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Cronaca Nera
Ultime Notizie
Tradimenti e ordini dal carcere: svelata la scissione sanguinosa dei «Capitoni»
Tentato omicidio nel cuore di Marianella: gli inquirenti fermano due uomini
Napoli – La sera del 17 aprile, in un contesto di tensioni interne al clan Lo Russo-Capitoni, si è consumato un tentato omicidio che ha scosso il rione "Siberia" di Marianella. La vittima, Vincenzo...
Cronaca Giudiziaria
Francescopio Autiero rimane in carcere per l’omicidio di Fabio Ascione, giovane innocente di Napoli
Napoli – Francesco Pio Autiero, ventitreenne accusato dell'omicidio di Fabio Ascione, ventenne, rimane in carcere dopo la conferma della misura cautelare da parte del Tribunale del Riesame di Napoli. La decisione è giunta nelle scorse ore, respingendo l'istanza dei legali dell'indagato e consolidando l'impianto...
Succede anche
Cronaca
Napoli,rogo nella casa della mamma del pentito Cirella: c’è un super-testimone
C’è un testimone chiave che starebbe aiutando gli investigatori a individuare gli autori del raid incendiario al rione De Gasperi di Ponticelli contro l’abitazione della madre del pentito del clan Sarno, Raffaele Cirella. Gli investigatori ora non hanno più dubbi: la benzina e la bomba carta servivano a uccidere nel sonno la signora Rosa. La donna di 73 anni, è ancora ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Cardarelli. Ma l’arrivo tempestivo dei vigili del fuoco salvò l’anziana donna, tirandola fuori dalle fiamme provocate dall’improvviso incendio. Una stretegia omicida che non ha intenzione di risparmiare nessuno e che finora è costata la vita a Mario Volpicelli, cognato dei Sarno per aver sposato una loro sorella, e Giovanni Sarno, unico dei fratelli libero e è sempre stato etraneo alle vicende di camorra. L’uomo tra l’altro viveva in regime di semipovertà e da solo. Poi c’è stato l’attentato alla mamma di Cirella. Ma c’è qualcuno che ha visto cosa è accaduto verso la mezzanote ..
Cronaca
Napoli: banditi al Vomero rapinano tutta la corrispondenza minacciando la postina con un coltello
Una insolita rapina questa mattina è stata portata a termine al Vomero ai danni di una dipendente di Poste Italiane, mentre era in giro per la consegna della corrispondenza. L’inconsueto colpo, almeno fino ad oggi, si è verificato veros le 9 di stamane in via Pigna, all’altezza del civico 96. La donna era ferma con l’auto di servizio quando sono arrivati due banditi in sella un motorino che l’hanno minacciata con un’arma da taglio e l’hanno bloccata. Poi con una manovra fulminea hanno portato via tutta la corrispondenza dall’auto. La donna ha presentato regolare denuncia sull’accaduto. Gli investigatori ritengono che questa nuova strada intrapresa dai malviventi sia orientata ad appropriarsi delle carte di credito che le banche inviano ai propri clienti, per poi cercare di mettere in atto truffe e/o acquisti fraudolenti. A meno che i malviventi non spaessero che tr quella corrispondenza ci fosse qualcosa di prezioso e di importante.
Cronaca
Rapina in una gioielleria a Saviano: il titolare reagisce e ferisce uno dei rapinatori dopo una colluttazione
Rapina a Saviano sfociata nel sangue, ma senza gravi conseguenze. Due i feriti: il titolare di una gioielleria e uno dei rapinatori, una donna. E’ questo il bilancio del colpo tentato questa sera nel piccolo comune del Nolano poco prima dell’orario di chiusura. Una coppia si è presentata all’interno della gioielleria Acierno in via Antonio Ciccone e armi in pugno hanno chiesto al proprietario di consegnare soldi e preziosi. L’uomo però ha avuto una fulminea reazione e ha estratto la pistola, regolarmente detenuta, che aveva in un cassetto. Ne è nata una colluttazione con la coppia nel corso della quale il titolare della gioielleria è stato colpito alla testa con il calcio della pistola ma nonostante la botta e il dolore è riuscito a difendersi e ha fatto fuoco all’indirizzo dei due che poi sono scappati. Dalle prime ricostruzioni la donna rapinatrice dovrebbe essere rimasta ferita. Il titolare della gioielleria è stato poi trasportato in ambulanza al vicino ospedale di Nola per farsi m..
