Cronaca Napoli
Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli
Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?
Cronaca Giudiziaria
Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso
I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.
Succede anche
Cronaca
Marano: Blitz antidroga della Dda: 21 arresti
E’ in corso l’esecuzione di misure cautelari a carico di 21 persone, ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico nei comuni della provincia Nord di Napoli. A casa di una delle persone da arrestare sono stati trovati 35 chili di cocaina purissima, per un valore sul mercato di circa 2 milioni di euro. A casa di un altro indagato sono stati trovati due chili di hashish.I trentacinque chilogrammi di cocaina sono stati tutti trovati a Marano in casa di uno dei 21 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Altri due chilogrammi di hashish, invece, sono stati trovati a casa di un altro indagato, sempre a Marano La cocaina, tagliata e venduta al dettaglio, avrebbe fruttato agli spacciatori circa due milioni di euro.
Cronaca
Omicidio Amendola, Nunziato. “Non sapevo che volessero ammazzare Enzino”
Gaetano Nunziato accusato di essere per il momento l’assassino di Vincenzo Amendola il 18enne di san Giovannia Teduccio, dovrà chiarire oggi nel corso dell’interrogatorio di garanzia parecchie cose ai giudici. Dovrà fornire particolari e prove più consistenti se vorrà evitare una pesante condanna. ha già aiutato gli investigatori e trovare il corpo del ragazzo sottorratto in un terreno incolto “vicino al laghetto” e ha anche detto di non aver sparato ma che al momento dell’omicidio erano presenti altre due persone legate al clan Formicola che adesso risultano irreperibili. Ma ci vuole qualcos di più: il movente, i particolari, l’arma del delitto, eventuali altri complici. Insomma dovrà spiegare meglio. Il ragazzo sarebbe stato ucciso per una donna “proibita”, legata a un ras del clan Formicola, entrata in contatto con Vincenzo Amendola, che forse se n’era addirittura innamorato. Frequentava giovani affiliati del “Bronx”, Gaetano Nunziato, si è trovato in una situazione più grande di lui e se n’è uscito pensando a salvarsi, confessando e tirando in ballo mandante ed esecutore materiale del delitto. “Non sapevo che volessero ammazzarlo quando mi hanno detto di andare a prendere Enzino. Ho cominciato a sospettare qualcosa quando ci siamo diretti verso quella zona. Io non ho sparato”, ha messo. Si era reso conto di essere un testimone scomodo, custode di un segreto terribile, e temeva di essere eliminato per questo che ha cominciato a collaborare.
Cronaca
Omicidio di Salerno, Gentile: “L’ho ucciso perchè mi molestava sessualmente”
“Mi molestava sessualmente. E quando gli ho detto di non voler avere più nessun rapporto con lui, mi ha detto che avrei dovuto lasciare anche Daniela. Al mio rifiuto mi ha minacciato con un coltello. Perciò ho sferrato un calcio per difendermi. Lui è caduto a terra e quando si è rialzato l’ho colpito con il coltello che avevo portato con me. Non ha urlato e si è accasciato nuovamente al suolo privo di vita”. È questa, la confessione choc che Luca Gentile, il 22enne di Salerno ha messo a verbale con la pm titolare delle indagini, Elena Guarino. Ha confessato l’omicidio di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, padre della fidanzata, assumendosi ogni responsabilità. Ma ha anche spiegato “la sua versione dei fatti”. Ieri gli inquirenti hanno effettuato un ulteriore sopralluogo nell’appartamento di Piazza d’Aiello, nel rione Fornelle durata all’incirca un’ora e mezza per verificare alcuni particolari forniti proprio dal 22enne.Secondo il racconto dell’assassino l’arma sarebbe stata gettata nel fiume a Torrione.Dopo è tornato sul luogo del delitto, in compagnia della fidanzata. La 24enne ha dato l’allarme perché,nonostante la luce accesa in casa, il padre non rispondeva né al citofono e neppure ai diversi messaggi inviati tramite whatsapp. Quando sono arrivati i militari è stata fatta la macabra scoperta. Da una prima verifica è sembrato che il 60enne fosse deceduto per cause naturali, poi il medico legale Adamo Maiese ha rivelato due profonde ferite da taglio, al torace e sul dorso. Gentile q quel punto è stato colto da una crisi epilettica e trasportato al Ruggi. Sentito come persona informata sui fatti, ha ammesso di aver incontrato De Marco poco prima. Ma la sua versione non ha convinto gli inquirenti, anche perchè sui suoi abiti sono state rilevate evidenti tracce di sangue. In poche ore il fermo, e la confessione.
