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Arrestato a Napoli il giovane Kekko Matteo: scattano i domiciliari per il presunto rampollo del clan
Tensione e paura a Napoli: arresti domiciliari per Francesco “Kekko” Matteo dopo un ferimento nel quartiere San Carlo all’Arena
Un episodio di violenza che riaccende l’allerta nel quartiere San Carlo all’Arena di Napoli. Nella notte del 25 maggio, un giovane disabile, E.M., è stato ferito...
Cronaca Giudiziaria
Cardiochirurghi sospesi dopo il trapianto di un bambino al Monaldi: avviate indagini interne
Sospesi i Medici per la Mortale Negligenza: Il Caso di Domenico Caliendo
Napoli - È un colpo durissimo per la comunità medico-sanitaria quello che giunge dalla tragedia che ha coinvolto il piccolo Domenico Caliendo. I medici Guido Oppido e Emma Bergonzoni, rispettivamente cardiochirurgo e vice,...
Succede anche
Cronaca
Asl Benevento: Procura chiede giudizio per De Girolamo
Arriva davanti al gip l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione della Asl di Benevento che, il 26 gennaio 2014, ha portato alle dimissioni di Nunzia De Girolamo da ministro delle Politiche agricole dopo la pubblicazione di colloqui privati registrati da un indagato all’insaputa degli interlocutori, fra i quali la stessa de Girolamo. Al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Benevento ha chiesto il rinvio a giudizio della parlamentare (all’epoca Ncd e ora Forza Italia) e di altre cinque persone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso di ufficio, turbativa di gara e offerta di utilità per ottenere il voto elettorale e fanno riferimento a provvedimenti adottati dall’Asl di Benevento fra il 2010 e il 2013. Oltre a De Girolamo, il procuratore della Repubblica Giovanni Conzo e il sostituto Nicoletta hanno chiesto il rinvio a giudizio del direttore sanitario della Asl Gelsomino Ventucci, del direttore generale Michele Rossi, dell’ ex capo della segreteria di De Girolamo, Luigi Barone (oggi componente del Direttivo Nazionale di Ncd), di un altro collaboratore della deputata, Giacomo Papa, e del sindaco di Airola (Benevento), Michele Napoletano. Le richieste saranno esaminate dal gup il prossimo 29 aprile. De Girolamo dice di non essere “sorpresa dalla richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati” che la Procura le contesta “avendo da tempo maturato il convincimento – spiega – che la conduzione delle indagini da parte dei due pm di Benevento sia avvenuta in palese violazione di precise norme processuali che ho da tempo sottoposto alla valutazione sia del gip, sia della Procura generale e del Ministero di Grazia e Giustizia”. “La celerità nel richiedere il mio rinvio a giudizio – attacca De Girolamo – senza neanche attendere le decisioni del gip che ha già fissato una udienza camerale per il 23 marzo per decidere sulla richiesta di inutilizzabilità delle registrazioni abusivamente effettuate nel mio domicilio e sulla sorprendente richiesta di archiviazione di Arnaldo Falato (dirigente della Asl di Benevento, ndr) e Pisapia è inspiegabile e non potrà non essere oggetto di ulteriori iniziative da parte dei miei legali”. Nei giorni scorsi il gip Flavio Cusani ha respinto le richieste dei pm di archiviazione per Pisapia e per Arnaldo Falato. La vicenda comincia il 27 dicembre 2013 quando quattro imprenditori finiscono in carcere e due dirigenti della Asl di Benevento vengono colpiti da provvedimenti cautelari con l’accusa di truffa aggravata e continuata in concorso e peculato ai danni della Pubblica Amministrazione per aver causato un danno da 700 mila euro all’Asl da cui avrebbero intascato decine di mandati di pagamento in cambio di prestazioni mai erogate. Al centro dell’inchiesta c’è la figura dell’ex direttore amministrativo Pisapia, sottoposto agli obblighi di dimora e licenziato a fine 2012. E’ lui a registrare i colloqui degli incontri tenuti nell’estate del 2012 a casa del padre di De Girolamo. Nelle registrazioni – pubblicate dai giornali nel gennaio 2014 – si parla di pressioni sul direttore generale dell’Asl Michele Rossi perché disponga dei controlli al Fatebenefratelli di Benevento, ospedale religioso convenzionato, e per la gestione, appaltata a una cugina di De Girolamo, di un bar all’interno dello stesso ospedale. Registrazioni che portano il gip Cusani a parlare di un “direttorio partitico-politico” che “in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale”, si occupava “con modalità a dir poco deprimenti e indecorose – scrive il gip – di ogni aspetto della gestione della Asl”.
