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Fissata per il 4 aprile l’udienza preliminare per Giulio Murolo, l’uomo della “strage dal balcone” a Secondigliano
E’ stata fissata per il 4 aprile prossimo l’udienza preliminare a carico di Giulio Murolo, l’uomo che nel maggio scorso fu protagonista di un pomeriggio di follia a Secondigliano sparando con un fucile dal suo balcone sui passanti. E’ stato il pm Roberta Simeone a chiderne il giudizio davanti al gup Attena dopo l’incidente probatorio e la visita degli specialisti(medici e psicologici) che ne hanno stabilito la sua corretta capacità di intendere al momento degli omicidi, ma anche sulla sua capacità di stare a giudizio, di sostenere un eventuale processo dinanzi a una Corte di assise. E’ accusato di strage e porto e detenzione di armi. Ma i suoi avvocati ( Carlo Bianco e Maria Grazia Padula) invece sostengono che Murolo non solo non era in possesso della propria lucidità, ma è attualmente incapace di stare a giudizio: è depresso parla di suicidio, vive alle prese con continui atti autolesionistici. Si sono affidati ai consulenti di parte Salvati e Bruno, ma anche alle relazioni fatte dalle strutture penitenziarie e ospedaliere in cui è stato ristretto in questi mesi Murolo. sarà una battaglia legale in aula il 4 aprile prossimo. Era il 15 maggio scorso quando ci fu la strage: Murololitigò con il fratello e la cognata, motivi banali di convivenza domestica. Panni stesi, sconfinamento da un balcone e l’altro, una parola di troppo e la lite che degenera: l’uomo, un infermiere di 48 anni, si impossessa del fucile da caccia e dà inizio a una carneficina. Vengono uccisi il fratello Luigi, sua cognata Concetta Uliano, che si trovavano sul ballatoio della sua abitazione; ma anche il capitano della polizia municipale Francesco Bruner, e Luigi Cantone; Vincenzo Cinque; mentre sono stati feriti Cristoforo Cozzolino, Umberto De Falco, Luigi Cristian Infante, Michele Salvatore Varriale, Luigi Capasso. Tutte parti offese nel corso di un possibile processo per strage e possesso di armi, che custodiva con cura in un armadio di casa.Poi la resa dopo una lunga telefonata con un agente della Questura di Napoli che lo convinse che era meglio per tutti arrendersi.
Napoli: gli amori vietati nel clan. Nel “Bronx” anche Varrello fu ucciso per amore
Amori vietati con le donne del clan: anche Ciro Varrello, ucciso il 12 gennaio del 2013 su una panchina di viale 2 Giugno potrebbe essere stato ucciso per aver osato intrattenere una relazione amorosa con una donna legata ad un uomo della cosca. E’ quanto stanno cercando di capire gli inquirenti dopo l’omicidio di Vincenzo Amendola e la decisione di Gaetano Nunziato, il pusher 23enne, di far ritrovare il cadavere del giovane 18enne incensurato. Crolla il muro di omertà nel bronx di San Giovanni a Teduccio, crollato il muro di omertà a San Giovanni a Teduccio. Gli abitanti di via Taverna del Ferro, quartiere bunker del clan Formicola, non è più disposta a nascondere i due ricercati Gaetano Formicola, ‘o chiatto, e Giovanni Tabasco ‘birillo’, tanto che i due pare siano stati costretti a trovare un altro nascondiglio. Ma alla luce di quello che è accaduto a Vincenzo Amendola si riapre un altro caso irrisolto: l’omicidio di Ciro Varrello, detto Ciruzzo ‘a banana, 24 anni, ammazzato nel 2013. Chissà se Nunziato non sia disposto a rivelare sconcertanti retroscena anche su quel delitto rimasto inspiegabile. Varrello potrebbe aver pagato con la vita la relazione con una donna del clan Formicola che, con il marito in carcere, aveva avviato una relazione amorosa con il giovane ucciso. L’agguato a Ciro Varrello, incensurato, scattò nel pomeriggio, intorno alle 16 in viale 2 Giugno, la stessa strada dove è stato giustiziato e seppellito Amendola. Il 24enne, anch’egli residente nelle palazzinedel “Bronx” di via Taverna del Ferro, frequentava elementi del clan Formicola, quel giorno era fermo sulle panchine, assieme ad altri giovani del rione, quando arrivarono i killer, in due, giovanissimi, in sella ad una moto Aprilia. Ci fu tra i tre un violento litigio, poi uno dei killer estrasse la pistola e sparò. Due pallottole raggiunsero Varrello al torace, il terzo colpo in faccia. Proprio il proiettile al volto è un altro elemento che unisce i due omicidi Amendola-Carrello, il segno della punizione per lo sgarro subito. Carrello morì durante il trasporto al Loreto Mare. Già allora si paventò la pista passionale, ma l’omicidio fu coperto da una coltre di omertà che non è mai calata. Gli inquirenti ritrovarono, grazie ad