Cronaca
Duplice omicidio di Saviano, i ragazzi dissero alla responsabile Intralot: “Abbiamo fatto un guaio”
Eugenio D’Atri, il mandante del duplice omicidio di Saviano, la mattina dopo era andato nella locale caserma dei carabinieri per chiedere se vi fossero provvedimenti a suo carico. Una sorta di sfida allo Stato dicendo anche di essere a disposizione per “chiarimenti”. E’ quanto emerge dalle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare a suo carico e degli altri due, Nicola Zucaro, (quello che ha materialmente ha fatto fuoco contro Francesco Tafuro e Domenico Liguori) e Domenico Altieri, alias“Mimm ’o gemell” uomo di fiducia tutto fare di D’Atri (colui che ha raccontato agli inquirenti tutte le fasi del duplice omicidio). Ma nell’ordinanza si legge anche delle preoccupazioni di Francesco Tafuro che si era confidato con la sua fidanzata, con un collega ma anche con la titolare. Francesco era molto preoccupato della storia di “quello del parco del Sole”: Eugenio D’Atri (nella foto col cappello in testa) che era stato capace di contrarre debiti di gioco in poco meno di due settimane per 40mila euro. Ne aveva vinto 19mila ma bisognava versare entro pochi giorni 24mila euro che i due ragazzi non avevano. “Quello del parco del Sole di Somma Vesuviana ha vinto 19mila euro ma ha giocato tutto e ne ha perso 20mila e adesso dobbiamo versarne 24mila alla Intralot”, aveva detto Francesco alla sua ragazza. Poi nella mattinata del 10 febbraio, quella che precedette il duplice omicidio, i due ragazzi erano andati ad Avellino e raccontarano alla responsabile del centro scommesse Intralot le loro preoccupazioni. “Abbiamo fatto un guaio- le raccontarono-un ammanco di 20mila euro nelle casse del centro scommesse. Abbiamo consentito ad un cliente di scommettere a credito nel fine settimana appena passato. Lo scommettitore ha perso ma non ha coperto le giocate, ma tranquilla oggi pomeriggio lo incontriamo e risolviamo il problema”. Anche Giovanni Tafuro, fratello di Francesco, ha dato un impulso alle indagini. “Ieri sono tornato dalla Germania-si legge sempre nell’ordinanza- e ho avuto modo di parlare con gli amici che erano presenti a Somma quella sera prima che mio fratello partisse per recarsi a Saviano. Mi hanno detto che mio fratello ed il socio si sono recati presso il Disco Pub “Amba Rabà” di piazzola di Nola dove c’erano alcuni loro amici che non mi sono stati indicati e che dopo circa 10 minuti o mio fratello o il suo socio Domenico si sono alzati da tavola per rispondere ad una telefonata ricevuta dopodiché sempre le persone che erano lì, hanno visto uno scooter di colore scuro che passato dinanzi all’Amba Rabà”. Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di D’Atri, Zucaro e Altieri vengono spiegate le fasi del duplice omicidio impresse nelle telecamere della videosorveglianza dell’ufficio postale che si trova a poca distanza dal luogo del delitto, acquisite dagli inquirenti, nei frame si evidenziano i bagliori provocati dai colpi di pistola, una scarica di colpi ravvicinati, 14 per l’esattezza, il primo dei quali esploso meno di dieci secondi dopo l’arrivo dei killer. Un sentenza di morte premeditata e spietata. Ma i due ragazzi massacrati in via Olivella quella sera, pochi minuti prima avevano avuto il presagio che qualcosa di grave gli potesse capitare e avevano telefonato ad un amico, Antonio P., proprietario di una fabbrica che si trovanei pressi della traversina dove erano fermi ad attendere i loro aguzzini, per avvertirlo della presenza di un’auto sospetta. L’uomo aveva percorso la stradina diverse volte, poi aveva chiesto aiuto ad altri amici con i quali era tornato in via Olivella un’ultima volta, dove poco dopo fece la terribile scoperta: l’auto con all’interno i corpi senza vita dei suoi amici Francesco e Domenico.
