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Cronaca

Napoli, condannata la banda delle tabaccherie

Banda delle tabaccherie, condanne ridotte per cinque imputati La Corte d’Appello ricalcola le pene per i componenti del gruppo accusato di furti aggravati e associazione per delinquere. Confermata solo la condanna di Luca Gabella. I colpi nel Casertano fruttarono un bottino di circa 50mila euro Arriva...

Guastafierro si autoaccusa: «Io l’autore dello sparo contro Salvatore Solimeno»

Omicidio a Boscotrecase: si complica il caso di Salvatore Solimeno Un nuovo sviluppo nella tragica vicenda legata all'omicidio di Salvatore Solimeno, avvenuto nel pomeriggio di ieri a Boscotrecase, ha scosso la comunità locale. Antonio Guastafierro, un uomo di 27 anni, si è presentato presso la...

Succede anche

Usura, estorsione, false fatturazioni e truffa: indagati 28 imprenditori di Solofra, Montoro e dell’Irno

Mercato San Severino. Usura, estorsione, false fatturazioni e truffa indagati 28 imprenditori di Solofra, Montoro e dell’Irno. I Carabinieri di Avellino nei giorni scorsi hanno provveduto ad effettuare perquisizioni e sequestri in abitazioni e aziende conciarie dell’Irno, acquisendo documenti presso studi di professionisti, nell’ambito di un’indagine della Procura di Avellino, coordinata dal pm Vincenzo D’Onofrio. Nel mirino degli inquirenti sono finite sessanta fatture false per un importo di circa quindici milioni. Imprenditori e professionisti sono sospettati di aver escogitato fittizi artifici contabili con lo scopo di truccare i bilanci ed evadere in parte il pagamento dell’Iva. Nel mirino degli inquirenti sono finite le fatture emesse durante le annate 2012-2013-2014, recanti importi variabili da 20mila e due milioni di euro, per un totale di quindici milioni contestato nel decreto di perquisizione a firma di D’Onofrio ed eseguito da carabinieri e uomini della Guardia di Finanza...

Giugliano: restano in cella i fratelli del boss Dell’Aquila

La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha rigettato la richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini dei fratelli Giovanni e Domenico Del- l’Aquila che, per il momento, restano in cella. Fratelli del più noto Giuseppe (alias Peppe o ciuccio, da sempre ritenuto braccio destro del boss Francesco Mallardo “ciccio ‘e carlantonio”). I due erano stati condannati in primo grado nel gennaio scorso. Per Giovanni Dell’Aquila l’accusa aveva chiesto 16 anni e invece ne aveva avuti 14; sconto anche per Domenico che incassò 13 anni e sei mesi rispetto ai 14 invocati dal pubblico ministero. Ventuno gli anni di carcere rispetto ai venti chiesti dal pm per Giuseppe Dell’Aquila, ritenuto a capo della cosca.Per il pm Maria Cristina Ribera della Dda di Napoli i tre fratelli Giovanni, Domenico e Giuseppe sarebbero a capo di un vero e proprio clan, costola dei Mallardo di Giugliano.

La Cassazione conferma la condanna a 17 anni per il boss Giuseppe Polverino. Tutte le decisioni

Confermata dalla Cassazione la condanna a 17 anni di carcere per il boss Giuseppe Polverino, coinvolto nel blitz “Polvere” del maggio 2011 che portò in carcere 39 persone tra affiliati, imprenditori e politici dei comuni di Marano e dei comuni dell’area flegrea. Il boss fu arrestato in Spagna l’anno dopo. In primo grado era stato condannato a 20 anni di carcere. Confermate le condanne anche per Salvatore Camerlingo, cugino del boss Salvatore Licciardi e candidato al comune di Quarto nel 2011 nelle fila del centro destra, a 5 anni di carcere; Luigi Carandente 10 anni; Alessio Fruttaldo 6 anni; Gennaro Libro 6 anni; Antonio Schiano 4 anni; Salvatore Simioli 15 anni; Antonio Sommella 10 anni; Vincenzo Vaccaro 5 anni. La suprema Corte ha anche diposto il dissequestro dei beni per Armando Chiaro (al momento dell’arresto, nel maggio del 2011, era coordinatore locale del Pdl, nonché consigliere comunale uscente e si era ricandidato) e per Amalia Gallotti, Gaetano Paternoster, Anna Mauriello,..

Salerno, appalti pilotati all’Università: otto indagati, c’è anche il rettore

Appalto alla società interinale per a ricerca di personale all’Unisa: indagati gli otto responsabili del procedimento amministrativo per l’affidamento negoziato alla Lavorint spa di Milano. Oltre al rettore Aurelio Tommasetti, al direttore generale Attilio Bianchi e al sindacalista Pasquale Passamano, rappresentante della Cisl che diede l’ok alla procedura della gara d’appalto, sono indagati anche il pro rettore Antonio Piccolo, 67 anni; Pasquale Talarico, 59 anni, funzionario di Unisa e presidente della commissione per la scelta della società; Vincenzo Addesso, 45 anni, componente della Commissione; Mirella Pecoraro, 43 anni, addetto amministrativo che avrebbe mantenuto i contatti con la società milanese; Monica D’Auria, 45 anni, componente della commissione aggiudicatrice. Tutti sono accusati di abuso d’ufficio e falso in concorso. Sono gli otto nomi iscritti come indagati nel procedimento numero 1036/16 in carico alla Procura di Nocera Inferiore e al pm Amedeo Sessa: il primo dei fi..

