico Santa Maria a Lanzati, nel centro storico di Napoli. La vettura è intestata ad una donna ma, come hanno accertato i poliziotti giunti sul posto, ad utilizzarla è il figlio.
Cronaca
Cardarelli evade un detenuto
Grave da essere portato in ospedale ma non da evadere. Ha dell’incredibile l’evasione di un detenuto che era stato portato all’ospedale Cardarelli di Napoli per gravi motivi di salute, in applicazione delle disposizioni sui gravi motivi di salute. A quanto si apprende l’uomo era stato trasferito nella struttura sanitaria ieri sera ma questa mattina è riuscito ad eludere la sorveglianza, divincolandosi, e a fuggire. L’uomo è condannato per diversi reati e il fine pena per l’evaso scade nel 2030. L’uomo salì alla ribalta della cronaca per una rapina in una gioielleria di Ponticelli alla fine della quale strinse la mano alla vittima sotto l’occhio delle telecamere. Ad evadere a secondo di quanto si apprende è stato Giuseppe Merolla , 30 anni. Sulle tracce dell’uomo ora ci sono oltre alla polizia penitenziaria anche i carabinieri.
Cronaca
Detenuto evaso da ospedale a Napoli,arrestato da Cc
Giuseppe Merolla, il detenuto di 30 anni, evaso dall’ospedale Cardarelli di Napoli dove era stato condotto dal carcere per essere sottoposto ad una visita medica, è stato arrestato dai carabinieri a Castel Volturno, in provincia di Caserta. L’uomo è stato bloccato dai militari della Compagnia di Napoli-Poggioreale, nei pressi dell’abitazione di alcuni parenti.
Cronaca
Santa Maria Capua Vetere: chiedeva il pizzo al gestore del parcheggio del Tribunale: arrestato
Ha provato in tutti i modi a estorcere denaro al presidente di una cooperativa che si era aggiudicata il contratto di fitto per la gestione di parcheggi privati nei pressi del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Prima con allusioni, poi con minacce e aggressioni fisiche. Vincenzo Casertano, 50 anni, ritenuto affiliato al clan Belforte, è finito agli arresti domiciliari. A eseguire il provvedimento di custodia cautelare – emesso dal Gip di Napoli su richiesta della DDA partenopea – sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Santa Maria Capua Vetere in collaborazione con la locale stazione. Le indagini son partite nell’estate scorsa dopo la denuncia del presidente della cooperativa che si era aggiudicato l’affitto e la gestione delle aree di parcheggio. Casertano, spiega una nota della procura, era “conosciuto quale gestore di fatto del parcheggio sito davanti al locale commissariato”. L’estorsione vera e propria – preceduta da tentativi di dissuasione dal partecipare all’affare – è cominciata subito dopo che la cooperativa ha sottoscritto il contratto di fitto. “le minacce venivano portate avanti – scrive il Gip – con il gergo criminale tipico del contesto camorristico, con le frasi ‘sono uno che sta in mezzo alla strada’, ‘mi sono fatto dieci anni di carcere’ con l’obiettivo di dare risalto alla propria caratura criminale”.
Cronaca
Napoli, vedova subiva violenze dal figlio da dieci anni: lo ha fatto arrestare
Erano dieci anni che subiva violenze fisiche e psicologiche da parte del figlio tossicodipendente. Ma stamattina la donna, una vedova di 62 anni, ha avuto il coraggio di chiamare la Polizia di Stato. La vittima da qualche anno non riusciva più a fronteggiare la situazione familiare che si era creata. Dopo il fallimento terapeutico presso strutture sanitarie, il figlio 36enne, oltre a far uso di cocaina, aveva iniziato a fare uso anche di alcolici. La donna, pur di proteggerlo, aveva anche versato cospicue somme di denaro a persone che si erano presentate a casa per avere saldati i conti del figlio per l’acquisto di cocaina. Il figlio era riuscito anche a rubare oggetti da casa per rivenderseli, come televisori, una scopa elettrica ed altro, pur di procurarsi il denaro per l’acquisto della droga. Fino a stamattina quando l’uomo è andato nuovamente dalla madre a chiedere soldi ma quest’ultima si è rifiutata di darglieli. Il 36enne non ha esitato quindi ad aggredirla. La donna, riuscita a scappare da casa ha subito chiamato la Polizia alla quale ha raccontato la sua storia, cercando conforto nei poliziotti che erano andati in suo soccorso. Gli agenti del Commissariato di Polizia ”Dante” hanno arrestato l’uomo, perché responsabile di estorsione continuata, e lo hanno condotto al carcere di Poggioreale.
