Cronaca Nera

Ercolano: viola allontanamento e maltratta di nuovo moglie, arrestato

Ha prima violato la misura di allontanamento dalla casa familiare e poi ha di nuovo maltrattato la moglie. Così un 37enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri. L’episodio è avvenuto ad Ercolano. L’uomo, violando gli obblighi imposti dal provvedimento, era rientrato da tempo nell’abitazione familiare con il tacito consenso della giovane moglie. Ma, nel corso di una ennesima lite scoppiata per futili motivi, lui l’ha strattonata sottraendole il telefonino. I carabinieri, richiamati da vicini, sono intervenuti nell’abitazione e hanno arrestato il 37enne che successivamente è stato condotto nella casa circondariale di Poggioreale.

Droga sull’asse Caserta-Caivano, due donne gestivano il traffico. Sei arresti

Erano due le donne a capo di gruppi criminali a Caserta e che stamattina sono finite in manette insieme ad altre quattro persone. A comandare il giro, “donna Concetta Buonocore” moglie dell’ergastolano Antonio Della Ventura, e anche un’altra donna, Maria Luisa Stella 41 anni. Si tratta di due di tre filoni investigativi che all’alba di oggi hanno portato al blitz dei Carabinieri della Compagnia di Caserta che, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei 6 ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso ed associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Responsabile delle attivita’ estorsive nei confronti di commercianti di Caserta era Concetta Buonocore, 50 anni, moglie di Antonio Della Ventura, ergastolano al 41 bis, ritenuto il referente dei Belforte a Caserta, per gli inquirenti era il capo dell’organizzazione che spacciava cocaina prevalentemente nel capoluogo di Terra di lavoro. A lei la misura cautelare è stata notificata in carcere. Tra gli arrestati anche un’altra donna, Maria Luisa Stella, 41 anni. Concetta Buonocore divideva le responsabilità con Fabio Rivetti, 30 anni,(nella foto insime con Concetta Buonocore)fratello di Clemente Daniele, elemento apicale i Belforte detenuto, mentre Salvatore Sena, 45 anni, teneva i contatti con la provincia di Napoli per approvvigionarsi di droga.L’attivita’ investigativa, avviata nel marzo del 2012, ha permesso di ricostruire una serie di episodi criminosi commessi da gruppi di soggetti diversi nell’ambito di un contesto temporale che va dal 2012 ed il 2013. Nel medesimo arco temporale e spaziale, gli inquirenti hanno individuato l’esistenza a Caserta di due organizzazioni dedite allo smercio di sostanze stupefacenti. I due gruppi criminali, organizzati per la distribuzione dello stupefacente nell’ambito di altrettanti rioni (Parco dei Fiori e Rione Vanvitelli), si rifornivano in Caivano ed erano capaci anche di provvedere alla trasformazione della sostanza acquistata. Essi utilizzavano un linguaggio convenzionale diretto a dissimulare l’oggetto delle conversazioni (“caffe'”, “cioccolata”, “torta”, ecc.). A capo di uno di questi due gruppi dediti allo spaccio di stupefacente, un’altra donna, ruolo che gestiva da quando il convivente era finito dietro le sbarre. L’indagata, era responsabile dell’intera organizzazione a partire dalla gestione dei compiti, dall’approvvigionamento della cocaina nel comune di Caivano, alla trasformazione della droga in crack, fino alla vendita nelle piazze di spaccio di Caserta. Secondo gli inquirenti, questi gruppi organizzati oltre alla vendita dello stupefacente, fornivano una sorta di servizio a domicilio in alcuni rioni specifici. Convolti nell’inchiesta, oggi solo indagati, anche i ‘corrieri’ che consegnavano la droga nei rioni, giovani attivi nei gruppi criminali gia’ nel 2013 e che all’epoca erano ancora minorenni. Dalle perquisizioni eseguite stamattina dai carabinieri di Caserta, e’ stato sequestrato denaro contante per circa 2 mila euro, probabile provento delle attivita’ illecite. L’organizzazione pero’ era continuamente alla ricerca di nuovi canali di rifornimento e organizzo’ persino un trasporto dalla Spagna, cui collaborò Antonio Proteo, 49 anni, detenuto agli arresti domiciliari; l’operazione si concluse con l’arresto in flagranza del sesto componente Francesco Amato, 38 anni, che nel 2009 fu scoperto mentre viaggiava in auto con la sorella trasportando 250 grammi circa di coca. Base logistica delle operazioni era la casa di Concetta Buonocore, e i componenti della banda usavano telefonini dedicati per comunicare tra loro e il linguaggio titpico delle conversazioni tra innamorati (“amore vieni?”, per darsi appuntamenti, per esempio). Francesco Amato vendeva le dosi al dettaglio a casa sua o in bar molto frequentati da giovani.