Cronaca
Il pentito Paone svela: «La Vanella Grassi impone il pizzo del 50% sui voli dei droni»
La camorra 4.0 della Nuova Vanella Grassi tra alta tecnologia e ferocia arcaica: così il business dei telefonini e della droga viaggiava nel cielo di Secondigliano attraverso velivoli radiocomandati e lenze invisibili. I verbali esclusivi dei collaboratori svelano la tassa del cinquanta per cento...
Cronaca Giudiziaria
Clan Moccia, sei anni e mezzo di richiesta per l’assessore pugliese Andrea Guido
Camorra e Politica: Richiesta di Condanna per l'Assessore Andrea Guido nel Processo sul Clan Moccia
Napoli, 1 ottobre 2023 – Sei anni e sei mesi di reclusione: questo è quanto ha richiesto la Procura di Napoli nei confronti di Andrea Guido, attuale assessore al Welfare...
Succede anche
Cronaca
Villaricca: arrestato il boss Domenico Ferrara e 5 affiliati. Taroccò il televoto per favorire la figlia dalla Clerici
Un blitz con oltre 150 carabinieri del Comando provinciale di Napoli è scattato nella tarda serata di ieri contro il clan di camorra “Ferrara” di Villaricca. I militari hanno circondato la roccaforte del clan e arrestato il boss, Domenico Ferrara, e due suoi luogotenenti, Vittorio Amato e Rocco Ruocco. In manette anche altre quattro persone.Icarabinieri del Comando provinciale di Napoli – si apprende dagli stessi investigatori – stanno eseguendo un decreto di fermo per estorsione aggravato dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e riguarda i vertici del clan “Ferrara”. L’operazione si è concentrata in particolare intorno alla roccaforte del clan che è una sorta di casa-bunker e si trova nel parco “Mondo nuovo” di Villaricca. Domenico Ferrara, conosciuto come “Mimì ‘o muccuso”, è considerato elemento di spicco delle organizzazioni camorristiche. Il suo nome era venuto alla ribalta nel 2013 con l’accusa di aver “taroccato” il televoto della trasmissione “Ti lascio una canzone” di Antonella Clerici distribuendo più di 300 telefonini per favorire la figlia Vania.
Cronaca
Bloccata dalla polizia la baby gang che terrorizzava Ischia: 9 denunciati
Per giorni una gang di almeno 9 ragazzini, tutti minorenni, ha seminato il panico tra gli adolescenti dell’isola d’Ischia compiendo non solo atti di bullismo ma quella che è stata definita “vera e propria violenza ingiustificata”, per giunta utilizzando “armi improprie come catene e caschi”. A porre fine alle azioni violente sono stati gli agenti del Commissariato dell’isola verde che hanno identificato e denunciato nove minorenni alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni. Le indagini, scattate dopo una serie di episodi verificatisi a partire da sabato scorso, hanno permesso di ricostruire il modus operandi della banda che sceglieva le proprie vittime in base a caratteristiche fisiche e/o caratteriali nella convinzione che non avrebbero osato reagire a provocazioni e violenze. In alcuni case episodi di intimidazione compiuti per strada erano stati protratti anche nelle scuole frequentate dalle vittime.
