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Attentato alla villetta di Ranucci: gli indagati rompono il silenzio e chiedono il faccia a faccia con la Dda

Quattro indagati per l’attentato alla villetta di Ranucci hanno chiesto di essere interrogati dalla Dda di Roma. La mossa può incidere sui tempi dell’inchiesta e sulle misure cautelari in corso.

Napoli, 4 le coppie che chiedono chiarezza su embrioni crioconservati

L’inchiesta che riguarda la possibile confusione di embrioni conservati presso il centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo di Napoli si sta allargando. Originariamente emersa a seguito della denuncia di una coppia che ha scoperto, grazie a un test del DNA, che la bambina...

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Arrestati i boss delle mozzarelle: Luigi e Gennaro Moccia e cinque complici

Stamane il personale del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma e della Questura di Roma ha eseguito 7 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Roma, nei confronti di esponenti apicali, affiliati e prestanome del clan camorristico Moccia. Il provvedimento cautelare e’ stato emesso sulla scorta degli elementi di reita’, acquisiti nel corso delle investigazioni esperite dalla Questura di Roma – Squadra Mobile e dal Nucleo Pt di Roma – Gruppo investigazione criminalita’ organizzata, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Roma. Sequestrati beni per circa un milione di euro. Mozzarelle e prodotti ortofrutticoli tra i business dell’organizzazione.’ Le indagini della Squadra Mobile sono scaturite dall’uccisione, avvenuta a Nettuno il 23 luglio 2012, di Pellino Modestino, affiliato al clan Moccia, e condannato per gravi reati, all’epoca dell’uccisione sorvegliato speciale di PS e sottoposto alla misura dell’obbligo di soggiorno a Nettuno. Parallelamente, il Gico veniva delegato all’esecuzione di specifiche indagini tese a riscontrare ipotesi di infiltrazioni criminali nel redditizio mercato della distribuzione agroalimentare della Capitale. I soggetti coinvolti nell’odierna operazione di polizia, convenzionalmente denominata Poseidone-Passion fruit, sono stati segnalati alla locale A.G. per plurime fattispecie di reato che vanno dal trasferimento fraudolento di valori, all’impiego di denaro, beni o utilita’ di provenienza illecita, all’estorsione e all’illecita concorrenza con minaccia o violenza, con le aggravanti previste per i delitti commessi nell’ambito delle associazioni di tipo mafioso. Nel dettaglio, l’attivita’ investigativa ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale, promosso ed organizzato da Moccia Luigi (cl. 1956), esponente apicale dell’omonima consorteria camorristica, il quale e’ risultato essere il gestore di diverse attivita’ imprenditoriali, attive nella Capitale principalmente nei settori della distribuzione di prodotti lattiero caseari ed ortofrutticoli, nonche’ in quello turistico-alberghiero. Il Moccia Luigi ha “mimetizzato” le proprie attivita’ nell’economia, servendosi di una serie di prestanomi al fine di schermarne l’effettiva titolarita’. Al predetto competevano i poteri decisori in merito alle scelte organizzative ed operative delle societa’ a lui riconducibili, lo stesso si preoccupava di predisporre le strutture ed i mezzi strumentali all’esercizio delle relative attivita’, di individuare i fornitori e di procurare alle societa’ importanti clienti, decidendo anche le strategie di espansione delle imprese, sia sul mercato romano che estero. I suoi dipendenti dovevano ragguagliarlo in merito ad ogni aspetto della loro quotidiana attivita’ e consultarlo per ogni decisione anche marginale. Nell’organizzazione malavitosa un ruolo parimenti rilevante e’ stato assunto dall’imprenditore romano Moccia Gennaro – cl. 1972, detto Roberto, che ha favorito l’introduzione delle attivita’ di Moccia Luigi nel mercato capitolino, con proiezioni di espansione sul mercato ortofrutticolo di Barcellona (Spagna). La collaborazione tra i due e’ diventata stretta a tal punto da portare alla costituzione di una vera e propria societa’ di fatto, operante nel settore della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli e lattiero caseari destinati ad attivita’ di ristorazione romane di primaria rilevanza, nonche’ a negozi di una catena di supermercati nota in ambito nazionale. Le indagini consentivano altresi’ di monitorare l’interessamento del Moccia Luigi nell’acquisizione della gestione di strutture alberghiere attive in questa Capitale, peraltro gia’ sequestrate (nel giugno 2013) in sede di prevenzione e successivamente confiscate (nel dicembre 2014), con la previsione di investimenti per circa 15 milioni di euro. Proprio in tale settore imprenditoriale, e’ stata accertata la riconducibilita’ in capo al Moccia Luigi di due unita’ immobiliari site in Napoli, formalmente intestate ad un’azienda facente capo a Maranta Maria, ove quest’ultima conduce l’attivita’ alberghiera denominata Hotel San Pietro. Alla vicinanza al clan e’ da ricondurre anche la documentata aggressione, avvenuta presso il Centro agroalimentare Roma – C.A.R. nel novembre del 2013, perpetrata dal Moccia Gennaro – cl. 1972 nei confronti di un imprenditore concorrente nel medesimo settore, con le connotazioni di una tipica azione camorristica. In data odierna, gli specialisti del Gico e della Squadra Mobile hanno dato esecuzione ai seguenti provvedimenti emessi dal Tribunale e dalla Procura della Repubblica di Roma: ordinanza di custodia cautelare personale, in carcere ed agli arresti domiciliari, nei confronti di Moccia Luigi – cl. 1956 – carcere, Moccia Gennaro – cl. 1992 – carcere, Moccia Gennaro – cl. 1972 – carcere, Capasso Carminantonio – cl. 1987 – carcere, Maranta Maria – cl. 1963 – carcere, Nardella Riccardo – cl. 1968 – domiciliare, Castaldo Nicola – cl. 1985 – domiciliare, per i reati di trasferimento fraudolento di valori [art. 12 quinquies – comma 1, Legge 356/1992], impiego di denaro, beni o utilita’ di provenienza illecita [art. 648 ter c.p.], estorsione-tentata [art. 56, 629 c.p.], illecita concorrenza con minaccia o violenza [art. 513 bis c.p.], con le aggravanti previste per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. [art. 7 Legge 203/91]. Diciassette perquisizioni personali e locali in Campania, Lombardia e Lazio. L’attivita’ ha visto l’impiego di 160 poliziotti e finanzieri e costituisce un importante tassello per la riconquista di vitali spazi di legalita’ economica, anche in quei territori, come la Capitale, lontani dai luoghi di origine delle piu’ note e strutturate organizzazioni criminali, ma non per questo scevri da condizionamenti di matrice mafiosa. L'articolo Arrestati i boss delle mozzarelle: Luigi e Gennaro Moccia e cinque complici sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Casoria: la banda di albanesi cavava anche i denti alle vittime per farsi consegnare il bottino

