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Cronaca

Negligenza fatale: il processo sul decesso di Maradona svela evidenti allarmi trascurati dalla squadra medica

Processo a San Isidro: Emergenza Maradona, ignorati i segnali d’allarme Nel cuore del tribunale di San Isidro si sta consumando un dibattimento che getta ombre pesanti sulla gestione medica di una leggenda del calcio, Diego Armando Maradona. Lo staff che avrebbe dovuto prendersi cura del...

Sangineto, pestaggio mortale all’esterno di una discoteca: individuati i responsabili, due fratelli di 22 e 24 anni in custodia.

Sangineto, due fratelli arrestati per l’omicidio di un buttafuori: la violenza in discoteca si aggrava Un tragico episodio ha scosso la piccola località costiera di Sangineto. Due giovani fratelli calabresi, Domenico e Umberto Orsino, di 22 e 24 anni, sono stati arrestati con l'accusa di...

Succede anche

Estorsione: assoto in Appello il boss dei Casalesi, Michele Zagaria

La terza sezione della Corte d’Appello di Napoli ha assolto, per “non aver commesso il fatto”, il boss dei Casalesi Michele Zagaria dall’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dell’imprenditore Raffaele Parente. Secondo gli inquirenti partenopei, Zagaria avrebbe riscosso un ‘pizzo’ per anni dal titolare di una ditta di trasporti, nei tre classici periodi di Natale, Pasqua e Ferragosto. In primo grado, l’ex ‘primula rossa’ della camorra era stato condannato a 12 anni di carcere dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Nello stesso grado di giudizio, Zagaria era imputato anche per una seconda estorsione, quella commessa ai danni dell’imprenditore edile Bartolomeo Piccolo, dalla quale fu assolto con gli altri due esponenti del clan, Massimiliano Caterino, oggi collaboratore di giustizia, e Giovanni Garofalo.

Marigliano, avvocato ai domicliari: pilotava le aste pubbliche per conto del clan Foria

Concorso in turbativa d’asta, con l’aggravante del metodo mafioso. E’ questo il reato per un 44enne, mariglianese, avvocato presso il Foro di Nola, da oggi ai domiciliari, dopo l’esecuzione dell’ ordinanza di custodia cautelare dei militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Castello di Cisterna, provvedimento emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’attivita’ investigativa, sviluppata tra giugno 2015 e febbraio 2016, ha consentito di dimostrare che tutti gli indagati si sarebbero adoperati, con compiti distinti, per rientrare in possesso di un immobile oggetto di un’asta pubblica a seguito del fallimento della societa’ proprietaria. In particolare, il 44enne di oggi, ricoprendo un ruolo di “intermediario” tra i complici e la vittima, avrebbe reiteratamente tentato di corrompere quest’ultima, la quale, essendo interessata all’immobile in questione, sarebbe stata destinataria di numerose proposte in denaro, finalizzate a convincerla a non presentare alcuna propost..

Torre Annunziata, processo Alta Marea: chiesto lo sconto di pena per Gemma Donnarumma

Torre Annunziata. Processo Alta Marea chiesta la conferma delle condanne per i boss delle famiglie legate ai Gionta, sconti di pena per gli spacciatori. E’ questa la richiesta del procuratore generale che ieri mattina – dinanzi ai giudici della quinta sezione della Corte d’Appello di Napoli – ha chiesto le condanne per 25 esponenti dei clan confederati di Torre Annunziata. Dopo la relazione del giudice a latere il pg ha riformulato – il processo era stato in parte annullato dalla Corte di Cassazione – le richieste di pena. Conferme delle condanne inflitte in primo grado per gli esponenti dei clan De Simone ‘quaglia-quaglia’ e Chierchia ‘fransuà’, sconto di pena per Gemma Donnarumma, moglie del capostipite della cosca, che accanto al reato di associazione camorristica risponde di traffico di stupefacenti per lo smercio di hashish: il procuratore generale ha chiesto per lei 12 anni di reclusione. L’accusa ha, invece, chiesto la conferma della pena per Pasquale Gionta (20 anni e sei mesi)..

Scafati, Fondo 2010 per i dipendenti: stangata della Corte dei Conti per 22 amministratori

Scafati. Fondo Salario accessorio per il 2010: contestato un danno erariale per 642.160,24 alle casse del Comune. Il sostituto procuratore della Corte dei Conti Luciano Donato ha inviato a 22 tra politici, dirigenti e revisori dei conti l’invito a controdedurre in merito all’elargizione del fondo per l’anno 2010 per il quale la Guardia di Finanza della Compagnia di Scafati ha riscontrato numerose illegittimità. Ruolo primario nelle contestazioni della Corte dei Conti quello della segretaria generale Immacolata Di Saia nella veste, all’epoca, di direttore generale, presidente del nucleo di valutazione, presidente del collegio per il controllo di gestione e presidente della delegazione trattante di parte pubblica. Comprimaria ma non meno importante la figura del sindaco Angelo Pasqualino Aliberti, che a settembre di quell’anno e prima che fosse ripartito il fondo avocò a se – con una nota ai dirigenti – tutte le decisioni sui progetti finalizzati. Quell’anno solo a ottobre dopo un lungo ..