Cronaca
Scafati, clan Matrone: in 29 verso il processo. Ci sono anche imprenditori e un ex vigile urbano
Estorsioni, usura e droga: verso il processo il gotha del clan Matrone. Un predominio che va dalla fine degli anni ’90 al 2012 quello che vede indagate 27 persone, tra le quali noti pregiudicati, ma anche insospettabili imprenditori e i familiari di Franchino ’a belva, in un’inchiesta della Dda, coordinata dal sostituto Montemurro. Concluse le indagini si va verso il processo. Sotto accusa il vertice del clan capeggiato da Franchino Matrone, affiancato dal figlio Antonio detto Michele, con accanto Vincenzo Nappo ’o nonno, Vincenzo Arcamone, Ferdinando Cirillo, Vincenzo Starita, Vincenzo Staffetta, Nicola Percuoco e Raffaele Vitiello. Questi i fedelissimi che avrebbero retto l’organizzazione criminale estesa nei territori di Scafati e San Marzano, finalizzata alla gestione del mercato dei videopoker, in contrapposizione ai clan Ridosso e Sorrentino. Inoltre, ognuno con ruoli diversi, avrebbero agevolato la fuga e la latitanza di Franchino Matrone. In proventi della attività illecite venivano reinvestite in imprese, apparentemente pulite, e quindi la cosca si serviva di Angelo Amitrano, per il settore della vendita di autovetture e Vincenzo Arcamone per gli investimenti di tipo finanziario. Tra le accuse figurano episodi di usura, per migliaia di euro, i cui proventi andavano ai familiari di Matrone che in questo modo garantivano il sostentamento per la latitanza del boss. Gli episodi contestati dalla Procura antimafia ai 27 indagati, vanno dal 2001 al 2012, epoca in cui è stato arrestato ad Acerno, il capo. Al figlio Michele la Dda contesta anche di aver falsificato i documenti utilizzati dal padre. La patente di guida e una tessera sanitaria di un tal Vincenzo Ferrara, vennero riprodotte per essere utilizzate da Franchino Matrone. Tra gli indagati anche i due uomini che ne coprirono la latitanza spendendo il suo nome. Tra gli episodi contestati anche alcune estorsioni ad imprenditori edili e per imprenditori edili. In un’occasione gli esponenti del clan avrebbero proceduto al recupero di un’ingente somma di danaro per conto del costruttore Luigi Giugliano, che voleva, da un macellaio i soldi per la realizzazione di una costruzione abusiva. Per questo episodio è finito nei guai anche il cugino dell’imprenditore edile, allora maresciallo dei vigili, Ferdinando Raiola. L’avviso di conclusione delle indagini è stato inviato a Raffaele Alfano, 62 anni; Angelo Amitrano, 51 anni; Vincenzo Arcamone, 75 anni; Maio Cerbone, 59 anni; Ferdinando Cirillo, 56 anni, di Pompei; Luca Coppola, 58 anni; Giuseppe D’Aniello, 67 anni; Anna D’Isidoro, moglie di Franchino Matrone, 59 anni; Generoso Di Lauro, 57 anni; Luigi Giugliano, di Boscoreale; Biagio Iaquinandi, 59 anni di S. Marzano; Alfonso Matrone, 50 anni, di Boscoreale; Francesco Matrone, 69 anni; Pasquale Matrone, 45 anni; Vincenzo Muollo, 70 anni; Vincenzo Nappo, 68 anni; Domenico Pagano, 55 anni, di Boscoreale; Pietro Palomba, 46 anni ; Nicola Percuoco, 60 anni, di Boscoreale; Ferdinando Raiola, 64 anni; Francesco Paolo Spagnuolo, 59 anni; Vincenzo Staffetta, 52 anni; Vincenzo Starita, 52 anni; Saverio Tammaro, 55 anni; Raffaele Vitiello, 55 anni. (r. f.)
Cronaca
Sorrento, “dichiarazioni mendaci”: indagati 20 politici tra nuovi ed ex assessori e consiglieri comunali
E’ bufera al comune di Sorrento per l’idagine che ha colpito 20 persone tra assessori in carica, alcuni ex e poi consilgieri comunali ed ex. Sono indagati per dichiarazioni mendaci per aver mentito sull’assenza di cause di incompatibilità con la carica di consigliere comunale. I venti coinvolti sono destinatari di un avvivo di conlcusione indagine firmato dalla Procura di Torre Annunziata. Si tratta di Massimo Coppola, Mario Gargiulo e Maria Teresa De Angelis, oggi in giunta col sindaco Giuseppe Cuomo. I consiglieri invece sono Emiliostefano Marzuillo, Federico Cuomo, Salvatore Di Leva, Mariano Gargiulo e Rachele Palomba. L’inchiesta riguarda anche altre 12 persone che in passato hanno fatto parte del Consiglio e della giunta comunale: l’ex vicesindaco Giuseppe Stinga, l’ex assessore Federico Gargiulo, l’ex presidente del Consiglio comunale Mario Acampora e gli ex consiglieri Antonino Maresca, Gianluigi De Martino, Rosario Fiorentino, Umberto Gargiulo, Antonino Acampora, Emilio Moretti, Francesco Saverio Russo, Steven Scarpato e Antonino Spartano. Tutti avrebbero dichiarato di non avere liti pendenti con il Comune nelle certificazioni di compatibilità 2014 e 2015 a dispetto di multe stradali non pagate o oggetto di ricorso e di cartelle esattoriali insolute. I fatti si riferiscono al biennio 2014-2015. A “incastrarli” sono state le verifiche eseguite dalla polizia municipale sulle autocertificazioni di compatibilità, sulle contravvenzioni elevate dagli stessi vigili urbani, sulle cartelle esattoriali e sui ricorsi presentati dagli stessi indagati all’autorità giudiziaria. Documenti dai quali risulterebbe la condizione di incompatibilità con la carica in cui i venti politici si sarebbero trovati all’atto dell’insediamento.Il sindaco di Sorrento , Giuseppe Cuomo si è affrettato a spiegare: “La vicenda non toccherà in alcun modo la normale attività amministrativa dal momento che tutti i consiglieri e gli assessori in carica hanno rimosso da tempo le cause di incompatibilità”.