Gli ultimi tre componenti di una spietata banda di albanesi, che metteva a segno rapine in ville brutalizzando le vittime a cui, in alcuni casi, hanno addirittura cavato i denti per costringerle a consegnare il bottino, sono stati arrestati dai carabinieri di Casoria . Gli altri cinque malviventi della banda erano stati bloccati a dicembre. La banda aveva la sua base operativa a Caivano, in provincia di Napoli. Le rapine erano tutte in stile “Arancia Meccanica”: incursioni notturne, vittime seviziate, minacce di morte, anche nei confronti di bambini di 8 anni, com’è avvenuto in un caso. I militari di Casoria, guidati dal capitano Iannicca, hanno ricostruito una serie di rapina compiute tra Basilicata, Napoletano e Salernitano, zone che raggiungevano a bordo di potenti auto di grossa cilindrata e sempre armati di pistole. In un’occasione cercarono anche di sparare alle vittime ma, fortunatamente, la pistola si inceppò. Dalle indagini è anche emerso che le vetture scelte per gli spostamenti, sempre velocissime e di provenienza furtiva, venivano modificate con l’installazione di un sistema rapido per la sostituzione delle targhe, inserendo quelle corrispondenti a veicoli rubati durante i colpi e quelle “pulite” durante i sopralluoghi per la selezione degli obiettivi da depredare. Poi avvenivano le feroci irruzioni con passamontagna calzati, armi in pugno e tute nere. Finestre e serrature forzate per entrare nelle case. Agghiaccianti le sequenze delle rapine, ricostruite attraverso le testimonianze delle vittime, spesso tenute sotto sequestro per minuti interminabili. In alcuni casi venivano percosse talmente violentemente da provocare la caduta dei denti. Una ferocia che usavano per ottenere la combinazione delle casseforti o il nascondiglio dei gioielli. In un’occasione la banda venne intercetta dai carabinieri in provincia di Caserta: i malviventi non si fermarono all’alt e ne nacque un inseguimento a folle velocità. La corsa finì con i rapinatori che, raggiunti dai carabinieri, riuscirono a abbandonare la loro auto e scappare nelle campagne favoriti dal buio. Il più pericoloso e feroce degli indagati è stato individuato attraverso la descrizione particolareggiata delle vittime: malgrado il passamontagna è stato dal naso prominente e le sopracciglia foltissime, si tratta di Jakimi Enver, 49 anni, ricercato anche dall’Interpol per reati analoghi e in particolare per omicidio e rapine commesse in Albania. Altri cinque albanesi, componenti della banda, erano già stati bloccati nel dicembre scorso, in un casolare nelle campagne di Cardito circondato dai militari. Il gruppo di albanesi oppose una resistenza violentissima ma venne comunque immobilizzato. L'articolo Casoria: la banda di albanesi cavava anche i denti alle vittime per farsi consegnare il bottino sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Blitz contro il clan Moccia tra Afragola e Roma: sette arresti

