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Pentito Bervicato rivela: «Stesa al Parco Verde durante visita di Meloni»
Caivano: Nuove Rivelazioni Sui Cambi di Potere nella Camorra
Il panorama camorristico di Caivano ha subito un cambiamento marcato, delineato dalle dichiarazioni di Raffaele Bervicato, ex membro di spicco del clan Angelino e ora collaboratore di giustizia. Le sue rivelazioni stanno alla base di un'operazione,...
Cronaca Giudiziaria
Maxi perizia della Procura sul Teatro Sannazaro di Napoli, distrutto da un incendio devastante
Napoli, incendio al Teatro Sannazzaro: partono gli accertamenti tecnici
Questa mattina sono iniziati gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Napoli in relazione all'incendio che lo scorso 17 febbraio ha gravemente danneggiato il Teatro Sannazzaro, un importante polo culturale della città. L'obiettivo principale delle indagini...
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Cronaca
Napoli: rinviato a giudizio il neomelodico Raffaello
Il famoso cantante neomelodico Raffaello è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio, porto e detenzione illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo. Lo ha deciso ieri il gup del Tribunale di Napoli Nord. Raffaele Migliaccio di Casoria, in arte Raffaello, ha chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato.Fu arrestato nella notte tra il 19 e il 20 giugno dello scorso anno, dopo che aveva esploso alcuni colpi di pistola in un ristorante di Teverola durante una lite con il figlio di un boss per motivi di soldi ferendo un cameriere. Secondo la ricostruzione degli agenti del commissariato di Aversa ci fu un litigio tra Raffaello e alcuni clienti.Il neomelodico uscì fuori dal locale, andò nella propria auto, dove custodiva una pistola, rientrò nel ristorante con l’arma e cominciò a sparare. Un proiettile ferì un cameriere del locale al braccio.
Cronaca
Terzigno, false residenze ai cinesi: il Riesame conferma gli arresti domiciliari per Tomassi e i due dipendenti comunali
Il Tribunale per il Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per l’ex consigliere comunale di maggioranza di Terzigno, Giovanni Tomassi, il vigile urbano Francesco Del Giudice e l’ufficiale dell’anagrafe del Comune Anna D’Ambrosio , arrestati tre settimane fa nell’ambito dell’ indagine sulle false residenze ai cinesi denominata “Ombre Cinesi”. Il tribunale del Riesame ha però disposto la scarcerazione e l’annullamento dell’ordinanza per gli altri cinque verso i quali erano stato adottate misure cautelari: quattro cittadini della Cina e un marocchino. Sulla vicenda il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri riferirà in consiglio comunale proprio stamattina, dopo una serie di accuse da parte dell’opposizione.
Cronaca
Scommesse truccate nell’Agro: il “falso dentista” Contaldo e i conti conti correnti esteri
Il danaro delle scommesse clandestine on line finiva su conti correnti all’estero, in particolare a Malta e nel Regno Unito. È quello che hanno accertato i finanzieri del Comando provinciale di Salerno, nell’inchiesta “Iamm Iamm” sulla famiglia di Antonio Contaldo “caccaviello”, esaminando i flussi finanziari degli “adepti” del dentista. In particolare è stato individuato un personaggio, coinvolto nell’inchiesta, Paolo Paolillo, al quale viene contestata l’accusa di riciclaggio. Al lui, ufficialmente autotrasportatore, la sorella di Antonio Contaldo e il marito, Luigi Tagliamonte, avrebbero girato ingenti somme di danaro provenienti dalla società Millenium che gestiva l’omonimo bar sala giochi. Secondo l’accusa, vi era un sistema continuo di trasferimento dai Contaldo-Tagliamonte a Paolillo senza alcuna giustificazione. Dai conti dell’uomo, originario di Sant’Egidio del Monte Albino, le provviste di danaro partivano poi per conti esteri. Decine di migliaia di euro sono stati trasferiti dal 2010 al 2014 sui conti stranieri di