Cronaca Napoli
Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli
Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?
Cronaca Giudiziaria
Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso
I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.
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Cronaca
Droga per la Calabria, condannati Valentino jr e i Savino. Sei anni anche a Guarro e Immola
Torre Annunziata. Traffico di droga con la Calabria: mite condanna per Valentino Gionta jr, il Gup esclude l’aggravante. Un anno e 4 mesi di reclusione per il 23enne, rampollo di Aldo Gionta, il poeta, due anni e 4 mesi per Felice Savino e un anno e sei mesi per il figlio Pasquale. I tre torresi erano finiti in un’inchiesta della Dda di Napoli su un traffico di droga dalle falde del Vesuvio fino alla Calabria, in particolare a Scalea. Il Gup Rosario Fiorentino ha escluso per i tre l’aggravante di allestito il traffico nell’ambito della criminalità organizzata. Per Valentino jr, difeso dall’avvocato Roberto Cuomo, il pm Claudio Siragusa aveva chiesto 4 anni di reclusione. Anche per i Savino è stata esclusa l’appartenenza ad un’organizzazione criminale autonoma che ‘esportava’ marijuana fuori dalla Campania. Condannato a due anni e 6 mesi anche il pusher siciliano Ivan Sestito, con Simona Manzi di Scalea condannata a un anno di reclusione. Per il filone delle estorsioni, il Gup ha inflit..
Cronaca
Acerra: la Cassazione conferma: 27 anni al boss Crimaldi
Acerra. Risiko: confermate le condanne per il boss Cuono Crimaldi e i suoi adepti. Associazione per delinuere finalizzata alle estorsioni e alla ricettazione, il tutto aggravato dall’articolo 7: questi reati per i quali Cuniello ‘e capass dovrà scontare 27 anni di reclusione, confermata la sentenza di appello anche per il nipote di Crimaldi, Francesco Di Lorenzo e Gennaro Castiello, alias Gennaro ‘ cantante (8 anni), Maria Giovanna D’Iorio 2 anni e 8 mesi. I cinque imputati erano finiti nell’inchiesta della Dda di Napoli sul clan Crimaldi di Acerra per una serie di estorsioni messe a segno ai danni di commercianti e imprenditori. La Cassazione ha ratificato la sentenza emessa dalla corte di appello di Napoli, che aveva anche condannato gli imputati a risarcire i danni alle parti civili: Comune di Acerra, Coordinamento delle associazioni antiracket e Provincia di Napoli. L’operazione “Risiko” risale a settembre 2010 quando vennero arrestate 43 persone. L’indagine prese in esame le dinam..
Cronaca
Scommese truccate nell’Agro, il carabiniere e il finanziere indagati si difendono: “Mai dato soffiate ai Contaldo”
I due esponenti delle forze dell’ordine sospesi dal servizio per 12 mesi e finiti ai domiciliari perché accusati, nell’ambito dell’operazione denominata “Iamm-Iamm”, di rivelazione del segreto istruttorio e di essere complici di Antonio Contaldo, si sono difesi ieri mattina davanti al gip Pietro Indinnimeo. Donato Salerno, maresciallo della Finanza in servizio al Tribunale salernitano, difeso dall’avvocato Michele Sarno, e Raffaele Baglieri, vicecomandante della stazione dei carabinieri di Angri, assistito dall’avvocato Guido Sciacca. Salerno ha negato di aver mai passato informazioni riservate a Luigi Tagliamonte – cognato di Tonino Contaldo, alias Caccaviello, ideatore della piattaforma on line per il poker illegale -. Il gip Indinnimeo, nel giro di poche ore ha confrontato la sua versione con quella proprio di Tagliamonte, interrogato ieri mattina, assistito dall’avvocato Silvio Calabrese. Difesa strenua anche per Baglieri, che, in servizio presso la Tenenza di Pagani all’epoca dei ..