Dalle prime ore dell’alba, personale del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma e della Questura di Roma stanno eseguendo 7 ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Roma, nei confronti di esponenti apicali, affiliati e prestanome del clan camorristico Moccia. Il provvedimento cautelare è stato emesso sulla scorta degli elementi di reità, acquisiti nel corso delle investigazioni esperite dalla Questura di Roma – Squadra Mobile e dal Nucleo PT di Roma – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Procura alla presenza del Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, Dott. Michele Prestipino Giarritta. L'articolo Blitz contro il clan Moccia tra Afragola e Roma: sette arresti sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Rapine e violenze nelle case di Caivano e Casoria: arrestati tre della banda di albanesi

Irruzione notturna in ville isolate. Vittime ghermite e seviziate. Botte, denti cavati, minacce di morte. Incursioni perfettamente organizzate. Sono i metodi che utilizzava la banda sgominata dai carabinieri della Compagnia di Casoria. La base della banda era Caivano, da lì partivano con potenti auto rubate e modificate, recuperavano le armi dai nascondigli e raggiungevano gli obiettivi nelle zone isolate delle province campane e lucane. Nel corso delle indagini sono state registrate fughe rocambolesche, sparatorie, posti di blocco forzati e vetture speronate. Le investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica Napoli Nord e condotte dai carabinieri della Compagnia di Casoria, hanno permesso l’emissione di misure cautelari nei confronti di tre persone, ritenute responsabili di diverse rapine in villa e componenti di un gruppo di rapinatori albanesi composto da otto persone. Le vetture scelte dagli indagati per gli spostamenti sempre velocissime e di provenienza furtiva. Venivano poi modificate con l’installazione di un sistema rapido per la sostituzione delle targhe, inserendo quelle corrispondenti a veicoli rubati durante i colpi e quelle ‘pulite’ durante i sopralluoghi per la selezione degli obiettivi da depredare. L'articolo Rapine e violenze nelle case di Caivano e Casoria: arrestati tre della banda di albanesi sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Scafati, pistola e estorsione al Dodo: Alfano e Adini verso il processo

Scafati. Giravano armati per le strade di Scafati: chiuse le indagini si avvicina un nuovo processo per Carmine Alfano, 34 anni e Marcello Adini, 31, arrestati a settembre scorso mentre erano in giro in sella ad una Honda Sh. Una calibro 9 nel cruscotto della moto, colpo in canna e altri 14 nel caricatore. Per quel ritrovamento, effettuato dai carabinieri del Reparto Territoriale il pm della Procura di Nocera Inferiore ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per i due. Porto e detenzione illegale di arma clandestina: questa l’accusa di cui dovranno rispondere dinanzi ai giudici nocerini. A distanza di pochi giorni da quell’arresto, Marcello Adini e Carmine Alfano, figlio di Gennaro ‘bim-bum-bam’ furono arrestati per tentata estorsione, aggravata dall’intimidazione mafiosa: vittima, il gestore del bar Dodo, situato al Centro Plaza, a pochi metri da dove i due pregiudicati furono trovati con la pistola. Per l’estorsione al Dodo, entrambi gli imputati – dopo a richiesta di giudizio immediato del pm Giancarlo Russo – hanno chiesto di accedere al rito abbreviato. L'articolo Scafati, pistola e estorsione al Dodo: Alfano e Adini verso il processo sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Catturato nella notte il boss emergente di Bagnoli e Pianura