Londra della Stanley Bet Malta. Somme che i finanzieri hanno stimato in oltre centomila euro. I soldi anche provenienti dallo stesso conto estero transitavano poi sui conti di Patrizia Contaldo e prelevato in contanti, fino a 30mila euro, oppure con assegni circolari. Secondo l’accusa i soldi venivano riciclati e nascosti al fisco dai Contaldo e dai loro prestanome che utilizzavano l’escamotage per sfuggire ai controlli. Paolillo, secondo gli inquirenti, era una testa di legno – consulente di igiene e sicurezza sul lavoro, dipendente di una ditta di trasporti – con un reddito di poco più di 20mila euro l’anno, e dunque non poteva permettersi le cifre che erano transitate sui conti. Oltre al giro vorticoso di danaro proveniente dalle scommesse clandestine on line, il factotum dell’organizzazione, Antonio Contaldo, si avvaleva anche della sua professione “medica” per aumentare il proprio carisma. La Dda contesta al sedicente dentista anche l’esercizio abusivo della professione medico-odontoiatrica. Secondo l’accusa, si sarebbe spacciato falsamente per dentista presentandosi in pubblico come il “dottor Contaldo” ma non avendo il titolo abilitativo, mai conseguito. Nonostante ciò conduceva e gestiva il proprio studio medico, eseguendo prestazioni diagnostiche e terapeutiche. A coadiuvarlo nella professione medica e nella gestione dello studio il figlio Giuseppe, alias Pippo, 24 anni. Antonio Contaldo, tra l’altro, è accusato anche di falso perché chiedendo il rilascio della propria carta d’identità all’ufficio di stato civile del comune di Pagani, avrebbe indotto in errore l’ufficiale addetto al rilascio del documento, sostenendo di avere la laurea in medicina e chirurgia, in realtà mai conseguita. Nell’ambito dell’operazione della Dda di Salerno di giovedì, tra l’altro, è stato sequestrato proprio lo studio odontoiatrico di via Ettore Padovano a Pagani, dove Contaldo svolgeva la sua attività. “Caccaviello” è da giovedì rinchiuso nel carcere di Fuorni, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà lunedì prossimo. Il gip gli contesta una serie di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività e di organizzazione e raccolta a distanza del gioco on line, mentre altri rispondono di diversi reati: oltre all’abusiva attività di organizzazione di gioco on line sono contestate ipotesi di estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico, falsità, violenza privata, abusivo esercizio di una professione sanitaria, favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d’ufficio
Cronaca
Pozzuoli: Carla per la prima volta parla con i magistrati dopo l’orrendo gesto del fidanzato
Per la prima volta, da quando il primo febbraio scorso il suo compagno al culmine di una lite le diede fuoco provocandole gravissime ustioni, è stata in grado di rispondere alle domande dei magistrati. Carla Ilenia Caiazzo, 38 anni, ricoverata al reparto di rianimazione del Cardarelli, ha raccontato ai pm Raffaello Falcone e Clelia Mancuso le fasi dell’ aggressione che la ridusse in fin di vita. I magistrati già la settimana scorsa si erano recati in ospedale per ascoltarla, ma in quella circostanza la donna non era in condizioni di parlare. Secondo le poche indiscrezioni trapelate, la donna conserva ricordi abbastanza lucidi sulla aggressione avvenuta nei pressi della sua abitazione a Pozzuoli ricostruendo i momenti difficili del rapporto con Paolo Pietropolo, il quarantenne in carcere con l’accusa di tentato omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, e stalking. Poco dopo il ricovero in ospedale, Carla Ilenia diede alla luce una bimba, nata dalla sua relazione con Pietropaolo. L’ incontro con i magistrati è durato circa un’ora. A quanto si è appreso, i pm ritorneranno in ospedale nei prossimi giorni per acquisire altri elementi utili all’inchiesta, dopodiché formuleranno la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Pietropaolo.
