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Onda, il killer del clan Gionta tenta il suicidio in carcere

Umberto Onda, uno dei killer più spietati dell’ultima generazione del clan Gionta di Torre Annunziata avrebbe tentato il suicidio in carcere. L’episodio sarebbe avvenuto nell’ultimo week-end all’interno del carcere di Opera dove è detenuto al 41-bis e deve scontare l’ergastolo. Onda avrebbe tentato il suicidio con un’arma da taglio e varebbe perso molto sangue prima di essere soccorso dalle guardie penitenziarie. Ricoverato in ospedale, ora le sue condizioni sono migliorate. Onda che era inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi d’Italia fu arrestato dai carabinieri il 28 giugno 2010 a Brindisi mentre scendeva da un traghetto proveniente dalla Grecia. I L'articolo Onda, il killer del clan Gionta tenta il suicidio in carcere sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Nocera Inferiore: resta in carcere Giovanni Citarella

L’imprenditore Giovanni Citarella resta in carcere. Nonostante il parere favorevole del procuratore generale presso il Tribunale di Sorveglianza di Potenza avesse dato l’assenso per gli arresti domiciliari all’imprenditore che deve scontare un residuo pena di circa un anno per la condanna nel processo “Due Torri” il giudice ha negato all’imprenditore il ritorno a casa. A metà gennaio, gli avvocati dell’ex patron della nocerina avevano ben sperato dopo i numerosi dinieghi per l’affidamento in prova o i domiciliari richiesti nei mesi scorsi. Citarella aveva sperato che i giudici potentini fossero più magnanimi nei suoi confronti ed aveva deciso – dopo la ratifica della condanna da parte della Cassazione – di consegnarsi nel carcere di Potenza per scontare un residuo di due anni e tre mesi di reclusione. Giovanni Citarella che aveva patteggiato la pena dopo un’intensa collaborazione con la magistratura era – secondo la Procura di Salerno – a capo di una cordata di imprenditori che manipolavano le gare d’appalto alla Provincia. Un cartello, composto da imprenditori edili di tutta la provincia di Salerno, che erano capaci di accaparrarsi i lavori con la complicità di dipendenti pubblici infedeli e grazie ad uno studio sul ribasso da presentare nelle gare d’appalto. Molti dei suoi coimputati, condannati in via definitiva, hanno ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali ed hanno evitato il carcere. Citarella per i suoi numerosi precedenti penali e per le attuali pendenze giudiziarie – è imputato in un processo pendente presso il Tribunale di Nocera Inferiore – è rimasto in carcere.Nei prossimi mesi, il noto imprenditore nocerino dovrà comparire come teste d’accusa nel processo “Due Torri” in corso a Salerno.(r.f.) L'articolo Nocera Inferiore: resta in carcere Giovanni Citarella sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Torre Annunziata, morì in sala parto: chiesta l’archiviazione per sette tra medici e infermieri

Maria D’Ambrosio 37 enne di Torre Annunziata morì durante il parto per un’imprevedibile cardiopatia dopo gravi convulsioni. Ieri il pm della Procura della Repubblicadi Torre Annunziata, Antonella Lauri, ha chiesto al giudice l’archiviazione per i 7 componenti dell’equipe dell’ospedale “Sant’Anna”di Boscotrecase, accusati di concorso in omicidio colposo. Con la donna morì anche la bimba che portava in gremo (l’avrebbero chiamata Francesca). L’episodio di malasanità avvenne la notte del 12 novembre 2014. Grazie ai risultati dell’autopsia, svolta sui due corpi il pm ha chiesto l’archiviazione del ginecoloco Angelo Mascolo, del responsabile del reparto di ginecologia dell’ospedale Luigi Lacchi e di Domenica Porzio, Emilio Sorrentino, Carmela Fabozzo, Floriana De Fazio e Cesare Serra. Erano tutti presenti in sala operatoria la notte tra l’11 e il 12 novembre 2014. Secondo i periti Claudio Buccelli, Antonio Mirabella e Giuseppe Botta, incaricati dal tribunale di Torre Annunziata non ci fu nessuna colpa medica, perché Maria D’Ambrosio venne curata con gli esami previsti dalla prassi. Gli avvocati della famiglia D’Ambrosio e del marito hanno già annunciato che si opporrano alla decisione del pm. L'articolo Torre Annunziata, morì in sala parto: chiesta l’archiviazione per sette tra medici e infermieri sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Ercolano: si è pentita “lady camorra” Enrichetta Cordua

