Cronaca Nera
Nocera: estorceva soldi ai clienti, indagato noto avvocato napoletano e la sua complice
Ha violato il Patto leonino con i suoi clienti, appropriandosi degli assegni liquidati e pretendendo oltre la metà dei soldi che spettavano ai risarciti. Per la magistratura si profila il reato di estorsione nei confronti di un avvocato napoletano che insieme ad una complice-factotum avrebbe incassato somme per diverse centinaia di migliaia di euro derivanti da cause civili decise dinanzi all’ex giudice di pace di Nocera Inferiore. Mercoledì mattina, sono scattate le perquisizioni presso lo studio del noto avvocato civilista napoletano e presso la sua abitazione, perquisizioni che pare siano state disposte dalla Procura di Nocera Inferiore e alle quali ha assistito un delegato del consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli. Un pool di carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore ha acquisito documentazione relative ad alcune cause civili risolte presso il Tribunale nocerino. Gli accertamenti si sono poi spostati in un paese a nord di Napoli dove risiede la donna-complice dell’avvocato indagato.
A denunciare il legale alcuni cittadini dell’Agro che anni fa hanno intentato delle cause a diversi enti per il riconoscimento di invalidità e diritti del lavoro. Dopo molti anni, i ricorrenti si sono visti liquidare le somme spettanti e l’avvocato l’onorario e le spese disposte dal giudice. Ma a questo punto, per i ricorrenti è arrivata l’amara sorpresa. L’avvocato avrebbe preso gli assegni intestati agli aventi diritti e li avrebbe trattenuti fino a quando, la gran parte di quei soldi non gli veniva consegnata in contanti dai suoi clienti. Secondo quanto cercano di accertare gli inquirenti, l’avvocato infedele – contravvenendo al cosiddetto patto leonino – si sarebbe fatto consegnare quei soldi, ‘sequestrando’ di fatto gli assegni fino a quando non sarebbe stato completato il pagamento. All’amara consegna, si sarebbe aggiunta anche l’amara sorpresa. Alcuni dei titoli, infatti, portati all’incasso dagli utenti intestatari sono risultati clonati. Cioè erano stati già incassati da altri. A quel punto, frodati due volte, gli utenti hanno voluto affrontare la trafila della denuncia per chiedere agli enti interessati di emettere un nuovo titolo. Non è chiaro se la clonazione di alcuni di quei titoli sia stata fatta nel periodo in cui gli assegni siano stati trattenuti, oppure, nel momento in cui sono stati emessi.
La documentazione acquisita nel corso degli accertamenti di mercoledì dovrebbe servire a chiarire alcuni lati oscuri dell’inchiesta. Un’indagine che vede indagati l’avvocato napoletano e la sua presunta complice-factotum, con ruoli tutti da chiarire.
Omicidio Amendola, Nunziato confessa: “Non ho sparato io”. Due del clan Formicola in fuga
Ha confessato Gaetano Nunziato, ha parlato dell’omicidio del suo amico Vincenzo Amendola, ma ha spiegato di non essere stato lui ad uccidere. “C’ero, ma non sono stato io a sparare”, avrebbe detto, tirando in ballo due persone vicino al clan Formicola e che attualmente risultano irreperibili. Nunziato avrebbe addirittura portato i poliziotti sul luogo dove era stato seppellito Vincenzo. La storia d’amore tra il suo amico e la donna di un boss sarebbe stato il movente per l’uccisione del 18enne. Anche la donna in questione risulta irreperibile. La scelta di collaborare da parte di Gaetano Nunziato sarebbe stata dettata da vari motivi: la coscienza sporca, la paura di essere ucciso perché sapeva troppo, il timore dell’arresto e il rischio dell’ergastolo. Ma per il momento però il 23enne è l’unico indiziato del delitto e la Dda gli contesta l’omicidio con l’aggravante mafiosa, il porto e detenzione di pistola e l’occultamento di cadavere. Lunedì nel corso dell’interrogatorio di garanzia se ne saprà di più.
Salerno: ucciso in casa dal fidanzato della figlia.Il giovane ha confessato
Ucciso nella sua abitazione dal fidanzato della figlia. E’ successo nel rione Fornelle, a Salerno, dove ieri la figlia di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, ha allertato i Carabinieri perché il padre non rispondeva né al citofono né a diversi messaggi su whatsapp. I militari hanno tentato di forzare la porta d’ingresso per entrare nell’appartamento mentre la giovane, salendo una grata presente sotto una finestra dell’abitazione, ha rotto il vetro entrando in casa e scoprendo il corpo senza vita del padre. Nonostante una prima ipotesi fosse quella di un malore, l’ispezione del medico legale ha permesso di notare due ferite da taglio, al torace e sul dorso. A queste conclusioni sono giunti i carabinieri che hanno fermato con l’accusa di omicidio volontario Luca Gentile, di 22 anni, che ha poi confessato il delitto. Il giovane ha detto di avere ucciso il padre della fidanzata al termine dell’ennesima discussione.