Cronaca
Napoli: Catapano ancora grave, l’agguato di Porta Nolana deciso dai Rinaldi-Reale. Il racconto del pentito Persico
E’ ancora in gravi condizioni al Loreto Mare il ras di Porta Capuana, Gennaro Catapano ferito mortalmente ieri in tarda mattinata da due killer al vico Sopramuro. E’ stato sottoposto a due delicati interveti chirurgici e i medici aspettano che trascorra anche questa notte prima di poter esprimersi. Il fatto che sia arrivato in breve tempo in ospedale dopo essere statocentrato da due proiettili alla schiena probabilmente gli ha salvato la vita. Catapano infatti ha avuto la forza di rialzarsi da terra, di balzare dietro lo scooter di un amico e di correre al pronto soccorso in una maschera di sangue ma vivo.Le indagini però seguono una pista ben precisa e porta alla guerra che si è scatenata da un anno tra i Rinaldi-Reale e i Mazzarella-D’Amico per il controllo delle attività illecite da San Giovanni a Teduccio fino a piazza Mercato. Sono già a decina le azioni di fuoco tra le due fazioni in lotta. Questa pista sarebbe avvalorata dalla circostanza che Catapano era amico di Carmine Campanile, il ragazzo che il 1 settembre del 2014 fu ferito in via Brin. Un’altra porterebbe invece a Forcella e ad un riacutizzarsi della guerra tra il clan Mazzarella-Buonerba e la cosca degli Amirante-Sibillo-Giuliano per il controllo delle piazze di droga del Centro. Contro Gennaro Catapano ha parlato anche un pentito della camorra, Giuseppe Persico, uno dei ras dei Mazzarella. Il collaboratore di giustizia indicca in Catapano come l’autore materiale di un raid compiuto nel 2005 contro la famiglia Mauro che era in guerra con i Mazzarella.”…Avvenne di domenica ed ho partecipato sempre con il ruolo di conducente del motorino su cui viaggiava l’esecutore materiale, ovvero Enrico Autiero. Prima che lo ammazzassimo gli avevamo sparato contro le sue finestre, sempre io e Radice. In particolare, dopo qualche tempo dall’omicidio di Ferrone, era sempre il periodo in cui eravamo in guerra con i Mauro, poiché la famiglia Mauro non usciva più di casa temendo agguati da parte nostra, Franco Mazzarella aveva deciso di dare un avvertimento ad alcuni dei Mauro, quelli che provvedevano alle esigenze della famiglia, per evitare che gli stessi fossero costretti ad uscire di casa. Si decise pertanto di sparare alle finestre di Scafaro e contro le finestre di Antonio Mauro. Ci organizzammo un giorno io e Radice e andammo a sparare nelle finestre cinque colpi con una 9×21. Mentre Gennaro Catapano ed Enrico Autiero contro Mauro. Mentre quest’ultimo dopo l’agguato è sparito dalla circolazione, Antonio Scafaro ha continuato a farsi vedere in giro e a fare servizi per la famiglia Mauro. Per tale motivo Franco Mazzarella ci disse che doveva essere ammazzato perché per colpa sua non potevamo colpire la famiglia Mauro che non usciva di casa. Inizialmente l’omicidio di Scafaro doveva essere commesso da Gennaro Catapano ed Enrico Autiero. Poiché però Autiero riferì a Franco Mazzarella che quando era andato con Catapano a sparare nelle finestre di Antonio Mauro erano scivolati con il motorino, lui non si fidava di come portava lo scooter decise dovevo guidare io”.