Cronaca
L’agguato a Catapano e il legame con il ferimento di Ferriero e la guerra in atto alla Sanità
L’agguato contro Gennaro Catapano potrebbe essere legato al ferimento avvenuto ieri mattina in piazzetta San Severo del 52enne Alfonso Ferriero del rione Sanità,specialista in rapine a banche e uffici postali del nord Italia, componente la “paranza” dei fratelli Bacioterracino legata ai Misso. Il 36enne boss emergente che è legato ai Mazzarella versa in condizioni gravissime al Loreto Mare dove è stato trasportato con due proiettili alla schiena. A fare fuoco contro di lui sareberro stati due sicari arrivati in sella ad uno scooter poco dopo mezzogiorno in vico Soprammuro non distante da porta Nolana. Era a volto coperto con i caschi e quello seduto sul sellino posteriore ha fatto fuoco più volte. Catapano che si era accorto del loto arrivo ha anche cercato la fuga ma è stato raggiunto alla schiena da due proiettili. I sicari poi si sono dileguati in direzione corso Garibaldi. Catapano è stato portato al vicino Loreto Mare da un conoscente con una moto. Gli investigatori stanno cercando di inquadrare l’agguato nella lotta in atto al centro di Napoli dove i Tolomelli-Vastarella, rientrati alla sanità dopo anni di esilio, stanno facendo terra bruciata attorno a loro vendicandosi e colpendo tutti quelli legati ai Misso. E proprio i vecchi rapporti con i “nasoni” potrebbero essere alla base dell’agguato compiuto ieri pomeriggio in piazzetta San Severo nei confronti del rapinatore seriale Alfonso Ferriero. E tra l’altro non è certo che volessero solo “gambizzarlo”, come sembrerebbe, e gli stessi carabinieri non escludono che i pistoleri abbiano sbagliato mira. Oppure lui è stato così bravo e agile a togliersi dalla traiettoria dei proiettili. Fatto sta che se l’è cavata bene: trasportato da un amico all’ospedale dei Pellegrini, è tornato a casa già in serata con una prognosi di 20 giorni. Le ferite erano superficiali. Per gli investigatori è quasi certo che l’agguato a catapano sia collegato al ferimento di Ferriero.
Cronaca
Capaccio: uccide moglie e figlio, brucia i corpi e poi si impicca
Avrebbe ucciso la moglie e il figlioletto di appena due mesi, per poi impiccarsi. E’ l’ipotesi sulla quale lavorano gli inquirenti dopo la scoperta di una famiglia di nazionalità romena, marito e moglie, entrambi di 29 anni, e del neonato di appena due mesi, trovati morti in una casa di Capaccio Paestum. All’interno dell’abitazione, una casa-vacanze in località Torre di Mare, in via delle Giuncaie, i carabinieri, avvertiti dai vicini per il denso fumo sprigionato dalla villetta, hanno rinvenuto dapprima i corpi della madre e del piccolo nella stanza da letto, semicarbonizzati, mentre il corpo dell’uomo era all’interno del bagno, impiccato ad una delle sbarre della doccia. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe prima aggredito la donna, colpendola più volte con un’arma da taglio, poi avrebbe cosparso lei e il bambino di liquido infiammabile dandogli fuoco. Successivamente, si sarebbe tolto la vita dapprima ferendosi con la stessa arma da taglio e quindi impiccandosi. Questa la principale ipotesi al vaglio degli inquirenti, che non escludono però altre piste. Dopo i rilievi della Sezione Investigativa Scientifica di Nocera, effettuati questo pomeriggio insieme ad un primo esame esterno dei corpi da parte del medico legale, la Procura della Repubblica di Salerno, titolare dell’indagine, e i carabinieri della Compagnia di Agropoli sono adesso impegnati ad analizzare tutti gli elementi emersi durante il sopralluogo per chiarire in maniera definitiva le cause e la dinamica della tragedia. Intanto, c’è sconcerto e dolore tra i vicini di casa. “Questa zona è abitata soprattutto da stranieri, nordafricani, romeni, ucraini”, spiega un agricoltore del posto di 52 anni. “E’ un via vai continuo di gente – continua -, di notte e di giorno. Qui, spaccio e prostituzione sono la regola. Ho un terreno a poche centinaia di metri da qui, sono passato col trattore di prima mattina, ma non mi sono accorto di niente. Preoccupato? Si vive in questo modo da tanto tempo. Io faccio il mio onesto lavoro, ma non è un segreto per nessuno che la zona sia frequentata da ogni tipo di gente”. “Lei era molto giovane – conclude un altro vicino, di circa 30 anni. – Ogni tanto la vedevo portare a spasso il bambino col passeggino. E’ una tragedia assurda”.
