Cronaca Giudiziaria

Torre Annunziata, morì in sala parto: chiesta l’archiviazione per sette tra medici e infermieri

Maria D’Ambrosio 37 enne di Torre Annunziata morì durante il parto per un’imprevedibile cardiopatia dopo gravi convulsioni. Ieri il pm della Procura della Repubblicadi Torre Annunziata, Antonella Lauri, ha chiesto al giudice l’archiviazione per i 7 componenti dell’equipe dell’ospedale “Sant’Anna”di Boscotrecase, accusati di concorso in omicidio colposo. Con la donna morì anche la bimba che portava in gremo (l’avrebbero chiamata Francesca). L’episodio di malasanità avvenne la notte del 12 novembre 2014. Grazie ai risultati dell’autopsia, svolta sui due corpi il pm ha chiesto l’archiviazione del ginecoloco Angelo Mascolo, del responsabile del reparto di ginecologia dell’ospedale Luigi Lacchi e di Domenica Porzio, Emilio Sorrentino, Carmela Fabozzo, Floriana De Fazio e Cesare Serra. Erano tutti presenti in sala operatoria la notte tra l’11 e il 12 novembre 2014. Secondo i periti Claudio Buccelli, Antonio Mirabella e Giuseppe Botta, incaricati dal tribunale di Torre Annunziata non ci fu nessuna colpa medica, perché Maria D’Ambrosio venne curata con gli esami previsti dalla prassi. Gli avvocati della famiglia D’Ambrosio e del marito hanno già annunciato che si opporrano alla decisione del pm. L'articolo Torre Annunziata, morì in sala parto: chiesta l’archiviazione per sette tra medici e infermieri sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Ercolano: si è pentita “lady camorra” Enrichetta Cordua

Ercolano. Decide di passare dalla parte dello Stato Enrichetta Cordua, lady camorra, detenuta dal 23 settembre scorso in regime di 41 bis. La decisione è stata annunciata nel corso del processo per l’omicidio di Alfonso Guida, esponente del clan Ascione-Papale, cosca avversaria a quella dei Birra-Iacomino di cui faceva parte ‘Chetino’. La donna che insieme a Marco Cefariello avrebbe diretto l’organizzazione criminale della ‘curatela’ mentre i vecchi boss erano in carcere o pentiti, ha scelto di iniziare a collaborare con a giustizia. La prima prova è stata quella di raccontare il suo coinvolgimento proprio nell’omicidio Guida avvenuto il 13 agosto del 2003 a Torre del Greco e per il quale è stata condannata a 10 anni e otto mesi di reclusione, beneficiando dei riconoscimenti previsti dalla legge sui pentiti. Enrichetta Cordua è già inserita nel programma di protezione e pare abbia già raccontato retroscena sulle ultime alleanze dei Birra-Iacomino tra Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata. Chettina Cordua, 51 anni, in passato veniva inquadrata come una delle tante donne che per conto della cosca di Giovannino Birra gestivano il giro della droga. Poi, i pentiti l’hanno additata come la ‘reggente’ del clan Birra-Iacomino, un coinvolgimento pesante che ha spinto l’antimafia a chiedere e ottenere per lei il regime del carcere duro. Un regime al quale non ha retto e si è schierata con l’esercito dei pentiti del clan. L'articolo Ercolano: si è pentita “lady camorra” Enrichetta Cordua sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Nepotismo e appalti: si allarga l’inchiesta sull’Università di Salerno