(nella foto i rilievi della polizia scientifica sul luogo della sparatoria e nel riquadro Gennaro Catapano)
Cronaca
Cercola: uccisero il vicino, condanna cancellata per i due Pomatico, padre e figlio
Cercola. Uccisero il vicino di casa: la Cassazione cancella la condanna a 30 anni per Vincenzo e Gennaro Pomatico, padre e figlio. Bisognerà ritornare in Corte d’Assise d’Appello per la rideterminazione della pena e il calcolo delle aggravanti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei legali, Antonio Abet e Giuseppe Perfetto, annullando parzialmente la sentenza di secondo grado. I due erano stati condannati in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione, Vincenzo Pomatico – nel frattempo – ha ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute. Sono accusati di aver ucciso Giuseppe Sannino, 21enne di Cercola, punito per aver difeso un amico nel corso di una rissa. Sannino fu ammazzato con un colpo di pistola al cuore. I due Pomatico furono poi fermati dai carabinieri di Cercola, fu indagato anche un giovane minorenne per aver accoltellato e tentato di uccidere Mario Noto, colpito alla schiena da numerose coltellate nel corso della rissa avvenuta il 22 giugno del 2012 in via Matilde Serao a Cercola. Il minorenne era amico di Sannino, come pure di Mario Noto. La lite, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avvenne per colpa di una ragazza. L’aggressione a noto da parte del minorenne fu notata da Sannino che intervenne. Il ragazzo ferito fu ricoverato in ospedale e Giuseppe Sannino lo andò a trovare, poi forse per chiarire Sannino si recò dai Pomatico, con i quali scoppiò una lite, al culmine della quale Gennaro Pomatico, allora 20enne, prese la pistola e la puntò contro Sannino, a quel puntò il padre Vincenzo l’afferrò e sparò. Giuseppe Sannino fu colpito al cuore senza scampo. Poi, la vittima fu caricata in macchina e scaricato fuori al pronto soccorso dell’ospedale di via Argine. Due giorni dopo i due furono arrestati per omicidio volontario aggravato. Avevano tentato la fuga verso il ord ma i carabinieri li raggiunsero e li ammanettarono.
Cronaca
Resta in carcere il militare di Somma Vesuviana accusato di aver ucciso la coppia di fidanzati a Pordenone. Libera la fidanzata
Il Tribunale del Riesame di Trieste ha rigettato l’istanza di scarcerazione di Giosuè Ruotolo, il militare campano di 26 anni accusato del duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone. I giudici si sono espressi dopo circa tre ore di camera di consiglio, in cui erano entrati dopo un’udienza dibattimentale che si era protratta per quasi dodici ore. Accolta invece l’istanza presentata dalla fidanzata di Ruotolo, Rosaria Patrone, che si trovava ai domiciliari nella propria abitazione di Somma Vesuviana con l’accusa di favoreggiamento e tornata ora in libertà
Cronaca
Pagani: un finanziere e due carabinieri, sospesi dal servizio, davano le “soffiate” ai Contaldo sulle indagini
Sospesi per dodici mesi dal servizio, rispettivamente nell’Arma dei carabinieri e nella Guardia di Finanza. Una misura interdittiva pesante per Raffaele Baglieri e Donato Salerno, maresciallo dei carabinieri in servizio alla tenenza di Pagani il primo, brigadiere della Finanza in servizio presso gli uffici della Procura di Salerno il secondo. Salvo invece dall’ordinanza di custodia cautelare Gaetano Marinelli, maresciallo in passato in servizio presso la tenenza dei carabinieri di Pagani e ora al Servizio centrale di Protezione che veniva coinvolto da Antonio Contaldo, come procacciatore di punti gioco sul territorio in cambio di lauti guadagni. Accuse pesanti per i tre esponenti delle forze dell’ordine che – secondo l’antimafia – venivano coinvolti da Antonio Contaldo nei suoi affari e utilizzati per acquisire notizie riservate su indagini e accertamenti amministrativi a carico delle proprie società e di quelle intestate a prestanome. Il giudice delle indagini preliminari Pietro Indinnimeo ha disposto una misura interdittiva nei confronti di Raffaele Baglieri e il brigadiere della finanza Donato Salerno, mentre