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Cronaca Nera

Tradimenti e ordini dal carcere: svelata la scissione sanguinosa dei «Capitoni»

Tentato omicidio nel cuore di Marianella: gli inquirenti fermano due uomini Napoli – La sera del 17 aprile, in un contesto di tensioni interne al clan Lo Russo-Capitoni, si è consumato un tentato omicidio che ha scosso il rione "Siberia" di Marianella. La vittima, Vincenzo...

Francescopio Autiero rimane in carcere per l’omicidio di Fabio Ascione, giovane innocente di Napoli

Napoli – Francesco Pio Autiero, ventitreenne accusato dell'omicidio di Fabio Ascione, ventenne, rimane in carcere dopo la conferma della misura cautelare da parte del Tribunale del Riesame di Napoli. La decisione è giunta nelle scorse ore, respingendo l'istanza dei legali dell'indagato e consolidando l'impianto...

Succede anche

Uccise il ladro che stava rubando nel bar frequentato dai calciatori del Napoli: arrestato

Uccise a colpi di pistola il ladro che stava rubando nel suo bar. Per questo è finito in carcere a Trentola Ducenta, nel Casertano, il 52enne Raffaele Villano, condannato con sentenza definitiva a 5 anni e tre mesi di carcere per eccesso colposo di legittima difesa. Villano è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Caserta che gli ha notificato l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale delle Corte di Appello di Napoli. La vittima, Nicola Sejdovic, fu ucciso il 21 maggio 2012 mentre con tre complici tentava di asportare videogiochi dal bar di Villano, ubicato a San Marcellino; il barista sparò con una pistola legalmente detenuta, ferendo anche uno dei complici di Sejdovic. Raffaele Villano era uno dei titolari della rinomata pasticceria “Blue Moon”, tra le più note dell’agro aversano e frequentatissima anche da vip e calciatori. Uno dei clienti abituali della caffetteria è il capitano del Napoli Marek Hamsik. Proprio la notte dell’omicidio Villano aveva inviato una torta ai calciatori del Napoli, allora allenati da Mazzari, per celebrare la vittoria nella finale di Coppa Italia contro la Juventus. Il clima di festa durò poco. Così alla chiusura del bar, quattro persone, tutte di origine rom, fecero irruzione all’interno del bar, forzando la saracinesca (facendo così scattare l’allarme) e trafugando la macchinetta mangiasoldi. Villano si era accorto di tutto visto che abitava in un appartamento al piano superiore. Prese la pistola, legalmente detenuta, e fece fuoco a scopo intimidatorio per allontanare i quattro. Nicola Sejdovic, 15 anni appena, che era entrato nell’auto dal portellone e stava tirando dietro la macchinetta mangiasoldi, venne centrato al petto e a una gamba. Il ragazzino venne abbandonato dai complici in fin di vita davanti all’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove morì poco dopo. Villano raccontò alla polizia di essere esasperato per i numerosi furti che aveva subito nell’ultimo periodo: soltanto dieci giorni prima dell’omicidio, un’altra banda gli aveva svaligiato il locale.

NapolI: l’agguato a Catapano e le nuove alleanze tra i Rinaldi e i Giuliano contro i Mazzarella

Alla squadra mobile di Napoli non hanno dubbi: sarebbero stati i sicari del clan Rinaldi, con il possibile appoggio degli alleati Giuliano di Forcella, a compiere l’agguato contro Gennaro Catapano l’altra mattina in vico Sopramuro nei pressi di Porta Nolana. Doveva essere un segnale forte visto che Catapano è considerato un emergente del gruppo Mazzarella del Mercato, con compiti di reggente per la zona delle Case Nuove. Le condizioni della vittima dell’agguato sono sempre critiche nonostante l’interveto chirurgico a cui è stato sottoposto. La novità investigativa è rappresentata dall’ appoggio logistico che sarebbe stato fornito dal clan Giuliano, alleatosi con i Rinaldi-Reale an- che per fronteggiare meglio i Mazzarella di Forcella. Ma c’è anche una pista che condurrebbe al gruppo di fuoco del borgo Sant’Antonio Abate del clan Giuliano-Sibillo-Amirante. Quelli che allenavano al poligono di tiro a cielo aperto scoperto dai carabinieri nel luglio scorso nel cuore del “Buvero” a luglio scorso. E che sarebbero pronti ad eseguire eventuali sentenze di morte. Uno scenario che parte da vecchi rancori e porta a queste nuove alleanze. Un segnale preoccupante di una miccia già accesa pronta ad arrivare alla bomba da far esplodere: ovvero una nuova cruenta stagione di sangue a Napoli che nessuno si augura.