Anche Gianfranco Morgano del Quisisana di Capri nei 100 dei Panama Papers. La difesa: “E’ una società senza valore nata nel 2015”

Quello di Gianfranco Morgano è il nome più noto tra i cinque napoletani che compaiono nell’elenco dei primi 100 dei Panama Papers pubblicati oggi dal settimanale l’ Espresso. Gianfranco Morgano è quello della famosa famiglia di albergatori capresi propritari tra l’altro di uno degli alberghi più famosi al mondo ovvero il Quisisana. Fino a due anni fa era il direttore generale dell’albergo , poi decise di lasciare e trasferirsi a Napoli uscendo dalla società di famiglia. “È stato in quella occasione che ho aperto una società con la Mossack Fonseca a Panama —ha spiegato stamattina alla stampa — e ora finirò nel tritacarne mediatico per una società che non vale più di cento euro. La società non ha conti correnti collegati ed è stata aperta nel 2015, dunque io devo denunciarla solo sulla prossima dichiarazione dei redditi. Cosa che farò puntualmente”.

Ex imprenditore di Scafati nell’elenco dei primi 100 italiani di Panama Papers

Panama papers anche Ercole Astarita, imprenditore napoletano in affari con una nota famiglia di conservieri scafatesi e ex titolare della Italconserve di via S. Maria la Carità a Scafati, nella lista dello studio legale Mossack Fonseca che nascondevano soldi nei Paradisi fiscali e creavano società offshore. Astarita dichiarato fallito nel 2006 con Italconserve, un’impresa che commercializzava prodotti ortofrutticoli già pronti, venne condannato nel 2014 a otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, con la pena accessoria dell’inabilità dall’esercizio di impresa per dieci anni. Il noto industriale conserviero rimasto in affari a Scafati per molti anni, chiuse l’attività per un’improvvisa difficoltà finanziaria che poi portò la spa, trasformata in società a responsabilità limitata al fallimento nel 2006. Astarita figura nella lista dei 100 nomi pubblicata stamane da L’Espresso, una lista estrapolata dagli archivi degli avvocati Jurgen Mossack e Ramon Fonseca che hanno gestito la ..

Salvo il processo contro i falsi ciechi di Castellammare, Penisola Sorrentina e Comuni vesuviani. Tutti i nomi. IL VIDEO

Nonostante sia cambiato il presidente del collegio giudicante il processo contro i falsi ciechi di castellammare, penisola sorrentina e Comuni vesuviani è salvo e va avanti con tutte le prove a carico portate in dibattimento dal pm Emilio Prisco grazie al lavoro investigatorivo della guardia di Finanza. Il blit scattò nel settembre del 2013 e portò a 21 ordinanze a carico di altrettanti “falsi ciechi”. Si accertò una truffa all’Inps di un milione e 700mila euro. Non solo molti di questi ci vedevano benissimo, facevano shopping guardavano la tv, andava alla posta in fila apagare le bollette e conducevano una vita normalissima. Ma nonostante ciò avevano percepito assegni di invalidità con cifre da capogiro: dai 52.808 ai 73.732 euro. A smascherarli le indagini congiunte dei carabinieri e della guardia di finanza che bussavano alla porta dei ‘sospetti’ travestiti con le classiche tute bian- che della ‘Gori’. I finanzieri travestiti mostravano la bolletta dell’acqua. I “falsi ciechi” stri..

Fabbrica di limoncello abusiva a Piano di Sorrento: ecco chi sono i sei indagati

Ecco chi sono i sei indagati eccellenti per la fabbrica abusiva di limoncello a Piano di Sorrento. Si tratta di Michele Amodio (tecnico comunale), Antonino Arpino (titolare della ditta edile) Gaetano Arpino (l’altro titolare di una ditta edile), Antonio Eelefante (progettista e direttore dei lavori), Giovanni Russo (presidente del consiglio di amministrazione della società), Gian Mario Russo ( amministratore della società). L’inchiesta coordinata dl pm Marco La Rovere della Procura di Torre Annunziata ieri ha portato al sequestro dell’opificio industriale sito in via Gennaro Maresca dove si producevano liquori e il famoso limocello. I sei indagati sono accusati di falso e abusivismo edilizio. Secondo le indagini la fabbrica sarebbe stata realizzata a partire ” da una struttura preesistente sprovvista dei titoli abitativi e in area non edificabile perché sottoposta a vincolo paesaggistico”. L’inchiesta dovrà fare luce sull’iter che ha consentito la costruzione dell’immobile tra l’altro ..