ha rigettato la richiesta di arresto, per mancanza delle esigenze cautelari, per Gaetano Marinelli. Quest’ultimo, secondo l’accusa, veniva coinvolto da Contaldo come procacciatore di punti gioco. Mentre Baglieri è accusato di falso ideologico oltre che di violazione del segreto d’ufficio per la storia di un certificato falso, fatto da Antonio Contaldo, spacciatosi per medico chirurgo, a favore della fidanzata del figlio (Maria De Martino, anch’ella indagata) nel 2013 militare dell’esercito a Bari. Baglieri inoltrò quel certificato commettendo una serie di falsi, per nascondere il vero motivo della malattia della ragazza. Inoltre il maresciallo, poi trasferito alla stazione di Angri, rivelò ad Antonio Contaldo l’esistenza di un’indagine della Dda di Salerno condotta dal pm Maurizio Cardea per l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale nei confronti del “dentista” e dei i fratelli Vincenzo e Giuseppe. La violazione del segreto d’ufficio è contestata anche a Donato Salerno in servizio alla Procura di Salerno, dove pendevano procedimenti a carico dei fratelli Contaldo. Sarebbe invece partecipe dell’associazione “Contaldo” Gaetano Marinielli, anch’egli tra il 2013 e il 2014 in servizio alla Tenenza di Pagani. Faceva il rappresentante per conto di Tonino Contaldo, concordando le percentuali di guadagno dei gestori delle sale gioco ubicate a Cava de Tirreni, Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano, gestite da conoscenti del maresciallo. (r.f.)
Cronaca
Condannato a sette anni di carcere lo scafatese che con il “branco” ridusse in fin di vita un cittadino rumeno a Boscoreale
E’ stato condannato a 7 anni di carcere Giuseppe Alfano il 23enne di Scafati che lo scorso anno insieme con “un branco” di complici picchiò riducendolo in fin vita un cittadino rumeno. Era accusato di sequestro di persona, rapina e lesioni gravi. Secondo le accuse Alfano guidò il gruppo di circa 10 persone, che a bordo di una Opel Astra, una Peugeot 206 e una Fiat Punto, portarono a compimento un raid in zona Marra-Cangiani di Boscoreale al confine con Scafati. Era la notte tra il 27 e il 28 febbraio scorsi. Ad avere la peggio fu un giovane rumeno incensurato, sceso in strada in bici col fratello ed altri due concittadini per raccogliere vestiti usati. Il 25enne straniero fu picchiato con una mazza; poi derubato del portafogli, della tv e di un cellulare ‘Samsung S3’. Alfano scappò con la banda nel buio della notte. La vittima perse i sensi, prima di essere soccorso intorno alle 3 da un vicino che chiamò il 112. “Tu sei venuto a rubare in casa mia. E’ quello che ti meriti”, il movente dell’agguato denunciato dalla vittima ai carabinieri. Per la stessa aggressione uno dei complici di Alfano, il 33enne di Poggiomarino Alessandro Avino, è già stato condannato a 5 anni di carcere.
Cronaca
I Contaldo di Pagani gestivano e truccavano le scommesse on line in tutto l’Agro: 18 arresti e 64 indagati. Tutti i nomi e le...
Su delega della Procura della Repubblica di Salerno – Direzione distrettuale antimafia, nella mattinata odierna militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno hanno eseguito 18 ordinanze di custodia cautelare (8 in carcere e 10 agli arresti domiciliari), disposte dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Salerno, nei confronti di un sodalizio criminale organizzato con sede operativa nell’agro nocerino sarnese, operante sul territorio nazionale ed in particolare, oltre che in Campania, nelle Regioni Basilicata e Calabria, dedito alla gestione e all’ amministrazione in generale dei giochi on-line con piattaforme illegali di siti web esteri abusivamente attive in Italia in assenza della prescritta autorizzazione dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.
L’operazione di polizia è stata eseguita a seguito degli sviluppi di un’indagine coordinata e diretta dalla Procura della Repubblica di Salerno – Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno attraverso l’aliquota specializzata del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata – G.I.C.O..