Cronaca
Blitz dei carabinieri sui Lattari e in Costiera Amalfitana: sgominata la banda dei trafficanti di droga legata agli Afeltra-Di Martino
Dalle prime ore del giorno, i carabinieri della compagnia di Amalfi hanno in corso una vasta operazione di polizia giudiziaria, che interessa diversi Comuni della Costiera Amalfitana e quelli confinanti di Agerola e Pimonte in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal GIP presso il Tribunale di Salerno su richiesta della locale DDA, nei confronti di una associazione criminale ritenuta responsabile di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti di diverso tipo sul territorio della Costiera Amalfitana.
L’indagine, condotta dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Amalfi, ha permesso di disvelare la presenza di un sodalizio criminale e in modo particolare legato al pericolo clan Afeltra-Di Martino, organizzato che tramite una fitta rete di pusher distribuiva lo stupefacente, di cui si forniva in parte dai limitrofi Comuni partenopei, su tutto territorio Costiero.
Cronaca
San Giorgio: minaccia lo sciopero e pretende il pizzo dall’imprenditore. Arrestato sindacalista della Uil di Pomigliano
La guardia di finanza di Napoli ha arrestato un sindacalista della Uil Trasporti di Pomigliano d’Arco per aver estorto 2.500 euro a un imprenditore di San Giorgio a Cremano che nel 2014, si era aggiudicato la gara di appalto per l’affidamento del servizio di gestione della sosta a pagamento su strada – le cosiddette strisce blu – nel Comune di Pomigliano d’Arco. Le indagini, condotte dalla compagnia della guardia di finanza di Portici, scaturite da una denuncia, hanno evidenziato come il sindacalista, nel corso di un incontro avvenuto agli inizi di marzo, avrebbe richiesto all’imprenditore di non versare i contributi volontari dei 14 dipendenti ausiliari del traffico iscritti al sindacato che rappresentava, già trattenuti in busta paga per il periodo 2013-2016, e di dividersi l’intero importo di circa 6mila euro, assicurando nel frattempo di distruggere le deleghe in suo possesso.Il sindacalista avrebbe minacciato l’imprenditore, avvisandolo che, in caso avesse rifiutato le sue richieste, avrebbe organizzato uno sciopero dei 14 dipendenti, paralizzando, in tal modo, il servizio di gestione della sosta a pagamento, creando danno alla società e al comune. Al termine delle indagini il sindacalista è stato fermato nelle immediate vicinanze dell’ufficio dell’imprenditore e, dopo aver provato a disfarsi delle banconote appena estorte lanciandole dal finestrino, è stato arrestato in flagranza e portato nel carcere di Poggioreale a disposizione della Procura.
Cronaca
NapolI: 23enne di Bagnoli accoltellato nella notte a Fuorigrotta
Un giovane di 23 anni, Patrizio Di Criscio, si è presentato poco dopo la mezzanotte di oggi nell’ospedale San Paolo di Napoli con ferite di coltello su entrambe le braccia. Secondo quanto ha riferito ai carabinieri della Compagnia di Bagnoli, gli sarebbero state inferte da due sconosciuti che lo hanno colpito senza motivo mentre si trovava in piazza Italia, nel quartiere Fuorigrotta della città. Dopo il ferimento, il giovane avrebbe raggiunto con mezzi propri l’ospedale dove i sanitari lo hanno medicato e giudicato guaribile in venti giorni. Sulla versione dei fatti resa da Di Criscio sono in corso indagini dei militari.
