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Sette arresti a Napoli per il conflitto a fuoco avvenuto a Portamedia nel febbraio 2025
Settimo arresto per conflitto a fuoco a Portamedina: coinvolti anche minori
La Squadra Mobile di Napoli ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di sette persone, accusate di tentato omicidio e detenzione illegale di armi. Tra gli arrestati figurano alcuni giovani, tra cui il figlio della...
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Procura di Napoli avvia la discovery nel caso Domenico con deposito degli atti investigativi
Scomparsa di Domenico Caliendo: La Procura di Napoli Dispone la Discovery Documentale
La Procura di Napoli ha avviato un'importante fase investigativa sulla tragica scomparsa di Domenico Caliendo, un bambino di due anni deceduto a seguito di un intervento di trapianto di cuore. Il provvedimento, volto...
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Cronaca
Napoli, uomo si barrica nel negozio per evitare lo sfratto
Un uomo si è barricato nel suo negozio per evitare lo sfratto esecutivo, minacciando di togliersi la vita e chiedendo un incontro con i padri francescani, proprietari dell’immobile. “Non è una protesta, è un atto di disperazione”, spiega Fernando, il figlio di Giovanni Carretta, titolare di un negozio di abbigliamento maschile in corso Umberto. Fernando racconta la storia del papà e della sua famiglia che quel negozio lo gestisce da 60anni. “Abbiamo sempre pagato, siamo brava gente ma la crisi ha spezzato le gambe anche a noi – dice – Fernando – il costo dell’affitto poi è salito alle stelle: dai due milioni delle vecchie lire a seimila euro. Mio padre pagava non tutto ma una parte la pagava. Con questa crisi come si può pagare un fitto così tanto alto? Abbiamo cercato di spiegarlo ai francescani ma non hanno voluto sentire storie”. E così oggi è arrivato il giorno dello sfratto esecutivo. “Grazie a questo negozio vive una intera famiglia: mio padre, mia madre, mio fratello ed una mia sorella divorziata con due bimbi. E poi ci sono io che ho solo un lavoro part time da 700 euro al mese – racconta ancora Fernando – Ad oggi l’unico stipendio a disposizione di tutta la famiglia. Già il 23 dicembre scorso mio padre venne a casa e ci disse di non sentirsi più un uomo. Scomparve per ore e poi lo ritrovammo barricato nel negozio. Å disperato, vuole uccidersi. L’unica cosa che chiede è di incontrare i padri francescani per provare a trovare un accordo”.”Abbiamo già avuto modo di parlare oggi con la famiglia Carretta, con la quale ci incontreremo domani per individuare una soluzione condivisa”. Lo ha detto Pietro Russo, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia della provincia di Napoli, commentando il gesto di Giovanni Carretta, titolare di un negozio di abbigliamento maschile in corso Umberto, che si è barricato nella bottega per evitare lo sfratto esecutivo, minacciando il suicidio. “Speriamo di riuscire a convincere i padri francescani, proprietari dell’immobile, a trovare una mediazione. Una soluzione – continua Russo – potrebbe essere quella di individuare nuove linee di credito per evitare un gesto estremo e la chiusura dell’ennesimo negozio storico per la nostra città. Sarebbe fondamentale promuovere l’espansione del credito agevolato tramite i consorzi fidi, i quali si sono dimostrati finora l’unico strumento efficace per dare respiro finanziario alle pmi”.
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Cronaca
Rapina ad autotrasportatore: 4 arresti dei carabinieri di Nola
I quattro autori di una rapina ad un autotrasportatore, portata a termine ad Arpino di Casoria il 9 novembre scorso sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Nola nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord. L’ordinanza costituisce l’esito di un’indagine avviata a seguito del ritrovamento a Saviano, nel Napoletano, all’interno di un capannone industriale in disuso, di un container carico di merce provento della rapina. Le indagini condotte dai carabinieri hanno consentito di individuare tutti i componenti del gruppo criminale, ripresi da un impianto di videosorveglianza installato lungo l’itinerario da percorrere per raggiungere il luogo di occultamento della refurtiva. A poche centinaia di metri era stata abbandonata la motrice del tir, obiettivo della rapina. Alcuni dei quattro sono autori materiali, altri hanno svolto compiti di natura logistica.
