Indagini a tutto campo per gli agenti della Polizia di Stato che cercano di capire i motivi dei diversi colpi di pistola sono stati esplosi all’indirizzo di una autovettura che successivamente è stata data alle fiamme. Il fatto è avvenuto la scorsa notte in vico Santa Maria a Lanzati, nel centro storico di Napoli. La vettura è intestata ad una donna ma, come hanno accertato i poliziotti giunti sul posto, ad utilizzarla è il figlio.
Grave da essere portato in ospedale ma non da evadere. Ha dell’incredibile l’evasione di un detenuto che era stato portato all’ospedale Cardarelli di Napoli per gravi motivi di salute, in applicazione delle disposizioni sui gravi motivi di salute. A quanto si apprende l’uomo era stato trasferito nella struttura sanitaria ieri sera ma questa mattina è riuscito ad eludere la sorveglianza, divincolandosi, e a fuggire. L’uomo è condannato per diversi reati e il fine pena per l’evaso scade nel 2030. L’uomo salì alla ribalta della cronaca per una rapina in una gioielleria di Ponticelli alla fine della quale strinse la mano alla vittima sotto l’occhio delle telecamere. Ad evadere a secondo di quanto si apprende è stato Giuseppe Merolla , 30 anni. Sulle tracce dell’uomo ora ci sono oltre alla polizia penitenziaria anche i carabinieri.
Giuseppe Merolla, il detenuto di 30 anni, evaso dall’ospedale Cardarelli di Napoli dove era stato condotto dal carcere per essere sottoposto ad una visita medica, è stato arrestato dai carabinieri a Castel Volturno, in provincia di Caserta. L’uomo è stato bloccato dai militari della Compagnia di Napoli-Poggioreale, nei pressi dell’abitazione di alcuni parenti.
Ha provato in tutti i modi a estorcere denaro al presidente di una cooperativa che si era aggiudicata il contratto di fitto per la gestione di parcheggi privati nei pressi del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Prima con allusioni, poi con minacce e aggressioni fisiche. Vincenzo Casertano, 50 anni, ritenuto affiliato al clan Belforte, è finito agli arresti domiciliari. A eseguire il provvedimento di custodia cautelare – emesso dal Gip di Napoli su richiesta della DDA partenopea – sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Santa Maria Capua Vetere in collaborazione con la locale stazione. Le indagini son partite nell’estate scorsa dopo la denuncia del presidente della cooperativa che si era aggiudicato l’affitto e la gestione delle aree di parcheggio. Casertano, spiega una nota della procura, era “conosciuto quale gestore di fatto del parcheggio sito davanti al locale commissariato”. L’estorsione vera e propria – preceduta da tentativi di dissuasione dal partecipare all’affare – è cominciata subito dopo che la cooperativa ha sottoscritto il contratto di fitto. “le minacce venivano portate avanti – scrive il Gip – con il gergo criminale tipico del contesto camorristico, con le frasi ‘sono uno che sta in mezzo alla strada’, ‘mi sono fatto dieci anni di carcere’ con l’obiettivo di dare risalto alla propria caratura criminale”.
150 anni e sei mesi a tanto assomma la condanna complessiva dei 19 affiliati al clan D’Alterio- Pianese . La sentenza di condanna per tutti gli imputati,condannati a vario titolo per la loro appartenenza al clan operativo nella città di Qualiano, è arrivata ieri. La doccia fredda per gli imputati era già arrivata lo scorso mese di novembre, poiché ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso nonché di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e di estorsione aggravati da finalità mafiose, il pm Gloria Sanseverino aveva chiesto in totale 181 anni e 4 mesi di carcere nel processo col rito abbreviato. L’operazione che ha portato all’arresto dei 19 imputati risale al novembre del 2014 e fu eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Giugliano su indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che individuò i ruoli di ciascuno degli indagati all’interno della faida, in cui si contrapposero le due fazioni sorte dopo la morte nel 2006 del boss Nicola Pianese. Da una parte la moglie, rimasta vedova del boss Raffaella D’Alterio , con il fratello Bruno contrapposti al gruppo di Paride De Rosa. Dei 19 furono documentate le dinamiche operative del clan e soprattutto le estorsioni fatte ad imprenditori, commercianti, liberi professionisti e normali cittadini. Al centro delle attività illecite lo spaccio di droga, soprattutto hashish, cocaina e marijuana. Nelle corso delle perquisizione furono rinvenute anche armi tra cui 8 pistole, 5 fucili ( tra cui due a canne mozze), una carabina da guerra, una pistola mitragliatrice, 5 machete, 3 scimitarre, 2 balestre nonchè 200 tra munizioni e proiettili.
10 anni per Eugenio Nocera
12 anni e 4 mesi per Domenico Cante
6 anni per Dario Correale
11 anni per Giovanni Correale
6 anni per Bruno d’Alterio
6 anni per Antonio Palumbo
14 anni per Nicola Raffaele Pianese –
9 anni per Mario Polizzy
7 anni per Carmine Sgariglia
6 anni per Luigi Strazzulli
5 anni per Ciro De Meo
5 anni per Vincenzo Di Maro
6 anni per Antonio Esposito
11 anni e 8 mesi per Gaetano Iovine
6 anni per Luigi Loffredo
6 anni per Pasquale Leone
6 anni per Luigi Strazzulli
5 anni per Ciro De Meo
5 anni per Vincenzo Di Maro
6 anni per Antonio Esposito
11 anni e 8 mesi per Gaetano Iovine
6 anni per Luigi Loffredo
6 anni per Pasquale Leone
6 anni per Nicola Margiore
6 anni per Filippo Mastrantuono