“Per le cinque e mezza, le sei massimo, sto da te e andiamo a vedere la partita, non ti dimenticare quello che mi hai detto, ti devo portare una bella cosa non ti preoccupare. Devo prendere i biglietti, quello e’ il club Napoli di Recale”. Utilizzavano messaggi in codice per indicare i luoghi dove prelevavano a cocaina e le zone dello spaccio a Caserta e dintorni. Il gip di Napoli Alessandro Modestino ha spiegato in 97 pagine come il gruppo che faceva capo al clan Belforte, diretto dalla moglie del capozona dei Belforte, Concetta Buonocore, destinataria di una misura cautelare con altri cinque complici, riuscisse a gestire il mercato della droga e a comunicare con sms o con messaggi in codice che simulavano relazioni amorose o interesse calcistico.Concetta Buonocore, moglie del boss Antonio Della Ventura ristretto al 41 bis nel carcere di Cuneo, era chiamata dagli affiliati ‘la zia’. Il gruppo si incontrava spesso al Bar Boys di Caserta, gestito da Gianfranco Rondinone, fratello di Antonio, anche lui elemento dei Belforte. In una telefonata, uno dei gestori dello spaccio, appena uscito dal carcere, ricostituisce l’organizzazione. E’ Fabio Rivetti, che esce dall’istituto di pena di Poggioreale a Napoli il 27 settembre del 2009, dopo dieci giorni di detenzione. Alle ore 19, appena tornato libero, fissa un appuntamento nella mezz’ora successiva con Francesco Amato e Salvatore Sena. Francesco Amato, infatti, spiega a Sena in una telefonata: “E’ venuto dalle vacanze quell’amico mio, hai capito?”. A quel punto, Rivetti invia un sms ad Amato: “Amore ma quando mi vieni a prendere, ti sto aspettando, muoviti”. In un’altra occasione, Sena chiama Amato e gli chiede se puo’ fornirgli alcune dosi: “E dai, vedi un poco, Francesco, mi servono proprio se no si ferma la giostra”. Amato risponde:”Ok, non parlare per telefono, ora vado”. A rafforzare l’inchiesta sullo spaccio di stupefacenti nei bar, sono state le dichiarazioni di collaboratori di giustizia a partire da Vincenzo Maiello, a Michele Froncillo, Raffaele Roccolano, Giacomo Nocera e Antonio Gerardi.Nelle intercettazioni viene definita ”signora” o ”zia”: e’ Concetta Buonocore, 50 anni, moglie del boss Antonio Della Ventura, detenuto in regine di 41bis. Alla donna, gia’ detenuta, la Polizia ha notificato oggi una nuova ordinanza nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di sei persone per traffico di stupefacenti fra Napoli e Caserta. La donna, come risulta dalle indagini della Squadra Mobile della Questura di Caserta, e’ stato il vero punto di riferimento del clan Belforte nel capoluogo casertano, anche perche’ porta i messaggi del marito dal carcere. Gli investigatori, durante gli appostamenti, hanno accertato tra l’altro i numerosi incontri avvenuti proprio a casa della Buonocore (ubicata nella frazione Santa Barbara di Caserta) che il Gip considera ”il centro operativo del gruppo”. Buonocore, come un vero e proprio capo, non viene mai intercettata, con lei si puo’ parlare solo di persona. La donna era stata arrestata dalla Squadra Mobile nell’ottobre dello scorso anno per estorsione aggravata dal metodo mafioso; in una successiva indagine dei Carabinieri e’ poi emerso il suo ruolo di gestore della cassa comune, dove confluivano le tangenti e i soldi della vendita della droga, e di addetta ai pagamenti degli stipendi agli affiliati e ai familiari dei detenuti. Tra l’altro la donna fino a qualche mese fa risultava dipendente di Caserta Ambiente, azienda che gestisce la raccolta degli rifiuti solidi urbani nel capoluogo.