Cronaca
L’imprenditore di S.Antonio Abate conferma in aula le tangenti pagate all’ex sindaco di Sant’Anastasia
Fu arrestato mentre intascava una mazzetta dal titolare della ditta che si occupava di igiene urbana. Ieri Carmine Esposito, ex sindaco di Sant’Anastasia si è ritrovato faccia a faccia con il suo accusatore, l’imprenditore di S. Antonio Abate, Nicola Alfano. Il testimone chiave nel processo che si sta celebrando al Tribunale di Nocera Inferiore è arrivato in aula per confermare le accuse nei confronti dell’ex primo cittadino. Acquisite le denunce e le dichiarazioni dell’imprenditore della provincia di Napoli, i giudici – presidente Raffaele Donnarumma, i difensori e il pubblico ministero Roberto Lenza si sono riservati di controesaminare il testimone nel corso della prossima udienza. Sono agli atti del processo le due denunce di Alfano, presentate ai carabinieri il 9 e il 10 dicembre del 2013, pochi giorni prima che scattassero le manette ai polsi del sindaco-medico anestesista dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Nel corso dell’udienza è emerso che lo stesso Alfano fu inizialmente indagato dalla Procura di Nola, ma le accuse nei suoi confronti furono poi archiviate. I carabinieri arrestarono Esposito mentre intascava una mazzetta di 15mila euro, le banconote furono ritrovate nell’auto in cui si svolse l’incontro tra il sindaco e l’imprenditore. Lo scambio di soldi avvenne dinanzi ad un bar di Angri e il processo per competenza si svolge presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Agli atti del procedimento i colloqui e il filmato dell’incontro per la consegna del danaro. In aula, mercoledì mattina, era presente l’ex sindaco Esposito – volto sereno, giacca tessuto ‘pied de poule’ e un foulard sportivo, ha aspettato qualche ora che iniziasse l’udienza, accompagnato dal suo avvocato Vincenzo Maiello. Teso il superteste, Nicola Alfano, sostenuto da alcuni familiari e assistito dall’avvocato Domenico Ciruzzi, si è presentato sul banco dei testimoni per confermare le denunce. Ma ad anticiparlo l’accordo tra difesa e accusa di acquisire i verbali e le dichiarazioni rese. Quelle che spinsero gli inquirenti ad arrestare l’allora sindaco di Sant’Anastasia.(r.f.)
Cronaca
Anziano di Pagani morto a Villa Chiarugi: due indagati
E’ stato conferito stamattina l’incarico al medico legale, Giovanni Zotti, che dovrà effettuare la perizia su corpo di Carmine Mosca, il degente di villa Chiarugi morto lunedì all’Umberto I di Nocera Inferiore. Il pm Mafalda Cioncada ha inviato ieri pomeriggio gli avvisi agli indagati. Si tratta di due persone in servizio a Villa Chiarugi. La notifica è arrivata anche ai familiari del paziente deceduto, assistiti dall’avvocato Luigi Calabrese. La perizia autoptica dovrà accertare le cause della morte dell’uomo, ricoverato per gravi disturbi psichici nella clinica di Nocera Inferiore, e ricoverato per un’emorragia celebrale, probabilmente dovuta a delle percosse. A gennaio scorso, la sorella di Carmine Mosca, 62 anni, scoprì che il congiunto era stato più volte picchiato. Lesioni al volto, pare causate dal un pugno, sarebbero state la causa scatenante di un’emorragia che lo ha portato alla morte dopo circa un mese di agonia. Il pm ha fatto acquisire dai carabinieri le cartelle cliniche del degente ed ha identificato due responsabili dell’assistenza e delle cure al paziente ricoverato da molto tempo nella struttura psichiatrica di Nocera. L’autopsia chiarirà le cause della morte. (r.f.)