una telefonata anonima, la moto usata per l’agguato a Barra. Era bruciata. E subito si pensò ad un tentativo di addebitare il delitto ai clan di Barra, dunque un depistaggio per distogliere l’attenzione dal quartiere. Qualcuno, però, si vantò di aver ucciso Ciruzzo ‘banana’. Pare che Nunzio Andolfi, detto Nunziello’ figlio di Andrea ‘o minorenne, si sia vantato di aver ucciso Varrella, in quel periodo, perché vicino al clan Formicola. Ma anche in questo caso la guerra tra clan c’entrerebbe poco. A raccontare di Nunziello e di Varrello il pentito Domenico Esposito ‘o cinese: “Gli ha sparato tre, quattro botte in testa”. Esposito racconta: “Qualche tempo, prima dell’omicidio dei ragazzi (Minichini e Castaldi vicini ai D’Amico) c’è stato un morto vicino al laghetto di San Giovanni a Teduccio. Noi avevamo nascosto due ragazzi, uno era il figlio di Andrea Andolfi, Nunzio, e l’altro un ragazzo del Bronx che saprei riconoscere in fotografia. Nonostante li avessimo avvertiti che non dovevano muoversi dall’appartamento, si presentarono giù da Marco. O meglio, si presentò Nunzio e disse che era stato lui a uccidere il ragazzo a San Giovanni, insieme all’amico che si nascondeva con lui, a causa di un litigio che aveva avuto per motivi di strada. Io dissi a Nunzio che non doveva raccontare queste cose, ma lui mostrò indifferenza. L’amico invece era pallido e spaventato”.
Napoli: intera famiglia arrestata per spaccio ai Quartieri Spagnoli
Cinque spacciatori di cocaina arrestati, tra cui quattro persone appartenenti alla stessa famiglia, 16 persone alla guida senza patente e 49 prive di assicurazione. Sono alcuni dei risultati dei controlli dei carabinieri a Chiaia, via Toledo e nelle zone intorno ai quartieri spagnoli, in occasione della movida. In campo i militari della compagnia Napoli centro insieme a colleghi del Nucleo radiomobile di Napoli e della compagnia d’intervento operativo del reggimento Campania. In particolare i carabinieri della stazione quartieri spagnoli hanno arrestato per spaccio di stupefacente tre fratelli e una nipote: Carmela Pipolo, 39 anni, Ciro Pipolo, di 36, Nunzio Pipolo, 32 anni, e Vincenza Rizzo, 22 anni, figlia di Carmela Pipolo. I quattro sono stati bloccati all’interno della loro abitazione in vico Tre re a Toledo immediatamente dopo aver ceduto a una persona due dosi di cocaina. Sono stati trovati in possesso di circa 15 grammi della stessa sostanza e di un bilancino di precisione. In via Villari, invece, i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia centro hanno arrestato per spaccio di stupefacenti Fabio Mucci, 32 anni, del luogo, già noto alle forze dell’ordine, bloccato subito dopo aver ceduto ad altrettanti acquirenti 3 dosi di cocaina. Nel corso dei consueti controlli alla circolazione stradale sono state contestate 169 infrazioni al codice e denunciate 15 persone per guida senza aver conseguito la patente. Tra i multati ben 49 casi di cittadini che circolavano con veicoli o scooter senza copertura assicurativa obbligatoria e cinque giovani in sella a scooter senza casco protettivo. Nella zona della movida sono stati individuati, identificati, multati e allontanati 15 parcheggiatori abusivi.
Omicidio Amendola: anche il clan Rinaldi cerca i due latitanti. Il 18enne ucciso e seppellito era il nipote del boss
Emergono particolari inquietanti e ipotesi investigative nuove e preoccupanti dalle indagini sulla morte e sul successivo ritrovamento del cadavere seppellito del 18enne Vincenzo Amendola di San Giovanni a Teduccio. Le rivela il quotidiano Il Roma oggi in edicola secondo il quale non soltanto la polizia sta cercando Gaetano Formicola “’o chiatto” e Giovanni Tabasco “o’ birillo” , ma anche il clan Rinaldi. Vincenzo Amendola, infatti era nipote dei ras del rione Villa e il fatto che possa essere stato tradito dai migliori suoi amici ha profondamente turbato l’intera famiglia. Gli investigatori sono in massima allerta sul territorio perchè vi è la concreta possibilità di una vendetta che darebbe il via a una nuova guerra di camorra. Le due cosche però da alcuni anni sono alleate e di conseguenza non è escluso un chiarimento senza spargimento di sangue. Anche se nella malavita la famiglia è sempre la famiglia e viene prima di tutto. Non a caso i due latitanti dopo essere stati visti in giro per il quartiere separatamente sembrano essersi dissolti nel nulla. I continui controlli delle forze dell’ordine e il fatto che qualcuno dei Rinaldi potesse aver deciso di vendicare la morte di Enzino ha consigliato loro di cambiare aria, almeno per il momento.
