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Cronaca

Napoli, tentativo di furto alla cassaforte dell’impianto di cremazione comunale fallisce

Tentato Furto all'Impianto di Cremazione Comunale di Napoli: Indagini in Corso Napoli – Nella notte di ieri, un gruppo di malviventi ha tentato di forzare la cassaforte dell'impianto di cremazione comunale, situato in via Santa Maria del Pianto 87, nel quartiere Poggioreale. L'irruzione, avvenuta intorno...

Arrestato spacciatore nel quartiere di Secondigliano grazie all’intervento dei carabinieri

Arrestato a Secondigliano un 30enne sfuggito ai carabinieri durante un controllo per spaccio Napoli - Nel quartiere di Secondigliano, i carabinieri della Stazione Napoli Secondigliano hanno proceduto all'arresto di un uomo di 30 anni, ricercato dal 11 marzo scorso per spaccio di sostanze stupefacenti e...

Succede anche

Guerra delle tombe al cimitero di Castellammare: i due Esposito condannati per il tentato omicidio di Ingenito

CronachedellaCampania.it Guerra per le tombe al cimitero stabiese:condannati i fratelli Alfonso e Catello Esposito di Castellammare responsabili del tentato omicidio nei confronti di Umberto Ingenito avvenuto nel luglio del 2015 in via Napoli nei pressi del cimitero. I due Esposito hanno patteggiato la pena rispettivamente a sei anni e quattro mesi e cinque anni per concorso in tentato omicidio. L’agguato si inserisce nella lotta tra le due famiglie per l’accaparramento degli appalti delle tombe al cimitero stabiese. I protagonisti della vicenda infatti appartengono a storiche famiglie stabiesi che lavorano il marmo e che hanno le proprie attività in via Napoli vicino al cimitero. Anche la vittima dell’agguato Umberto Ingenito e il cugino Mario Sicignano sono stati condannati a 5 mesi per favoreggiamento. I due non vollero dire agli investigatori i nomi dei due aggressori. La sentenza è stata emessa ieri dal gup Luca Della Ragione del Tribunale di Torre Annunziata. Ad incastrare gli E..

Castellammare, il pentito Cavaliere fa i nomi dei politici: c’è anche un candidato

CronachedellaCampania.it Ecco i nomi di politici e imprenditori coinvolti con il clan D’Alessandro. E’ una bomba che scoppia in piena campagna elettorale per il comune di Castellammare. Li ha fatti il pentito di camorra del clan di Scanzano, Renato Cavaliere, colui che materialmente fece fuoco contro Gino Tommasino, il consigliere comunale del Pd ucciso il pomeriggio del 3 febbraio 2009. Il collaboratore di giustizia, il cui primo verbale di dichiarazioni è agli atti del processo in Corte d’Assise di Appello contro lo stesso Cavaliere e l’altro killer Catello Romano, ha spiegato che la cosca di Scanzano aveva stretto legami in modo particolare con un esponente politico che compare anche attualmente in una lista come aspirante consigliere. “…Ce n’era uno che più degli altri era interessato come Tommasino all’affare dei parcheggi e aveva rapporti preferenziali con Liberato Paturzo, un imprenditore vicino al clan. e che sarebbe stato «scavalcato» nell’idea di gestione del parcheggio di V..

Cava de Tirreni, violentò due ragazzine: condannato e arrestato dopo 13 anni

CronachedellaCampania.it Violentò due ragazzine quando aveva poco più di diciotto anni. È stato arrestato per scontare la pena definitiva, Raffaello Baldi, 31enne cavese, già pregiudicato per reati contro il patrimonio. Mercoledì sera, i poliziotti del commissariato di Cava de’ Tirreni hanno scovato Baldi ad Altavilla Silentina, dando esecuzione a un ordine di carcerazione emesso il 20 di maggio scorso, dalla Procura della Repubblica del tribunale di Salerno. Raffaello Baldi deve scontare quattro anni, nove mesi e cinque giorni di reclusione per violenza sessuale e violenza privata. L’uomo è stato riconosciuto colpevole per un episodio risalente al mese di giugno del 2004 quando due ragazzine, all’epoca minorenni, denunciarono di essere state stuprate da un giovane conterraneo. Le indagini dei poliziotti permisero di identificare il presunto responsabile condannato poi per i reati contestati dalla Procura della Repubblica di Salerno. Raffaello Baldi, arrestato, è stato trasferito nel ..

