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Cronaca Giudiziaria

Impero Contini: documentata la rete mafiosa attraverso pizzini e strategie criminali

Napoli: Svelato il Sistema Finanziario del Clan Contini Lunedì, la Dda di Napoli ha portato a termine un'operazione che ha colpito non solo i vertici operativi, ma anche la struttura "back-office" del clan Contini. Gli arresti, realizzati sotto la direzione del Giudice per le Indagini...

Due pusher arrestati a Case Nuove con 160 dosi di droga pronte per la vendita

Nella notte di ieri, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Napoli hanno proceduto all'arresto di un 42enne napoletano e di una 39enne palermitana, accusati di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L'operazione si è svolta nel quartiere...

Succede anche

Nepotismo e appalti: si allarga l’inchiesta sull’Università di Salerno

Fisciano/Salerno. Esposti anonimi e non ricchi di episodi, concorsi, appalti, ma anche amori e tradimenti: dieci anni di vita dell’Unisa raccontati da corvi e non. Nell’inchiesta avviata dalla Procura di Nocera Inferiore, affidata ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, si stanno ricomponendo i pezzi di un puzzle complicato, fatto di denunce dimenticate, esposti anonimi archiviati, e procedimenti giudiziari aperti, ma mai portati a termine. Tanti gli elementi che i carabinieri stanno cercando di riordinare prima del briefing delle prossime settimane che dovrebbe dare avvio ad altre acquisizioni documentali e alle convocazione di denuncianti e persone informate dei fatti per supportare le prime ipotesi investigative su un giro di favoritismi, sia nelle assunzioni, ma anche negli appalti. Innanzitutto, in questi giorni si mettono insieme i numerosissimi esposti su presunte assunzioni pilotate, gare di appalto, incarichi professionali e bandi di selezione di personale all’interno dell’Unisa. Ognuno dei piccoli dossier, molti dei quali anonimi, altri a firma di sindacalisti – tra questi Antonio Trivelli della Uil – contiene denunce su svariati episodi, molte delle quali relative alla gestione dell’attuale rettore Aurelio Tommasetti, coadiuvato nella direzione dell’Università dal direttore generale Attilio Bianchi. Ma altri episodi riguardano anche l’ultimo periodo della gestione di Raimondo Pasquino, rimasto in carica fino al 2012. Tra gli esposti rimasti senza verifica e ormai troppo vecchi per produrre effetti giudiziari, vi è anche quello – denunciato anni fa – che riguardava l’assunzione come ricercatore alla facoltà di ingegneria di Nicola Pasquino, figlio dell’allora rettore. Era il 2004 e Nicola Pasquino fu scelto da una commissione nominata proprio dal papà, tra sei candidati, cinque di questi dopo aver fatto domanda non si presentarono alle selezioni scritte. All’epoca, Nicola Pasquino aveva 30 anni e al suo attivo zero pubblicazioni. Un espisodio ‘ripescato’ in questi giorni dagli inquirenti ma che non potrà produrre alcun effetto investigativo visto è ormai passato troppo tempo dall’episodio. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Nocera Inferiore, coordinati dal maggiore Alessandro Di Vico del Nucleo investigativo di Salerno, stanno selezionando i fatti sui quali procedere ad accertamenti più approfonditi. Quelli che apparentemente potrebbero avere risvolti di tipo penale. Innanzitutto, si farà un elenco di concorsi, gare dell’appalto e di bandi indetti da Unisa e che hanno suscitato dei sospetti. Poi, così come si è fatto per l’appalto alla società di lavoro interinale Lavorint spa, si procederà ad acquisire la documentazione relativa che sarà poi analizzata per verificare aspetti di legittimità e legalità. L’attenzione degli inquirenti si concentra, in particolare, sull’ultimo quadriennio. Dalla fine del 2012 in poi. Il sostituto procuratore della Procura di Nocera Inferiore Amedeo Sessa, titolare dell’inchiesta, coordinerà il lavoro dei carabinieri e sceglierà a quale degli episodi finora emersi dare priorità. La piccola task-force, istituita dalla Procura di Nocera Inferiore, dovrebbe accelerare i tempi ed evitare che – com’è accaduto fino ad ora – le denunce cadano nel dimenticatoio. Dopo l’avvio dell’indagine sui lavoratori interinali, pare siano arrivati altri esposti – questa volta sottoscritti – su piccoli scandali e favoritismi all’interno dell’Ateneo salernitano. Altro lavoro per gli investigatori che cercano di racchiudere l’indagine sugli episodi più rilevanti. (r.f.) L'articolo Nepotismo e appalti: si allarga l’inchiesta sull’Università di Salerno sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Scafati arrestato pregiudicato stabiese