Piano di Sorrento, la testimonianza dei dirigenti comunali ‘salva’ alcuni dei ‘fannulloni’

Piano di Sorrento. Potevano lasciare il luogo di lavoro, una ‘mobilità’ che potrebbe salvare i comunali ‘fannulloni’ sotto processo al Tribunale di Torre Annunziata. I dirigenti comunali alleviano la posizione di sette degli otto dipendenti comunali imputati nel processo che si sta celebrando dinanzi al giudice. In aula hanno testimoniato Luigi Maresca, Giacomo Giuliano e Vincenzo Limauro. “Quasi tutti avevano ruoli che permettevano loro di muoversi dal posto di lavoro, escluso il centralinista” hanno detto i funzionari al pm. Otto le persone finite dinanzi ai giudici per truffa allo Stato perchè assenteisti: Salvatore Pollio, istruttore dell’ufficio scuo- a; Immacolata Di Nota, moglie dell’autista del Comune Luigi Carotenuto, anche lui a giudizio; Rosario De Luca, centralinista; Antonino Aversa, istruttore dell’ufficio Stato civile; Antonino Valcaccia, esecutore; Carlo Pepe, dirigente dell’ufficio Cultura e Michele Esposito, messo notificatore. A portare gli otto dinanzi al giudice un..

NapolI: la Dda chiede l’ergastolo per il boss Francesco Mazzarella e tre affiliati. Sono accuati di 4 omicidi. Il racconto del pentito Giuseppe Persico

Il pm della Dda di Napoli, Antonella Fratello, ha chiesto 4 ergastoli per il boss Francesco Mazzarella e tre dei suoi fedelissimi Alfonso Criscuolo, Giuseppe Di Vaio e Carlo Radice. I tre sono accusati di aver ucciso due fratelli Rom del campo nomadi di Secondigliano .Mirko e Goran Radosavljevic, avvenuto nel 2004.Ma la dda ha ricostruita grazie ai pentiti Giuseppe Persico ed Errico Autiero( per il primo sono stati chiesti 18 anni e sei mesi di carcere, per il secondo 1o anni e 5 mesi) altri due omicidi riconducibili agli attacchi dei “mazzarelliani” ai Mauro, imprenditori di piazza Mercato. Quelli di Francesco Ferrone, cognato dei Mauro ucciso il 3 febbraio 2004 nell’ufficio del garage che gestiva in piazza Mercato e di Antonio Scafaro massacrato il 6 marzo 2005 in piazza Largo al Mercato. E’ stato il pentito Giuseppe Persico a spiegare agli investigatori gli omicidi dei due rom. Ecco cosa dice in un verbale: “…non riuscivamo a trovare gli autori del furto a casa del nostro boss e per..

Napoli, saccheggio della biblioteca dei Girolamini: chiuse le indagini su Dell’Utri

La procura della Repubblica di Napoli ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dell’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, nell’ambito dell’inchiesta-stralcio sul saccheggio della biblioteca dei Girolamini, nel centro storico di Napoli. Dell’Utri è indagato per peculato in concorso con l’ex direttore della Biblioteca e consulente del ministero dei Beni culturali Marino Massimo De Caro, già sotto processo per questa vicenda (condannato in appello a sette anni di reclusione in quanto ritenuto il principale responsabile della sottrazione di libri antichi). L’avviso è stato firmato dai pm titolari dell’inchiesta, i sostituti Ilaria Sasso del Verme, Antonella Serio e Michele Fini, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli. Dell’Utri aveva ricevuto da De Caro diversi volumi antichi, quasi tutti restituiti dopo l’apertura dell’inchiesta, ad eccezione di una copia rara dell’Utopia di Tommaso Moro che finora non si è riusciti a ritrovare..

Pozzuoli, pizzo sulle case popolari: condannato a 6 anni Canale del clan Longobardi-Beneduce

Pozzuoli. Pizzo su un locale Iacp, una vittima costretta a pagare un fitto mensile per vent’anni nonostante versasse il canone all’istituto autonomo case popolari. E’ stato condannato a sei anni e due mesi di reclusione Giovanni Canale, 65 anni, vicino al clan Longobardi-Beneduce. Il Gup ha accolto la richiesta di condanna del pm Gloria Sanseverino nei confronti di Canale accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.Canale, residente a Pozzuoli in via Gugliemo Oberdan alle “Palazzine”, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno e ritenuto vicino al clan Longobardi-Beneduce, aveva preso sin dal lontano 1990 ad estorcere denaro, prima 500mila lire al mese, e poi 500 euro, al titolare di una sala – giochi ed internet point, sita in un locale dell’Istituto Autonomo Case Popolari, al Rione Toiano. Al 65enne è stata applicata la pena accessoria di tre anni di Casa lavoro dopo aver scontato la condanna. Risarcite le parti civili: il Comune di Pozzuoli e l’associazione antiracket ‘So..

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Caivano, la «stesa» del Parco Verde era firmata dagli Scissionisti: scatta il quarto arresto

La svolta nelle indagini sulla "stesa" del 27 settembre scorso nel Parco Verde: in...

Clan De Micco-De Martino: la tassa al condominio che schiaccia i rioni popolari di Ponticelli

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