Dalle 600 pagine dell’ordinanza cautelare sul clan Zagaria emerge un sistema di riciclaggio sofisticato: finti preliminari di vendita negli Emirati Arabi per finanziare la “dolce vita” e il welfare criminale in Campania. Un ponte tra Casapesenna e il mondo, benedetto dal “nulla osta” di Carmine Zagaria.
C’è un filo invisibile che unisce il grigio cemento di Casal di Principe ai riflessi dorati di Aykon City, uno dei complessi residenziali più esclusivi di Dubai. Non è solo un legame ideale, ma un flusso costante di denaro che attraversa i confini, cambia valuta e si trasforma, infine, in cocktail serviti su una spiaggia di Tenerife. Al centro di questa ragnatela c’è la figura di Carmine Zagaria, fratello del boss Michele, e un sistema di potere che il GIP descrive come “rinforzato e attuale”.
Il “Nulla Osta”: Carmine Zagaria e il protocollo del comando
L’indagine dei Carabinieri restituisce l’immagine di una camorra che, nonostante i decenni di carcere dei suoi leader storici, non ha perso un grammo della sua gerarchia. Carmine Zagaria non è solo un reggente: è il giudice supremo del territorio.
L’episodio chiave riguarda Raffaele Della Volpe, un nome pesante tra i Casalesi, tornato in libertà nel 2024. Della Volpe non si “riprende” la strada con la forza bruta, ma con il protocollo. Il GIP è tranchant nel descrivere come Zagaria abbia concesso il “nulla osta” camorristico affinché Della Volpe potesse riavviare le sue estorsioni.
“ZAGARIA Carmine ha concesso il ‘nulla osta’ a Raffaele DELLA VOLPE per iniziare una sua autonoma attività estorsiva sui territori appannaggio della cosca, in piena coerenza col ruolo verticistico già emerso.”
Questa non è solo criminalità: è diplomazia nera. Senza quel “visto”, nessuna richiesta di pizzo può essere formulata. Chi esce di prigione non è un battitore libero, ma un ingranaggio che deve tornare a girare con il consenso del vertice.
Il caveau nel deserto: Codice AYKCC/39/3903
Mentre nel Casertano si gestisce il “piccolo” pizzo, a livello internazionale la famiglia gioca un’altra partita. L’obiettivo è Filippo Capaldo, nipote di Michele Zagaria e mente economica del clan. Per sfuggire ai sequestri dello Stato, Capaldo ha bisogno di una cassaforte sicura. E la trova a Dubai, nella Torre C di Aykon City 2.
L’appartamento, identificato col codice AYKCC/39/3903, non è solo un immobile, ma un “asset liquido”. La proprietà viene fittiziamente intestata a Vincenzo Pellegrino, un prestanome utilizzato per schermare Capaldo, già condannato come capo cosca. L’idea è semplice quanto geniale: comprare negli Emirati per avere un capitale che, una volta venduto, può essere spostato ovunque senza destare sospetti.
Il “giro del mondo” in 100.000 euro: Il triangolo Caserta-Marano-Spagna
Il cuore dell’inchiesta sul riciclaggio si concentra su un’operazione finanziaria del dicembre 2022, definita dal GIP come un reimpiego di proventi illeciti “di estrema rilevanza”. Qui entra in scena la collaborazione tra clan diversi, segno che il business non ha confini di fazione.
La società INSUTA sl, con sede in Spagna e riconducibile ad Armando Orlando (uomo del clan Polverino di Marano), versa 200.000 euro sul conto di Vincenzo Pellegrino. La causale è una “fittizia caparra” per l’acquisto dell’immobile a Dubai. Un acquisto che nessuno ha intenzione di concludere. È solo il trucco per far apparire lecito il movimento di denaro.
Da qui, i soldi iniziano a rimbalzare:
100.000 euro vengono bonificati alla JOLLY MARKET srl di San Marcellino, cuore commerciale dei Capaldo/Zagaria gestito da Alfonso Ottimo.
Da San Marcellino, la somma vola verso Tenerife, sul conto della ENZA ORO CAFE sl.
L’ordinanza parla chiaro: “Si reimpiegava nella società ENZA ORO CAFE sl, società costituita in Tenerife ed avente ad oggetto la gestione di una attività di lounge bar, la somma di 100.000 euro, proveniente dalla sua partecipazione al clan dei casalesi.”
Tenerife: La “cassa” della famiglia lontano da occhi indiscreti
Perché Tenerife? Le Canarie sono diventate il nuovo buen retiro del nucleo familiare dei Capaldo. Ma non è una vacanza. Il lounge bar “Oro Enza Cafe”, seppur intestato alla moglie di Filippo Capaldo, è considerato dagli inquirenti il bancomat del clan.
L’indagine mette in luce un paradosso tipico della camorra moderna: si vive nel lusso all’estero per mantenere il potere nel fango delle periferie campane. Il GIP sottolinea che da Tenerife si assicura “il finanziamento delle famiglie ZAGARIA in Casapesenna”. È il ribaltamento del vecchio modello: una volta i soldi partivano dai cantieri di Caserta per andare all’estero; oggi, i proventi delle attività internazionali tornano indietro per pagare gli “stipendi” agli affiliati rimasti sul territorio.
Il Welfare criminale: Gli “stipendi” come collante sociale
Nonostante le carcerazioni, il legame resta “indissolubile”.”I detenuti e le loro famiglie possono contare sul sostegno economico, rivendicando posizioni acquisite sul campo. La corresponsione degli ‘stipendi’ costituisce il collante dell’appartenenza al gruppo e la spinta a rimanere fedeli.”
È un sistema pensionistico parallelo. Chi finisce in prigione sa che la sua famiglia non sarà abbandonata. Questo toglie potere allo Stato e lo restituisce al clan. Ed è proprio per alimentare questa “cassa” che le operazioni come quella di Dubai o i lounge bar di Tenerife sono vitali: senza il flusso costante di denaro dall’estero, l’intero sistema di lealtà casalese rischierebbe di crollare.
L’indagine, che incrocia le informative del ROS di Napoli con le dichiarazioni dei pentiti, consegna alle cronache una camorra che ha dismesso i panni della “terra dei fuochi” per indossare quelli del global investment. Ma dietro i codici degli immobili di Dubai, pulsa ancora il cuore antico e feroce di Casapesenna.