Cronaca
Napoli: 78 anni di carcere per il clan dei “tatuati” del baby ras Salvatore “Bodo” De Micco
E’arrivata ieri la condanna complessiva a 78 anni di carcere per gli uomini del clan De Micco. Accusati di racket delle estorsioni, spedizioni punitive e attentati a suon di bombe. Fondamentali sono state le rivelazioni di un pentito Domenico Esposito, detto “o cinese”. Lo scorso mese di marzo,infatti, la Polizia di Stato emise dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone ritenute affiliate al clan camorristico ”De Micco”, operante prevalentemente nella zona di Ponticelli. Gli uomini del clan impegnati nel controllo armato del territorio e nell’imposizione del pizzo ad operatori economici della zona, utilizzava per riconoscersi tatuarsi una scritta sul braccio. Le condanne inflitte ammontano a 78 anni complessivi di carcere:
Moreno Cocozza 9 anni
Luigi De Liguori 7 anni
Michele Gentile 6 anni
Giovanni Ottaiano 6 anni
Roberto Pane 7 anni
Roberto Scala 12 anni
Gennaro Sorrentino 10 anni
Giuseppe De Martino 7 anni
Giuseppe Napolitano 6 anni
Salvatore De Micco, già condannato per altra causa 8 anni
Cronaca
Nocera: l’assassino di Dario “millebolle” a processo l’11 aprile
La morte di Dario “Millebolle” approda in Corte d’Assise a Salerno. Il prossimo 11 aprile Francesco Paolo Ferraro, comparirà dinanzi ai giudici del Tribunale di Salerno, per rispondere dell’omicidio volontario aggravato del giovane ultrà della Nocerina. A stabilire il rinvio a giudizio, il Gup Giovanna Pacifico, nell’udienza preliminare che si è celebrata ieri a Nocera. Gli avvocati Michele Alfano e Giovanni Castaldi si sono costituiti parte civile per i genitori della giovane vittima e i due fratelli. Il pm Cacciapuoti si è riportato alla richiesta di rinvio a giudizio già formulata a conclusione delle indagini preliminari, mentre il difensore del 27enne Ferraro ha chiesto il “non luogo a procedere per mancanza di elementi atti a sostenere l’accusa in giudizio”. Una richiesta che non è stata accolta dal giudice che ha rinviato a giudizio il nocerino accusato di aver colpito mortalmente, con un casco, Dario Ferrara il 26 aprile dello scorso anno. Il giovane riportò lesioni gravissime che – dopo due giorni di agonia – lo condussero alla morte. Gli agenti del commissariato di Polizia di Nocera Inferiore ricostruirono le fasi dell’aggressione avvenuti a Villanova. I due giovani litigarono pesantemente, su questo nessuno dei testimoni ha dubbi. Cosa accadde e quando fu colpito con un oggetto contundente, presumibilmente un casco, questo è il vero nodo sul quale ha fatto leva in questi mesi la difesa – rappresentata dall’avvocato Vincenzo Calabrese – di Francesco Paolo Ferraro. In questo anno, il 27enne, indagato fin dal primo momento, ha mantenuto la linea del silenzio. Non ha mai voluto fare dichiarazioni. Fu consegnato nelle ore successive all’aggressione il casco, individuato come arma per colpire il 18enne nocerino. Dario Ferrara riportò lesioni celebrali gravissime, tanto che rimase in coma per due giorni poi spirò. Gli accertamenti medico legali, sia della Procura che dei periti dei familiari, hanno portato alle medesime conclusioni. A decretare la morte di Dario Ferrara furono i colpi inferti con un casco. Colpi violentissimi che provocarono lesioni irreversibili. La ricostruzione degli agenti di polizia del Commissariato portò all’identificazione di Francesco Paolo Ferraro che, ieri pomeriggio, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio volontario. A sostenere l’accusa dinanzi ai giudici della Corte d’Assise a partire dal prossimo 11 aprile sarà il pm Giuseppe Cacciapuoti che seguì le indagini sulla morte di Dario “Millebolle”. Pare che dietro la lite ci fosse una questione legata alla droga, ma non è stato chiarito. (r.f.)