Cronaca
Casalnuovo: spari contro la casa di un pregiudicato
Spari contro l’abitazione di un pregiudicato. Le fibrillazioni tra le cosche che si contendono diversi territori nel Napoletano arrivano anche a Casalnuovo. Ieri sera intorno alle 21.30 un raid ha visto l’esplosione di proiettili in direzione dei balconi dell’appartamento in corso Umberto di Antonio Barone, 43enne con precedenti, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Veneruso. Sull’accaduto indagano i carabinieri di Castello di Cisterna.
Cronaca
Mondragone: la Finanza sequestra beni per 200mila euro a Mario Di Meo, legato al clan La Torre
Nella mattinata del 17 febbraio 21016, il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli e il Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli hanno dato esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale su beni mobili ed immobili, nonché su conti correnti bancari per un valore complessivo di oltre 200 mila euro, emessa dal Tribunale di Santa Maria C.V. – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha integrato una precedente analoga proposta della DIA di Roma, nei confronti di DI MEO Mario. La misura è stata disposta, essendo stata accertata la consistente sproporzione fra la capacità reddituale del DI MEO e dei componenti il proprio nucleo familiare con le effettive disponibilità finanziarie e patrimoniali. Le indagini patrimoniali condotte dalla DIA dal GICO della Guardia di Finanza di Napoli e coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere si inquadrano nel contesto investigativo di più ampio respiro finalizzato all’azione di contrasto all’accumulazione di capitali illeciti di soggetti contigui ali’ associazione camorristica denominata “Clan La Torre”, operante nel comune di Mondragone, nei territori limitrofi e nel basso Lazio, colpito nel maggio del 2003 da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli. Il provvedimento di sequestro ha riguardato, in specie, un terreno, un’azienda operante nel commercio al dettaglio e all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, una quota societaria, 5 autovetture e 7 conti correnti bancari.
Cronaca
Scoperto falso cieco di Nocera Inferiore assunto alla Regione Emilia Romagna. Sequestrati beni per 300mila euro
Cieco assoluto, iscritto all’albo professionale dei centralinisti non vedenti e come tale assunto a Piacenza in un ufficio della Regione Emilia Romagna. In realta’, come dimostrano indagini del nucleo di polizia tributaria di Piacenza e della Guardia di Finanza di Nocera Inferiore, un truffatore. R.C., 49enne della cittadina del Salernitano, aveva ottenuto con l’inganno certificazioni mediche come cieco parziale, portatore di handicap e poi cieco assoluto, truffando l’Inps dal 2001 per oltre 70mila euro, e poi la Regione per oltre 235mila euro tra indennita’ e stipendi ed emolumenti. La procura di Nocera Inferiore gli ha notificato un avviso di conclusione indagini e sequestrato beni per equivalente tra conti correnti e immobili per oltre 300mila euro.
Cronaca
Ercolano: viola allontanamento e maltratta di nuovo moglie, arrestato
Ha prima violato la misura di allontanamento dalla casa familiare e poi ha di nuovo maltrattato la moglie. Così un 37enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri. L’episodio è avvenuto ad Ercolano. L’uomo, violando gli obblighi imposti dal provvedimento, era rientrato da tempo nell’abitazione familiare con il tacito consenso della giovane moglie. Ma, nel corso di una ennesima lite scoppiata per futili motivi, lui l’ha strattonata sottraendole il telefonino. I carabinieri, richiamati da vicini, sono intervenuti nell’abitazione e hanno arrestato il 37enne che successivamente è stato condotto nella casa circondariale di Poggioreale.