E’ finita nella notte la latitanza di Alessandro Giannelli, 34 anni boss emergente di Pianura e Bagnoli, cresciuto nelle fila del clan D’Ausilio. E’ stato catturato dai carabinieri del comando provinciale di Napoli mentre tentava la fuga. Era diretto a Pesaro dove aveva affittato un’abitazione sotto falso nome. I carabinieri lo hanno individuato e fermato in autostrada all’altezza di Caserta. In auto con lui c’erano la compagna, il figlio di pochi anni e un amico. Giannelli era latitante dal 20 gennaio. E’ accusato di estorsione ai danni di un concessionario di Pianura aggravata dai metodi mafiosi. Giannelli è considerati uno dei boss emergenti di Napoli e stava oraganizzando un gruppo di giovani nei quartieri di Bagnoli, Soccavo, Pianura e Fuorigrotta per il controllo del racket e dei traffici illeciti in quella zona. L'articolo Catturato nella notte il boss emergente di Bagnoli e Pianura sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Camorra tra esercito e sicurezza

Esercito e abbassamento dell’età della punibilità sono i temi intorno ai quali in queste ore si discute nelle stanze della politica napoletana e nei palazzi istituzionali. Il sottosegretario Gioacchino Alfano propone l’esercito. Per il Segretario Generale del SIULP Felice Romano: “Aumentare i militari a Napoli, per rispondere alla cruenta faida in corso, e’ utile ma assolutamente non sufficiente per contrastare e debellare la nuova efferata malavita che sta consumando una vera e propria mattanza nel territorio partenopeo”. Per Romano due sono le soluzioni da mettere in campo: “abbassare l’eta’ della punibilita’, in modo che i nuovi killer non possano sottrarsi all’azione penale e al carcere perche’ minorenni e non punibili, e un arruolamento straordinario di poliziotti anche con la reintroduzione dell’istituto degli ‘Agenti Ausiliari’ che, consentendo a tutti giovani di poter scegliere di effettuare il periodo di ferma breve non solo nelle Forze Armate ma anche nelle Forze di Polizia, si possano avere operatori appositamente formati che abbasseranno in modo significativo anche l’eta’ media oggi troppo elevata”.Sulla proposta di Alfano, resta scettico il sindaco di Napoli Luigi de Magistris: “Bene l’esercito per presidiare gli obiettivi sensibili, ma per la lotta alla camorra non serve la militarizzazione della nostra citta’. Ho chiesto al ministro -piu’ uomini delle forze dell’ordine – ha ricordato – perche’ stanno facendo un lavoro eccellente ma sono in pochi e devono essere rinforzati”. Chiara la posizione del candidato sindaco a Napoli Gianni Lettieri, che su twitter, ha rilanciato: “Opporsi a maggiore presenza di esercito e forze dell’ordine a #Napoli vuol dire avvantaggiare la camorra. Piu’ sicurezza = piu’ liberta’”. Critico nei confronti del numero uno di palazzo San Giacomo, anche il candidato alle primarie del centrosinistra Antonio Bassolino: “Le parole di de Magistris sono sconcertanti. In tanti quartieri delle periferie e del centro la criminalita’ diffusa e giovanile e’ un problema enorme”. L'articolo Camorra tra esercito e sicurezza sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Napoli: un mese di carcere per detenzione illegale di una bertuccia