Cronaca
Nocera: estorceva soldi ai clienti, indagato noto avvocato napoletano e la sua complice
Ha violato il Patto leonino con i suoi clienti, appropriandosi degli assegni liquidati e pretendendo oltre la metà dei soldi che spettavano ai risarciti. Per la magistratura si profila il reato di estorsione nei confronti di un avvocato napoletano che insieme ad una complice-factotum avrebbe incassato somme per diverse centinaia di migliaia di euro derivanti da cause civili decise dinanzi all’ex giudice di pace di Nocera Inferiore. Mercoledì mattina, sono scattate le perquisizioni presso lo studio del noto avvocato civilista napoletano e presso la sua abitazione, perquisizioni che pare siano state disposte dalla Procura di Nocera Inferiore e alle quali ha assistito un delegato del consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli. Un pool di carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore ha acquisito documentazione relative ad alcune cause civili risolte presso il Tribunale nocerino. Gli accertamenti si sono poi spostati in un paese a nord di Napoli dove risiede la donna-complice dell’avvocato indagato.
A denunciare il legale alcuni cittadini dell’Agro che anni fa hanno intentato delle cause a diversi enti per il riconoscimento di invalidità e diritti del lavoro. Dopo molti anni, i ricorrenti si sono visti liquidare le somme spettanti e l’avvocato l’onorario e le spese disposte dal giudice. Ma a questo punto, per i ricorrenti è arrivata l’amara sorpresa. L’avvocato avrebbe preso gli assegni intestati agli aventi diritti e li avrebbe trattenuti fino a quando, la gran parte di quei soldi non gli veniva consegnata in contanti dai suoi clienti. Secondo quanto cercano di accertare gli inquirenti, l’avvocato infedele – contravvenendo al cosiddetto patto leonino – si sarebbe fatto consegnare quei soldi, ‘sequestrando’ di fatto gli assegni fino a quando non sarebbe stato completato il pagamento. All’amara consegna, si sarebbe aggiunta anche l’amara sorpresa. Alcuni dei titoli, infatti, portati all’incasso dagli utenti intestatari sono risultati clonati. Cioè erano stati già incassati da altri. A quel punto, frodati due volte, gli utenti hanno voluto affrontare la trafila della denuncia per chiedere agli enti interessati di emettere un nuovo titolo. Non è chiaro se la clonazione di alcuni di quei titoli sia stata fatta nel periodo in cui gli assegni siano stati trattenuti, oppure, nel momento in cui sono stati emessi.
La documentazione acquisita nel corso degli accertamenti di mercoledì dovrebbe servire a chiarire alcuni lati oscuri dell’inchiesta. Un’indagine che vede indagati l’avvocato napoletano e la sua presunta complice-factotum, con ruoli tutti da chiarire.
Cronaca
Omicidio Amendola, Nunziato confessa: “Non ho sparato io”. Due del clan Formicola in fuga
Ha confessato Gaetano Nunziato, ha parlato dell’omicidio del suo amico Vincenzo Amendola, ma ha spiegato di non essere stato lui ad uccidere. “C’ero, ma non sono stato io a sparare”, avrebbe detto, tirando in ballo due persone vicino al clan Formicola e che attualmente risultano irreperibili. Nunziato avrebbe addirittura portato i poliziotti sul luogo dove era stato seppellito Vincenzo. La storia d’amore tra il suo amico e la donna di un boss sarebbe stato il movente per l’uccisione del 18enne. Anche la donna in questione risulta irreperibile. La scelta di collaborare da parte di Gaetano Nunziato sarebbe stata dettata da vari motivi: la coscienza sporca, la paura di essere ucciso perché sapeva troppo, il timore dell’arresto e il rischio dell’ergastolo. Ma per il momento però il 23enne è l’unico indiziato del delitto e la Dda gli contesta l’omicidio con l’aggravante mafiosa, il porto e detenzione di pistola e l’occultamento di cadavere. Lunedì nel corso dell’interrogatorio di garanzia se ne saprà di più.
Cronaca
Salerno: ucciso in casa dal fidanzato della figlia.Il giovane ha confessato
Ucciso nella sua abitazione dal fidanzato della figlia. E’ successo nel rione Fornelle, a Salerno, dove ieri la figlia di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, ha allertato i Carabinieri perché il padre non rispondeva né al citofono né a diversi messaggi su whatsapp. I militari hanno tentato di forzare la porta d’ingresso per entrare nell’appartamento mentre la giovane, salendo una grata presente sotto una finestra dell’abitazione, ha rotto il vetro entrando in casa e scoprendo il corpo senza vita del padre. Nonostante una prima ipotesi fosse quella di un malore, l’ispezione del medico legale ha permesso di notare due ferite da taglio, al torace e sul dorso. A queste conclusioni sono giunti i carabinieri che hanno fermato con l’accusa di omicidio volontario Luca Gentile, di 22 anni, che ha poi confessato il delitto. Il giovane ha detto di avere ucciso il padre della fidanzata al termine dell’ennesima discussione.
Lo ha colpito al torace e alla schiena con due fendenti. Secondo il ragazzo, l’omicidio è maturato per motivi dovuti a forti contrasti personali e caratteriali sorti da tempo con la vittima. Luca Gentile è stato portato nel carcere di Salerno . Le indagini sono state condotte congiuntamente da Nucleo Investigativo, dal Nor della Compagnia di Salerno e dalla Stazione di Salerno-Principale, coordinate dal pm.
Cronaca
Quarto: bomba carta davanti a un bar in via Campana
Una bomba carta è stata fatta esplodere la notte scorsa a Quarto davanti all’ingresso di una bar. Il fatto è avvenuto in Via Campana e non ha provocato feriti (il locale era chiuso). Secondo i rilievi dei carabinieri, che conducono le indagini, l’esplosione ha danneggiato le vetrine, la saracinesca ed l’insegna di un centro scommesse.
Cronaca
Ecco il racconto choc di Altieri sul duplice omicidio di Saviano
Ha confessato tutto Domenico Altieri, uno dei tre arrestati per il duplice omicidio di Saviano. Il suo racconto è contenuto nelle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha incastrato mandante, assassini e fiancheggiatori dell’uccisione di Francesco Tafuro e Domenico Liguori. Il mandante è Eugenio D’Atri, detto Gegè, 33enne residente a Somma Vesuviana, originario di Ponticelli, ritenuto dagli inquirenti referente del clan Cuccaro sul territorio; Nicola Zucaro, 37enne di Ponticelli, (fratello minore del più famoso Diego, killer dei Sarno condannato all’ergastolo), presunto esecutore materiale dell’assassinio; Domenico Altieri, detto “Mimm ‘o gemell” 32enne residente a Saviano e originario di Cercola, presunto complice nell’esecuzione del duplice omicidio. Il quarto uomo di Casalnuovo, ritenuto dagli inquirenti favoreggiatore degli assassini (li avrebbe aiutati ad occultare i gravi indizi di colpevolezza) è stato denunciato in stato di libertà. Altieri ha raccontato agli investigatori di essere stato picchiato e costretto a prestare la sua auto ad Eugenio D’Atri. Di aver portato i due ragazzi nella stradina dopo pochi minuti dopo ha sentito colpi di pistola. Poi D’Atri ha pensato di ripagare il silenzio di Altieri comprandogli un’auto nuova. “Lunedì immediatamente prima dell’omicidio di Eugenio D’Atri -si legge nell’ordinanza di custodia cautelare- venne da me e mi disse che dovevamo andare a prendere Francesco Tafuro nella sua agenzia Intralot e portarlo da lui che doveva parlargli. Non mi disse di cosa dovesse parlargli ma mi rifiutai poiché non avevo tempo. D’Atri si arrabbiò e mi picchiò. Il successivo Carnevale tornò a casa mia D’Atri e disse di nuovo che doveva andare a prendere Francesco, il quale già sapeva che d’Atri voleva parlare con lui. Lui venne a casa mia con un tale Nicola del quale non conosco il cognome che viene soprannominato “’o piccioli”. Erano le 20. Accettai e andai con un Sh nero a Somma Vesuviana. Volevo portare Tafuro a casa mia ma d’Atri mi disse che era pericoloso e di andare in una stradina dove poi sono stati ammazzati. Ho accompagnato i ragazzi all’appuntamento e quando siamo arrivati D’Atri e Nicola non erano ancora arrivati. Io ho detto ai ragazzi di aspettare che li andavo a chiamare ma proprio in quel momento sono arrivati nella mia macchina che io avevo prestato a D’Atri. Io ero fuori alla stradina e i ragazzi erano già dentro la stradina. D’Atri e Nicola sono entrati e hanno iniziato a conversare mentre io facevo avanti e indietro lungo la stradina. Dopo pochi minuti ho sentito parecchi spari e mi sono pietrificato dalla paura. A quel punto la mia macchina con D’Atri e Nicola mi è venuta incontro e D’Atri che era sempre alla guida mi ha porto una busta di carta, tipo quelle che si usano per i regali dicendo che l’avrebbe presa il giorno dopo. Io gli dissi: “Ma che hai combinato”, e lui non mi ha risposto. Quella macchina l’ho demolita ma Eugenio me l’ha ricomprata. So che Eugenio scommetteva ed era sua abitudine mettere le vincite su Facebook, io per suo conto vendevo cocaina in cambio di cento euro a settimana”.
Cronaca
Angela Celentano , dal Messico richiesta del Dna alla famiglia
Luci accese sul caso di Angela Celentano la bimba scomparsa il 10 agosto 1996 sul monte Faito. Dal Messico i magistrati, attraverso una rogatoria, hanno chiesto alla famiglia dei campioni di sangue. La richiesta alla famiglia Celentano è stata inviata alcune settimane fa dalla Procura generale messicana e, nei giorni scorsi, è arrivata sulla scrivania del gip del Tribunale di Torre Annunziata Giovanni De Angelis. Sangue e saliva gli elementi richiesti dalle autorità messicane alla famiglia Celentano. Toccherà ora alla polizia scientifica italiana effettuare i prelievi e inviare i campioni raccolti in Messico. Molto probabilmente il dna dei Celentano servirà ad aggiornare il materiale a disposizione degli investigatori messicani. La famiglia Celentano, chiusa nel più stretto riserbo preferisce non commentare il loro unico desiderio è riabbracciare quella figlia scomparsa un giorno d’agosto nel lontano 1996.
Cronaca
Ercolano, rubano materiale edile da un cantiere: in manette intera famiglia
I carabinieri della tenenza di Ercolano, sono intervenuti dopo una segnalazione arrestando tre persone. Si tratta di un 54enne pregiudicato e ritenuto affiliato al clan Ascione Papale, la moglie 53enne e il figlio 22enni, anche loro con precedenti. Per i tre l’accusa è di furto aggravato perché i militari li hanno bloccati mentre rubavano da un cantiere edile per la manutenzione delle case popolari in via belvedere 7 secchi di plastica da 25 chili ognuno contenente vernice e 2 bustoni contenenti giunture da ponteggio. I carabinieri hanno anche trovato e sequestrato vari arnesi atti allo scasso, una tronchese, varie pinze e un grosso martello. La refurtiva è stata recuperata e restituita agli aventi diritto. Gli arrestati sono in attesa di rito direttissimo.
Cronaca
Torre del Greco, minaccia il titolare di un bar per 20 euro: arrestato
Pur di farsi consegnare 20 euro ha minacciato di morte il proprietario di un bar ed è stato arrestato. E’accaduto a Torre del Greco dove i carabinieri della stazione capoluogo hanno arrestato in flagranza di reato Salvatore Cuomo, 28 anni, già noto alle forze dell’ordine: è accusato di tentata estorsione. L’uomo si è presentato in un bar di via Spiaggia del fronte, minacciando di morte il proprietario e portandogli via 20 euro. Allertati dalla vittima, i militari dell’Arma sono immediatamente intervenuti bloccando Cuomo mentre era ancora all’interno del locale pubblico. Il ventottenne è adesso in attesa di rito direttissimo.
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Cronaca Napoli
Ferragosto di ferite e numeri: il centro storico di Napoli tra coltellate e controlli straordinari
Il ferimento nel centro storico e l’ondata di controlli a Ferragosto restituiscono un quadro di risposta immediata delle forze dell’ordine, ma anche di fragilità strutturale nel governo della sicurezza urbana.
Cronaca Napoli
Casavatore, arsenale nel box del fruttivendolo: titolare arrestato
La polizia ha scoperto armi e stupefacenti nascosti nel box di un fruttivendolo a Casavatore. Il titolare è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria; gli accertamenti proseguono per chiarire provenienze e contatti.