Cronaca
San Giorgio: Antonio Esposito, il sindacalista di Pomigliano arrestato, ripreso dalle telecamere fatte installare dall’imprenditore taglieggiato
Per accorciare i tempi dell’operazione e dare una mano alla Guardia di Finanza, l’imprenditore vittima della richiesta di pizzo ha installato a sue spese le telecamere che hanno ripreso lo scambio di soldi con il quale gli inquirenti hanno inchiodato il sindacalista estorsore, Antonio Esposito, arrestato in flagranza di reato, lo scorso 3 marzo, a Pomigliano d’Arco, dalla Guardia di Finanza L’uomo ha chiesto all’imprenditore di non versare le quote di iscrizione al sindacato dei suoi 14 dipendenti ausiliari del traffico relative agli anni 2013, 2014 e 2015, e di dividersi la somma, circa 6mila euro. Per non lasciare traccia dell’operazione, il sindacalista avrebbe distrutto le deleghe relative a quegli anni e consegnato all’imprenditore dichiarazione che lo metteva a riparo da eventuali richieste da parte della UilTrasporti. L’imprenditore avrebbe saldato soltanto le quote relative ai mesi tra gennaio e marzo del 2016. Dopo avere sistemato le webcam, l’imprenditore ha organizzato l’incontro – avvenuto lo scorso 3 marzo – nel suo ufficio di Pomigliano D’Arco, dove è poi avvenuta la consegna delle banconote, per complessivi 2500 euro, i cui numeri di matricola erano stati preventivamente comunicati ai finanzieri. Prima di andare via, il sindacalista chiede che a breve gli vengano consegnati anche gli altri 500 euro. Dopo avere preso i soldi, Esposito esce soddisfatto dall’ufficio ed entra in auto: a questo punto entrano in azione i finanzieri, guidati dal capitano Fabio Fortunato, comandante della compagnia di Portici. Il sindacalista si accorge del blitz e tenta di liberarsi dei soldi lanciandoli dal finestrino ma viene bloccato e arrestato.
Cronaca
Traffico di droga in Costiera Amalfitana e Monti Lattari: 17 arrestati, 34 indagati. Tutti i nomi
Nella mattinata odierna, personale del Comando Compagnia Carabinieri di Amalfi ha eseguito 16 misure cautelari personali, di cui 3 (tre) di custodia in carcere e 13 (tredici) di custodia agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti soggetti residenti nei comuni della costiera e nelle località limitrofe di Agerola e Pimonte. Nello stesso contesto sono in corso 14 notifiche di Avvisi di Conclusione delle Indagini (ex art.415 bis c.p.p.) nei confronti di ulteriori soggetti coinvolti nelle indagini. Le Ordinanze sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Salerno, al termine di una accurata attività investigativa condotta da personale del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia CC di Amalfi, con la efficace collaborazione del personale dei Comandi Stazione dipendenti, sotto la direzione di questa D.D.A.. L’indagine trae la sua genesi, nel luglio 2013, da una serie di informazioni e notizie raccolte dai militari della Compagnia e della Stazione CC di Amalfi operanti sul territorio della Costiera Amalfitana, circa la sussistenza di un crescente traffico di sostanze stupefacenti, cui sono immediatamente seguiti una serie di servizi di osservazione e pedinamento finalizzati a comprovare lo stato del fenomeno. Le embrionali ipotesi investigative hanno prodotto un immediato riscontro con l’arresto di un giovane amalfitano, di ritorno dall’area partenopea, sorpreso a bordo dell’auto, in località Castiglione di Ravello, in possesso di 10 grammi di metanfetamine: sostanza stupefacente per la prima volta rinvenuta in territorio costiero. Da qui, nel prosieguo dell’attività d’indagine, gli investigatori hanno iniziato ad addentrarsi nel più ampio scenario criminale – mediante il supporto di attività d’intercettazione telefonica e di intervento diretto sul territorio – fino a disvelare l’esistenza di un’articolata associazione a delinquere dedita allo spaccio sistematico e continuativo di una molteplicità di sostanze stupefacenti di tipo diverso, sia leggere che pesanti (cocaina, hashish, marjuana, metanfetamine) in alcune delle più note località turistiche della costiera Amalfitana (Amalfi, Atrani, Ravello, Scala e Conca dei Marini). In particolare sono emerse le figure apicali dell’associazione sul versante Scala/Ravello ed in particolare:
– un soggetto B.M. poi deceduto in data 21/11/2015, individuato quale Capo-promotore;
– Cappotto Giuseppe (cl.’90), Di Palma Raffaele (cl.’87) e Aurioso Alfonso (cl.’80), come organizzatori;
cui si affiancavano una serie di partecipanti:
– Amato Luca (cl.’88), Cioffi Raffaele (cl.’86), Cioffi Stefano (cl.’94), Russo Armando (cl.’90), Staiano
Raffaele (cl.’95), Di Palma Carmen (cl.’91), Fusco Clara (cl.’89), Laptyev Vladyslav (cl.’93).