(nella foto lo striscione dei tifosi della nocerina all’esterno dello stadio san Francesco e nel riquadro la giovane vittima Dario Ferrara)
Cronaca
Torre del Greco, omicidio Merlino: settimo ergastolo per il boss Stefano Zeno di Ercolano
Un altro ergastolo per il boss di Ercolano, Stefano Zeno. E’ il settimo, un vero e proprio record nella camorra Campania. Nonostante il giudizio immediato il gup Roberto D ’Auria lo ha condannato al fine pena mai. E’ accusato di essere il mandante dell’omicidio di Ettore Merlino, uomo degli Ascione -Papale, rivali storici dei Biarra-Iacomino di Ercolano di cui Zeno era uno dei capi, avvenuto a Torre del Greco nel maggio del 2007 per mano dei killer della cosca dei Valentini a cui Zeno chiese aiuto. Sono stati i pentiti e le inchieste dei carabinieri a svelare gli intrecci tra i clan delle due Torri. Per quell’omicidio sono stati già condannati una decina di uomini dei due clan alleati. Per Zeno si tratta di un processo bis. E’ stato il nuovo pentito del clan Gionta, Michele Palumbo, detto “munnezza” a svelare particolari inediti dell’omicidio Merlino. L’uomo, ritenuto un esattore del clan Ascione_Papale, fu convocato a palazzo Fienga, roccaforte dei Gionta a Torre Annunziata, con lo strategemma di dover fare una cortesia al boss Pasquale Gionta, doveva consegnargli “un pizzino” inviato dagli scissionisti di Torre del Greco. Le immagini dell’incontro di Merlino co gli uomini dei Gionta e la preparazione dell’omicidio sono state ritrovate dai carabinieri un un hard disk sequestrato nele croso dell’indagini a Palazzo Fienga e che provengono da una delle tante telecamere di video sorveglianza che il clan aveva piazzato a a difesa del fortino.
Cronaca
Perde il controllo dell’auto, muore pizzaiolo di Padula
Padula. Incidente mortale lungo la strada provinciale 51, in località Caiazzano, al confine tra Padula e Sassano in provincia di Salerno: la vittima è Michele Sarli, pizzaiolo di 25 anni originario di Padula, che viaggiava a bordo della propria auto, una Renault Modus. Il 25enne, erano circa le 6, stava rientrando a casa dopo aver trascorso la serata in un locale notturno del Vallo di Diano, quando ha perso il controllo della vettura che ha finito la propria corsa contro un muretto di cemento. Sul posto sono intervenuti i carabinieri ed i vigili del fuoco del distaccamento di Sala Consilina. Trasportato al vicino ospedale di Polla i sanitari ne hanno disposto il trasferimento all’ospedale Cardarelli di Napoli, ma il cuore del 25enne ha cessato di battere prima di giungere al nosocomio napoletano. Il giovane era molto conosciuto per aver svolto il lavoro di pizzaiolo in diversi locali del luogo. “La comunità padulese – ha detto il sindaco Paolo Imparato – è vicina alla famiglia di Michele, giovane stimato da tutti in paese”.