La complessa ed articolata organizzazione criminale è riconducibile alla famiglia dei Contaldo di Pagani detti “i caccaviello”.
Il principale promotore, Contaldo Antonio, classe ’66, unitamente ai suoi fratelli, figli e familiari gestiva diverse piattaforme e canali “on-line” per la raccolta delle scommesse clandestine e del poker su internet, creandone anche di proprie. A tal fine si è giovato di collaborazioni con altre organizzazioni operanti sul territorio nazionale quali quelle riconducibili ai fratelli Tancredi di Potenza e con soggetti contigui a cosche della ‘Ndrangheta calabrese, anche costoro raggiunti dai provvedimenti emessi dall’A.G. di Salerno.
Inoltre, per sviluppare e imporre nella provincia di Salerno le proprie piattaforme di gioco si rivolgeva e si associava a personaggi affiliati a clan camorristici del nocerino e della zona della valle dell’Irno, nonché a pluripregiudicati con provata esperienza nel settore dei giochi on-line. I siti di gioco erano alterati in modo da rendere impossibile per il giocatore effettuare vincite apprezzabili.
La rete dei punti gioco nella provincia di Salerno coinvolgeva esercizi commerciali di Pagani, Mercato San Severino, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio e Sant’Egidio del Monte Albino.
Le operazioni hanno interessato anche soggetti residenti a Potenza, Cirò Marina e Favara, nonché uno già detenuto a Frosinone, con la collaborazione dei Nuclei di polizia tributaria della Guardia di finanza di Potenza, Crotone ed Agrigento.
Le proiezioni internazionali dell’organizzazione spaziavano dal Canada al Regno Unito, da Malta al Montenegro.
Per l’attuazione dei fini illeciti dell’organizzazione i Contaldo hanno ottenuto supporto da diversi esercenti commerciali che “ospitavano” le illeciti piattaforme di gioco e di raccolta delle scommesse al fine di renderle fruibili al pubblico agevolando così il proposito delittuoso dell’organizzazione e assicurando cospicui profitti illeciti.
I Contaldo impiegavano tali profitti, oltre che per continuare ad alimentare il programma delittuoso, anche per investimenti commerciali. In particolare è stato accertata la riconducibilità e la presenza di investimenti illeciti nel disco bar “Jamm Jamm” di San Valentino Torio (SA), oggetto di sequestro da parte del Tribunale di Salerno.
Oltre all’ arresto dei principali componenti dell’organizzazione criminale ed ai sequestri dei beni oggetto di reinvestimento e di quelli con i quali venivano perpetrati i reati contestati, sono state eseguite complessivamente 59 perquisizioni finalizzate alla ricerca di ulteriori elementi investigativi a carico degli altri indagati a piede libero.
In totale gli indagati sono 64, dei quali 57 sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività di organizzazione e raccolta a distanza del gioco on line mentre altri rispondono di diversi reati scopo: oltre all’abusiva attività di organizzazione di gioco online sono contestate ipotesi di estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico, falsità, violenza privata, abusivo esercizio di una professione sanitaria, favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d’ufficio.
Nell’ambito dell’operazione sono state sottoposte a sequestro 23 attività commerciali – tra cui uno studio dentistico abusivo – e beni mobili registrati.
Sono stati anche posti sotto sequestro ed oscurati 11 siti internet illegali, avvalendosi degli specialisti del Nucleo speciale frodi tecnologiche della Guardia di finanza, con sede a Roma.
L’ operazione si inserisce nel quadro delle attività di tutela della sicurezza economico-finanziaria del territorio e del contrasto alle fonti di arricchimento illecito delle organizzazioni criminali.