Cronaca
Droga a Marano: tra i 22 arrestati anche il figlio del killer di Giancarlo Siani
Sono 22 e non 21 le persone arrestate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Fra di loro c’è anche un esponente di spicco del clan Nuvoletta. Si tratta di Antonio Nuvoletto (della famiglia camorristica ma con il cognome leggermente diverso per un errore d’iscrizione all’anagrafe), 58 anni, già in carcere. Delle altre 21 persone altre tre erano già agli arresti. L’operazione dei carabinieri ha fatto seguito a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della DDA di Napoli. L’inchiesta, partita nell’ottobre 2012, ha individuato i responsabili di un ingente giro di narcotraffico. Ai 22 indagati è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili (5 società, un’impresa individuale, 4 quote societarie, 19 appartamenti, 5 autoveicoli e un motociclo, molto conti correnti) per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Tutte le persone arrestate, ad eccezione di uno di loro, Vincenzo Polverino (coinvolto esclusivamente per trasporto di tabacchi lavorati esteri), sono ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di varie importazioni dalla Spagna di ingenti quantitativi di cocaina e hashish, con le aggravanti del metodo mafioso e della modalità transnazionale. A capo di questa organizzazione criminale, che importava carichi di droga dalla Spagna, Antonio Nuvoletto, già destinatario di precedenti ordinanze di custodia cautelare. La droga veniva immessa sul mercato della Campania ma anche in Sicilia. Ed è proprio in questo contesto che è stato fatto luce sul tentato omicidio del figlio di un boss siciliano, che sarebbe stato organizzato proprio da Nuvoletto.
In carcere, con l’accuso di contrabbando internazionale di sigarette, proveniente perlopiù dalla Grecia, anche Vincenzo Polverino, Fulvio Fregassi e Michele Baratti. Agli arresti anche le giovani leve della camorra maranese: i carabinieri assicurato alla giustizia Celestino Esposito, 23 enne di Marano, figlio di uno storico affiliato ai Nuvoletta. Il papà, Luigi, fu arrestato in una villa di Posillipo nel 2009. Le indagini sono state condotte tra il 2012 e il 2014.
Durante il blitz sono stati trovati e sequestrati 35 chilogrammi di cocaina purissima del valore di circa due milioni di euro. I trentacinque chilogrammi di cocaina sono stati tutti trovati a Marano (Napoli). Altri due chilogrammi di hashish, invece, sono stati trovati a casa di un altro indagato, sempre a Marano (Napoli). La cocaina, tagliata e venduta al dettaglio, avrebbe fruttato agli spacciatori circa due milioni di euro. Sui panetti alcuni simboli come il logo della Apple.
Nella lungo elenco degli arrestati di oggi figurano anche alcuni rampolli “eccellenti” delle famiglie malavitose di Marano. Tra questi, Celestino Esposito, figlio di Luigi, affiliato storico del clan Nuvoletta, arrestato a Posillipo nel 2009, e Giuseppe Iacolare, figlio di Gaetano, uno dei killer del giornalista Giancarlo Siani.
Questo l’elenco degli arrestati: Gabriele Andreozzi, Salvatore Avolio, Achille Baratti, Modestina Barbato, Massimo Cacciapuoti, Anna Maria Carbone, Bruno Carbone, Gaetano Chianese, Gianpaolo Chianese, Giulio Ciccarelli, Celestino Esposito, Fulvia Fragasso, Giuseppe Iacolare, Nuvoletto Antonio, Caterina Pisani, Gennaro Pollastro, Vincenzo Polverino, Andrea Stanzione, Vincenzo Stanzione, Tommaso Riccio, Teresa Vallefuoco e Giovanni Viespoli.
Cronaca
Castellammare: trasferito in carcere l’aggressore di Scanzano, è un noto pregiudicato
Ieri sera, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Castellammare, hanno arrestato il 19enne pluripregiudicato del posto Salvatore Pasqua, in quanto ritenuto responsabile di tentato omicidio ai danni di un 74enne anch’egli stabiese. Verso le 16.20 una volante del Commissariato si e’ recata presso un campetto per il gioco della bocce a via Panoramica in quanto era stata segnalata un’aggressione. Giunti sul posto i poliziotti hanno trovato un uomo privo di sensi e riverso al suolo in una pozza di sangue. Da un primo esame l’uomo e’ risultato sfigurato al volto a causa dei numerosi traumi subiti. Dalle testimonianze raccolte nell’immediato e’ subito emerso che era stato aggredito a colpi di vanga e che l’aggressore si era appena allontanato. Dopo aver chiamato i soccorsi, i poliziotti lo hanno raggiunto, ancora su Via Panoramica mentre tentava di raggiungere il centro cittadino a piedi. Il giovane, riconosciuto in quanto noto per i suoi precedenti, e’ stato pertanto bloccato e condotto in Commissariato. Nel frattempo C. L., il 74enne, vittima della violenta aggressione, e’ stato medicato e dopo aver ripreso un attimo conoscenza, ha riferito con molta difficolta’ di essere stato aggredito alle spalle a colpi di vanga da Salvatore Pasqua, persona a lui nota, senza alcun motivo. Oltre a rinvenire in un terreno abbandonato poco distante dall’aggressione la vanga ancora sporca di sangue, i poliziotti hanno trovato delle tracce ematiche anche sugli abiti di Salvatore Pasqua. Il giovane pregiudicato e’ stato pertanto arrestato e subito condotto alla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Il 74enne e’ ora ricoverato all’Ospedale San Leonardo e a causa delle numerose ferite soprattutto alla testa, versa il gravi condizioni: la prognosi e’ al momento riservata.