Cronaca
Droga sull’asse Caserta-Caivano, due donne gestivano il traffico. Sei arresti
Erano due le donne a capo di gruppi criminali a Caserta e che stamattina sono finite in manette insieme ad altre quattro persone. A comandare il giro, “donna Concetta Buonocore” moglie dell’ergastolano Antonio Della Ventura, e anche un’altra donna, Maria Luisa Stella 41 anni. Si tratta di due di tre filoni investigativi che all’alba di oggi hanno portato al blitz dei Carabinieri della Compagnia di Caserta che, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei 6 ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso ed associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Responsabile delle attivita’ estorsive nei confronti di commercianti di Caserta era Concetta Buonocore, 50 anni, moglie di Antonio Della Ventura, ergastolano al 41 bis, ritenuto il referente dei Belforte a Caserta, per gli inquirenti era il capo dell’organizzazione che spacciava cocaina prevalentemente nel capoluogo di Terra di lavoro. A lei la misura cautelare è stata notificata in carcere. Tra gli arrestati anche un’altra donna, Maria Luisa Stella, 41 anni. Concetta Buonocore divideva le responsabilità con Fabio Rivetti, 30 anni,(nella foto insime con Concetta Buonocore)fratello di Clemente Daniele, elemento apicale i Belforte detenuto, mentre Salvatore Sena, 45 anni, teneva i contatti con la provincia di Napoli per approvvigionarsi di droga.L’attivita’ investigativa, avviata nel marzo del 2012, ha permesso di ricostruire una serie di episodi criminosi commessi da gruppi di soggetti diversi nell’ambito di un contesto temporale che va dal 2012 ed il 2013. Nel medesimo arco temporale e spaziale, gli inquirenti hanno individuato l’esistenza a Caserta di due organizzazioni dedite allo smercio di sostanze stupefacenti. I due gruppi criminali, organizzati per la distribuzione dello stupefacente nell’ambito di altrettanti rioni (Parco dei Fiori e Rione Vanvitelli), si rifornivano in Caivano ed erano capaci anche di provvedere alla trasformazione della sostanza acquistata. Essi utilizzavano un linguaggio convenzionale diretto a dissimulare l’oggetto delle conversazioni (“caffe'”, “cioccolata”, “torta”, ecc.). A capo di uno di questi due gruppi dediti allo spaccio di stupefacente, un’altra donna, ruolo che gestiva da quando il convivente era finito dietro le sbarre. L’indagata, era responsabile dell’intera organizzazione a partire dalla gestione dei compiti, dall’approvvigionamento della cocaina nel comune di Caivano, alla trasformazione della droga in crack, fino alla vendita nelle piazze di spaccio di Caserta. Secondo gli inquirenti, questi gruppi organizzati oltre alla vendita dello stupefacente, fornivano una sorta di servizio a domicilio in alcuni rioni specifici. Convolti nell’inchiesta, oggi solo indagati, anche i ‘corrieri’ che consegnavano la droga nei rioni, giovani attivi nei gruppi criminali gia’ nel 2013 e che all’epoca erano ancora minorenni. Dalle perquisizioni eseguite stamattina dai carabinieri di Caserta, e’ stato sequestrato denaro contante per circa 2 mila euro, probabile provento delle attivita’ illecite. L’organizzazione pero’ era continuamente alla ricerca di nuovi canali di rifornimento e organizzo’ persino un trasporto dalla Spagna, cui collaborò Antonio Proteo, 49 anni, detenuto agli arresti domiciliari; l’operazione si concluse con l’arresto in flagranza del sesto componente Francesco Amato, 38 anni, che nel 2009 fu scoperto mentre viaggiava in auto con la sorella trasportando 250 grammi circa di coca. Base logistica delle operazioni era la casa di Concetta Buonocore, e i componenti della banda usavano telefonini dedicati per comunicare tra loro e il linguaggio titpico delle conversazioni tra innamorati (“amore vieni?”, per darsi appuntamenti, per esempio). Francesco Amato vendeva le dosi al dettaglio a casa sua o in bar molto frequentati da giovani.