Ercolano. Decide di passare dalla parte dello Stato Enrichetta Cordua, lady camorra, detenuta dal 23 settembre scorso in regime di 41 bis. La decisione è stata annunciata nel corso del processo per l’omicidio di Alfonso Guida, esponente del clan Ascione-Papale, cosca avversaria a quella dei Birra-Iacomino di cui faceva parte ‘Chetino’. La donna che insieme a Marco Cefariello avrebbe diretto l’organizzazione criminale della ‘curatela’ mentre i vecchi boss erano in carcere o pentiti, ha scelto di iniziare a collaborare con a giustizia. La prima prova è stata quella di raccontare il suo coinvolgimento proprio nell’omicidio Guida avvenuto il 13 agosto del 2003 a Torre del Greco e per il quale è stata condannata a 10 anni e otto mesi di reclusione, beneficiando dei riconoscimenti previsti dalla legge sui pentiti. Enrichetta Cordua è già inserita nel programma di protezione e pare abbia già raccontato retroscena sulle ultime alleanze dei Birra-Iacomino tra Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata. Chettina Cordua, 51 anni, in passato veniva inquadrata come una delle tante donne che per conto della cosca di Giovannino Birra gestivano il giro della droga. Poi, i pentiti l’hanno additata come la ‘reggente’ del clan Birra-Iacomino, un coinvolgimento pesante che ha spinto l’antimafia a chiedere e ottenere per lei il regime del carcere duro. Un regime al quale non ha retto e si è schierata con l’esercito dei pentiti del clan. L'articolo Ercolano: si è pentita “lady camorra” Enrichetta Cordua sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Spaccio a Salerno, sgominata la gang di Roberto Esposito

Salerno. Due piazze di spaccio a Salerno, per ‘commerciare’ in eroina e cocaina, sono al centro di un’indagine della polizia che ha portato all’emissione di dieci misure cautelari da parte del gip. La squadra mobile ha eseguito tre provvedimenti ai domiciliari, per indagati per detenzione e spaccio di droga, e sette in carcere a indagati cui viene contestata anche l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il capoluogo di provincia, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era diviso dall’organizzazione in due aree di spaccio: nel centro storico prevalentemente eroina, e nella zona collinare e a rione Matierno la cocaina. A capo dell’organizzazione Roberto Esposito, già detenuto, che attraverso il fratello Cataldo, all’epoca in carcere, aveva conosciuto e stretto relazioni con i familiari di alcuni detenuti nigeriani in grado di fornire hashish, ecstasy, coca ed eroina in grandi quantita’. Queste relazioni ‘commerciali’ gli hanno permesso, dicono le indagini avviate a dicembre 2013 e durate fino a meta’ 2014, di costruire un sodalizio per gestire due piazze di spaccio in citta’, quando quel ‘business’ era in mano solo a organizzazioni dell’hinterland napoletano. A questa tranche di inchiesta fanno riferimento 7 misure cautelari in carcere, e, nel corso delle indagini, il sequestro di una partita di ecstasy con una molecola di sintesi particolarmente pericolosa. Un secondo provvedimento fa riferimento solo allo spaccio di droga tra 2014 e inizio 2015 e riguarda 3 indagati. L'articolo Spaccio a Salerno, sgominata la gang di Roberto Esposito sembra essere il primo su Cronache della Campania.