La notte scorsa i Carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno arrestato Michele PUOLO, 26 anni di Castellammare di Stabia, già noto alle Forze dell’Ordine. I militari della Tenenza di Scafati sono intervenuti nella zona “Bagni” in quanto, poco prima, due giovani angresi – poco più che dicottenni, erano stati minacciati da un uomo al fine di farsi consegnare il denaro in loro possesso. Il pregiudicato stabiese, infatti, in serata aveva incontrato i due ragazzi in prossimità di una rivendita di tabacchi lungo la via Nazionale nel comune di Angri, mentre erano appena risaliti a bordo della loro auto subito dopo aver acquistato delle sigarette. In quel frangente il 26 enne li aveva convinti – in maniera insistente – a dargli un passaggio in auto per raggiungere la località Bagni del comune scafatese dove, una volta giunti nei pressi di un distributore di benzina, il pregiudicato era sceso dal veicolo, non prima di essersi fatto consegnare dai giovani – previa minaccia verbale – tutto il denaro in loro possesso, circa 20 euro. Le due vittime, percorse poche centinaia di metri, però, hanno incontrato una pattuglia dei Carabinieri, ai quali hanno raccontato quanto appena accaduto, descrivendo le fattezze dell’uomo appena lasciato nei pressi del distributore di benzina. I militari, infatti, intervenuti immediatamente hanno sorpreso il pregiudicato stabiese ancora sul posto, recuperando la somma sottratta. ll 26 enne, arrestato per estorsione, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo previsto nella giornata odierna. L'articolo Scafati arrestato pregiudicato stabiese sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Scafati, pistola e estorsione al Dodo: Alfano e Adini verso il processo

Scafati. Giravano armati per le strade di Scafati: chiuse le indagini si avvicina un nuovo processo per Carmine Alfano, 34 anni e Marcello Adini, 31, arrestati a settembre scorso mentre erano in giro in sella ad una Honda Sh. Una calibro 9 nel cruscotto della moto, colpo in canna e altri 14 nel caricatore. Per quel ritrovamento, effettuato dai carabinieri del Reparto Territoriale il pm della Procura di Nocera Inferiore ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per i due. Porto e detenzione illegale di arma clandestina: questa l’accusa di cui dovranno rispondere dinanzi ai giudici nocerini. A distanza di pochi giorni da quell’arresto, Marcello Adini e Carmine Alfano, figlio di Gennaro ‘bim-bum-bam’ furono arrestati per tentata estorsione, aggravata dall’intimidazione mafiosa: vittima, il gestore del bar Dodo, situato al Centro Plaza, a pochi metri da dove i due pregiudicati furono trovati con la pistola. Per l’estorsione al Dodo, entrambi gli imputati – dopo a richiesta di giudizio immediato del pm Giancarlo Russo – hanno chiesto di accedere al rito abbreviato. L'articolo Scafati, pistola e estorsione al Dodo: Alfano e Adini verso il processo sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Catturato nella notte il boss emergente di Bagnoli e Pianura

E’ finita nella notte la latitanza di Alessandro Giannelli, 34 anni boss emergente di Pianura e Bagnoli, cresciuto nelle fila del clan D’Ausilio. E’ stato catturato dai carabinieri del comando provinciale di Napoli mentre tentava la fuga. Era diretto a Pesaro dove aveva affittato un’abitazione sotto falso nome. I carabinieri lo hanno individuato e fermato in autostrada all’altezza di Caserta. In auto con lui c’erano la compagna, il figlio di pochi anni e un amico. Giannelli era latitante dal 20 gennaio. E’ accusato di estorsione ai danni di un concessionario di Pianura aggravata dai metodi mafiosi. Giannelli è considerati uno dei boss emergenti di Napoli e stava oraganizzando un gruppo di giovani nei quartieri di Bagnoli, Soccavo, Pianura e Fuorigrotta per il controllo del racket e dei traffici illeciti in quella zona. L'articolo Catturato nella notte il boss emergente di Bagnoli e Pianura sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Napoli: un mese di carcere per detenzione illegale di una bertuccia