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Cronaca
Pianura chiede aiuto in commissariato
Una ragazza di quindici anni si è rifugiata all’interno del Commissariato di zona per chiedere aiuto. La ragazza dopo aver ricevuto percosse brutali in tutto il corpo da parte del fratello, ha chiesto aiuto al commissariato di polizia di Pianura dove ha trovato rifugio. “La minorenne ha raccontato agli uomini guidati dal vice questore Giuseppe Pastore di essere stata picchiata ripetutamente dal fratello che le ha sottratto il cellulare per evitare che lei potesse avvertire la polizia e l’ha poi inseguita per strada. Ma la ragazza è riuscita a darle la forza di raggiungere il commissariato di Polizia dove sono scattati immediatamente i soccorsi e le indagini. La minore è attualmente ricoverata all’ospedale San Paolo dovei sanitari stano effettuando i dovuti accertamenti per stabilire la gravità dei politraumi e del colpo ricevuto alla testa, dal momento che è stata colpita con una mazza di ferro anche sul capo”
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Cronaca
Cinquantenne trovata morta in casa è giallo a Napoli
Saranno le indagini a stabilire le cause della morte di una donna di cinquant’anni di cui da giorni non si avevano notizie. Il cadavere è stato ritrovato all’interno di un’abitazione a Posillipo nel cuore della Napoli bene “Da alcuni giorni non si avevano sue notizie. Non rispondeva al telefono e non apriva la porta di casa” La donna è stata trovata morta a causa di una ferita di arma da fuoco. I primi ad accorrere in via Posillipo sono stati i vigili del fuoco che hanno sfondato la porta dell’appartamento, all’interno di un parco privato del quartiere, e successivamente sono intervenuti i mezzi di soccorso del 118, “che non hanno potuto far altro che constatare il decesso, la polizia ed il magistrato di turno. E’ stata anche ritrovata una pistola ad uso sportivo, presumibilmente potrebbe essere l’arma con la quale la donna avrebbe potuto togliersi la vita ma cosa sia successo all’interno della mura casalinghe è ancora da ricostruire ed al vaglio delle forze di polizia e del magistrato che stanno procedendo agli accertamenti”.
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Cronaca
*Flash News* Evasi da Rebibbia. E’ caccia all’uomo
Intorno alle 18.30 di oggi pomeriggio, i due malviventi, di nazionalità romena, hanno segato le sbarre di una finestra del magazzino dove si trovavano come “lavoranti”. Scavalcato il muro di recinsione, hanno poi guadagnato la libertà. Secondo i primi rilievi ed alcune testimonianze i due si sono diretti sulla via Tirburtina. Chiunque li avvisti è pregato di contattare immediatamente le forze dell’ordine. Si consiglia di non cercare di bloccarli, sono pericolosi e senza scrupoli. Uno dei due stava scontando una condanna per omicidio.
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Cronaca
Piano di Sorrento, ha perseguitato la ex per sei mesi: arrestato
Ha perseguitato per mesi la ex che alla fine si è rivolta alle autorità e lo ha denunciato. E’ accaduto a Piano di Sorrento, in provincia di Napoli. Tutto è iniziato lo scorso agosto quando la donna ha deciso di lasciarlo e tornare nell’abitazione dei genitori insieme alla figlia avuta con l’uomo, di soli 3 anni. Ma la scelta scatena nell’ex un profondo rancore verso la donna e la sua famiglia, che vengono quotidianamente minacciati e insultati, sia di persona che con sms.La donna non ha tregua: una notte il suo ex entra in casa attraverso una finestra aperta, lei chiude a chiave nella stanza da letto ma lui con un calcio apre la porta e con tono minaccioso la minaccia e la incolpa dell’interruzione della storia. Poi torna alla carica, bussa ripetutamente al citofono, avvicina la madre, si presenta ancora sotto casa fino a tarda sera davanti all’abitazione inviando sms, e facendo squillare di continuo il telefono. Successivamente entra nel negozio dove la donna lavora con la scusa di voler acquistare capi di abbigliamento ma resosi conto della poca disponibilità al dialogo comincia di nuovo con atteggiamenti minacciosi e violenti, strattonando e minacciando la ex. Alla persecuzione hanno posto fine i carabinieri della stazione di Piano di Sorrento, che hanno arrestato il 24enne, un muratore di Sorrento. Il giovane è stato arrestato per atti persecutori ai danni dalla sua ex ed è stato sottoposto ai domiciliari.
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Cronaca
Fortuna Loffredo svolta nell’inchiesta?