Clan Vollaro a Vasto: 25 condanne e 37 assoluzioni per gli uomini di Lorenzo Cozzolino

Ercolano. Maxi processo ‘Adriatico’ contro il clan Vollaro a Vasto e l’Aquila: 25 condanne e 37 assoluzioni per i 62 imputati accusati a vario titolo di associazione per delinquere e spaccio di stupefacenti. Un mese fa la sentenza dei giudici del Tribunale di Vasto nei confronti della cosca di Ercolano-Portici, insediatasi in Abruzzo. Il collegio presieduto da Bruno Giangiacomo (a latere Fabrizio Pasquale e Stefania Izzi) ha affrontato per la prima volta nella storia del tribunale di Vasto un processo per associazione a delinquere di stampo camorristico. A far partire l’inchiesta che portò al coinvolgimento di 81 persone, le rivelazioni del collaboratore di giustizia, Lorenzo Cozzolino, che rivelò i nomi del sodalizio che aveva trasferito nel Vastese i traffici legati agli stupefacenti. Lorenzo Cozzolino e la moglie Italia Belsole esponenti del clan Vollaro due anni fa hanno snocciolato nomi, fatti e circostanze determinando il rinvio a giudizio di 81 persone. Diciannove (e fra loro i ..

Imprenditori della Penisola Sorrentina nel processo per riciclaggio del clan D’Alessandro in Sardegna

Ci sono anche tre impreditori della Penisola Sorrentina nell’inchiesta sul riciclaggio in Sardegna del clan D’Alessandro e che vede coinvolto anche l’europarlamentare di Forza Italia, Salvatore Cicu e il consigliere regionale della Campania, Luciano Passariello. Si tratta di Antonino Di Martino, 51 anni di Piano di Sorrento, la moglie Angela Miccio, 51 anni di Piano di Sorrento e la sorella Luisa Di Martino, 43 anni che vive Vico Equense. L’imprenditore costiero viene indicato dagli investigatori sardi come l’anello di congiunzione tra i politici dell’isola e Gennaro Chierchia alias “Rino ‘o pecorone” referente dei D’Alessandro su Gragnano, ucciso in un negozio di via Castellammare il 18 marzo del 2010. L’inchiesta riguarda la realizzazzione del villagio turistico S’Incantu nell’incantevole baia di Villasimius in provincia di Cagliari e per la cui realizzazione sono finiti sotto processo in 17. Ieri il pm ha parlato per più di un’ora, rinnovando la sua richiesta di rinvio a giudizio pe..

Giugliano, furto milionario condannati i componenti della gang

Giugliano. Furto e ricettazione: prime condanne per gli uomini della gang. Furono arrestati per un furto in un deposito di una ditta di allestimenti per spettacoli musicali e nei giorni scorsi, il Gup del Tribunale di Napoli ha rinviato a giudizio Massimo Liberato di Sant’Anastasia e condannato con rito abbreviato Raffaele Sarnataro e Salvatore Castiello alla pena di tre anni e due mesi di reclusione; Francesco Lisetti a due anni di reclusione; Raffaele Raimondo ad un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa). Assolto, invce, Rosario Castiello, per il quale il pm aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione. Sarnataro è agli arresti domiciliari, mentre gli altri sono liberi. L’episodio contestato agli imputati risale al marzo del 2013 quando una banda di rapinatore fece irruzione nel deposito della titta portando via beni per un valore di 800mila euro, beni che in parte furono ritrovati. Gli imputati furono scoperti e arrestati dagli agenti della Squadra Mobil..

Marano, si difende l’assassino di Enrico Pezzella

Marano. Si giustifica l’assassino di Enrico Pezzella, il 25enne ucciso l’8 aprile scorso con un colpo di pistola. Alessandro Uccello, arrestato nei giorni scorsi, ha sostenuto che il proiettile è partito accidentalmente dalla pistola che deteneva legalmente. Le indagini condotte dopo l’omicidio di Enrico ‘Capigliotta’ avevano portato i carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Giugliano, ad arrestare Alessandro Uccello, 47 anni, residente a Marano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’arrestato impugnava la pistola – regolarmente registrata – quando nel corso della lite sarebbe partito il colpo mortale alla testa di Enrico Pezzella. Uccello è il cognato di Raffaele Bacioterracino, ex suocero della vittima, la diatriba con il 25enne era nata proprio a proposito della relazione amorosa. Uccello aveva più volte allontanato Enrico, alias Capigliotta, dal palazzo dove abita la ragazza. Dopo l’ennesima lite, il colpo di pistola che si conficcò nella testa del ..

