Cronaca Napoli
Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli
Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?
Cronaca Giudiziaria
Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso
I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.
Succede anche
Cronaca
Castello di Cisterna: alla sbarra gli assassini di Anatholy, l’ucraino eroe
Castello di Cisterna. Al via il processo per l’omicidio dell’ucraino ammazzato mentre tentava di sventare una rapina al supermercato. Per l’omicidio dell’ucraino 38enne Anatoliy Korol alla sbarra ci saranno i due assassini Marco di Lorenzo e Gianluca Ianuale e i loro presunti complici Emiliano Esposito e Mario Ischero. I quattro imputati saranno giudicati con rito abbreviato compariranno stamattina dinanzi al giudice per le udienze preliminari, Giuseppe Sepe, del Tribunale di Nola. La Procura aveva chiesto per i quattro imputati il giudizio immediato, tramutato in rito abbreviato dalla difesa. I killer, rispettivamente figliastro e figlio del boss detenuto Vincenzo Ianuale, detto “’o squadrone”, devono rispondere di omicidio, rapina, ricettazione e porto abusivo d’arma. Di Lorenzo la sera del 29 agosto entrò nel supermercato di via Selva impugnando la pistola – un revolver calibro 38 mai ritrovato – ma ad aprire il fuoco fu, invece, Ianuale. Verso le 19,30 di quel giorno l’ucraino finito di fare la spesa e stava uscendo con la figlia nel carrello, quando incrociò i banditi si girò capì che era in corso una rapina e provò a trattenere uno dei banditi tirandolo per la borsa. Uscì, portò al sicuro la piccola e rientrò scagliandosi contro il rapinatore armato. Nel corso della colluttazione Ianuale riuscì a prendere l’arma e, per liberare il fratellastro dalla morsa di Anatoliy, sparò due colpi, il secondo mortale: uno alla coscia sinistra, l’altro all’altezza della milza. Il proiettile raggiunse il cuore. Anatholy morì mentre i banditi scapparono con un bottino di 300 euro, lasciando altri 2900 euro accanto al corpo dell’uomo. Il 5 settembre scorso, a distanza di una settimana, i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna a Scalea, in Calabria, catturarono i banditi. Confessarono e da allora sono in carcere, hanno iniziato a collaborare con la giustizia e le loro dichiarazioni sono al vaglio della Dda. Ad Emiliano Esposito e Mario Ischero, la Procura di Nola contesta il concorso in rapina, ad Esposito, invece, anche l’omicidio, porto d’arma in luogo pubblico e ricettazione. Secondo gli inquirenti Ischero, acquistando un panino pochi minuti prima della rapina, fece un sopralluogo per dare il via libera ai due fratellastri, mentre Esposito fornì arma e scooter per poter eseguire il colpo. Nel procedimento si costituirà parte civile la famiglia Korol, la moglie Nadiya e le due figlie di Anatholy.