Secondigliano: la polizia rimuove le barriere degli spacciatori

Numerose barriere collocate per proteggere l’ attività degli spacciatori di droga sono state rimosse dalla Polizia in via Limitone Arzano nelle cosiddette Case Celesti del quartiere Secondigliano. Gli agenti del Commissariato Secondigliano sono intervenuti con i poliziotti del Reparto Prevenzione Crimine Campania, del Reparto Mobile e con il supporto tecnico dei Vigili del Fuoco. Una squadra di dipendenti dell’ Asìa si è infine occupata di smaltire 14 porte blindate, che sono state rimosse, Nel corso dell’ operazione sono state effettuate tre perquisizioni domiciliari.

Torre Annunziata, morte Aldo Gionta: domani l’autopsia a Castellammare

Sarà effettuata con molta probabilità nel primo pomeriggio di domani l’autopsia sul corpo di Aldo Gionta cugino omonimo del boss poeta di Torre Annunziata e nipote del capoclan Valentino, morto il 12 febbraio scorso nella sala operatoria dell’ospedale “Sant’Anna” di Boscotrecase mentre era in sala operatoria per essere sottoposto ad un intervento chirurgico per una frattura di tibia e perone. L’esame autoptico sarà effettuato dal dottor Massimo Esposito, specialista nell’Istituto di Medicina legale dell’Università Federico II presso il Secondo Policlinico di Napoli nella sala mortuaria del cimitero di Castellammare. Esposito è il perito dell’accusa ed lo stesso che eseguì un supplemento d’indagine sulla morte in corsia della giovane mamma Tommasina De Laurentiis. Sono tre i medici indagati (un ortopedico, un anestesista ed un cardiologo): si tratta di G.S., G.B. e L.G., presenti nella sala operatoria al momento della morte del 47enne,. I parenti di Aldo Gionta hanno presentato una denuncia in tribunale lo scorso 16 febbraio. A sporgerla è stata la moglie del nipote del “super-boss”. Il legale di famiglia, l’avvocato Giovanni Tortora, ha nominato un proprio consulente di parte, che domani assisterà all’autopsia sulla salma: è il dottor Piermario Olivieri, specialista in medicina legale di Torre del Greco.

Paranza dei bimbi: finisce a Napoli la latitanza di Vincenzo Amirante

Napoli. Finisce la latitanza di Amirante, ricercato per il blitz ‘la paranza dei bimbi’. In manette è finito il 50enne Vincenzo Amirante, latitante dallo scorso 9 giugno. L’uomo è stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile partenopea, in vico Soprammuro nella zona di Forcella. Amirante era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice delle indagini preliminari di Napoli, a conclusione di un’attività d’indagine coordinata dalla locale Dda. Un provvedimento che ha riguardato 64 persone ritenute appartenenti al cartello camorristico Giuliano-Sibillo-Brunetti-Amirante, noto come “la paranza dei bimbi” ed egemone nella zona di Forcella e della Maddalena, nel centro della città. Il gruppo criminale si è reso protagonista di un acceso contrasto con il clan camorristico dei Mazzarella per il controllo dei traffici illeciti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alle estorsioni. Le indagini svolte dalla polizia hanno permesso di monitorare l’ascesa del potente gruppo camorristico e lo scontro, sfociato anche in alcuni omicidi, prima con i Mazzarella e poi con i Buonerba. Amirante è indagato per associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione.