Il Cuore di Domenico: Una Catena di Errori alla Ricerca di Giustizia
La tragica vicenda di Domenico Caliendo, un bambino di due anni e mezzo, ha riacceso il dibattito sulla responsabilità medica, portando alla luce interrogativi inquietanti sul mondo della cardiochirurgia pediatrica. Al centro dell’indagine, il destino di un cuore danneggiato durante il trasporto da Bolzano e le decisioni cliniche che ne seguirono, solleva domande cruciali su potenziali negligenze.
Il 23 dicembre 2025, Domenico doveva ricevere un cuore per un trapianto. Tuttavia, l’organo, arrivato a Napoli compromesso dalle temperature estreme, ha innescato una serie di decisioni discutibili. L’analisi dei periti, che ha recentemente portato alla luce oltre 550 pagine di relazioni, suggerisce che la fase cruciale non fosse solo l’esito dell’intervento, ma quanto accaduto nei giorni successivi. Infatti, la superperizia evidenzia che se il bambino fosse stato collegato al dispositivo Berlin Heart entro 72 ore dal trapianto, le sue possibilità di sopravvivenza sarebbero aumentate significativamente.
Le lamentele della famiglia Caliendo si concentrano sull’assenza di strategie di supporto adeguate dopo il fallimento del trapianto. La difesa dei medici coinvolti, in particolare quella del primario Guido Oppido, sostiene invece che l’intervento rappresentasse una procedura accettabile date le circostanze emergenziali. Ma la parola finale spetta all’analisi delle scelte assistenziali post-operatorie.
L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha sottolineato non solo la mancanza di diagnosi tempestive ma anche una gestione post-intervento che potrebbe aver causato il deterioramento delle condizioni di Domenico. Secondo Petruzzi, la superperizia non scagiona affatto gli operatori, anzi solleva interrogativi inquietanti: «Se c’era una possibilità di salvezza, perché non è stata perseguita?». Questa domanda, che risuona pesantemente, evidenzia la frustrazione di una famiglia che cerca giustizia.
Domenico è stato mantenuto in vita tramite un sistema di circolazione extracorporea, l’Ecmo, che secondo la perizia non sarebbe stato sufficiente. La mancata transizione al Berlin Heart viene descritta come un errore fatale. Non solo le scelte terapeutiche sono sotto esame, ma anche il modo in cui è stata gestita la documentazione clinica. Oppido e la sua equipe, già indagati anche per falso, si trovano a fronteggiare una seconda piaga.
L’incidente probatorio ha fissato per novembre dell’anno in corso un’udienza che potrebbe rivelarsi decisiva, mentre il Riesame ha già rinviato a un’altra data la decisione sull’interdizione professionale di Oppido. Ma oltre le scadenze processuali, il dolore della madre di Domenico, Patrizia Mercolino, accomuna il pubblico a una storia di errori e una catena di responsabilità non ancora chiarite. «È stata una catena di errori dall’inizio alla fine», ha dichiarato, esprimendo la sua speranza di giustizia.
Con il peso di una vita persa e le domande irrisolte, il caso Domenico si prepara a diventare un tema di discussione non solo legale, ma anche etico, mentre le famiglie e i professionisti della salute si interrogano su quanto valga la vita di un bambino in un sistema spesso complesso e imperfetto.