Cronaca
Giovane mamma di Gragnano residente ad Angri morì dopo il parto all’Umberto I di Nocera: processo per il ginecologo
Morì dopo un intervento di interruzione di gravidanza effettuato all’ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore: rinviato a giudizio il medico, Franco Petrone. Il gup Alfonso Scermino ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Valeria Vinci nei confronti di Petrone, unico indagato nel processo per la morte di Maria Cariello, 35 anni, angrese morta il 17 marzo del 2014 all’ospedale nocerino. La donna, originaria di Gragnano e residente ad Angri, era stata operata tre giorni prima e due giorni dopo era ritornata in ospedale accusando dolori lancinanti all’addome. Una gravissima emorragia interna le costò la vita. Mari Cariello lasciò il marito Domenico e una figlia piccolissima. Il coniuge si è costituito parte civile al processo insieme ai familiari. Franco Petrone, difeso dagli avvocati Michele Alfano e Filippo Dinacci, dovrà comparire dinanzi al giudice monocratico Franco Russo Guarro, il prossimo 5 ottobre per rispondere dell’accusa di omicidio colposo. A ricos..
Cronaca
Sant’Anastasia: tre medici della clinica Trusso di Ottaviano indagati per morte di Francesca Esposito
Ci sono tre medici iscritti nel registro degli indagati della Procura di Nola per la morte di Francesca Esposito, la donna di Sant’Anastasia morta a cinque giorni di distanza da un intervemto chirurgico per dimagrire effettuato nella clinica Trusso di Ottaviano. Si tratta dei due chirurghi e dell’ anestesista, ossia tutta l’equipe che si è occupata di posizionare il palloncino intragastrico nello stomaco della sfortunata Francesca. Sono indagati per omicidio colposo. Uno dei tre, il primario è accusato anche di aver causato, per imperizia e negligenza, la morte della donna. Ieri è stata effettuata l’autopsia sul corpo della donna e nel pomeriggio anche i funerali nella chiesa di Maria SS Immacolata nel quartiere Ponte di Ferro a Sant’Anastasia. Bara bianca, palloncini bianchi e tanta gente e tanta commazione nel corso della cerimonia funebre. Si resta ora in attesa dei risultati dell’autopsia che dovrebbero arrivare entro 90 giorni. Il pm Carla Bianco della Procura di Nola, titolare de..
Cronaca
Napoli: il clan dei “Capelloni” di Forcella chiede lo sconto di pena
Il clan dei “capelloni” di Forcella vuole lo sconto di pena e per questo che tutti gli imputati hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato. Il gup del Tribunale di Napoli deciderà il 4 maggio prossimo. Alla sbarra ci sono Antonio Amoroso, Gennaro Buonerba, il giovane capo del clan, Salvatore Mazio, Luigi Criscuolo, Assunta Buonerba e Luca Mazzone. Sono tutti accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, di omicidio e tentato omicidio. L’omicidio di cui sono accusati è quello di Salvatore D’Alpino avvenuto il 30 luglio scorso in via Mancini, in quella circostanza rimase ferito anche Salvatore Caldarelli. L’altro ferimento di cui risponde il clan è quello di Giuseppe Memoli avvenuto il 9 agosto. Si tratta di episodi riconducibili alla sanguionosa guerra che i “capelloni” hanno combattuto contro i ribelli dei Giuliano-Sibillo per il controllo degli affari illeciti dei vicoli del centro di Napoli.Secondo gli investigatori il 23enne Gennaro Buonerba, alleato con ..
Cronaca
Napoli: i fratelli Mariano a giudizio con altri 4 per un omicidio di 26 anni fa
I fratelli Ciro e Marco Mariano capi indiscussi dei famigerati “Picuozzi” dei Quartieri Spagnoli sono stati rinviati a giudizio per un omicidio compiuto ben 26 anni fa, quello di Giuseppe Campagna. Affronterà il processo anche Paolo Pesce mentre hanno scelto il rito abbreviato Salvatore Cardillo, Gennaro Oliva e Salvatore Terracciano detto “’o nirone” . Secondo le indagini della Dda anche quell’omicidio è da ascriversi alla cruenta lotta di quegli anni contro i Di Biasi “Faiano” che ha lasciato sul selciato decine di vittime , alcune anche innocenti. Il 19 ottobre scorso il pm Michele Del Prete aveva chiesto al gip Andrea Rovida del Tribunale di Napoli l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per sei persone, tutte del clan Mariano. Oltre ai fratelli Ciro e Marco Mariano, c’erano Gennaro Oliva, boss del gruppo delle “Teste Matte”, da tempo disciolto. Paolo Pesce, Salvatore Cardillo, ex ras scissionista dei Mariano e Salvatore Terracciano detto “’o nirone”. Ma il gip negò gli a..