Casoria: arrestato uno dei rapinatori che sparò al commerciante di Arpino a novembre. Tradito dalle impronte

Tradito dalle impronte, arrestato un giovane che aveva rapinato e ferito il titolare di un negozio nel napoletano. La sera del 24 novembre dello scorso anno i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Casoria e della stazione di Arpino di Casoria erano intervenuti d’urgenza in un negozio di elettronica in via Viviani. Sul posto i carabinieri avevano accertato che due malviventi, con volto travisato da passamontagna e sciarpa, uno armato di pistola, avevano consumato una rapina ai danni dell’esercizio. In particolare, uno dei malviventi, appena entrato nel locale, aveva sparato un colpo in aria per intimidire il titolare. Quest’ultimo gli aveva lanciato contro degli oggetti ma era stato ferito da due colpi d’arma da fuoco, uno dei quali l’aveva preso alla gamba destra. Dopo aver rubato il denaro dal cassetto di una scrivania, i due rapinatori si erano allontanati in sella ad uno scooter guidato da un terzo complice, anche quest’ultimo con il volto travisato da un casco integrale. La vittima era ricorsa a cure mediche presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli per una ferita d’arma da fuoco al polpaccio destro, giudicata guaribile in 8 giorni. Sul posto erano stati fatti intervenire anche i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche di Castello di Cisterna, che nel corso di sopralluogo avevano rinvenuto 2 bossoli 7,65 e trovato delle impronte digitali lasciate da uno dei rapinatori su una scrivania. La comparazione delle impronte lasciate dal rapinatore con quelle presenti nella banca dati hanno portato a dare un nome e un cognome al bandito. Questa mattina i carabinieri della stazione di Arpino di Casoria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli Nord e in Afragola, arrestando il giovane, un 24enne già noto alle forze dell’ordine.

Pomigliano: agli arresti domiciliari il sindacalista corrotto

E’ stato già scarcerato e posto agli arresti domicliari il sindacalusta corro della Uil Ttrasporti, di Pomigliano, Antonio Esposito. Stamane infatti il gip Roberto D’auria ha disposto gli arresti domicilari per l’uomo arrestato mercoledi dalla Guardia di Finanza dopo essere stato ripreso da una telecamera nascosta mentre intascava danaro dall’imprenditore che gestisce le strisce blu di Pomigliano. Durante l’udienza di convalida dell’arresto, tenuta nel carcere di Poggioreale, dove Esposito era rinchiuso da tre giorni, il giudice ha ascoltato le parti e ha quindi optato per l’invio ai domiciliari del sindacalista. Il video nel corso del quale si vede Esposito prendere i soldi è diventato virale nel web.

Napoli, svolta nel delitto del vigile Barometro: c’è una pista della sala Bingo

Ci sarebbe una clamorosa svolta nelle indagini sull’omicidio di Manlio Barometro il vigile urbano di Ponticelli ucciso il 9 marzo scorso. C’è una pista che porta ad una sala Bingo nelle provincia vesuviana in cui “Mariolino” il vigile, che era distaccato presso gli uffici del giudice di Pace a Napoli, avrebbe investito una quota e al cui titolare sarebbe stata chiesta la tangente. L’uomo si sarebbe rifiutato e quindi sarebbe scattata la “punizione” nei confronti del socio: Manlio Barometro appunto. Il nuovo filone investigativo tende quindi ad escludere che porta alla vendetta contro i “pentiti” del clan Sarno con i quali in passato comunque aveva avuto rapporti essendo nato nel quartiere e avendo fatto il vigile per anni nella zona. Omicidio quindi deciso dai clan vesuviani con il consenso dei clan della zona orientale visto che avvenne davanti ad un bar cremeria in via Fratelli Grimm. E’ un’ipotesi concreta anche se la pista della vendetta trasversale nei confronti dei Sarno, con i tanti fatti di sangue avvenuti nella zona, non è del tutto abbandonata. Un fatto è certo Mario Barometro aveva molteplici interessi: era una sorta di “broker” nella compravendita di auto e moto, ma anche di case e terreni. Il suo nome compare nell’inchiesta della Dda di Napoli contro un gruppo legato al clan Mallardo della zona di Giugliano per un’estorsione a un imprenditore di Villaricca che opera nel settore della vigilanza. Proprio pochi giorni prima che venisse ammazzato, Manlio Barometro aveva ricevuto la notifica dell’avviso di conclusione indagine della pm Maria Cristina Ribera della Dda di Napoli sulla vicenda in cui appariva il ruolo di taglieggiatore dello stesso Barometro.