Cronaca
Napoli, lite con spari in discoteca: arrestati tre della “paranza dei bimbi”
Dopo una lite per futili motivi in una discoteca di Villa Literno, presero la pistola che avevano lasciato nella loro auto e iniziarono a sparare, scatenando il panico tra i presenti: i carabinieri di Casal di Principe hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari a tre giovani ritenuti legati al clan Sibillo-Giuliano di Napoli protagonista della faida della “paranza dei bimbi” che ha insanguinato Forcella e il centro storico di Napoli. I tre sono gli autori dell’episodio avvenuto l’11 ottobre del 2015. L’ordinanza è stata emessa dal gip del tribunale di NapoliNord. La scena venne ripresa dal sistema di videosorveglianza della discoteca. I tre indagati (due erano già in carcere, l’ultimo, che era in libertà, è finito ai domiciliari) sono accusati, a vario titolo, di detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, danneggiamento aggravato, minaccia aggravata e esplosione di colpi d’arma da fuoco in luogo pubblico.
Cronaca
Droga dall’Olanda e da Torre Annunziata per fornire Napoli e Ischia: 18 arresti
Due anni di indagine, coordinata dalla procura di Napoli, con la Squadra Mobile di Frosinone e la Direzione centrale servizi antidroga, hanno scoperto due organizzazioni di narcotrafficanti che importavano sostanza stupefacente da Spagna e Olanda nelle ‘piazze’ della Campania. Sono 11 gli indagati finiti in carcere, mentre a 4 il gip ha concesso i domiciliari. La prima banda attiva in Olanda aveva base logistica in un ristorante italiano a Den Hague, citta’ dove ha sede Eurojust, gestito da due fratelli di origina napoletana. L’altra aveva a capo il titolare di una ditta di autotrasporti che si serviva dei tir per ‘importare’ cocaina e hashish. Numerosi i sequestri di partite di droga e gli arresti di corrieri durante l’inchiesta. La polizia francese, ad esempio, a novembre 2011, blocco’ uno dei tir in marcia dalla Spagna con 12 chili di coca e un chilo di resina di hashish, arrestando l’autista e un complice; a Frosinone, la Mobile fermo’ un autista con 22 chili di marijuana proveniente dall’Olanda a febbraio 2012 e il capo banda con il cugino a marzo di quello stesso anno mente portava a Napoli, sempre dall’Olanda, 11 chili di ‘neve bianca’, un chilo di hashish e uno di marijuna. L’indagine della Dda è stata avviata dopo l’arresto, il 14 ottobre 2011, di tre persone sorprese in un appartamento di Arzano con oltre 6,5 chili di marijuana. Durante le investigazioni sono state registrate centinaia di intercettazioni nel corso delle quali gli stupefacenti erano indicati con numerosi termini convenzionali, tra i quali “sigarette americane e non di contrabbando”, “buste di immondizia”, “trippa buona”, “maglietta a mezze maniche”. Le investigazioni hanno consentito di accertare l’esistenza di due gruppi criminali: uno attivo nel quartiere Secondigliano a Napoli, l’altro sull’isola d’Ischia. In particolare l’organizzazione partenopea, dopo aver acquistato partite di droga tra Pompei e Torre Annunziata, provvedeva al taglio e al confezionamento delle dosi che poi venivano cedute a numerosi acquirenti alcuni dei quali provenienti da altre regioni d’Italia. Tra i clienti anche membri della seconda organizzazione che, quasi giornalmente, si rifornivano di – scrive in una nota il procuratore aggiunto Filippo Beatrice – con continui viaggi e con partenze, anche in orari notturni, a bordo di traghetti.