Cronaca
Ercolano, per la Cassazione il boss Pietro Papale deve restare in carcere
La Cassazione ha stabilito che il boss Pietro Papale deve restare in carcere. E’ accusato di essere uno dei due mandanti dell’omicidio di Giuseppe Serra, “Peppe ’o svizzero”, ex boss della Nco di Cutolo negli anni settanta e ucciso a Torre del Greco il 6 giugno del 2007 dopo ben 25 anni di carcere. E’ stato il racconto del pentito Raffaele Di Matteo, alias“Lelluccio ’o pistone” ad inchiodare il boss Papale e gli altri complici. Ovvero Bartolomeo Palomba, Sebastiano Tutti, Pasquale Grazioli e Francesco De Blasio anch’egli oggi collaboratore di giustizia. Il clan di Gioia-Papale temeva che Serra una volta uscito dal carcere dopo 25 anni potesse rimettere le mani sulla gestione degli affari illeciti nella zona, spodestandoli. E così si decise di convocarlo nel fortino dei Di Gioia di corso Garibaldi e ucciderlo. ecco cosa ha racontato il pentito Di Matteo agli investigatori: “…di tale omicidio ne seppi già prima che venisse consumato. All’epoca ero vicino a Sebastiano Tutti, a sua volta ..
Cronaca
Napoli: si è pentito anche il boss Mario Lo Russo
Ha deciso di pentirsi anche Mario Lo Russo, un altro dei “capitoni” di Miano. Dopo il fratello Salvatore, collaboratore di giustzia già da due anni, la decisione di passare dalla parte dello stato anche di Mario. Troppe tensioni in giro con i clan Vastarella e Tolomelli alla Sanità. Troppi avvertimenti, troppe “stese” nel quartiere oltre a due omicidi e un ferimento. La dichiarazione di guerra del clan avversari è stata forte in questo periodo e allora meglio “togliere il disturbo”. E ora si spiega anche il gesto incosulto dell’altro fratello Carlo. Un boss del suo calibro che si scaglia contro gli agenti di polizia “per farsi arrestare”. Era sembrato strano fin dall’inizio l’atteggiamento del capoclan uscito lo scorso anno dal carcere dopo 12 anni tra cui alcuni passati al 41 bis. E invece dietro tutto e probabilmente anche dietro i colpi di pistola sparati contro le abitazioni a poca distanza dalle loro abitazioni alla Don Guanella erano in segnale inequivocabile che i clan avversari..
Cronaca
Sant’Egidio del Monte Albino: documenti falsi, indagato l’ex vice sindaco Antonio La Mura
Visura urbanistica fai da te per evitare la chiusura della sede del Patronato Enac: concluse le indagini per Antonio La Mura, già assessore e vicesindaco a Sant’Egidio del Monte Albino, consigliere comunale della lista Carpentieri Sindaco, e per il geometra Angelo Ferraioli. Il pm Lenza ha inviato ai due indagati l’avviso di conclusione delle indagini contestando ai due l’accusa di falso in atto pubblico e contraffazione di documenti. Il fascicolo scaturisce dall’indagine Mastrolindo su presunte truffe all’Inps. Nell’ambito delle indagini i carabinieri della Pg del tribunale insieme agli uomini dell’ispettorato del Lavoro di Salerno effettuarono una perquisizione all’interno dell’ufficio del patronato Enac gestito da Antonio La Mura. In quell’occasione, era il 5 maggio del 2014, gli inquirenti chiesero a La Mura anche la documentazione relativa all’idoneità della sede e la destinazione urbanistica. Poche ore e l’allora assessore e vicesindaco, chiamò il suo geometra per far preparare i..