(nella foto gli assassini di Anatoliy, Gianluca Ianuale e Marco Di Lorenzo, il giorno dell’arresto)
Cronaca
Napoli: inchiesta della Procura sulla morte in ospedale di Giulio Murolo, l’infermiere della “strage dal balcone” a Secondigliano
La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta sulla morte di Giulio Murolo, il 48enne infermiere autore della famosa “strage dal balcone di Secondigliano” . Il 15 marzo Murolo è morto dopo aver ingerito, due giorni prima nella sua cella del carcere di Poggioreale dove era detenuto, una dose massiccia di medicinali che gli erano stati somministrati nel corso delle setti-
mane precedenti e che invece non aveva mai preso.Due gioroni prima era stato ricoverato d’urgenza in “codice rosso” all’ospedale Loreto Mare. Dopo un momentaneo miglioramento delle sue condizioni di salute il 15 marzo fu stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Ma secondo il fratello c’è qualcosa che non convince e per questo ha deciso di presentare un esposto-denuncia agli agenti del commissariato Scampia. Il magistrato Stefania Castaldi, il pm che fino a pochi mesi fa era nella Dda di Napoli e che si era occupato proprio delle indagini sulla faida di Scampia, ha bloccato la sepoltura e disposto autopsia ed esami tossicologici. Si vuole fare luce su una serie di circostanze che al momento non sono del tutto chiare. Non è eslcusa l’ipotesi di un avvelenamento. Si vuole capire perché nessuno si è accorto che Murolo non ingerisse i farmaci, visto che già a luglio aveva provato a suicidarsi allo stesso modo? E poi è stato prudente dal punto di vista medico lasciare che il paziente respirasse da solo e senza l’ausilio di macchinari a 24 ore dal tentativo di suicidio? E inoltre la salma del 48enne fu sbloccata dopo 24 ore, prim’ancora che il pm autorizzasse i funerali, cosa alquanto inusuale per un decesso avvenuto dopo un tentativo di suicidio in carcere. Per il momento no ci sono persone iscritte nel registro degli indagati ma ora sarnno i risultati dell’autopsia e dei periti medici a cercare di chiarire quanto meno il perché della morte di Giulio Murolo. E’ quello che chiede il fratello.
Cronaca
Casalinga di San Tammaro trovata strangolata in casa: rinviato a giudizio il marito
Il Gup Sergio Enea del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha rinviato a giudizio Emilio Lavoretano, marito di Katia Tondi, la casalinga di 31 anni uccisa il 20 luglio 2013 nella sua abitazione di San Tammaro nel Casertano. Il magistrato ha accolto la ricostruzione del sostituto procuratore Domenico Musto che sia in sede di indagine che durante la discussione di qualche settimana fa ha sostenuto la tesi che solo il 35enne Lavoretano potesse aver ucciso la donna, che fu strangolata con un cordone sulla cui natura però non è stata mai fatta chiarezza. Al momento del delitto, in casa c’era anche il figlio della coppia, che allora aveva sette mesi, e sul cui affidamento è nata una battaglia giudiziaria tra Lavoretano e i nonni materni; il piccolo infatti fu affidato al padre, ma i genitori della Tondi si rivolsero al Tribunale dei Minori di Napoli ottenendo di poter incontrare il bimbo seppur alla presenza del padre. “L’ho trovata che era già morta” raccontò il 34enne agli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Caserta intervenuti nell’abitazione della coppia. L’uomo affermò di essere uscito poco prima delle 19, quando la moglie era ancora viva, di essere rincasato intorno alle 20, e di aver rinvenuto il corpo della moglie accasciato vicino alla porta di casa; a conferma del suo alibi consegnò anche uno scontrino della spesa, e fu inizialmente creduto. Ma le discrepanze sull’orario della morte della donna emersero già con la prima perizia eseguita dal medico-legale incaricato dalla Procura, secondo cui la Tondi sarebbe stata uccisa tra la 14 e le 16, orario in cui Lavoretano non era presente in casa in quanto a lavoro (era dipendente presso un’officina di cambio gomme), mentre la 31enne in quell’arco temporale era in compagnia della madre. Determinante per la contestazione della Procura di omicidio volontario a carico dell’uomo e per la successiva richiesta di rinvio a giudizio è stata però la relazione presentata da un secondo consulente nominato dalla Procura, Giovanni Garofalo, ex comandante del Ris di Parma, che tramite intercettazioni telefoniche e nuove analisi medico-scientifiche stabilì che la Tondi sarebbe morta tra le 18 e le 19 del 20 luglio, in un orario in cui, dunque, Lavoretano sarebbe stato a casa. I consulenti della difesa Carmelo Lavorino e Giuseppe De Rosa hanno invece sempre contestato le modalità con cui sono state svolte le indagini affermando che nell’immediatezza del delitto non furono prelevate né la temperatura del corpo della Tondi, né quella dell’abitazione e dell’esterno, rendendo di fatto molto difficile se non impossibile stabilire con precisione l’orario del decesso. Gli stessi legali del 34enne, Raffaele Gaetano Crisileo e Natalina Mastellone, anche oggi in sede di discussione davanti al Gup, hanno ribadito la natura indiziaria degli elementi raccolti. Il delitto aveva rappresentato subito un rompicapo per gli inquirenti, dal momento che nessun testimone aveva visto il presunto assassino entrare nell’abitazione della Tondi, nonostante il delitto fosse avvenuto in un giorno di piena estate ad un orario in cui c’è parecchia gente per strada. Il processo inizierà davanti alla Corte d’Assise – seconda sezione – del tribunale di Santa Maria Capua Vetere il prossimo 11 maggio.