Vicini alla svolta è l’indiscrezione che circola sulla tragica morte della piccola Fortuna Loffredo la bambina di 6 anni, volata giù da un balcone del parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino “i magistrati incaricati di indagare sul caso di Fortuna sono tornati nel terzo isolato delle case del parco Verde, effettuando un sopralluogo accurato nei piani alti. Quelli da cui Fortuna è caduta – o è stata buttata giù – la mattina del 24 giugno 2014, morendo dopo mezz’ora di agonia nel pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore”. Il sopralluogo effettuato inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Claudia Maoni, dettato forse dal fatto che Doriana , l’amica della piccola Fortuna si legge sul Mattino “potrebbe aver iniziato a raccontare e a ricostruire quei tragici quindici minuti della mattina del 24 giugno del 2014. Alle 11.45 Fortuna, appena tornata dal centro che la segue per una lieve disabilità, dice alla mamma, Domenica Guardato, che va a giocare a casa di Doriana, un piano più su, all’ottavo. Porta con sé un pupazzetto. Le due bambine, dichiarano alcuni coetanei, vengono viste a casa di Doriana, sedute sul divano a guardare la tv, ma la mamma dell’amica di Fortuna dichiarerà poi che le aveva mandate via, perché stava lavando i pavimenti. Le amichette escono. Dieci minuti dopo, scaraventata nel vuoto, Fortuna finisce sul selciato del cortile lato nord dell’edificio, senza una scarpetta. Morirà senza riprendere conoscenza trenta minuti dopo, nel pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore”.
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Cronaca
Strage al bar Sayonara di Ponticelli, la Cassasione conferma: “Fine pena mai” per 11 imputati
Si sono dovuti attendere ben 27 anni per arrivare alla sentenza definitiva da parte della Cassazione per il processo per la famosa strage del 1989 a Ponticelli all’interno del bar Sayonara dove furono massacrate sei persone, quattro delle quali vittime innocenti e numerosi feriti tra cui una bambina. “Fine pena mai” per undici imputati: Ciro Sarno, Antonio e Giuseppe Sarno, Giovanni, Ciro e Gennaro Aprea, Vincenzo Acanfora, Luigi Piscopo, Gaetano Caprio, Roberto Schisa, Pacifico Esposito. I pentiti sono Ciro, Giuseppe, Vincenzo, Pasquale e Luciano Sarno. Sedici anni per Giuseppe Esposito. La Suprema Corte ha anche inviato gli atti nuovamente in Corte d’Appello per i pentiti i cui reati erano stati ritenuti prescritti in secondo grado.La strage dell’11 novembre del 1989 fu decisa dal clan Sarno per vendicare la morte di uno dei propri affiliati (Vincenzo Duraccio) ammazzato nel corso della faida con la cosca degli Andreotti per il controllo degli affari criminali nel famoso “Triangolo della morte” di Napoli ovvero Barra-Ponticelli- San Giovanni a Teduccio. A fare luce su quella mattanza sono stati proprio i mandanti, ovvero i fratelli Vincenzo e Ciro Sarno, i due boss pentiti e passati dalla parte dello Stato. “Non volevo che venissero coinvolte persone innocenti. È una strage che ancora mi pesa – aveva raccontato al pm Ciro Sarno – Anche in ragione del fatto che, sebbene sia stato il mandante dell’azione, di certo non volevo gli esiti che poi si sono avuti”. L’obiettivo principale dell’agguato, infatti, era Antonio Borrelli, un fedelissimo di Andrea Andreotti detto o’ cappotto che, mentre “’o sindaco” era detenuto, aveva risposto male al fratello Giuseppe “’o mussillo”. “Prima che i killer partissero – raccontò Ciro Sarno – venni chiamato da parte da mio cugino Pacifico Esposito, che era preoccupato per il fatto di aver notato che quelli di Barra erano tutti drogati e quindi poco lucidi per un’azione del genere. Gli dissi di non preoccuparsi e diedi il via all’azione. Le prime notizie che mi giunsero, portatemi da mio cugino Esposito Giuseppe, erano drammatiche per due ordini di ragioni, sia perché mi diceva che non era stato ucciso nessuno degli uomini dell’Andreotti sia perché mi aggiungeva erano state uccise persone innocenti. Solo successivamente si apprese che invece, era rimasto a terra, oltre a quattro vittime innocenti, anche Borrelli Antonio, ed era stato colpito Vincenzo Meo, che morì dopo qualche giorno in ospedale”. Le vittime designate erano due uomini di Andreotti: Antonio Borrelli e Vincenzo Meo, che furono finiti con il classico colpo di grazia alla testa. Le quattro vittime innocenti invece sono Gaetano De Cicco, Domenico Guarracino, Salvatore Benaglia e Gaetano Di Nocera i cui parenti dopo 27 anni hanno avuto giustizia.