Cronaca
L’agguato a Catapano e il legame con il ferimento di Ferriero e la guerra in atto alla Sanità
L’agguato contro Gennaro Catapano potrebbe essere legato al ferimento avvenuto ieri mattina in piazzetta San Severo del 52enne Alfonso Ferriero del rione Sanità,specialista in rapine a banche e uffici postali del nord Italia, componente la “paranza” dei fratelli Bacioterracino legata ai Misso. Il 36enne boss emergente che è legato ai Mazzarella versa in condizioni gravissime al Loreto Mare dove è stato trasportato con due proiettili alla schiena. A fare fuoco contro di lui sareberro stati due sicari arrivati in sella ad uno scooter poco dopo mezzogiorno in vico Soprammuro non distante da porta Nolana. Era a volto coperto con i caschi e quello seduto sul sellino posteriore ha fatto fuoco più volte. Catapano che si era accorto del loto arrivo ha anche cercato la fuga ma è stato raggiunto alla schiena da due proiettili. I sicari poi si sono dileguati in direzione corso Garibaldi. Catapano è stato portato al vicino Loreto Mare da un conoscente con una moto. Gli investigatori stanno cercando di inquadrare l’agguato nella lotta in atto al centro di Napoli dove i Tolomelli-Vastarella, rientrati alla sanità dopo anni di esilio, stanno facendo terra bruciata attorno a loro vendicandosi e colpendo tutti quelli legati ai Misso. E proprio i vecchi rapporti con i “nasoni” potrebbero essere alla base dell’agguato compiuto ieri pomeriggio in piazzetta San Severo nei confronti del rapinatore seriale Alfonso Ferriero. E tra l’altro non è certo che volessero solo “gambizzarlo”, come sembrerebbe, e gli stessi carabinieri non escludono che i pistoleri abbiano sbagliato mira. Oppure lui è stato così bravo e agile a togliersi dalla traiettoria dei proiettili. Fatto sta che se l’è cavata bene: trasportato da un amico all’ospedale dei Pellegrini, è tornato a casa già in serata con una prognosi di 20 giorni. Le ferite erano superficiali. Per gli investigatori è quasi certo che l’agguato a catapano sia collegato al ferimento di Ferriero.
Cronaca
Capaccio: uccide moglie e figlio, brucia i corpi e poi si impicca
Avrebbe ucciso la moglie e il figlioletto di appena due mesi, per poi impiccarsi. E’ l’ipotesi sulla quale lavorano gli inquirenti dopo la scoperta di una famiglia di nazionalità romena, marito e moglie, entrambi di 29 anni, e del neonato di appena due mesi, trovati morti in una casa di Capaccio Paestum. All’interno dell’abitazione, una casa-vacanze in località Torre di Mare, in via delle Giuncaie, i carabinieri, avvertiti dai vicini per il denso fumo sprigionato dalla villetta, hanno rinvenuto dapprima i corpi della madre e del piccolo nella stanza da letto, semicarbonizzati, mentre il corpo dell’uomo era all’interno del bagno, impiccato ad una delle sbarre della doccia. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe prima aggredito la donna, colpendola più volte con un’arma da taglio, poi avrebbe cosparso lei e il bambino di liquido infiammabile dandogli fuoco. Successivamente, si sarebbe tolto la vita dapprima ferendosi con la stessa arma da taglio e quindi impiccandosi. Questa la principale ipotesi al vaglio degli inquirenti, che non escludono però altre piste. Dopo i rilievi della Sezione Investigativa Scientifica di Nocera, effettuati questo pomeriggio insieme ad un primo esame esterno dei corpi da parte del medico legale, la Procura della Repubblica di Salerno, titolare dell’indagine, e i carabinieri della Compagnia di Agropoli sono adesso impegnati ad analizzare tutti gli elementi emersi durante il sopralluogo per chiarire in maniera definitiva le cause e la dinamica della tragedia. Intanto, c’è sconcerto e dolore tra i vicini di casa. “Questa zona è abitata soprattutto da stranieri, nordafricani, romeni, ucraini”, spiega un agricoltore del posto di 52 anni. “E’ un via vai continuo di gente – continua -, di notte e di giorno. Qui, spaccio e prostituzione sono la regola. Ho un terreno a poche centinaia di metri da qui, sono passato col trattore di prima mattina, ma non mi sono accorto di niente. Preoccupato? Si vive in questo modo da tanto tempo. Io faccio il mio onesto lavoro, ma non è un segreto per nessuno che la zona sia frequentata da ogni tipo di gente”. “Lei era molto giovane – conclude un altro vicino, di circa 30 anni. – Ogni tanto la vedevo portare a spasso il bambino col passeggino. E’ una tragedia assurda”.
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Cronaca Napoli
Ferragosto di ferite e numeri: il centro storico di Napoli tra coltellate e controlli straordinari
Il ferimento nel centro storico e l’ondata di controlli a Ferragosto restituiscono un quadro di risposta immediata delle forze dell’ordine, ma anche di fragilità strutturale nel governo della sicurezza urbana.
Cronaca Napoli
Casavatore, arsenale nel box del fruttivendolo: titolare arrestato
La polizia ha scoperto armi e stupefacenti nascosti nel box di un fruttivendolo a Casavatore. Il titolare è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria; gli accertamenti proseguono per chiarire provenienze e contatti.
