Latina/Torre del Greco. Omicidio Barlone: chiesti tre ergastoli e tre condanne a 20 anni di reclusione. Rito abbreviato per sei delle persone coinvolte nell’omicidio dell’ex diacono di Monte San Biagio, Patrizio Barlone. Nei giorni scorsi il pm Valerio De Luca ha chiesto l’ergastolo per Salvatore Avola, Carmine Marasco di Torre del Greco e Antonio Imperato di Ercolano, ritenuti gli esecutori materiali del delitto. Mentre l’accusa ha chiesto una condanna a 20 anni per Aldo Quadrino, l’imprenditore di Fondi, mandante del raid ai danni di Barlone, Vincenza Avola di Torre del Greco e Salvatore Scarallo di Napoli. Il Gup Laura Matilde Campoli deciderà sulla richiesta di condanna il prossimo 11 febbraio. Patrizio Barlone fu trovato morto nella sua abitazione di Monte San Giacomo a febbraio scorso: fu legato e imbavagliato e poi ucciso. Dietro il raid che inizialmente doveva essere una rapina c’era un debito di 25mila euro che Quadrino aveva contratto con la vittima. Le immagini delle telecamere di sorveglianza erano state determinanti nell’individuazione dei componenti della gang ingaggiata da Quadrino. Per i sei si sta svolgendo il processo con rito abbreviato. Il prossimo 11 febbraio si tornerà in aula e sarà la volta delle difese e della sentenza.
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“Io e Pasquale Loreto ci siamo sentiti spesso perché entrambi lavoriamo in delle concessionarie di auto. Quello a telefono straparla. Dice che solo lui capisce. Dice che conosce un sacco di gente”: Bruno De Vivo, ex sodale nell’organizzazione criminale della Nuova Famiglia, ha continuato a mantenere rapporti con l’amico fidato di sempre Pasquale Loreto. Lo intercettano le forze dell’ordine nel 2010, quando viene messo sotto controllo il telefono del ras di Scafati che da località protetta continua i suoi affari leciti e illeciti e i suoi rapporti con il figlio Alfonsino e i Ridosso di Scafati. Bruno De Vivo, dopo anni di silenzio, chiede di essere interrogato dal pm della Dda, Maurizio Cardea, nell’ambito di un procedimento aperto nei confronti del collega ‘pentito’ Pasquale Loreto. De Vivo, il paganese che anni prima aveva protetto la latitanza dello scafatese, decide di raccontare le ‘ultime malefatte’ del suo amico anche perché presuppone di essere di nuovo ‘attenzionato’ dalle forze dell’ordine per i suoi rapporti con Loreto. Ad aprile del 2010 in un breve interrogatorio spiega i motivi delle tante telefonate intercettate tra lui e Pasqualino Loreto. Il magistrato gli chiede spiegazioni di lunghe conversazioni nelle quali vengono indicate persone e luoghi. In quel periodo, Loreto ha avuto un problema serio per la vendita di un camper ad una donna. La compravendita è finita in malo modo e il figlio Alfonso con un il suo amico Ridosso va in Toscana dove la donna viene aggredita e picchiata, tanto da essere refertata in ospedale. L’episodio allerta la Procura locale che apre un fascicolo d’indagine sulle attività del pentito scafatese in località protetta e sulle ingerenze degli Scafatesi in Toscana. Bruno De Vivo conosce tutte le vicende dell’amico, viene aggiornato da Loreto sui suoi affari per la rivendita di auto che fa arrivare a dei rivenditori dell’Agro nocerino, ma mantiene rapporti anche con Enrichetta, la sorella dello scafatese che ha un ristorante proprio nella città dove ‘o luongo vive da anni sotto ‘copertura’.
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