Napoli: 18enne accoltellato da baby gang

Un giovane, Emanuele Panico, di 18 anni, incensurato, è stato ferito con una coltellata al braccio destro la notte scorsa a Napoli. Il giovane – ieri festeggiava il compleanno – ha raccontato alla polizia che mentre si trovava in Piazza Orticello a Loreto è stato avvicinato da un gruppo di ragazzini che gli hanno chiesto una sigaretta. Subito dopo lo hanno aggredito ferendolo al braccio. Il giovane è stato medicato nel vicino ospedale Loreto Mare ed è stato dimesso. Guarirà in dieci giorni. La polizia ha avviato indagini sull’episodio

Ercolano: uccise in Svizzera il proprietario della sua auto officina che lo aveva sfrattato. Ritrovata l’arma del delitto

Uccise a Chiasso in Svizzera il proprietario della sua auto officina che lo aveva sfrattato e ora a quattro mesi di distanza dal delitto ha fatto ritrovare l’arma utilizzata. Pasquale Ignorato originario di Ercolano è in carcere da inizio dicembre con il figlio Mirko e ora si è deciso a collaborare. Ha fatto infatti ritrovare agli investigatori elvetici la spranga utilizzata per compiere l’orrendo omicidio. Era stata gettata in un cespuglio non lontano dal luogo dove avvenne l’omicidio dell’imprenditore originario della provincia di Bergamo, Angelo Falconi. Il 73enne era andato a reclamare per l’ennesima volta i soldi degli affitti arretrati: ammontavano a circa 800mila franchi svizzeri. Nacque una violenta discussione tra i due e Pasquale Ignorato si armò con una spranga di ferro che aveva nella sua auto officina e massacrò di botte fino ad uccidere il malcapitato. Poi l’uomo scappò in compagnia del figlio e fu arrestato alcuni giorni dopo ad Ercolano sua città natale in casa di alcuni parenti.

Giugliano: non si fermano all’alt, sparano contro la Stradale e fuggono. Ricercati

Inseguimento con sparatoria la notte scorsa lungo l’asse mediano nel Napoletano. Una vettura con due persone a bordo – al momento non è stato ancora stabilito se si tratta di stranieri – ha forzato l’alt imposto da una pattuglia della sezione della Polizia stradale di Napoli e si è diretta a tutta velocità in direzione di Lago Patria. All’altezza di Ponte Riccio, a Giugliano, il conducente della vettura, una Punto ha fatto una inversione di marcia e dalla autovettura sono stati sparati alcuni colpi di pistola verso la pattuglia degli agenti che hanno risposto al fuoco sparando in aria a scopo intimidatorio. I due fuggitivi hanno abbandonato il mezzo ed hanno proseguito la fuga a piedi nelle campagne circostanti. Gli agenti della sezione della polizia stradale, coordinati dal dirigente Carmine Soriente, ora stanno eseguendo tutte le verifiche sulla vettura. Sono giunti anche gli agenti del commissariato di Giugliano, da tempo impegnati in servizi di controllo del territorio, sia per contrastare fatti di criminalità che la combustione dei rifiuti. Nei giorni scorsi gli agenti del commissariato, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino, in una perquisizione non lontano dalla zona dove è accaduta la sparatoria, hanno sequestrato due pistole giocattolo, prive del tappo rosso, ed un giubbotto antiproiettile.

Napoli, scoperta la truffa dei grandi marchi: 60 arresti

Circa 60 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti a due distinti sodalizi criminali ramificati sull’intero territorio nazionale e in Turchia vengono eseguite in queste ore dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Nel mirino degli investigatori una vasta attività di contraffazione di prodotti recanti i marchi registrati di noti brand nazionali ed internazionali.

Napoli: tre immigrati arrestati al Vomero dopo un furto in una clinica di Castel Volturno

Tre immigrati, un tunisino nazionalizzato italiano e due ghanesi, sono stati arrestati al termine nei pressi dello svincolo del Vomero della Tangenziale di Napoli. Secondo quanto appurato dagli agenti Polizia stradale i tre nella notte erano entrati all’interno di una clinica di Castel Volturno in provincia di Caserta dove avevano aperto numerosi armadietti di dipendenti e sottratto denaro, oggetti e materiale specialistico. Poi erano scappati a bordo del Suv di un tecnico di radiologia travolgendo con il veicolo la sbarra che chiude il parcheggio. Nei pressi del Vomero il conducente tunisino è stato bloccato all’interno del veicolo mentre i due a bordo avevano tentato la fuga verso la viabilità esterna.