Un mese di carcere per detenzione illegale di una bertuccia. E’ la condanna inflitta dal tribunale di Napoli Nord ad A.S. e M.L.B. per violazione della legge 150/92 per aver “detenuto un esemplare di Macaca Sylvanus, proveniente da riproduzione in cattività, costituente pericolo per l’incolumità pubblica”. Confermata dal tribunale anche la confisca dell’animale, una femmina battezzata Alberta, sequestrata dai carabinieri nel marzo del 2014 e affidata alla Lav in custodia giudiziaria. “Ora Alberta che grazie a un network di collaborazioni internazionali lo scorso anno è stata trasferita presso il Centro di recupero per primati ‘Primadomus’ gestito dalla fondazione olandese AAP in Spagna – fa sapere Gaia Angelini, responsabile Lav settore Esotici – appena concluso il percorso di riabilitazione potrà ricongiungersi ai suoi simili, in un habitat quanto più possibile naturale”. L'articolo Napoli: un mese di carcere per detenzione illegale di una bertuccia sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Pizzo ai commercianti di Marigliano: fermati tre amici di Esposito

Tre fermi di pm dopo indagini dei carabinieri a Marigliano, teatro dal gennaio 2015 di fibrillazioni legate all’emergere di nuovi gruppi di criminalita’ organizzata. E le tre persone indagate per tentata estorsione aggravata con metodo mafioso hanno legami di frequentazioni con Francesco Esposito, il 33enne ucciso nella notte tra venerdi’ e sabato scorso dopo che aveva citofonato alla moglie. Anche i tre arrestati sono infatti della zona di Pontecitra, dove il business della droga e delle estorsioni e’ oggetto di una contrapposizione armata tra cosche nuove. Le indagini dei militari dell’Arma hanno gia’ portato il 6 dicembre scorso al ritrovamento di armi e di un’auto rubata (probabilmente preparativi per un’agguato o una azione intimidatoria) nei pressi di una statua della Madonna. Le tentate estorsioni messe in luce dagli investigatori sono state compiute negli ultimi mesi del 2015 ai danni di diversi commercianti da un gruppo camorristico in ascesa. L'articolo Pizzo ai commercianti di Marigliano: fermati tre amici di Esposito sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Volevano uccidere il tenente dei carabinieri: condannato uomo del clan Ascione-Papale

Stangata per Giuseppe Martorano, uomo di punta del boss Natale Dantese di Ercolano. Martorano è stato condannato a otto anni di carcere per associazione per delinquere di stampo camorristico.Martorano faceva parte del gruppo di piazza Pugliano.Dalle indagini che circa due anni fa portarono al suo arresto è emerso che il gruppo Ascione-Papale (egemone tra Torre del Greco ed Ercolano)avrebbe dovuto uccidere il tenente dei carabinieri Antonio Di Florio, in servizio appunto ad Ercolano e uomo simbolo della lotta antiracket nella città degli scavi. E’ stato il pentito Salvatore Fiore, nipote del boss Luigi Nocerino a raccontare agli inquirenti le intenzioni stragiste del clan svelando importanti retroscena sul pizzo, traffico di droga e omicidi compiuti nelgi ultimi anni nelle due città e che hanno portato a decine di arresti tra cui quello di Martorano appunto. Doveva essere porprio Fiore ad eseguire la sentenza di morte contro l’ufficiale dei carabinieri. Il killer pentito fu bloccato da una telefonata del boss Mario Papale mentre inseguiva armato in motorino il tenente. “Mi disse di lasciare stare perché l’omicidio sarebbe stato commesso un altro giorno”. La condanna nei confronti di Martorano è frutto delle tante dichiarazioni del pentito Fiore e che hanno portato agli arresti nel giugno del 2014 e che nel giro di pochi giorni in due differenti blitz portò in carcere 18 persone del clan tra Torre del Greco ed Ercolano tra cui lo stesso Martorano. (nella foto da sinistra Giuseppe Martorano e il pentito Salvatore Fiore) L'articolo Volevano uccidere il tenente dei carabinieri: condannato uomo del clan Ascione-Papale sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Traffico di droga: stangata al boss Annunziata e al nipote Dino

Boscoreale. Operazione Scafo 2: la corte di Cassazione conferma le condanne per il boss Alfonso Annunziata e il nipote Sabato Teodosio, alias Dino Bicicletta. Traffico internazionale dall’Olanda, per i due – per i quali il processo era stato per molto tempo bloccato – arriva il verdetto definitivo. Condanna a 23 anni e 30 anni di reclusione per aver importato cocaina dall’Olanda e dal Sud America negli anni 2000. Il clan Aquino-Annunziata di cui il narcos fonz ‘a calabrese è il capo indiscusso aveva il monopolio dell’importazione dello stupefacente. Droga smistata tra la Campania e la Calabria che portò nel 2004 ad una maxi retata della Dda di Salerno, a queste si unirono le inchieste Mito della Dda di Napoli. Per molti anni, Alfonso Annunziata – latitante fino al 2008 – aveva evitato la notifica di quelle ordinanze cautelari in carcere. Poi, l’arresto in Olanda e le manette. Ora arriva la condanna definitiva a 23 e 30 anni di reclusione. I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso dei difensori soli limitatamente alla pesantissima ammenda comminata ai due imputati: oltre 200mila euro, rinviando per la rideterminazione dell’importo alla Corte d’Appello. L'articolo Traffico di droga: stangata al boss Annunziata e al nipote Dino sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Castellammare operazione dei Carabinieri