Estorsioni in Fincantieri, il pm chiede la condanna a 5 anni per Tramparulo

Castellammare di Stabia. Estorsioni alla Fincantieri: chiesta la condanna a 5 anni e 4 mesi per Nicola Tramparulo, l’operaio che lo scorso anno finì insieme a 5 complici in un’inchiesta del pm Maria Benincasa. Tramparulo ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, rito che i difensori Antonio De Martino e Alfonso Piscino hanno condizionato all’acquisizione di circa 2000 conversazioni che non erano state ritenute interessanti dall’accusa e quindi non riversate nel processo. Nel processo stralcio, pendente davanti al Gup di Torre Annunziata, la vittima – un imprenditore napoletano – ha riconosciuto Tramparulo come uno degli operai che nel 2014 partecipò, insieme agli altri, alle estorsioni ai suoi danni. Scioperi pretestuosi, danneggiamenti, furti ai danni delle ditte dell’indotto per costringerle ad assumere amici o parenti dei sei operai e sindacalisti poi finiti a processo. La Polizia lo scorso anno eseguì un’ordinanza di custodia cautelare a carico di sei persone Antonio Voll..

Nuovo corteo fino al Tribunale per la sentenza a carico del carabiniere che uccise il 17enne al rione Traiano

Un corteo di circa 150 manifestanti, è giunto poco fa in piazza Cenni, davanti all’edificio del Tribunale di Napoli dove è attesa la sentenza per l’uccisione del 17enne Davide Bifolco, ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere il 5 settembre 2014 al Rione Traiano di Napoli. In testa al corteo la madre del ragazzo ucciso, Flora, e suoi amici. “Giustizia per Davide”, è lo slogan scandito dai manifestanti.

Gragnano, il pentito Tonino ‘o biondo racconta in aula: “Rino Chierchia aveva fatto confidenze alle forze dell’ordine”

L’ex referente del clan D’Alessandro e narcotrafficante di Santa Maria la Carità e Sant’Antonio Abate, Antonio Esposito detto “tonino ‘o biondo” ha parlato ieri al processo stralcio “Golden Gol” dell’omicidio di Gennaro Chierchia “rino ‘o pecorone”, il boss di Gragnano ucciso in un negozio in via Castellammare il pomeriggio del 13 marzo del 2010. Il pentito ricostruendo l’organigramma della cosca dei D’Alessandro tra le altre cose ha detto: “Gennaro Chierchia era il referente dei D’Alessandro a Gragnano, lo conoscevo bene. Poi fu arrestato e, durante la sua detenzione si venne a sapere che lui, per ottenere benefici, aveva fatto delle confidenze alle forze dell’ordine, così nacque un contrasto con Scanzano, perse peso e venne messo da parte quando tornò in libertà. Quando fu ucciso non aveva più un ruolo di spicco nell’organizzazione”. Poi ha spiegato: “A Gragnano comandavano e comandano i Di Martino. Io avevo rapporti con Antonio, il figlio di Leonardo “’o lione”, e so che il loro..

Napoli: ecco le prime dichiarazioni del boss pentito Mario Lo Russo

Il pentimento di Mario Lo Russo dei “capitoni” di Miano ora è ufficiale. Ha deciso di seguire le orme del fratello Salvatore e dal 15 aprile scorso ha cominciato a collaborare con la giustizia. Le sue prime di chiarazioni sono state rese davanti al pubblico ministero Enrica Parascandolo della Dda e ai due investigatori carabinieri presenti nella sala colloqui del carcere milanese di Opera,. “Sono pronto a rispondere alle vostre domande”, ha detto al pm e poi è cominciato il racconto parlando di traffici di droga, le estorsioni, le mani sugli appalti negli ospedali cittadini, le bische clandestine, il commercio di oro e brillanti, clandestino anche quello. E gli omicidi, le alleanze e i conflitti, il ruolo di Antonio Lo Russo, il figlio dell’ex boss Salvatore, arrestato a Nizza da latitante due anni fa . Parte di queste sue prime dichiarazioni sono pubblicate sul Il Mattino in edicola stamattina. Ecco alcuni stralci:”…Entravano in cassa circa 50mila euro al mese. Io prendevo 5mila euro ..

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Attentato a Ranucci, Lavitola interrogato in carcere: in arrivo l’estradizione per il complice latitante Tavares

Titolo: Attentato a Ranucci: interrogatorio di Lavitola e prepara estradizione per Tavares Un nuovo capitolo...

Napoli, stesa di via San Sebastiano nuove accuse per il 19enne: «Con il fucile in scooter prima degli spari»

Nuovi elementi nelle indagini della Dda e della Squadra Mobile sugli spari avvenuti nel...