Cocaina in caserma, arrestati 4 bersaglieri a Caserta

I carabinieri tra Caserta e Roma hanno arrestato quattro militari dell’Esercito in servizio presso l’VIII brigata Bersaglieri di Caserta, e notificato a un quinto una misura di divieto di dimora nell’ambito di una inchiesta su uno spacio di droga in caserma. Le misure cautelare emesse dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere sono per Luigi Santonastaso, ora in carcere; la sua compagna Roberta Rossini, militare con ferma provvisoria di 4 anni, Luigi Belvedere e Patrizio Caserta, agli arresti domiciliari; e per Lello Giove, che non puo’ abitare ora nel Casertano. I cinque devono rispondere di falsita’ materiale commessa da pubblico ufficiale, corruzione, detenzione, offerta e messa in vendita, nonche’ cessione a titolo oneroso di sostanze stupefacenti.L’indagine, che abbraccia un periodo che va dal febbraio 2014 al marzo 2015, ha consentito, attraverso intercettazioni telefoniche ma anche servizi di osservazione, pedinamento e sequestri apparentemente occasionali di sostanze stupefacenti, di accertare come i militari arrestati avessero avuto, all’interno della caserma, la disponibilita’ di ingenti quantitativi di cocaina che veniva venduta all’interno della medesima struttura militare a commilitoni. Secondo quanto appreso, il capo del gruppo era il caporal maggiore Luigi, Santonastaso, con la determinante collaborazione della propria compagna. I militari dell’Arma sono risaliti alla rete di approvvigionamento della cocaina, persone del territorio di Maddaloni e Caivano. Secondo le accuse, Santonastaso, inoltre, corrompendo colleghi, riusciva a ottenere l’alterazione dei risultati dei drug test disposti dal Comando nei confronti dei militari sospettati di fare uso di sostanze stupefacenti. Sia lui che Roberta Rossini sono stati trovati in possesso, nel corso delle indagini, di numerose dosi di cocaina e crack. Il Comando aveva disposto drug test per Rossini. Per alterare i risultati, Santonastaso e i suoi complici o si procuravano una provetta di urina ‘pulita’ da sostituire, al momento opportuno, con la propria, approfittando della distrazione o della connivenza del personale sanitario addetto; oppure davano 200 euro a militari con la qualifica di Assistente Sanitario come Giove e Belvedere che provvedevano a modificare i risultati dell’esame direttamente presso il laboratorio dell’Ospedale militare di Caserta. La falsificazione dei risultati e’ provata da conversazioni via Whatsapp, ma anche dall’estrazione di Dna dai drug test ‘puliti’, risultato non compatibile con quello delle persone che dovevano effettuare l’analisi.

Napoli: arrestato il falso avvocato che truffava gli anziani

Ha truffato un uomo di 91 anni con la tecnica del ‘falso avvocato’, riuscendo a portargli via quasi 2 mila euro, ma mentre si allontanava dall’abitazione è stato notato dai carabinieri. L’uomo, un 30enne di Napoli, è stato arrestato dopo un lungo inseguimento a piedi per le vie di Firenze. Secondo quanto ricostruito, ieri l’anziano è stato contattato al telefono da un presunto maresciallo dei carabinieri, che lo ha convinto a pagare denaro per la ‘liberazione’ della figlia, a suo dire trattenuta in caserma dopo aver provocato un incidente. Poco dopo il 30enne ha suonato alla porta di casa, spacciandosi per l’avvocato della figlia venuto a ritirare il denaro. Mentre usciva dall’appartamento con oltre 1.900 euro è stato però visto da una pattuglia dei carabinieri, intervenuta nel palazzo dopo che un’altra residente, di 88 anni, aveva contattato il 112 dicendo di aver ricevuto la chiamata di un presunto avvocato che gli aveva chiesto 10 mila euro come cauzione per la figlia. Accortosi dei militari il truffatore è uscito di corsa dallo stabile, seguito da un vero maresciallo dei carabinieri, che lo ha bloccato in strada. Sempre ieri, altre truffe ad anziani sono state tentate in zone della città non lontane a dove vive il 91enne.

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