Usura a Ercolano: condannati i porticesi Di Buono e Lucarella, i complici di Fiengo

CronachedellaCampania.it Giro di usura a Ercolano in cui è coinvolto anche il fratello del vice sindaco Luigi Fiengo: arrivano le prime condanne. Ieri infatti il gup Livia De Gennaro del Tribunale di Napoli ha emesso la sentenza nell’ambito del processo con il rito abbreviato scelto da due tre tre indagati. Antonio Lucarella è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione mentre Ciro Di Buono a 3 anni e 3 mesi.Nicola Fiengo invece è attualmente costretto all’obbligo di dimora in attesa di che si decida sulla sua posizione. I tre furono colpiti nel luglio dello scorso anno da un’ ordinanza di custodia cautelare con ‘accusa di usura. Prestavano soldi a commercianti e imprenditori della zona che si trovavano in difficoltà economiche praticando tassi del 6 % mensile. Il giro di usura fu scoperto grazie alle denunce del titolare di una concessionaria di auto e un commerciante di abbigliamento. Antonio Lucarella, pensionato, residente a Portici era rimasto già coivolto in altre inchiest..

Scafati, Il pentito Loreto racconta le estorsioni fatte in nome della “famiglia”

CronachedellaCampania.it Non solo clan Ridosso-Loreto ma anche avversari, conoscenti, fatti recentissimi che sono un pezzo di storia criminale e non, di una città in cui la quiescenza criminale è solo semplice apparenza. Alfonso Loreto parla molto, conosce fatti e personaggi e in tre verbali getta le basi per inguaiare tutti. Verbali ricchi di omissis nei quali sono sfuggiti alle cancellature della Procura anche episodi sui quali le indagini sono incessanti. Si apre con le dichiarazioni di Alfonso Loreto uno squarcio sul capitolo bombe e attentati. L’estorsione al Bar Dodo? «Fu fatta da Marcello Adini e Carmine Alfano nel nome di Franchino Matrone – dice Alfonsino Loreto raccontando fatti noti alle cronache giudiziarie –. L’ho saputo perché gli operai della nostra ditta lavorano presso il Centro Plaza, coordinati da Cenatiempo (Roberto, ndr) che ha ricevuto delle confidenze da un ragazzo che lavora lì». Ma Alfonso Loreto descrive anche il panorama criminale venutosi a creare nella zon..

Strage della Sanità: carcere confermato per le donne dei “Barbudos”

CronachedellaCampania.it Niente libertà per addolorata “Dora” Spina e Vincenza Esposito rispettivamente mamma e moglie di Antonio Genidoni, capo dei “Barbudos” della Sanità arrestati insieme con Emanuele Ealvatore Esposito la notte del 9 maggio scorso con l’accusa di essere mandanti, istigatori ed esecutore materiale della strage delle Fontanelle al rione sanità in cui trovarono la morte Giuseppe Vastarella, nipote del boss Patrizio, e il cognato Salvatore Vigna mentre altri tre del clan Vastarella rimasero feriti. La stessa decima sezione penale del Riesame che ha respinta l’istanza di scarcerazione di Waletr Mallo, (loro alleato) ha deciso che le due donne che avevano presentato istanza di scarcerazione devono invece restare in cella. Le intercettazioni telefoniche che portarono al blitz del 9 maggio fatte nei giorni precedenti hanno retto al vagli dei giudici. Il quadro accusatorio contro Dora Spina, moglie del defunto boss Pierino Esposito e madre di Ciro, entrambi uccisi alla San..

Napoli, rapina con sparatoria al portavalori: bottino 26, 850 euro. E’ caccia ai banditi

Si è protratto per chilometri l’inseguimento tra la Fiat Panda portavalori dell’istituto di vigilanza Cosmpol e i rapinatori, a bordo di due vetture ora attivamente ricercate, terminato in via Sant’Andrea Avellino, nel quartiere di Secondigliano a Napoli, con l’assalto, la rapina e il ferimento di un vigilante. L’auto dell’istituto di vigilanza e la sua scorta, infatti, sono state intercettate dalle due auto dei banditi sulla rotonda di Secondigliano, all’angolo di via Flavio Gioia, parecchi chilometri prima del luogo dove poi è scattato il raid. Complessivamente i malviventi hanno rapinato 26.580 euro. Numerosi i colpi di pistola e fucile esplosi, verosimilmente anche durante l’inseguimento. Le due vetture dell’istituto di vigilanza sono state colpite su entrambi i lati. Secondo quanto si è appreso il vigilante ferito viaggiava, da solo nella vettura dove erano stati sistemati i soldi. Altro vigilante, anche lui da solo, era a bordo dell’altra Panda e svolgeva mansione di scorta.

NapolI: in auto con 12 chilogrammi di hascisc. Manette per Anita Ira e i suoi complici

Circa dodici chilogrammi di hascisc sono stati sequestrati dalla polizia nel corso di una operazione che ha portato all’arresto di tre persone. Gli agenti della sezione narcotici della Squadra mobile della questura di Napolinel pomeriggio di ieri lungo il tratto autostradale dell’A3, all’altezza dello svincolo di Barra, hanno bloccato una vettura a bordo della quale hanno rinvenuto circa 11 chilogrammi di hascisc. Successivamente in casa di uno dei fermati gli agenti hanno ritrovato altri 500 grammi di stupefacente. Al termine dell’operazione l’arresto è scattato per Pasquale Lappone, di anni 35; Palma Dell’Aversana, di 32 anni, e per Anita Ira, di anni 26 Quest’ultima non era nella macchina dove è stata trovata la droga ma alla guida di una altra macchina. Per gli investigatori avrebbe fatto da ‘staffetta’ agli altri due.