“Per le cinque e mezza, le sei massimo, sto da te e andiamo a vedere la partita, non ti dimenticare quello che mi hai detto, ti devo portare una bella cosa non ti preoccupare. Devo prendere i biglietti, quello e’ il club Napoli di Recale”. Utilizzavano messaggi in codice per indicare i luoghi dove prelevavano a cocaina e le zone dello spaccio a Caserta e dintorni. Il gip di Napoli Alessandro Modestino ha spiegato in 97 pagine come il gruppo che faceva capo al clan Belforte, diretto dalla moglie del capozona dei Belforte, Concetta Buonocore, destinataria di una misura cautelare con altri cinque complici, riuscisse a gestire il mercato della droga e a comunicare con sms o con messaggi in codice che simulavano relazioni amorose o interesse calcistico.Concetta Buonocore, moglie del boss Antonio Della Ventura ristretto al 41 bis nel carcere di Cuneo, era chiamata dagli affiliati ‘la zia’. Il gruppo si incontrava spesso al Bar Boys di Caserta, gestito da Gianfranco Rondinone, fratello di Antonio, anche lui elemento dei Belforte. In una telefonata, uno dei gestori dello spaccio, appena uscito dal carcere, ricostituisce l’organizzazione. E’ Fabio Rivetti, che esce dall’istituto di pena di Poggioreale a Napoli il 27 settembre del 2009, dopo dieci giorni di detenzione. Alle ore 19, appena tornato libero, fissa un appuntamento nella mezz’ora successiva con Francesco Amato e Salvatore Sena. Francesco Amato, infatti, spiega a Sena in una telefonata: “E’ venuto dalle vacanze quell’amico mio, hai capito?”. A quel punto, Rivetti invia un sms ad Amato: “Amore ma quando mi vieni a prendere, ti sto aspettando, muoviti”. In un’altra occasione, Sena chiama Amato e gli chiede se puo’ fornirgli alcune dosi: “E dai, vedi un poco, Francesco, mi servono proprio se no si ferma la giostra”. Amato risponde:”Ok, non parlare per telefono, ora vado”. A rafforzare l’inchiesta sullo spaccio di stupefacenti nei bar, sono state le dichiarazioni di collaboratori di giustizia a partire da Vincenzo Maiello, a Michele Froncillo, Raffaele Roccolano, Giacomo Nocera e Antonio Gerardi.Nelle intercettazioni viene definita ”signora” o ”zia”: e’ Concetta Buonocore, 50 anni, moglie del boss Antonio Della Ventura, detenuto in regine di 41bis. Alla donna, gia’ detenuta, la Polizia ha notificato oggi una nuova ordinanza nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di sei persone per traffico di stupefacenti fra Napoli e Caserta. La donna, come risulta dalle indagini della Squadra Mobile della Questura di Caserta, e’ stato il vero punto di riferimento del clan Belforte nel capoluogo casertano, anche perche’ porta i messaggi del marito dal carcere. Gli investigatori, durante gli appostamenti, hanno accertato tra l’altro i numerosi incontri avvenuti proprio a casa della Buonocore (ubicata nella frazione Santa Barbara di Caserta) che il Gip considera ”il centro operativo del gruppo”. Buonocore, come un vero e proprio capo, non viene mai intercettata, con lei si puo’ parlare solo di persona. La donna era stata arrestata dalla Squadra Mobile nell’ottobre dello scorso anno per estorsione aggravata dal metodo mafioso; in una successiva indagine dei Carabinieri e’ poi emerso il suo ruolo di gestore della cassa comune, dove confluivano le tangenti e i soldi della vendita della droga, e di addetta ai pagamenti degli stipendi agli affiliati e ai familiari dei detenuti. Tra l’altro la donna fino a qualche mese fa risultava dipendente di Caserta Ambiente, azienda che gestisce la raccolta degli rifiuti solidi urbani nel capoluogo.