Oltre al sodalizio indicato, in generale è comunque emersa sul territorio della costiera l’esistenza di una pluralità di sottogruppi di soggetti dediti allo spaccio, ciascuno ruotante attorno ad una figura leader avente il precipuo compito di coagulare attorno a sé una pluralità di soggetti, uniti da stretti e duraturi legami, che erogavano anch’essi in modo costante lo stupefacente ai vari “pusher” e talvolta direttamente al consumatore ultimo. Tra questi, l’indagine ha consentito in particolare di individuare un ulteriore gruppo criminale e l’operatività di una seconda piazza di spaccio attiva sul versante Agerolese: gruppo estraneo al sodalizio criminoso operante sul versante amalfitano ma che forniva allo stesso un apporto necessario alla continuità operativa delle piazze di spaccio costiere, soprattutto nelle fasi di accertata carenza di sostanze stupefacenti. Anche in questo caso le captazioni telefoniche hanno rivelato in maniera obbiettiva una serie di episodi – tutti adeguatamente riscontrati – di cui è stato protagonista Milano Luigi (cl.’70), anello di congiunzione per la distribuzione dello stupefacente fra l’area Agerolese e quella Costiera. Rilevante, nelle dinamiche criminali di spaccio, è stata poi l’individuazione di una trama di “fiancheggiatori” dell’associazione che, attraverso plurime condotte di favoreggiamento ex art.378 c.p., fornivano un apporto necessario alla continuità operativa delle operazioni di spaccio nella zona costiera, comunicando tempestivamente agli interessati la presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio al fine di evitare eventuali controlli.In conclusione: da luglio a novembre 2013 sono state ravvisate ipotesi di responsabilità penali in capo a 34 soggetti nei confronti dei quali sono stati contestati 290 episodi di spaccio di sostanza stupefacente e recuperati, attraverso le attività di riscontro espletate sul territorio, complessivi 357 grammi di sostanza stupefacente corrispondenti a circa 1400 dosi.Nel corso degli stessi riscontri sono state tratte in arresto, nella flagranza del reato di detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente, ex art.73 DPR 309/90, nr. 7 persone, per lo stesso delitto deferite in stato di libertà nr. 2 persone e segnalate alla competente autorità amministrativa – ex art.75 DPR 309/90 – nr. 6 persone. Inoltre in occasione di una perquisizione domiciliare finalizzata sempre al recupero di stupefacente, sono state recuperate e sequestrate nr. 282 bombe carta illegalmente detenute.
E’ STATO RINTRACCIATO UN ALTRO DESTINATARIO DI MISURA CAUTELARE IN CARCERE IN UN PRIMO MOMENTO RIVELATOSI IRREPERIBILE:
Si tratta di Gentile Nicola (cl.’80), noto pregiudicato ritenuto vicino al clan camorristico Afeltra /Di Martino, ancora attivo in quei contesti territoriali, nei quali conserva il dominio incontrastato nel commercio degli stupefacenti e presso cui confluiscono tutti i proventi dell’attività criminosa di cui era assiduo e fedele collaboratore Milano Luigi .