Cronaca
Si appropria di 4 kg coca in caserma, arrestato maggiore della Guardia di Finanza
Si sarebbe appropriato di circa 4 kg di cocaina depositata presso la caserma della Guardia di Finanza di Aversa in cui prestava servizio come ufficiale. E’ finito per questo agli arresti domiciliari, su ordine del Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il Maggiore Francesco Nasta, attualmente in servizio a Napoli presso il Reparto Tecnico Logistico Amministrativo del Comando Regionale della Campania. L’accusa è di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, falso ideologico e peculato nella forma prevista dal codice penale militare. L’indagine è partita dalla morte di un altro finanziere in servizio ad Aversa, il tenente Felice Stringile, che aveva sostituito proprio Nasta nel 2012 quando questi era stato trasferito. Stringile fu trovato cadavere all’interno del proprio alloggio in caserma nel febbraio 2013, e l’autopsia e gli esami tossicologici appurarono che la morte era sopraggiunta per overdose; la droga, emerse, era stata prelevata proprio dai locali della caserma.
Cronaca
Marano: Blitz antidroga della Dda: 21 arresti
E’ in corso l’esecuzione di misure cautelari a carico di 21 persone, ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico nei comuni della provincia Nord di Napoli. A casa di una delle persone da arrestare sono stati trovati 35 chili di cocaina purissima, per un valore sul mercato di circa 2 milioni di euro. A casa di un altro indagato sono stati trovati due chili di hashish.I trentacinque chilogrammi di cocaina sono stati tutti trovati a Marano in casa di uno dei 21 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Altri due chilogrammi di hashish, invece, sono stati trovati a casa di un altro indagato, sempre a Marano La cocaina, tagliata e venduta al dettaglio, avrebbe fruttato agli spacciatori circa due milioni di euro.
Cronaca
Omicidio Amendola, Nunziato. “Non sapevo che volessero ammazzare Enzino”
Gaetano Nunziato accusato di essere per il momento l’assassino di Vincenzo Amendola il 18enne di san Giovannia Teduccio, dovrà chiarire oggi nel corso dell’interrogatorio di garanzia parecchie cose ai giudici. Dovrà fornire particolari e prove più consistenti se vorrà evitare una pesante condanna. ha già aiutato gli investigatori e trovare il corpo del ragazzo sottorratto in un terreno incolto “vicino al laghetto” e ha anche detto di non aver sparato ma che al momento dell’omicidio erano presenti altre due persone legate al clan Formicola che adesso risultano irreperibili. Ma ci vuole qualcos di più: il movente, i particolari, l’arma del delitto, eventuali altri complici. Insomma dovrà spiegare meglio. Il ragazzo sarebbe stato ucciso per una donna “proibita”, legata a un ras del clan Formicola, entrata in contatto con Vincenzo Amendola, che forse se n’era addirittura innamorato. Frequentava giovani affiliati del “Bronx”, Gaetano Nunziato, si è trovato in una situazione più grande di lui e se n’è uscito pensando a salvarsi, confessando e tirando in ballo mandante ed esecutore materiale del delitto. “Non sapevo che volessero ammazzarlo quando mi hanno detto di andare a prendere Enzino. Ho cominciato a sospettare qualcosa quando ci siamo diretti verso quella zona. Io non ho sparato”, ha messo. Si era reso conto di essere un testimone scomodo, custode di un segreto terribile, e temeva di essere eliminato per questo che ha cominciato a collaborare.
Cronaca
Omicidio di Salerno, Gentile: “L’ho ucciso perchè mi molestava sessualmente”
“Mi molestava sessualmente. E quando gli ho detto di non voler avere più nessun rapporto con lui, mi ha detto che avrei dovuto lasciare anche Daniela. Al mio rifiuto mi ha minacciato con un coltello. Perciò ho sferrato un calcio per difendermi. Lui è caduto a terra e quando si è rialzato l’ho colpito con il coltello che avevo portato con me. Non ha urlato e si è accasciato nuovamente al suolo privo di vita”. È questa, la confessione choc che Luca Gentile, il 22enne di Salerno ha messo a verbale con la pm titolare delle indagini, Elena Guarino. Ha confessato l’omicidio di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, padre della fidanzata, assumendosi ogni responsabilità. Ma ha anche spiegato “la sua versione dei fatti”. Ieri gli inquirenti hanno effettuato un ulteriore sopralluogo nell’appartamento di Piazza d’Aiello, nel rione Fornelle durata all’incirca un’ora e mezza per verificare alcuni particolari forniti proprio dal 22enne.Secondo il racconto dell’assassino l’arma sarebbe stata gettata nel fiume a Torrione.Dopo è tornato sul luogo del delitto, in compagnia della fidanzata. La 24enne ha dato l’allarme perché,nonostante la luce accesa in casa, il padre non rispondeva né al citofono e neppure ai diversi messaggi inviati tramite whatsapp. Quando sono arrivati i militari è stata fatta la macabra scoperta. Da una prima verifica è sembrato che il 60enne fosse deceduto per cause naturali, poi il medico legale Adamo Maiese ha rivelato due profonde ferite da taglio, al torace e sul dorso. Gentile q quel punto è stato colto da una crisi epilettica e trasportato al Ruggi. Sentito come persona informata sui fatti, ha ammesso di aver incontrato De Marco poco prima. Ma la sua versione non ha convinto gli inquirenti, anche perchè sui suoi abiti sono state rilevate evidenti tracce di sangue. In poche ore il fermo, e la confessione.
Cronaca
Nocera: estorceva soldi ai clienti, indagato noto avvocato napoletano e la sua complice
Ha violato il Patto leonino con i suoi clienti, appropriandosi degli assegni liquidati e pretendendo oltre la metà dei soldi che spettavano ai risarciti. Per la magistratura si profila il reato di estorsione nei confronti di un avvocato napoletano che insieme ad una complice-factotum avrebbe incassato somme per diverse centinaia di migliaia di euro derivanti da cause civili decise dinanzi all’ex giudice di pace di Nocera Inferiore. Mercoledì mattina, sono scattate le perquisizioni presso lo studio del noto avvocato civilista napoletano e presso la sua abitazione, perquisizioni che pare siano state disposte dalla Procura di Nocera Inferiore e alle quali ha assistito un delegato del consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli. Un pool di carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore ha acquisito documentazione relative ad alcune cause civili risolte presso il Tribunale nocerino. Gli accertamenti si sono poi spostati in un paese a nord di Napoli dove risiede la donna-complice dell’avvocato indagato.
A denunciare il legale alcuni cittadini dell’Agro che anni fa hanno intentato delle cause a diversi enti per il riconoscimento di invalidità e diritti del lavoro. Dopo molti anni, i ricorrenti si sono visti liquidare le somme spettanti e l’avvocato l’onorario e le spese disposte dal giudice. Ma a questo punto, per i ricorrenti è arrivata l’amara sorpresa. L’avvocato avrebbe preso gli assegni intestati agli aventi diritti e li avrebbe trattenuti fino a quando, la gran parte di quei soldi non gli veniva consegnata in contanti dai suoi clienti. Secondo quanto cercano di accertare gli inquirenti, l’avvocato infedele – contravvenendo al cosiddetto patto leonino – si sarebbe fatto consegnare quei soldi, ‘sequestrando’ di fatto gli assegni fino a quando non sarebbe stato completato il pagamento. All’amara consegna, si sarebbe aggiunta anche l’amara sorpresa. Alcuni dei titoli, infatti, portati all’incasso dagli utenti intestatari sono risultati clonati. Cioè erano stati già incassati da altri. A quel punto, frodati due volte, gli utenti hanno voluto affrontare la trafila della denuncia per chiedere agli enti interessati di emettere un nuovo titolo. Non è chiaro se la clonazione di alcuni di quei titoli sia stata fatta nel periodo in cui gli assegni siano stati trattenuti, oppure, nel momento in cui sono stati emessi.
La documentazione acquisita nel corso degli accertamenti di mercoledì dovrebbe servire a chiarire alcuni lati oscuri dell’inchiesta. Un’indagine che vede indagati l’avvocato napoletano e la sua presunta complice-factotum, con ruoli tutti da chiarire.
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