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Clan Giuliano sequestro beni a Roma

Un patrimonio che ammonta a 100 milioni di euro è stato sequestrato dalla Dia di Roma a cinque persone” responsabili di un vasto sistema di usura e gioco d’azzardo sul litorale romano, in particolare a Ladispoli dove i cinque risiedono. Alcuni di questi, già arrestati in un’operazione della Dia del giugno scorso, risulterebbero vicini al clan Giuliano di Napoli. Tra i beni sequestrati 60 immobili di pregio, 11 società, 200 rapporti bancari, 20 veicoli e 10 terreni agricoli” L'articolo Clan Giuliano sequestro beni a Roma sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Morte Aldo Gionta: stamane la denuncia dei familiari. Tre medici indagati

Stamane la famiglia Gionta , attraverso i propri legali Giovanni Tortora e Gaetano Rapacciuolo, presenterà la denuncia ai carabinieri per omicidio colposo per la morte di Aldo Gionta. Il 47enne, cugino omonimo del più noto boss poeta di Torre Annunziata e nipote del capoclan Valentino, è deceduto venerdì mattina all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase prima di essere sottoposto ad un intervento chirurgico alla gamba e subito dopo essere stato sottoposto ad un’anestesia spinale. Sono intanto tre i medici indagati per la sua morte di Aldo Gionta. Il pm Silvio Pavia della Procura di Torre Annunziata che sta coordinando le indagini ha ritenuto non opportuno inviare l’avviso di garanzia anche ai due infermieri presenti in sala operatoria al momento della tragedia. L’autopsia intanto è slittata a giovedì.Nel frattempo, ieri mattina anche l’Asl Napoli 3 Sud ha nominato un proprio difensore. La stessa Asl non ha escluso che possa essere aperta un’inchiesta interna, parallela a quella della magistratura. L'articolo Morte Aldo Gionta: stamane la denuncia dei familiari. Tre medici indagati sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Contrabbando di gasolio per un milione di euro: tre arresti, due sono di Pomigliano

Blitz delle Fiamme Gialle tra Ponticelli, Afragola e Pomigliano d’Arco: la Guardia di Finanza ha sequestrato un’autocisterna con all’interno 35mila litri di gasolio di contrabbando e proveniente dall’Est Europa. Tre persone sono finite in carcere: si tratta dell’autista del mezzo pesante, il 45enne Giuseppe Vitiello, il proprietario dello stesso tir, Vincenzo De Blasio, 40enne sempre di Pomigliano, ed il titolare di un’area di servizio di via Argine, nel quartiere napoletano di Ponticelli, il 32enne, Dario Figliolia. Inoltre è stato denunciato a piede libero S. C.. 47enne di Afragola, titolare di un deposito in cui sono svolte le operazione di carico del carburante illegale. La Guardia di Finanza ha seguito l’autobotte uscita dal capannone fino a quando è entrata nell’area di servizio di Napoli Est. Qui sono intervenuti, fermando naturalmente le attività. Il valore complessivo del combustibile intercettato è pari a circa un milione di euro, inoltre è risultato essere danno per i veicoli. Per i primi tre, il magistrato ha disposto gli arresti nel carcere di Poggioreale, in attesa dell’udienza di convalida. Nel pomeriggio di ieri, una pattuglia della compagnia della guardia di finanza di Afragola, diretta dal capitano Dario Gravina, ha intercettato il pesante autoarticolato, contrassegnato dal segnale “trasporto carburante” mentre usciva da un deposito di via Cinque Vie. I militari che erano a bordo di un’auto civetta, hanno seguito l’automezzo fino all’area di servizio di via Argine dove sono intervenuti. Il carburante, di provenienza dall’est europeo, ad una prima analisi è risultato troppo ricco di zolfo, tipica del gasolio contraffatto. Per questo, le quattro persone coinvolte rischiano anche una denuncia per falsificazione. Le fiamme gialle hanno sequestrato il deposito di Afragola, l’area di servizio di via Argine e l’autoarticolato, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. L'articolo Contrabbando di gasolio per un milione di euro: tre arresti, due sono di Pomigliano sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Napoli, uomo si barrica nel negozio per evitare lo sfratto