Lo ha colpito al torace e alla schiena con due fendenti. Secondo il ragazzo, l’omicidio è maturato per motivi dovuti a forti contrasti personali e caratteriali sorti da tempo con la vittima. Luca Gentile è stato portato nel carcere di Salerno . Le indagini sono state condotte congiuntamente da Nucleo Investigativo, dal Nor della Compagnia di Salerno e dalla Stazione di Salerno-Principale, coordinate dal pm.
Quarto: bomba carta davanti a un bar in via Campana
Una bomba carta è stata fatta esplodere la notte scorsa a Quarto davanti all’ingresso di una bar. Il fatto è avvenuto in Via Campana e non ha provocato feriti (il locale era chiuso). Secondo i rilievi dei carabinieri, che conducono le indagini, l’esplosione ha danneggiato le vetrine, la saracinesca ed l’insegna di un centro scommesse.
Ecco il racconto choc di Altieri sul duplice omicidio di Saviano
Ha confessato tutto Domenico Altieri, uno dei tre arrestati per il duplice omicidio di Saviano. Il suo racconto è contenuto nelle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha incastrato mandante, assassini e fiancheggiatori dell’uccisione di Francesco Tafuro e Domenico Liguori. Il mandante è Eugenio D’Atri, detto Gegè, 33enne residente a Somma Vesuviana, originario di Ponticelli, ritenuto dagli inquirenti referente del clan Cuccaro sul territorio; Nicola Zucaro, 37enne di Ponticelli, (fratello minore del più famoso Diego, killer dei Sarno condannato all’ergastolo), presunto esecutore materiale dell’assassinio; Domenico Altieri, detto “Mimm ‘o gemell” 32enne residente a Saviano e originario di Cercola, presunto complice nell’esecuzione del duplice omicidio. Il quarto uomo di Casalnuovo, ritenuto dagli inquirenti favoreggiatore degli assassini (li avrebbe aiutati ad occultare i gravi indizi di colpevolezza) è stato denunciato in stato di libertà. Altieri ha raccontato agli investigatori di essere stato picchiato e costretto a prestare la sua auto ad Eugenio D’Atri. Di aver portato i due ragazzi nella stradina dopo pochi minuti dopo ha sentito colpi di pistola. Poi D’Atri ha pensato di ripagare il silenzio di Altieri comprandogli un’auto nuova. “Lunedì immediatamente prima dell’omicidio di Eugenio D’Atri -si legge nell’ordinanza di custodia cautelare- venne da me e mi disse che dovevamo andare a prendere Francesco Tafuro nella sua agenzia Intralot e portarlo da lui che doveva parlargli. Non mi disse di cosa dovesse parlargli ma mi rifiutai poiché non avevo tempo. D’Atri si arrabbiò e mi picchiò. Il successivo Carnevale tornò a casa mia D’Atri e disse di nuovo che doveva andare a prendere Francesco, il quale già sapeva che d’Atri voleva parlare con lui. Lui venne a casa mia con un tale Nicola del quale non conosco il cognome che viene soprannominato “’o piccioli”. Erano le 20. Accettai e andai con un Sh nero a Somma Vesuviana. Volevo portare Tafuro a casa mia ma d’Atri mi disse che era pericoloso e di andare in una stradina dove poi sono stati ammazzati. Ho accompagnato i ragazzi all’appuntamento e quando siamo arrivati D’Atri e Nicola non erano ancora arrivati. Io ho detto ai ragazzi di aspettare che li andavo a chiamare ma proprio in quel momento sono arrivati nella mia macchina che io avevo prestato a D’Atri. Io ero fuori alla stradina e i ragazzi erano già dentro la stradina. D’Atri e Nicola sono entrati e hanno iniziato a conversare mentre io facevo avanti e indietro lungo la stradina. Dopo pochi minuti ho sentito parecchi spari e mi sono pietrificato dalla paura. A quel punto la mia macchina con D’Atri e Nicola mi è venuta incontro e D’Atri che era sempre alla guida mi ha porto una busta di carta, tipo quelle che si usano per i regali dicendo che l’avrebbe presa il giorno dopo. Io gli dissi: “Ma che hai combinato”, e lui non mi ha risposto. Quella macchina l’ho demolita ma Eugenio me l’ha ricomprata. So che Eugenio scommetteva ed era sua abitudine mettere le vincite su Facebook, io per suo conto vendevo cocaina in cambio di cento euro a settimana”.