Un mese di carcere per detenzione illegale di una bertuccia. E’ la condanna inflitta dal tribunale di Napoli Nord ad A.S. e M.L.B. per violazione della legge 150/92 per aver “detenuto un esemplare di Macaca Sylvanus, proveniente da riproduzione in cattività, costituente pericolo per l’incolumità pubblica”. Confermata dal tribunale anche la confisca dell’animale, una femmina battezzata Alberta, sequestrata dai carabinieri nel marzo del 2014 e affidata alla Lav in custodia giudiziaria. “Ora Alberta che grazie a un network di collaborazioni internazionali lo scorso anno è stata trasferita presso il Centro di recupero per primati ‘Primadomus’ gestito dalla fondazione olandese AAP in Spagna – fa sapere Gaia Angelini, responsabile Lav settore Esotici – appena concluso il percorso di riabilitazione potrà ricongiungersi ai suoi simili, in un habitat quanto più possibile naturale”. L'articolo Napoli: un mese di carcere per detenzione illegale di una bertuccia sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Pizzo ai commercianti di Marigliano: fermati tre amici di Esposito

Tre fermi di pm dopo indagini dei carabinieri a Marigliano, teatro dal gennaio 2015 di fibrillazioni legate all’emergere di nuovi gruppi di criminalita’ organizzata. E le tre persone indagate per tentata estorsione aggravata con metodo mafioso hanno legami di frequentazioni con Francesco Esposito, il 33enne ucciso nella notte tra venerdi’ e sabato scorso dopo che aveva citofonato alla moglie. Anche i tre arrestati sono infatti della zona di Pontecitra, dove il business della droga e delle estorsioni e’ oggetto di una contrapposizione armata tra cosche nuove. Le indagini dei militari dell’Arma hanno gia’ portato il 6 dicembre scorso al ritrovamento di armi e di un’auto rubata (probabilmente preparativi per un’agguato o una azione intimidatoria) nei pressi di una statua della Madonna. Le tentate estorsioni messe in luce dagli investigatori sono state compiute negli ultimi mesi del 2015 ai danni di diversi commercianti da un gruppo camorristico in ascesa. L'articolo Pizzo ai commercianti di Marigliano: fermati tre amici di Esposito sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Saviano, ubriaco si scaglia contro convivente incinta al quarto mese di gravidanza: arrestato

Ubriaco minaccia e poi picchia la convivente incinta al quarto mese: è successo a Saviano, in provincia di Napoli, dove i carabinieri hanno arrestato – per maltrattamenti in famiglia, lesioni, violazione di domicilio e anche aggressione ai danni dei militari M.M.T., 27 anni, polacco, già noto alle forze dell’ordine. La donna è riuscita a scappare rifugiandosi da un’amica ma il ragazzo, ancora accecato dall’ira, l’ha raggiunta, sfondato la porta e aggredito entrambe le donne. I carabinieri sono intervenuti dopo una segnalazione al 112 e quando sono giunti nell’abitazione sono stati anche aggrediti. I militari sono comunque riusciti a immobilizzare il 27enne che è stato poi arrestato e chiuso nel carcere napoletano di Poggioreale. L'articolo Saviano, ubriaco si scaglia contro convivente incinta al quarto mese di gravidanza: arrestato sembra essere il primo su Cronache della Campania.

I retroscena del blitz antidroga tra Napoli, Caserta e Ravenna. Preso anche il figlio dell’Angelo di Carditello