Fisciano/Salerno. Esposti anonimi e non ricchi di episodi, concorsi, appalti, ma anche amori e tradimenti: dieci anni di vita dell’Unisa raccontati da corvi e non. Nell’inchiesta avviata dalla Procura di Nocera Inferiore, affidata ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, si stanno ricomponendo i pezzi di un puzzle complicato, fatto di denunce dimenticate, esposti anonimi archiviati, e procedimenti giudiziari aperti, ma mai portati a termine. Tanti gli elementi che i carabinieri stanno cercando di riordinare prima del briefing delle prossime settimane che dovrebbe dare avvio ad altre acquisizioni documentali e alle convocazione di denuncianti e persone informate dei fatti per supportare le prime ipotesi investigative su un giro di favoritismi, sia nelle assunzioni, ma anche negli appalti. Innanzitutto, in questi giorni si mettono insieme i numerosissimi esposti su presunte assunzioni pilotate, gare di appalto, incarichi professionali e bandi di selezione di personale all’interno dell’Unisa. Ognuno dei piccoli dossier, molti dei quali anonimi, altri a firma di sindacalisti – tra questi Antonio Trivelli della Uil – contiene denunce su svariati episodi, molte delle quali relative alla gestione dell’attuale rettore Aurelio Tommasetti, coadiuvato nella direzione dell’Università dal direttore generale Attilio Bianchi. Ma altri episodi riguardano anche l’ultimo periodo della gestione di Raimondo Pasquino, rimasto in carica fino al 2012. Tra gli esposti rimasti senza verifica e ormai troppo vecchi per produrre effetti giudiziari, vi è anche quello – denunciato anni fa – che riguardava l’assunzione come ricercatore alla facoltà di ingegneria di Nicola Pasquino, figlio dell’allora rettore. Era il 2004 e Nicola Pasquino fu scelto da una commissione nominata proprio dal papà, tra sei candidati, cinque di questi dopo aver fatto domanda non si presentarono alle selezioni scritte. All’epoca, Nicola Pasquino aveva 30 anni e al suo attivo zero pubblicazioni. Un espisodio ‘ripescato’ in questi giorni dagli inquirenti ma che non potrà produrre alcun effetto investigativo visto è ormai passato troppo tempo dall’episodio. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Nocera Inferiore, coordinati dal maggiore Alessandro Di Vico del Nucleo investigativo di Salerno, stanno selezionando i fatti sui quali procedere ad accertamenti più approfonditi. Quelli che apparentemente potrebbero avere risvolti di tipo penale. Innanzitutto, si farà un elenco di concorsi, gare dell’appalto e di bandi indetti da Unisa e che hanno suscitato dei sospetti. Poi, così come si è fatto per l’appalto alla società di lavoro interinale Lavorint spa, si procederà ad acquisire la documentazione relativa che sarà poi analizzata per verificare aspetti di legittimità e legalità. L’attenzione degli inquirenti si concentra, in particolare, sull’ultimo quadriennio. Dalla fine del 2012 in poi. Il sostituto procuratore della Procura di Nocera Inferiore Amedeo Sessa, titolare dell’inchiesta, coordinerà il lavoro dei carabinieri e sceglierà a quale degli episodi finora emersi dare priorità. La piccola task-force, istituita dalla Procura di Nocera Inferiore, dovrebbe accelerare i tempi ed evitare che – com’è accaduto fino ad ora – le denunce cadano nel dimenticatoio. Dopo l’avvio dell’indagine sui lavoratori interinali, pare siano arrivati altri esposti – questa volta sottoscritti – su piccoli scandali e favoritismi all’interno dell’Ateneo salernitano. Altro lavoro per gli investigatori che cercano di racchiudere l’indagine sugli episodi più rilevanti. (r.f.) L'articolo Nepotismo e appalti: si allarga l’inchiesta sull’Università di Salerno sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Scafati arrestato pregiudicato stabiese

La notte scorsa i Carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno arrestato Michele PUOLO, 26 anni di Castellammare di Stabia, già noto alle Forze dell’Ordine. I militari della Tenenza di Scafati sono intervenuti nella zona “Bagni” in quanto, poco prima, due giovani angresi – poco più che dicottenni, erano stati minacciati da un uomo al fine di farsi consegnare il denaro in loro possesso. Il pregiudicato stabiese, infatti, in serata aveva incontrato i due ragazzi in prossimità di una rivendita di tabacchi lungo la via Nazionale nel comune di Angri, mentre erano appena risaliti a bordo della loro auto subito dopo aver acquistato delle sigarette. In quel frangente il 26 enne li aveva convinti – in maniera insistente – a dargli un passaggio in auto per raggiungere la località Bagni del comune scafatese dove, una volta giunti nei pressi di un distributore di benzina, il pregiudicato era sceso dal veicolo, non prima di essersi fatto consegnare dai giovani – previa minaccia verbale – tutto il denaro in loro possesso, circa 20 euro. Le due vittime, percorse poche centinaia di metri, però, hanno incontrato una pattuglia dei Carabinieri, ai quali hanno raccontato quanto appena accaduto, descrivendo le fattezze dell’uomo appena lasciato nei pressi del distributore di benzina. I militari, infatti, intervenuti immediatamente hanno sorpreso il pregiudicato stabiese ancora sul posto, recuperando la somma sottratta. ll 26 enne, arrestato per estorsione, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo previsto nella giornata odierna. L'articolo Scafati arrestato pregiudicato stabiese sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Scafati, pistola e estorsione al Dodo: Alfano e Adini verso il processo

Scafati. Giravano armati per le strade di Scafati: chiuse le indagini si avvicina un nuovo processo per Carmine Alfano, 34 anni e Marcello Adini, 31, arrestati a settembre scorso mentre erano in giro in sella ad una Honda Sh. Una calibro 9 nel cruscotto della moto, colpo in canna e altri 14 nel caricatore. Per quel ritrovamento, effettuato dai carabinieri del Reparto Territoriale il pm della Procura di Nocera Inferiore ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per i due. Porto e detenzione illegale di arma clandestina: questa l’accusa di cui dovranno rispondere dinanzi ai giudici nocerini. A distanza di pochi giorni da quell’arresto, Marcello Adini e Carmine Alfano, figlio di Gennaro ‘bim-bum-bam’ furono arrestati per tentata estorsione, aggravata dall’intimidazione mafiosa: vittima, il gestore del bar Dodo, situato al Centro Plaza, a pochi metri da dove i due pregiudicati furono trovati con la pistola. Per l’estorsione al Dodo, entrambi gli imputati – dopo a richiesta di giudizio immediato del pm Giancarlo Russo – hanno chiesto di accedere al rito abbreviato. L'articolo Scafati, pistola e estorsione al Dodo: Alfano e Adini verso il processo sembra essere il primo su Cronache della Campania.