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Cronaca
Salerno: arrestata dalla polizia la banda di giorgiani “arrampicatori” che svaligiva le case
Arrestati all’alba dalla Polizia i presunti componenti di una banda di georgiani ritenuti responsabili di una decina furti in appartamenti nel Salernitano e nel Sannio. Gli agenti della sezione antirapine della Squadra Mobile di Salerno hanno bloccato nel quartiere Sanità, a Napoli, tre cittadini della Georgia di 30, 34 e 38 anni, tutti risultati irregolari. Un quarto connazionale di 43 anni è sfuggito alla cattura rifugiandosi in Francia. Il gruppo è accusato di aver messo a segno una serie di furti tra il primo marzo e il 10 aprile dello scorso anno a Salerno e a Benevento, prendendo di mira soprattutto abitazioni. I quattro sono stati individuati – si apprende dagli investigatori – mentre effettuavano dei sopralluoghi ad alcuni esercizi commerciali.. La polizia e’ sulle tracce anche di un quarto georgiano latitante in Francia. Sono 7 i furti in case e negozi contestati (4 a Salerno, 3 nel beneventano); due invece i tentativi di furto a Cava dei Tirreni e ad una gioielleria del Corso Vittorio Emanuele di Salerno. La banda era abituata ad arrampicarsi sulle grondaie di palazzi per svaligiare le abitazioni prese di mira dopo una serie di sopralluoghi.
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Cronaca
ESCLUSIVA. Aldo Gionta muore nella sala operatoria dell’ospedale di Boscotrecase
E’ morto stamattina nell’ospedale di Boscotrecase Aldo Gionta, cugino omonimo del boss di Torre Annunziata. L’uomo si era ricoverato per un’operazione chirurgica a causa di una frattura alla tibia e al perone. In sala operatoria subito dopo l’anestesia sono sorte complicazioni. Aldo Gionta è andato in arresto cardiaco ed è morto. Sul posto polizia e carabinieri e tantissimi familiari e fedelissimi del clan. Si temoni disordini.
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Cronaca
ESCLUSIVA. Torre Annunziata: sequestrata la salma di Aldo Gionta. Aperta un’inchiesta sulla morte
Ufficiale l’apertura dell’inchiesta per la morte avvenuta in mattinata all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase di Aldo Gionta, cugino omonimo del boss poeta e nipote del padrino Valentino Gionta. La vittima infatti era il figlio del fratello Ernesto. Su disposizione della Procura di Torre Annunziata le forze dell’ordine hanno proceduto a mettere la salma sotto sequestro. Sarà ora l’autopsia a chiarire le cause del decesso. Aldo Gionta, 40 anni, era ricoverato e stamane avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico per una doppia frattura a tibia e perone a causa di un incidente stradale. L’operazione avrebbe dovuta compierla l’equipe medica del professor Gaetano Sannino. Ma l’uomo in sala operatoria subito dopo l’anestesia spinale ha avuto un arresto cardiaco ed è morto all’istante. A nulla sarebbe valsi i tentativi dei medici per rianimarlo. Sul posto in pochi minuti sono arrivati decine e decine di parenti, amici e gente legate al clan Gionta. Momenti di tensione con i medici, pugni contro i muri, minacce verbali ma niente aggressioni. Solo tanta rabbia e disperazione. Si dovrà comuqne attendere l’esame autoptico per capire cosa è accaduto e perchè nella sala operatoria dell’ospedale Sant’Anna.
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Cronaca
Castellammare: individuati dalla polizia i baby bulli della Villa Comunale
E’ di 150 persone fermate e controllate tra cui 30 pregiudicati il risultato del maxi controllo a tappeto in tutta Castellammare operata nel pomeriggio e nella serata di ieri dagli agenti del locale commissariato di polizia diretti dal vice questore De Lorenzo, insieme con la divisione anticrimine della questura di Napoli. L’attenzione della polizia si è soffermato anche sulla villa comunale stabiese teatro negli ultimi tempi di numerosi episodi di bullismo da parte di baby gang composte da maschi e femmine tutti minorenni. E nel corso dei controlli di ieri ben dieci sono stati i minori fermati in atteggiamenti poco civili. Tre di questi erano addirittura sotto la soglia dei 14 anni per cui poi sono stati riaffidati ai genitori. Soddisfazione da parte dei cittadini stabiesi per i controlli della polizia visto il dilagare della microcriminalità negli ultimi mesi. Nel corso dei controlli sono state anche fermate anche otto auto prive assicurazione ed è stato fermato un guidatore privo di patente ma per lui non è scattata la denuncia penale per la recente depenalizzazione del reato.
Alberto Ferretti
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