Sono tre i cittadini di Castellammare finiti in manette nel corso di un’operazione eseguita dall’Arma dei Carabinieri. Si tratta di Ciro AIELLO, 50 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione abusiva diarmi -pistola e munizioni-); Vincenzo TOMMASINO, 50 anni, di Sant’Antonio Abate (inosservanza degliobblighi sorveglianza speciale); Carlo SCELZO, 31 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione ai fini dispaccio di sostanze stupefacenti); Giovanni DI MAIO, 19 anni, di Pompei (detenzione ai fini di spaccio disostanze stupefacenti); Vincenzo SCHIAVONE, 35 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione aifini di spaccio di sostanze stupefacenti).Sabato sera di controlli, con un servizio straordinario contro l’illegalità diffusa, da parte dei carabinieri del gruppo di Torre Annunziata e del 10° reggimento Campania. 7 arresti in flagranza: 5 per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, uno per inosservanza degli obblighi relativi alla sorveglianza speciale, unoper detenzione abusiva di armi e uno per maltrattamenti in famiglia .Sono state sequestrate nel corso delle operazioni un’arma da sparo, 19 munizioni, 2 armi bianche e 1.3 kg. circa di droga.12 i soggetti denunciati in stato di libertà per reati vari.I carabinieri hanno inoltre elevato sanzioni amministrative per circa 70.000.00 euro.61 le perquisizioni, tra abitazioni, persone e veicoli. 5 le persone segnalate alla prefettura come assuntori di stupefacente.Decine di verbali al codice della strada, con fermi di veicoli e ritiro di patenti e carte di circolazione.Infine, nel corso servizio, a san giuseppe vesuviano i carabinieri hanno denunciato in stato di libertà 7 persone per contraffazione e violazioni allanormativa sul lavoro, smaltimento di rifiuti, igiene e sicurezza: hanno sospesoun’attività imprenditoriale e sequestrato 3 opifici tessili abusivi e i 46macchinari che vi erano installati. L'articolo Castellammare operazione dei Carabinieri sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Il boss pentito di Scafati parla della mancata vendetta contro la camorra di Castellammare

Dopo 30 anni Pasquale Loreto avrebbe potuto vendicare la morte del padre Alfonso, ucciso in un agguato di camorra. A rivelarlo il pentito di Scafati che nel 2011 racconta ai magistrati della Dda di Salerno le nuove alleanze tra Scafati e Castellammare di Stabia, grazie all’appoggio della famiglia Ridosso. I Ridosso volevano eliminare Vincenzo Muollo ‘o lallone, anch’egli originario di Castellammare di Stabia, con il quale avevano un conto in sospeso per l’uccisione di Salvatore Ridosso alias piscitiello, ucciso nel 2002. La famiglia Muollo tra l’altro originaria della centralissima via Surripa di Castellammare è stata anche storica nemica del potente clan D’Alessandro. Negli anni Ottanta furono protagonisti di un cruento scontro culminato con la strage di Quisisana nel giugno del 1983 con tre morti e la sparizione di Giuseppe Muollo, alias Peppino ‘o neo fratello di Vincenzo e il cui corpo non è stato mai più ritrovato.“Quando è uscito Vincenzo Muollo nel 2008 i Ridosso mi chiesero di procedere all’omicidio ma prima ancora mi parlarono di procedere all’omicidio di Muollo Ferdinando che aveva regalato la moto e l’auto Renault a Muollo Luigi e Mansi Valentino (ritenuti i killer di Salvatore Ridosso, ndr). Luigi Ridosso mi chiese appunto di partecipare all’omicidio di Muollo Ferdinando e lui in cambio si offriva di uccidere Polito Luigi responsabile delI’omicidio di mio padre Alfonso avvenuto nel febbraio 1980. Ridosso Luigi fece anche una sorveglianza del Muollo quando usciva di casa e si recava in fabbrica. Ridosso Luigi mi disse che il Polito stava frequentando i figli di tale Alfonso “Pezzangul”che abita alla vecchia uscita dell’autostrada Castellammare di Stabia a Ponte Persica. Luigi Ridosso era amico dei figli di Alfonso di cui non ricordo il cognome. I figli di Alfonso avevano anche un autosalone e Luigi voleva sequestrare il Polito presso il piazzale dell’autosalone. Io pur avendo dato la mia disponibilità prendevo tempo perché non era mia intenzione procedere all’omicidio. Il piano prevedeva che io dovevo agire con una moto guidata da Ridosso Gennaro. Non mi diedero pistole ma so che avevano disponibili molte armi tra cui colt 38, calibro 9,- 7,65, una pistola con silenziatore e una mitraglietta Uzi. Poi non si fece più niente”. Rosaria Federico L'articolo Il boss pentito di Scafati parla della mancata vendetta contro la camorra di Castellammare sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Le mani del clan D’Alessandro sul mercato ittico di Salerno: no agli arresti