Arrestato ad Avellino un corriere della droga di Calvizzano: aveva 51 chilogrammi di hascisc nascosti in auto

I carabinieri della Compagnia di Avellino hanno sequestrato 51 kg di hashish e arrestato il “corriere”, un 35enne di Calvizzano. L’uomo è stato fermato alla guida di un pick up all’uscita del casello di Avellino ovest dell’autostrada A16 Napoli-Canosa. In un doppio fondo ricavato sotto il cassone dell’auto, erano stati nascosti 510 panetti di hashish da 100 grammi ognuno. Decisivo l’intervento di Pirat, un cane pastore tedesco in forza all’Unità cinofila dei carabinieri di Sarno (Salerno), che grazie al suo fiuto ha consentito ai militari di scoprire il carico, dal quale sarebbero state ricavate oltre 300 mila dosi per un valore tra gli 800 mila e 1 milione e mezzo di euro. L’uomo è stato trasferito nel carcere avellinese di Bellizzi.

Benevento: arrestato custode di una villa per ricevimenti. Nascondeva 600 grammi di cocaina

Armi, droga e denaro sono stati sequestrati dai Carabinieri di Benevento che hanno arrestato in flagranza di reato un 50enne di Benevento per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione e detenzione abusiva di armi comuni da sparo e materiale esplodente.Le indagini condotte dai militari dell’Arma e coordinate dalla procura di Benevento sono culminate nell’esecuzione di un decreto di perquisizione personale e locale in una lussuosa villa in via di Pace Vecchia a Benevento, adibita a struttura per ricevimenti, dove l’uomo presta mansioni di custode. Le perquisizioni, condotte anche con l’utilizzo di unità cinofile dei Carabinieri, hanno consentito di trovare e sequestrare 600 grammi di cocaina, materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi di stupefacente, una pistola Beretta calibro 6.35 risultata rubata a Benevento nel 2007 con relativo munizionamento, una pistola Beretta calibro 7.65 su cui saranno eseguiti ulteriori accertamenti, 210 euro in banconot..

Afragola, aveva tentato di rapinare un’insegnante all’uscita di scuola: arrestato 36enne

Aveva tentato di rapinare un’insegnante nel parcheggio della scuola, minacciandola di ucciderla se avesse strillato. Un 36enne originario di Afragola è stato arrestato dai Carabinieri di Santa Maria a Vico (Caserta) in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari per il reato di rapina in concorso e lesioni. Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, il 36enne aveva aggredito l’insegnante quando quest’ultima era entrata nella sua auto nel parcheggio della scuola “Vittorio Bachelet” di Santa Maria a Vico. Nel tentativo di portarle via la collana, l’uomo le aveva urlato: “Stai zitta, non strillare, se strilli ti ammazzo”. La donna era riuscita ad attirare l’attenzione dei dipendenti della scuola e degli alunni suonando il clacson, costringendo il rapinatore a scappare a bordo di un’auto guidata da un complice. L’insegnante, curata al pronto soccorso dell’ospedale di Maddaloni, è stata giudicata guaribile in 5 giorni per escoria..

Napoli, la Guardia di Finanza scopre i signori del falso: 17 ordinanze, ci sono anche due coniugi cinesi

Anche due coniugi cinesi, detti “Mimmo” e “Milli”, risultano coinvolti nelle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli culminate nell’esecuzione, da parte della Guardia di Finanza partenopea, di 17 provvedimenti cautelari personali per contraffazione e ricettazione. Si tratta di 5 misure restrittive in carcere, 2 ai domiciliari e 10 obblighi di dimora, emesse dal gip di Napoli nei confronti degli appartenenti a due sodalizi criminali ramificati sull’intero territorio nazionale, anche con proiezioni in Cina e in Turchia. La prima organizzazione, secondo gli investigatori, era gestita da due fratelli ed era dedita alla produzione, ricettazione e vendita, in svariate regioni del Paese, di materiale contraffatto, soprattutto cinture, borse, occhiali e capi di abbigliamento. Un particolare ruolo, in tale gruppo, era affidato ai due coniugi cinesi, titolari di regolari attività commerciali, che provvedevano a importare dalla Cina merce neutra, per lo più occhiali, ..

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Regge l'inchiesta della Dda sul narcotraffico nella "219", ma i giudici concedono le attenuanti:...