Cronaca
Rapina al supermercato Etè di Ottaviano: chiesto l’ergastolo per i carabinieri-rapinatori
Ottaviano. Carabinieri-rapinatori: chiesto l’ergastolo per Claudio Vitale e Jacomo Nicchetto, all’epoca in servizio nell’arma dei carabinieri che il 25 marzo scorso rapinarono il supermercato Etè di Ottaviano. I due dopo il colpo partirono a folle velocità sua Statale 268, inseguiti dai titolari del market, originari di Somma Vesuviana, e da alcuni dipendenti. Spararono all’impazzata quando furono raggiunti lungo la Statale ferendo sei persone e colpendo a morte Pasquale Prisco. Uno dei proiettili, infatti, colpì al cuore Pasquale Prisco, 28 anni, uno dei proprietari dell’esercizio commerciale dal quale i due banditi avevano portato via 1.500 euro. L’uomo morì poco dopo il ricovero all’ospedale Villa Martiri di Sarno. Per Claudio Vitale e Jacomo Nicchetto, all’epoca due carabinieri, il pubblico ministero Carlo Bianco, nel corso della requisitoria durata due ore, alla presenza del capo della Procura di Nola, Paolo Mancuso, ha chiesto per entrambi la pena dell’ergastolo. Il pm ha escluso che i Prisco avessero sparato o come aveva sostenuto la difesa ingaggiato una colluttazione con i carabinieri-rapinatori. Prossima udienza, il 24 maggio, quando dovranno discutere gli avvocati di parte civile. La sentenza è prevista per i primi di giugno.
Cronaca
Napoli: arrestato il falso avvocato che truffava gli anziani
Ha truffato un uomo di 91 anni con la tecnica del ‘falso avvocato’, riuscendo a portargli via quasi 2 mila euro, ma mentre si allontanava dall’abitazione è stato notato dai carabinieri. L’uomo, un 30enne di Napoli, è stato arrestato dopo un lungo inseguimento a piedi per le vie di Firenze. Secondo quanto ricostruito, ieri l’anziano è stato contattato al telefono da un presunto maresciallo dei carabinieri, che lo ha convinto a pagare denaro per la ‘liberazione’ della figlia, a suo dire trattenuta in caserma dopo aver provocato un incidente. Poco dopo il 30enne ha suonato alla porta di casa, spacciandosi per l’avvocato della figlia venuto a ritirare il denaro. Mentre usciva dall’appartamento con oltre 1.900 euro è stato però visto da una pattuglia dei carabinieri, intervenuta nel palazzo dopo che un’altra residente, di 88 anni, aveva contattato il 112 dicendo di aver ricevuto la chiamata di un presunto avvocato che gli aveva chiesto 10 mila euro come cauzione per la figlia. Accortosi dei militari il truffatore è uscito di corsa dallo stabile, seguito da un vero maresciallo dei carabinieri, che lo ha bloccato in strada. Sempre ieri, altre truffe ad anziani sono state tentate in zone della città non lontane a dove vive il 91enne.
Cronaca
Avellino, uomo arrestato per stalking
Arrestato per stalking un 22enne residente ad Avellino, che da oltre un anno minacciava di morte la sua convivente, dalla quale ha anche avuto una bambina, che la donna non ha potuto allattare per le ripercussioni fisiche e psicologiche. Ad effettuare l’arresto, gli uomini del commissariato di Acerra (Napoli), coordinati dal vicequestore Antonio Cristiano, che hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Nola nei confronti di Mario Rosario De Martino. Secondo quanto accertato dagli agenti della polizia di Stato, l’uomo minacciava dagli inizi del 2015 una giovane del posto, inducendola a totale sottomissione, fino a quando la donna non era scappata per rifugiarsi a casa dei suoi genitori. L’uomo, quindi, aveva cercato di far tornare la giovane a casa distruggendo l’auto della famiglia della vittima, mostrando anche una pistola con la quale aveva più volte intimorito la donna per evitare una denuncia. La situazione era peggiorata quando la ragazza ha dato alla luce la bambina concepita con il suo aguzzino, che in ospedale ha aggredito i genitori della donna. La ragazza, però, non ha impedito allo stalker di fare visita alla piccola, nonostante l’intensificarsi delle minacce, che le avevano procurato uno stato d’ansia tale da impedirle l’allattamento. Minacce continuate fino ad oggi, quando gli agenti hanno eseguito l’arresto disposto dal Tribunale di Nola
Cronaca
Casavatore: ecco i retroscena dell’ inchiesta Politica & Camorra e tutti i nomi degli indagati
Ecco alcuni retroscena dell’inchiesta della Dda di Napoli sulle infiltrazioni della camorra alle scorse eelezioni amministrative al comune di casavaatore. Inchiesta che ha porta ieri all’avviso di conclusione indagine per il sindaco Lorenza Orefice, eletta in una lista civica, sia il suo antagonista alle comunali del 2015, Salvatore Silvestri, a capo della lista ‘Pd Silvestri Sindaco’ e altri 13. Tra questi ci sono Salvatore Ferone, elemento di spicco dell’omonimo clan e nipote del boss Ernesto, che appoggiava Lorenza Orefice, il comandante dei vigili urbani, Antonio Piricelli, e il maresciallo della polizia locale, Vincenzo Orefice (per entrambi, però, il magistrato ha escluso la matrice mafiosa). Mentre la pesante accusa compare nel capo di imputazione per tutti gli altri, tra cui i consiglieri comunali Ciro Minichini e Salvatore Pollice (entrambi sostenitori di Silvestri e ora in minoranza nell’assise cittadina) e Giuseppe Pranzile, (maggioranza). Coinvolti, inoltre, gli aspiranti consiglieri che avevano svolto la campagna elettorale per il candidato sindaco Salvatore Silvestri ma che sono risultati non eletti, Ciro Rossi, Barbara Cozzolino e Mauro Ramaglia e Paolo Spinuso che aveva sostenuto, ma solo al ballottaggio, Lorenza Orefice.Tra i destinatari dell’avviso anche Massimo Minichini, fratello di Ciro; Nadia Sarnataro, moglie di Ramaglia; Giuseppe Pellegrino, operaio addetto all’affissione di manifesti elettorali per conto di una società privata. Silvestri, Ramaglia, Sarnataro, Cozzolino, Piricelli, Vincenzo Orefice e Pollice sono indagati per voto di scambio perché, “in concorso tra loro e con altre persone in corso di identificazione, durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale del 31 maggio 2015 e del successivo turno di ballottaggio del 15.06.2015 per ottenere il voto in favore della liste collegate al sindaco Democrat promettevano beni e varie utilità”.Il comandante dei vigili urbani Piricelli, che è anche presidente del consorzio cimiteriale e consigliere comunale ad Ischia, eletto in una lista civica) insieme al maresciallo Orefice “…nel sovraintendere alle normali operazioni di tutela del territorio (disinfestazioni e derattizzazioni) evidenziavano ai cittadini che tali operazioni erano state realizzate per il diretto interessamento e su insistenza di Mauro Ramaglia, Salvatore Silvestri e Salvatore Pollice…si attivavano anche per evitare che i manifesti elettorali di Silvestro e Ramaglia venissero strappati, modificando anche in modo evidente e riconoscibile dalla cittadinanza l’orientamento delle telecamere di videosorveglianza comunale”. Il comandante Piricelli avrebbe omesso anche di denunciare all’autorità giudiziaria alcuni fatti di reato di cui aveva avuto notizia e sempre riguardanti le elezioni amministrative. Silvestri, Ciro Minichini, Rossi, Ramaglia e Pollice, invece, “…si avvalevano ai fini della propaganda elettorale di Massimo Minichini, pur consapevoli che lo stesso era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale ai sensi della normativa antimafia, quale appartenente al clan Ferone, sottogruppo degli Amato-Pagano”.Massimo Minichini invece “…il 13 giugno fu pubblicamente picchiato da Paolo Spinuso, Salvatore Ferone e Giuseppe Pellegrino che favorivano il candidato sindaco della cordata elettorale contrapposta a Silvestri e facente capo a Lorenza Orefice… Questi ultimi avrebbero anche esercitato pressioni con mezzi illeciti atti a diminuire la libertà elettorale per costringere numerosi elettori dei quartieri di Casavatore a votare in favore dei candidati Lorenza Orefice e Giuseppe Pranzile, suocero di Salvatore Ferone”. Scrive il magistrato: “…L’intento dei clan era di creare e beneficiare dei canali di collegamento istituzionali, derivanti dalla elezione di soggetti eletti anche attraverso il metodo della corruzione elettorale di tipo mafioso”.
Cronaca
NapolI: blitz contro il clan Contini, 30 arresti e sequestro beni per 20 milioni di euro
Operazione contro i “signori della droga” a Napoli: i carabinieri del comando provinciale di Napoli e del Ros hanno eseguito circa 30 arresti. Tra i destinatari figurano elementi di spicco del clan Contini del centro storico della città. In esecuzione anche un sequestro di beni per circa 20 milioni di euro da parte della Guardia di Finanza. Ricostruito il business milionario e la vita sfarzosa di alcuni degli indagati: barche di lusso, partite di droga da centinaia di migliaia di euro, e investimenti dei proventi in prestigiose attività commerciali. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante delle finalità mafiose.
Cronaca
Traffico di droga nella Piana del Sele: numerosi arresti dei carabinieri
I carabinieri del Comando Provinciale di Salerno sono impegnati un una operazione di polizia giudiziaria che interessa diversi Comuni della Piana del Sele e dell’hinterland partenopeo, in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip del tribunale di Salerno. Agli indagati e’ contestata l’associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti di diverso tipo, che giornalmente venivano immesse nel mercato di Battipaglia e dei Comuni limitrofi. L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo di Salerno, ha consentito di disarticolare l’organizzazione delinquenziale, composta dai componenti di una famiglia battipagliese, e di individuare una fitta rete di pusher che in modo autonomo ‘lavoravano’ nello stesso territorio. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di conferenza stampa, alle 11, nell’ufficio del Procuratore di Salerno.
Cronaca
San Giovanni a Teduccio: aggredisce mamma e sorella per 100 euro, arrestato 55enne
Ha aggredito e picchiato la sorella e l’anziana madre per farsi dare 100 euro. Un 55enne di San Giovanni a Teduccio (periferia est di Napoli) con precedenti di polizia per reati contro la persona e il patrimonio, è stato tratto in arresto nella tarda serata di ieri dagli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli. Dovrà rispondere di estorsione, tentata rapina e lesioni personali dolose. Gli agenti sono intervenuti dopo una segnalazione ricevuta dalla sorella dell’aggressore che, dopo le richieste e le violenze, era riuscita a fuggire da una vicina mentre la madre era rimasta in casa. Al loro arrivo gli agenti hanno trovato madre e figlio in cucina. L’uomo minacciava di usare un coltello che era poggiato su un tavolo, la madre impaurita e tremante si era rannicchiata in un angolo della stanza. La donna ha raccontato che da diverso tempo il figlio aggrediva lei e la figlia per estorcere denaro ed ha mostrato agli agenti anche denunce sporte in precedenza. L’uomo è stato tratto in arresto mentre la sorella è stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale San Giovanni Bosco che hanno stilato una diagnosi di trauma cranico non commotivo e una contusione alla regione sternale, guaribile in 15 giorni.
Cronaca
Ischia, turisti ladri incastrati da telecamere videosorveglianza
Due turisti, villeggianti in un noto hotel di Forio , sono stati denunciati dai carabinieri di Ischia in quanto ritenuti responsabili di furto con destrezza. Alcuni esercizi commerciali situati nel centralissimo Corso Vittoria Colonna, avevano già denunciato nei giorni scorsi ai militari diversi episodi di furto. Grazie all’acquisizione dei filmati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza dei negozi è stato possibile risalire ai due autori. La merce rubata è stata rinvenuta a seguito della perquisizione della camera d’albergo, occupata dai denunciati, e restituita ai negozianti
Cronaca
Spaccio di droga tra la piana del Sele e Boscoreale: ordinanza per 33 persone, 10 gli indagati
Salerno. Operazione “Thunderbolt 1”: arrestate 28 persone tra la provincia di Salerno e Napoli. Cinque persone sottoposte l’obbligo di dimora, 13 in carcere e 15 ai domiciliari nell’operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli che stamattina ha eseguito un’ordinanza cautelare del Tribunale di Salerno, su richiesta della Dda. Le indagini, partite dall’omicidio di Vincenzo Persico, ucciso a Montecorvino Rovella il 19 gennaio del 2014, hanno portato alla scoperta un traffico di sostanze stupefacenti tra i comuni di Battipaglia, Bellizzi, Pontecagnano, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano e Eboli e quello di Boscoreale in provincia di Napoli. I militari dell’arma (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, due unità del Nucleo Cinofili di Sarno, un equipaggio del settimo Elinucleo di Pontecagnano e i reparti territoriali) sono entrati in azione stamattina tra Salerno e Napoli. Le accuse, a vario titolo sono, di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti (6 persone), nonché del reato di spaccio di stupefacenti del tipo “cocaina”, “hashish” e “marijuana” (27 persone). Il blitz denominato “Thunderbolt 1” rappresenta l’ultimo atto di una indagine iniziata con l’omicidio di Vincenzo Persico. A distanza di sei giorni vennero individuati e fermati quattro pregiudicati locali (Alberto Volpicelli, Angelo Di Lucia, Nicola Brunetto e Domenico Lamberti), ritenuti coinvolti a vario titolo (esecutori materiali i primi due, favoreggiatore e mandante) nell’omicidio. Dalle analisi delle risultanze info-investigative emerse sul conto del pregiudicato Domenico Lamberti (alias “Mimmo ‘a mafia”) ha consentito di accertare che lo stesso era elemento di riferimento per una fitta rete di pusher locali dediti allo spaccio di stupefacenti nei Comuni salernitani di San Cipriano Picentino, Montecorvino Pugliano, Giffoni Valle Piana e località limitrofe. I contrasti con la vittima erano sorti a causa dell’ intromissione di quest’ultima negli affari illeciti e nella gestione dello spaccio nei negli stessi comuni in cui operava l’organizzazione sgominata oggi. Il gruppo si avvaleva di una rete di pusher sul territorio, mentre i rifornimenti avvenivano nel napoletano, nel quartiere di Napoli di Scampia e a Boscoreale, cittadina della zona vesuviana. Risultano indagate altre 10 persone destinatarie di decreto di perquisizione. Lo spaccio interessava in particolare i comuni di Battipaglia, Pontecagnano, Bellizzi, Eboli.