Momenti di forte tensione, davanti al comando provinciale dei carabinieri di Caserta, durante l’uscita dalla caserma degli arrestati nel maxi blitz antidroga con 42 arresti tra le province di Napoli,Caserta e Ravenna . Molti familiari degli arrestati, provenienti dal Parco Verde di Caivano, hanno preso a calci e pugni il cancello d’ingresso del comando e sputato contro i carabinieri, giornalisti, fotografi e operatori video che stavano riprendendo l’accaduto, nel cortile della struttura. Una donna è uscita ad eludere i controlli e si è diretta nel cortile inveendo contro i giornalisti e carabinieri ma è stata subito bloccata e riportata all’esterno. Dei 42 provvedimenti cautelari, eseguiti nelle province di Caserta, Napoli e Ravenna, 19 sono in carcere e 23 al regime dei domiciliari. Tra gli arrestati figura anche Giovanni Cestrone, figlio di Tommaso Cestrone, noto come l’Angelo di Carditello – il volontario che si è battuto per la salvaguardia della Reggia Borbonica di Carditello – tra i 36 arrestati nell’ambito del maxi blitz antidroga dei carabinieri di Caserta tra Casertano e Napoletano. Il giovane, che ha 21 anni, è finito agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Complessivamente sono 42 le ordinanze emesse dal gip di Napoli: di queste ne sono state eseguite, finora, 36. Tra gli arrestati compaiono anche studenti del liceo classico di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), davanti al quale era stata allestita una piazza di spaccio. Indagati anche alcuni minori, ritenuti dagli inquirenti organici al gruppo di spacciatori sgominato oggi dai militari dell’arma, che sono strati segnalati al Tribunale dei Minori di Napoli. L’indagine è stata condotta tra settembre 2013 e febbraio 2015 e ha avuto per oggetto la riorganizzazione delle piazze di spaccio nel comune di Santa Maria Capua Vetere e in quelli limitrofi dopo la disgregazione del gruppo Fava, avvenuta nel 2013.In particolare – si legge in una nota del procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli Giuseppe Borrelli- sono stati importanti per l’avvio delle indagini spunti forniti da alcuni esponenti del gruppo Fava (arrestati dopo l’aspro conflitto con la famiglia avversaria dei Bellagio per il controllo del traffico di droga) che hanno avviato una collaborazione con la giustizia. L’indagine ha portato a delineare il nuovo scenario dell’organizzazione che si riforniva di cocaina, hashish e marijuana nella provincia di Napoli per spacciarla nella cittadina casertana. Nelle dinamiche criminali ricostruite – si legge in una nota del procuratore aggiunto della Repubblica Giuseppe Borrelli – vi è anche l’episodio in cui, per motivi allo stato non chiari verosimilmente legati a dinamiche di carattere sentimentale dei rispettivi figli, uno degli indagati compie un attentato nei confronti del negozio di telefonia gestito da un altro indagato a Orta di Atella, esplodendo colpi di arma da fuoco contro le vetrine”. “Circostanza che sottolinea la gravità delle attività delinquenziali – insiste il procuratore aggiunto – è il fatto che il gruppo non esitasse a impiegare minori nelle attività di spaccio o che addirittura li portasse a seguito al fine di sviare i controlli delle forze di polizia. Sintomatico di tale “modus operandi” l’episodio in cui uno degli indagati occultava la sostanza stupefacente nelle salviette umidificanti o nel cosiddetto ‘ovetto kinder’ di un minore”.Lo spaccio è stato esercitato a Santa Maria Capua Vetere e nella vicina San Prisco in luoghi di appuntamento precisi: piazza Mazzini, l’anfiteatro, la villa comunale, il liceo classico e le cosiddette ‘palazzine’ dove soggetti contigui alla famiglia Fava avevano ingaggiato molti giovani. L’approvvigionamento, in particolare quello delle cocaina, avveniva nella zona nota come ‘Parco Verde’ a Caivano e nei comuni di Orta di Atella e Casal di Principe. La marijuana era coltivata nelle campagne tra i comuni di San Tammaro e di Santa Maria La Fossa, in provincia di Caserta, occultata tra campi di tabacco dove i militari hanno trovato oltre 1000 piante. L'articolo I retroscena del blitz antidroga tra Napoli, Caserta e Ravenna. Preso anche il figlio dell’Angelo di Carditello sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Napoli, accoltellarono meccanico per non pagare conto: arrestati

Si rifiutò di pagare le riparazioni fatte al suo scooter e quando il meccanico si ribellò, lui ed un complice lo accoltellarono più volte. Accadde nel settembre scorso, a Napoli: oggi i carabinieri del nucleo operativo della compagnia Napoli centro questa mattina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli a carico di Gennaro Basco, 40enne, già noto alle forze dell’ordine e Vincenzo Arillo, 23enne, entrambi dei Quartieri Spagnoli. I due sono accusati di tentato omicidio, tentata estorsione e porto illegale di arma bianca. Fu Basco a rifiutarsi di pagare l’intervento e fu lui che dopo le opposizioni del meccanico chiamò Arillo per aiutarlo nella ‘punizione’. E così Arillo colpì la vittima più volte all’addome, alla schiena e anche al viso. Solo grazie alle resistenze del meccanico non furono colpite zone vitali. I due scapparono subito, all’arrivo dei carabinieri e da allora si sono resi irreperibili. Oggi le ordinanze e gli arresti domiciliari. L'articolo Napoli, accoltellarono meccanico per non pagare conto: arrestati sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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