Salerno. Le mani del clan d’Alessandro di Castellammare di Stabia sul mercato ittico di Salerno: respinto il ricorso della Dda di Salerno sulle quattordici misure cautelari dell’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nel mercato ittico. Il tribunale del Riesame si è pronunciato sull’istanza del procuratore antimafia Vincenzo Montemurro. Per gli inquirenti la camorra avrebbe messo le mani sul mercato del pesce grazie agli uomini legati a due clan, i D’Alessandro di Castellammare di Stabia e i Palumbo di Torre Annunziata, che avevano assunto il controllo di tre aziende, riciclando denaro sporco nel commercio ittico. Il pm Montemurro, nella sua richiesta al gip, aveva avanzato la proposta della custodia cautelare in carcere per il boss Michele D’Alessandro (già detenuto), della moglie Giovanna Girace e poi per Valeria, Raffaele e Nunzio Girace, Nasdejda Golban, Giuseppe Ragone, Antonio Verdoliva, Nazario Confezione, Nunzio e Michele Palumbo, Pasquale Eliodori, Antonio Esposito e Francesco Cirillo. L’accusa è di intestazione fittizia di beni aggravata dall’aver agevolato gli interessi della camorra, che così “puliva” i suoi soldi e aumentava i profitti. Il Riesame ha respinto il ricorso motivandolo con il fatto che non ci sono i gravi indizi di colpevolezza, né le tracce sulle intestazioni fittizie. I Girace controllano, in particolare, il commercio dei frutti di mare esportando la merce in tutto il Sud Italia. (fonte La Città) L'articolo Le mani del clan D’Alessandro sul mercato ittico di Salerno: no agli arresti sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Eco Ego luci accese sul bando NU a Torre del Greco

Torre del Greco – Un bando da trenta milioni di euro per la gestione della nettezza urbana nella città del Corallo. E’ il 2011 l’anno su cui si sono concentrati nelle loro indagini gli agenti della sezione reati contro la pubblica amministrazione. Nelle indagini oltre al patron della ditta di Cassino finiscono due politici torresi : l’ex consigliere provinciale Donato Capone e Salvatore Antifono già consigliere comunale, considerato dagli agenti il “tuttofare” della ditta di Cassino. Secondo i poliziotti napoletani Capone e Antifono sono i due che maggiormente si sono prodigati per “pilotare l’assegnazione della gara d’appalto”. Fatti che emergono dalle intercettazioni . Conversazioni registrate anche attraverso l’utilizzo di microspie collocate nella mercedes di Vittorio Ciummo. In una delle tante “chiacchierate” tra Ciummo e Antifono a quanto emerge il secondo si propone come intermediario per un pranzo di lavoro con l’allora dirigente del Comune del Corallo (estraneo alle indagini). Secondo gli investigatori i due politici di Torre del Greco i due politici hanno rivestito un ruolo da protagonisti . E nel caso di Torre del Greco come già successo per altri comuni ritorna la “semenza” che si andava a prendere a Cassino . Elemento di scambio per ottenere appuntamenti considerati importanti. Un sistema a cui gli inquirenti danno il nome di “compagnia del balzello”. Rispetto ai comuni di Marigliano, San Vitaliano, Afragola e Sant’Anastasia in cui si indaga sugli appalti dei rifiuti il caso più grave riguarderebbe proprio il comune di Torre del Greco dove è stato necessario procedere a uno stralcio e inviare le carte alla Direzione distrettuale antimafia. Intanto sempre per quanto riguarda Eco Ego il sindaco di Marigliano ha revocato l’appalto per inadempienze gravi sui servizi di pulizia urbana. L'articolo Eco Ego luci accese sul bando NU a Torre del Greco sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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