IN CARCERE:
1) CONTALDO Antonio classe 66
2) CONTALDO Vincenzo, classe 90
3) CONTALDO Giuseppe, classe 92
4) CAPUTO Vincenzo classe, 68
5) STANZIONE Carmine, classe 70
6) MARINO Maurizio, classe 72
7) TANCREDI Luigi, classe 65
8) TANCREDI Antonio, classe 66
AI DOMICILIARI:
9) CONTALDO Patrizia, classe 69
10) TAGLIAMONTE Luigi, classe 69
11) SORRENTINO Alfonso, classe 85
12) AVALLONE Mafalda, classe 76
13) PASCALE Antonio, classe 83
14) PEPE Alfonso, classe 89
15) D’ELIA Salvatore, classe 65
16) FERRARA Vincenzo, classe 76
17) DE GIROLAMO DEL MAURO Bruno, classe 61
18) ATTIANESE Salvatore, classe 61.
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Cronaca
Torre Annunziata: scarcerato il “provetto killer” del Penniniello assoldato dalla mantide di Pompei, Lucia Casciello per uccidere l’ex marito
E’ stato scarcerato il giovane mancato killer di Torre Annunziata assoldato dalla 40enne pompeiana Lucia Casciello per uccidere il suo ex marito, Vincenzo Tufano di 42 anni. Ieri il giudice del Tribunale per i minorenni di Napoli, Maurizio Pierantoni, ha accolto la tesi della difesa del minore V. F. del rione Penniniello, e ne ha ordinato la scarcerazione. Troppi i dubbi, sia legati ai presunti dissapori della coppia di Pompei, che alla precisa ricostruzione della dinamica del raid. Il Tribunale ha anche disposto con ordinanza l’ammissione d’ufficio di nuove prove in dibattimento. L’agguato dai motivi passionali, avvenne il 9 agosto 2014 nei pressi di un noto pub della periferia di Pompei, in via Giuliana. Il giovane provetto killer che agì con il volto coperto da un casco integrale, fortunatamente mancò il bersaglio sia per la sua inesperienza sia per la scarsa luce nella zona. Lucia Casciello è già stata condannata ad otto anni in primo grado come mandante.
(nella foto lucia casciello)
Cronaca
Nuova camorra acerrana, in Appello richiesta la conferma delle condanne di primo grado
Il Procuratore generale della terza sezione della Corte d’Appello del tribunale di Napoli (presidente dottoressa Giovanna Grasso) ha chiesto la conferme delle condanne di primo grado per i 9 imputati dei clan di Acerra accusati di estorsione. In primo grado erano arrivati 76 anni anni di carcere con pene tra i 14 e i 4 anni per tutti gli imputati con una sola assoluzione. Pena più alta (14 anni)per Domenico Basile, alias o’nir, mentre Gaetano De Rosa, meglio conosciuto come o’ maravizz, fu condannato a 13 anni. Condannati a 10 anni a testa, invece, Pasquale Tortora, o’ stagnaro e Gennaro Pacilio, o’ furnaro. Bruno Avventurato a 8 anni e 10 mesi, suo figlio Domenico, invece, 4 anni e 8 mesi. Alfonso Piscitelli condannato a 8 anni mentre Giacomo Doni e Antonio Fatigati rimediano 4 anni a testa. Assolto l’imprenditore Francesco De Simone, accusato di essere un mediatore. I fatti contestati risalgono al periodo a cavallo tra il gennaio e settembre 2014.L’indagine partì grazie alla denuncia di due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi, capeggiata da personaggi già vicini alle vecchie organizzazioni malavitose locali e già condannati per altri reati di matrice mafiosa. Il nuovo sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese edili impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto. Alcuni indagati, poche settimane prima del blitz del 2014, fermarono una betoniera che aveva appena scaricato materiale in un cantiere edile, malmenando l’autista e appiccando il fuoco al mezzo. A fine settembre, invece la Dda emise altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un noto centro meccanico/collaudi ed una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori: a questa, infatti, venne imposta l’assunzione lavorativa del figlio di uno dei capi.
(nella foto il boss domenico basile ‘o nir)
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