Cronaca
Torre del Greco: cinque secoli di carcere al clan Falanga. Tutte le 49 condanne
Cinque secoli di carcere per i sognori della droga della zona vesuviana: il clan Falanga di Torre del Greco. Ad un anno esatto dal blitz “Free Tower” della Dda di Napoli. Ieri il gup Roberta Zinno del Tribunale di Napoli ha usato la mano pesante nei confronti dei 49 imputati pronti a scegliere la formula del rito abbreviato per strappare lo sconto di un terzo della pena. E’ invece non è stato così. Pene pesantissime a cominciare da Nunzio Magliulo, il “Maradona della droga” che è stato condannato a 20 anni di reclusione. Nessuno sconto neanche alle “signore dello spaccio ” che utilizzavano la Circumvesuviana per trasportare i carichi di droga da Secondigliano a Torre del Greco: 15 anni e 4 mesi sono stati inflitti a Marianna Sannino e 9 anni a Maria Sartori. L’unica assolta tra i 49 imputati è stata Rosa Castiello. Oltre a Nunzio Magliulo sono stati condannati aventi anni di carcere anche Pasquale Magliulo – alias ‘o ciuccio, ritenuto uomo di punta del clan guidato una volta dal boss Domenico Falanga, oggi collaboratore di giustizia, e Giuseppe Mercedulo. Gli altri pentiti ovvero Aniello Pompeo e le due sorelle Barbara e Rosa sono stati condannati rispettovamente a un anno e sei anni le due donne.
Queste tutte le condanne
ABRUZZESE Ciro condanna: 10 anni (Torre Annunziata 05/12/1985)AMORETTI Angelo condanna: 9 anni (Torre Annunziata 22/06/1988)
BORRIELLO Salvatore condanna: 20 anni ( Torre del Greco 23/01/1964)BUSCO Gennaro condanna : 10 anni e 8 mesi (Torre del Greco 50/05/1975)CHIERCHIA Michele condanna: 7 anni (Torre del Greco 21/10/1984)CUOMO Loredana condanna: 2 anni e 6 mesi (Torre del Greco 22/01/1976)DAMATO Giuseppe condanna: 8 anni (Torre del Greco 24/08/1989)DIAMANTE Fabio condanna: 9 anni e 2 mesi (Napoli 05/09/1992)FALANGA Domenico condanna: 8 anni (Torre del Greco 12/05/1970)GAROFALO Vincenzo condannaa: 10 anni (Torre del Greco 09.01.1986)GAUDINO Domenico condanna: 20 anni (Torre del Greco 11/07/1979)GAUDINO Salvatore condanna: 5 anni e 6 mesi (Torre del Greco 06.02.1981)IMPERATO Vittorio condanna: 9 anni e 6 mesi (Torre del Greco 18/9/82)LANGELLA Giovanni condanna: 8 anni (Torre del Greco 15.08.1991)LANGELLA Vittorio condanna: 10 anni (Napoli 29.01.1985)LOFFREDO Massimo condanna: 4 anni e 4 mesi (Torre del Greco 02.09.1975)MAGLIULO Nunzio condanna: 20 anni (Torre del Greco 28.10.1985)MAGLIULO Pasquale condanna: 20 anni (Torre del Greco 25/12/1959)MONACO Luigi condanna: 14 anni e 4 mesi (Torre Annunziata 50.07.1975)MONACO Salvatore condanna: 10 anni e 10 mesi (Torre Annunziata 25/11/1982)OLIGO Giuseppe condanna: 9 anni (Torre del Greco 26.04.1980)OLIVIERO Carlo condanna: 15 anni e 5 mesi (Torre del Greco 14.02.1985)OLIVIERO Carmine condanna: 6 anni (Torre del Greco 15.02.1982)PAPARO Vincenzo condanna: 7 anni (Cercola 19.05.1986)POMPEO Aniello condanna: 1 anno (Torre del Greco 01.01.1979)POMPEO Barbara condanna : 6 anni (Torre del Greco 15.01.1988)POMPEO Rosa condanna: 4 anni e 6 mesi (Torre del Greco 28.01.1985)PORZIO Rosario condanna: 14 anni (Torre del Greco 16.06.1977)RAMONDO Rosario condanna: 2 anni e 9 mesi (Torre del Greco 06.10.1974)SANNINO Giuseppe condanna: 17 anni e 10 mesi (Napoli 25/02/1985)SASSO Elisabetta condanna: 5 anni (Napoli il 02.05.1970)TASCA STEFANO condanna: 11 anni (Amalfi (SA ) il 27.09.1987)TROISE Pasquale condanna: 18 anni e 8 mesi (Napoli il 05.09.1976)VANNUCCINI Luigi condanna: 14 anni e 10 mesi Torre del Greco il 51.01.1970)VENERUSO Davide comndanna: 8 anni (Napoli 04.02.1987)VIRGI Salvatore condanna: 7 anni e 2 