Cronaca
Traffico di droga tra Costiera Amalfitana e Monti Lattari: catturato anche Nicola Gentile
Si è conclusa definitivamente nella tarda mattina di oggi la brillante operazione dei carabinieri della compagnia di Amalfi denominata “Isola Felice” che ha smentallato un fiorente traffico di droga tra la Costiera Amalfitana e i comuni dei Monti Lattari. E’ stato infatti arrestato anche Nicola Gentile,36 enne di Agerola, noto pregiudicato ritenuto vicino al clan camorristico Afeltra Di Martino, che ha il controllo e il dominio incontrastato nel commercio degli stupefacenti non solo sui Monti Lattari e la Costiera Amalfitana ma anche in molti comuni della provincia di Napoli facendo da “fornitori” ufficiali della marjuana pura fatta crescere sulle montagne. Gentile in mattinata era sfuggito all’arresto e si era reso irreperibile.
Cronaca
“Come sta mia figlia. E a lui l’avete arrestato?”, ha chiesto ai pm Carla la donna di Pozzuoli ustionata dal fidanzato. Il racconto di...
Ha provato a rispondere alle domande, lo ha fatto a fatica, aggrappandosi alla volontà di superare il dramma che le è toccato vivere. Ha chiesto informazioni sul compagno, poi sulla figlia: “Ditemi come sta mia figlia”, è la prima cosa che ha chiesto ai magistrati Carla Ilenia Caiazzo, la 38enne di Pozzuoli vittima di un brutale tentativo di omicidio lo scorso primo febbraio da parte del suo compagno Paolo Pietropaolo. E a proposito di quest’ultimo ha spiegato agli inquirenti: “Sì, era un personaggio violento, ma che fine ha fatto? L’avete arrestato?”. E’ durato circa un’ora il colloquio, il primo, della donna con i magistrati inquirenti Raffaello Falcone e Clelia Mancusoche stanno seguendo il suo caso dal febbraio scorso. Paolo Pietropaolo resta detenuto e sotto accusa per un agguato brutale: avrebbe picchiato la fidanzata, fino a darle fuoco con liquido infiammabile. Dalle indagini è emerso che il 40enne avrebbe agito con freddo cinismo, in pieno possesso della sua lucidità mentale, nel recuperare il combustibile da scagliare contro la donna. Non un raptus di violenza, dunque, ma gelida premeditazione. Il suo difensore invece punta a sostenere la tesi del raptus, della violenza scatenata all’improvviso di fronte alla determinazione della donna di lasciarlo, di interrompere un rapporto che andava avanti ormai da quando erano adolescenti.Tentato omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, stalking, agli atti ci sono le testimonianze di alcuni conoscenti della coppia, che hanno convinto gli inquirenti a ipotizzare un atteggiamento persecutorio da parte dell’uomo nei confronti della sua ex. Molti sono gli espisodi di violenza che sono stati scoperti nel corso dell’indagine e c’è anche una testimonianza chiave che racconta: “…Ho intrecciato per un breve periodo una relazione fondata su messaggi e conversazioni sui social con Paolo Pietropaolo, ma ho subito capito che si trattava di avere a che fare con una persona pericolosa. Carla, sempre più terrorizzata da quello che poteva fare Paolo, mi riferiva che lui continuava a chiamarla e a minacciarla di morte. Proprio perché pensavo che lui non stava bene, consigliavo alla collega di stare attenta, di muoversi sempre in compagnia, di prestare attenzione”. Carla sarà riascoltata dai due pm la prossima settimana, nuova tappa nel ricordo di quei brutali momenti della sua vita che non riuscirà mai a cancellare mentre prova con fatica a tornare a una vita normale. Ma ci vorrà ancora tempo.
E
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Omicidio a Ibiza: ucciso un pizzaiolo italiano, arrestato il presunto assassino
Ibiza – Un drammatico...
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Castellammare di Stabia: Operazione della Polizia Scongiura Minacce alla Sicurezza Pubblica
Nella mattinata di ieri,...