(nella foto i tre presunti killer di vincenzo amendola: giovanni tabasco, gaetano nunziato e gaetano formicola)
Il Gip nega gli arresti per 46 tra boss e gregari dei clan di Torre del Greco, Ercolano e Portici. Ecco i nomi
Manca l’attualità del reato. Associazione per delinquere e estorsioni commessi tra la fine degli anni 90 e la metà del 2000 dai clan di Torre del Greco, Ercolano e Portici non consentono l’arresto di 46 esponenti dei gruppi criminali Birra, Ascione Papale e Vollaro. A sostenerlo il Gip del Tribunale di Napoli Marina Cimma che ha respinto la richiesta di arresto avanzata dai pm della Dda Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa. Il mancato arresto di boss del calibro di Antonio Birra, Stefano Zeno, Pietro Vollaro – a capo della cosca attiva a Portici – Mario e Michele Ascione, rivali dei Birra, evitano il carcere. Ma l’antimafia napoletana che per anni ha indagato sui clan a sud di Napoli, insieme ai carabinieri di Torre del Greco, con brillantissimi risultati, non si è arresa e ha presentato appello al Riesame contro la decisione del Gip Cimma. A marzo ii giudici napoletani affronteranno la questione rivedendo gli atti d’accusa depositati dalla Procura nei quali figurano decine di verbali di collaboratori di giustizia, dichiarazioni delle vittime – commercianti e imprenditori – e le prove raccolte dagli inquirenti. Tra i reati contestati vi sono decine di estorsioni e attentati commessi nel corso di un decennio nella zona calda del napoletano. L’inchiesta vede indagate 74 persone per associazione di stampo mafioso, estorsione, per 46 di loro è stato chiesto l’arresto, molti dei quali detenuti. Le vittime sono commercianti e imprenditori edili che si sono occupati di lavori pubblici dalla costruzione di scuole, ai lavori di realizzazione della terza corsia dell’A30 nel tratto compreso tra Ercolano e Torre Annunziata, e finanche il rifacimento del manto del campo sportivo ‘Solaro’ di Ercolano.
Ecco gli indagati
Acampora Gaetano-Ercolano
Stavola Ciro -Cercola
Viola Vincenzo -Ercolano
Manzo Luigi-Ercolano
Nocerino Luigi- Ercolano
Ascione Raffaele -Ercolano
Sannino Andrea -Torre del Greco
Uliano Ciro -Ercolano
Adamo Carmelo -Portici
Vollaro Giuseppe -Ercolano
Zeno Stefano- Ercolano
Vollaro Pietro- Portici
Spagnuolo Vincenzo -Ercolano
Nocerino Ciro- Torre del Greco
Ascione Pasquale -Ercolano
Zeno Giacomo – Torre del Greco
Montella Ciro – Torre del Greco
Birra Antonio- Ercolano
Cefariello Marco – Torre del Greco
Borrelli Simone – Ercolano
Ascione Michele- Cercola
Di Bartolomeo Giorgio- Torre del Greco
Ascione Mario – Napoli
Vanacore Mario – Portici
Romagnoli Antonio – Napoli
Birra Annamaria – Ercolano
Taurino Aniello – Napoli
Guida Ciro – Portici
Filosa Giovanni- Ercolano
Miranda Salvatore – Torre del Greco
Ascione Giovanni – Napoli
Spronello Pasquale- Napoli
Amendola Bernardo – Ercolano
Estilio Aniello – Napoli
Birra Giovanni – Ercolano
Viola Salvatore – Ercolano
Sannino Antonio- Torre del Greco
Ascione Patrizia – Cercola
Suarino Raffaele – Cercola
Fioto Lorenzo – Torre del Greco
Nocerino Domenico 1952 – Ercolano
Nocerino Domenico 1986 – Torre del Greco
Cataletti Gennaro – Ercolano
La Pietra M. Rosaria – Torre Aannunziata
Oliviero Ciro – Torre del Greco
Ottaviano Salvatore – Torre del Greco