Un uomo si è barricato nel suo negozio per evitare lo sfratto esecutivo, minacciando di togliersi la vita e chiedendo un incontro con i padri francescani, proprietari dell’immobile. “Non è una protesta, è un atto di disperazione”, spiega Fernando, il figlio di Giovanni Carretta, titolare di un negozio di abbigliamento maschile in corso Umberto. Fernando racconta la storia del papà e della sua famiglia che quel negozio lo gestisce da 60anni. “Abbiamo sempre pagato, siamo brava gente ma la crisi ha spezzato le gambe anche a noi – dice – Fernando – il costo dell’affitto poi è salito alle stelle: dai due milioni delle vecchie lire a seimila euro. Mio padre pagava non tutto ma una parte la pagava. Con questa crisi come si può pagare un fitto così tanto alto? Abbiamo cercato di spiegarlo ai francescani ma non hanno voluto sentire storie”. E così oggi è arrivato il giorno dello sfratto esecutivo. “Grazie a questo negozio vive una intera famiglia: mio padre, mia madre, mio fratello ed una mia sorella divorziata con due bimbi. E poi ci sono io che ho solo un lavoro part time da 700 euro al mese – racconta ancora Fernando – Ad oggi l’unico stipendio a disposizione di tutta la famiglia. Già il 23 dicembre scorso mio padre venne a casa e ci disse di non sentirsi più un uomo. Scomparve per ore e poi lo ritrovammo barricato nel negozio. Å disperato, vuole uccidersi. L’unica cosa che chiede è di incontrare i padri francescani per provare a trovare un accordo”.”Abbiamo già avuto modo di parlare oggi con la famiglia Carretta, con la quale ci incontreremo domani per individuare una soluzione condivisa”. Lo ha detto Pietro Russo, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia della provincia di Napoli, commentando il gesto di Giovanni Carretta, titolare di un negozio di abbigliamento maschile in corso Umberto, che si è barricato nella bottega per evitare lo sfratto esecutivo, minacciando il suicidio. “Speriamo di riuscire a convincere i padri francescani, proprietari dell’immobile, a trovare una mediazione. Una soluzione – continua Russo – potrebbe essere quella di individuare nuove linee di credito per evitare un gesto estremo e la chiusura dell’ennesimo negozio storico per la nostra città. Sarebbe fondamentale promuovere l’espansione del credito agevolato tramite i consorzi fidi, i quali si sono dimostrati finora l’unico strumento efficace per dare respiro finanziario alle pmi”. L'articolo Napoli, uomo si barrica nel negozio per evitare lo sfratto sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Terzigno: chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino

Terzigno. Chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino, uccisa il 14 settembre dello scorso anno a Terzigno. Nunzio Annunziata, il 37enne, per il quale la Procura di Nola aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato sarà processato dal Gup del Tribunale volano. Ieri mattina, i legali – Giovanni Tortora e Maddalena Nappo – hanno sollevato un’eccezione dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli e il processo è ritornato nella fase delle indagini preliminari. Nullo il giudizio immediato. Il pm dovrà dunque riformulare l’avviso di conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Tempi strettissimi, anche in virtù del fatto che è fissato il 16 marzo prossimo – dinanzi alla Corte di Cassazione – il ricorso per l’annullamento dell’ordinanza cautelare a carico di Annunziata. Nel caso in cui l’istanza difensiva fosse accolta, il killer di Enza Avino tornerebbe libero, in attesa del processo. Nunzio Annunziata, ex militare, trucidò la donna per strada dopo che il loro rapporto era finito malamente. A carico dell’omicida c’erano già delle denunce per stalking, ma il 14 settembre scorso, Annunziata sparò contro la povera Enza uccidendola per strada. Poi scappò e fu arrestato il giorno seguente a Poggiomarino mentre tentava di nascondersi nei pressi di una scuola. L'articolo Terzigno: chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino sembra essere il primo su Cronache della Campania.