mesi (Torre del Greco 24.02.1982)VITIELLO Domenico condanna: 6 anni (Napoli 18.01.1976)VITIELLO Giuseppe condanna: 6 anni (Torre del Greco 22.06.1981)ZAMPINI Gennaro condanna: 11 anni e 8 mesi (Torre del Greco 05.04.1977)CASCONE Giovanni condanna: 2 anni e 6 mesi (Torre del Greco 11.10.1991)CASTIELLO Rosa assolta (Torre del Greco 10.11.1966)MENNELLA Salvatore condanna: 10 anni (Torre del Greco 51.07.1992)MERCEDULO Giuseppe condanna: 20 anni (Torre del Greco 05.04.1980)ORLANDO Salvatore condanna: 7 anni e 4 mesi (Torre del Greco 04.09.1987)SANNINO Gerarda condanna: 7 anni (Torre del Greco 25.09.1991)SANNINO Marianna condanna: 15 anni e 4 mesi (Torre del Greco 21.10.1985)SARTORI Maria condanna: 9 anni e 2 mesi (Napoli 09.06.1980)VITIELLO Daniele condanna: 8 anni (Torre del Greco 01.11.1988)
Cronaca
Cava-Sant’Egidio: denuncia l’amico per violenza ed estorsione
Cava/Sant’Egidio del Monte Albino. Una serata particolare, tra sesso e alcol, al centro di un’indagine della Procura di Nocera Inferiore. Protagonisti due uomini: un 22enne di Sant’Egidio del Monte Albino e un 36enne di Cava de Tirreni. Il primo indagato per violenza sessuale e estorsione, il secondo presunta vittima. Una denuncia che in pochi giorni ha portato il pm Roberto Lenza a chiedere una perizia tecnica su un telefono cellulare: quello con il quale è stato girato un video hot nel quale sarebbero impresse le immagini dell’amplesso amoroso tra i due, e usato come arma di ricatto. Una storia iniziata mesi fa e che all’inizio di febbraio ha avuto uno strano epilogo. La contesa sulla cancellazione del video ‘incriminato’, avvenuta durante un incontro a Cava, si è conclusa con l’aggressione da parte di sette persone ai danni del 22enne santegidiese. Botte da orbi per il ragazzo accusato di chiedere soldi per evitare la divulgazione delle immagini. Sesso, alcool, e incontri segreti tra i due -il cavese guardia giurata, l’altro con l’aspirazione di diventarlo – tutti racchiusi in un fascicolo d’inchiesta ora al vaglio della Procura nocerina. Con il ruolo di vittima e carnefice che si ribalta più volte, secondo le versioni offerte dai due protagonisti. A chiarire cosa sia accaduto durante e dopo quell’incontro segreto sarà il perito della Procura che dovrà estrapolare il video dell’incontro dal cellulare e descrivere le immagini, questo per verificare se vi siano state costrizioni nel rapporto sessuale tra i due e se vi fossero altre persone presenti in quella serata particolare. Poi, in base agli elementi che saranno acquisiti nel corso delle indagini, bisognerà accertare se la ‘prova’ dell’incontro sia servita come arma di ricatto e se il 22enne abbia preso dei soldi per evitare la divulgazione della registrazione.
Cronaca
Secondigliano: la polizia rimuove le barriere degli spacciatori
Numerose barriere collocate per proteggere l’ attività degli spacciatori di droga sono state rimosse dalla Polizia in via Limitone Arzano nelle cosiddette Case Celesti del quartiere Secondigliano. Gli agenti del Commissariato Secondigliano sono intervenuti con i poliziotti del Reparto Prevenzione Crimine Campania, del Reparto Mobile e con il supporto tecnico dei Vigili del Fuoco. Una squadra di dipendenti dell’ Asìa si è infine occupata di smaltire 14 porte blindate, che sono state rimosse, Nel corso dell’ operazione sono state effettuate tre perquisizioni domiciliari.
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Cronaca
I pentiti: «Ecco come il clan della Vanella Grassi pagava i vitalizi ai boss in cella»
Nonostante l'isolamento e la rottura dei canali storici con i calabresi, la Nuova Vanella...