Cronaca
Ercolano: arrestato il “palo” della rapina mortale al gioielliere
Ha svolto il ruolo di “palo mobile”, spostandosi a bordo di un motoveicolo, della rapina ai danni del gioielliere Giuseppe Castaldo, rapina avvenuta lo scorso 7 ottobre a Ercolano e durante la quale la vittima uccise i rapinatori, Luigi Tedeschi e Bruno Petrone, di 53 e 51 anni, a colpi di pistola. I carabinieri della compagnia di Torre del Greco hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della settima sezione della Procura di Napoli Salvatore Esposito, Il provvedimento arriva dopo l’arresto degli altri autori della rapina (Antonio Corvo, Addolorata Esposito e Ernesto Labagnara) destinatari di decreto di fermo emesso il 10 novembre scorso, poi convalidato dal gip con applicazione della misura cautelare in carcere. “Le indagini – spiegano in una nota il procuratore Giovanni Colangelo e il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli – sviluppate attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti nelle aree interessate, l’esame dei tabulati delle utenze trovate in possesso ai rapinatori deceduti e le intercettazioni telefoniche, hanno consentito di accertare e documentare la responsabilità degli indagati, pregiudicati anche per reati specifici, i quali hanno contribuito fattivamente nelle fasi preparatori della rapina”. Secondo le risultanze delle indagini, oltre a fungere da “palo mobile”, immediatamente prima della rapina sfociata in tragedia, Salvatore Esposito ha accompagnato Antonio Corvo nei pressi dell’istituto di credito dove Castaldo stava prelevando i soldi. Corvo, infatti, aveva il compito di tenere sotto controllo la vittima e dopo il prelievo di 5mila euro, ha incontrato Tedeschi e Petrone per definire gli ultimi dettagli della rapina.
Cronaca
Napoli, giallo a Secondigliano: scomparso uomo degli Amato-Pagano. Si teme la lupara bianca
Giallo sulla scomparsa di un pregiudicato a Napoli. La polizia cerca Davide Tarantino, 43 anni, ritenuto legato al clan Amato-Pagano, la cosca scissionista dei Di Lauro a Secondigliano. E’ stata ritrovata la sua auto, una Fiat Uno, parcheggiata in un centro remiero di Lago Patria. Sul posto agenti di polizia stanno cercando tracce che possano portare al ritrovamento dell’uomo residente a Melito e sparito il 26 febbraio scorso di sera. La moglie ha denunciato la sua scomparsa il giorno dopo. Non si esclude un caso di lupara bianca. Secondo quanto appreso dell’uomo di Melito non si avevano più tracce da alcuni giorni e il ritrovamento dell’auto potrebbe infittire il giallo. I poliziotti stanno effettuando dei controlli nelle campagne circostanti e non si esclude che gli stessi possono essere effettuati all’interno del Lago Patria.
Cronaca
Napoli: anche il baby boss di Forcella “nannone” tra gli arrestati per la sparatoria nella discoteca
E’ stato per mesi il terrore di Forcella, quartiere nel centro storico di Napoli. Secondo gli inquirenti, anche da minorenne ha partecipato ad azioni armate e raid intimidatori e cosi’ con il tempo si e’ guadagnato un posto d”onore’ nel clan Sibillo, il gruppo della cosiddetta ‘paranza dei bambini’. Antonio Napoletano, 19 anni, detto ”o nannone’, destinatario di una misura cautelare del gip di Napoli Nord per aver sparato in discoteca durante una lite, e’ stato anche vittima di un agguato da parte del gruppo dei Mazzarella nel corso della faida per il controllo delle ‘piazze’ di spaccio. Nonostante sette colpi di pistola esplosigli contro, non fu colpito e si salvo’ per miracolo. Esponenti del clan avversario si rammaricarono del fallimento e nel corso di telefonate intercettate dalle foze dell’ordine raccontavano di come ”o nannone’ si fosse dileguato ‘come un fantasma’. Napoletano e’ stato arrestato il 16 ottobre del 2015 perche’ nella sua casa del Borgo Sant’Antonio trovarono un fucile a canne mozze e diverse cartucce. Per questo reato, aggravato con il metodo mafioso per l’appartenenza al clan Sibillo, e’ stato condannato a sei anni di reclusione. Non e’ stato invece coinvolto nella retata che ha portato al fermo di 40 esponenti della cosiddetta ‘paranza dei bambini’ per il quale la scorsa settimana il pm della Dda ha chiesto quasi quattro secoli di carcere e due ergastoli. Determinante per il riconoscimento di Napoletano e’ stato un tatuaggio che raffigura una gheisha sul braccio.
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