Tutti i dettagli sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, questa mattina nell’ufficio del procuratore della Repubblica di Salerno, Corrado Lembo. Tredici le persone raggiunte da misura cautelare in carcere: Romina Coppola, 26enne residente a Battipaglia; Alda Di Benedetto, 28enne residente a Battipaglia, pregiudicata; Gianluca Di Benedetto, 37enne battipagliese, pregiudicato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Bellizzi Irpino (AV); Jessica Paola Di Benedetto 22enne battipagliese, pregiudicata; Antonietta Di Marco, 61enne ritenuta la promotrice dell’organizzazione criminale, residente a Battipaglia, pregiudicata, attualmente detenuta agli arresti domiciliari; Biagio Parisi, 39enne residente a Battipaglia, pregiudicato; Mario Capriglione, 22enne nato a Salerno e residente a Battipaglia, pluripregiudicato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Salerno; Adriano Francione, nato a Donaveschingen (D) 36enne, residente a Battipaglia, pluripregiudicato; Carmine Landi, 38enne battipagliese, pregiudicato; Francesco Rainone, 40enne nato a Montecorvino Rovella, residente a Bellizzi, pregiudicato; Giuseppe Salerno, 35enne residente a Battipaglia, pluripregiudicato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Salerno; Antonio Sorrentino, 66enne residente a Boscoreale (NA), pregiudicato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale; Vincenzo, Strollo, 31enne battipagliese, pregiudicato. Quindici le persone ai domiciliari: Rosanna Abbate, 21enne residente nel quartiere Scampia-Lotto H; Mario Castagna, 23enne, residente a Battipaglia, pregiudicato; Giuseppe Curcio, battipagliese 23enne pregiudicato; Gerardo D’Alessio, 26enne residente a Giffoni Valle Piana, pregiudicato; Pietro Junior Del Mastro, 23enne residente a Bellizzi, pregiudicato; Guglielmo Di Martino, 34enne nato a Torino e residente a Bellizzi, pregiudicato; Anna Rita, Di Matteo 39enne nata a Eboli e residente a Bellizzi (SA), pregiudicata; Nello Genovesi, 25enne battipagliese; André Jean Victor Lamberti 31enne nato in Francia e residente a Pontecagnano; Felice Mandia 49enne residente a Battipaglia; Andrea Moffa, 24enne residente a Montecorvino Pugliano (SA), pluripregiudicato, attualmente detenuto agli arresti domiciliari; Carmine Olivieri, 29enne residente a Eboli, pregiudicato; Vittorio Pone napoletano 23enne residente nel quartiere Scampia-Lotto H; Loreto Rizzo, 32enne nato a Battipaglia e residente a Bellizzi, pregiudicato; Francesco Romania, 35enne in Svizzera residente a Boscoreale (NA), pluripregiudicato. Cinque le persone con obbligo di dimora: Samuel Giuliani, 21enne residente a Pontecagnano, pregiudicato; Carlo Iannello, napoletano 20enne nato residente a Battipaglia; Gaetano Lambiase, 23enne residente a Pontecagnano; Vincenzo Lambiase, 20enne residente a Pontecagnano; Raffaele Mercadante, 23enne residente a Pontecagnano.
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Ferragosto di ferite e numeri: il centro storico di Napoli tra coltellate e controlli straordinari
Il ferimento nel centro storico e l’ondata di controlli a Ferragosto restituiscono un quadro di risposta immediata delle forze dell’ordine, ma anche di fragilità strutturale nel governo della sicurezza urbana.
Cronaca Napoli
Casavatore, arsenale nel box del fruttivendolo: titolare arrestato
La polizia ha scoperto armi e stupefacenti nascosti nel box di un fruttivendolo a Casavatore. Il titolare è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria; gli accertamenti proseguono per chiarire provenienze e contatti.
