HomeCronaca

Cronaca

Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli

Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?

Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso

I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.

Succede anche

Blitz dei carabinieri sui Lattari e in Costiera Amalfitana: sgominata la banda dei trafficanti di droga legata agli Afeltra-Di Martino

Dalle prime ore del giorno, i carabinieri della compagnia di Amalfi hanno in corso una vasta operazione di polizia giudiziaria, che interessa diversi Comuni della Costiera Amalfitana e quelli confinanti di Agerola e Pimonte in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal GIP presso il Tribunale di Salerno su richiesta della locale DDA, nei confronti di una associazione criminale ritenuta responsabile di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti di diverso tipo sul territorio della Costiera Amalfitana. L’indagine, condotta dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Amalfi, ha permesso di disvelare la presenza di un sodalizio criminale e in modo particolare legato al pericolo clan Afeltra-Di Martino, organizzato che tramite una fitta rete di pusher distribuiva lo stupefacente, di cui si forniva in parte dai limitrofi Comuni partenopei, su tutto territorio Costiero.

San Giorgio: minaccia lo sciopero e pretende il pizzo dall’imprenditore. Arrestato sindacalista della Uil di Pomigliano

La guardia di finanza di Napoli ha arrestato un sindacalista della Uil Trasporti di Pomigliano d’Arco per aver estorto 2.500 euro a un imprenditore di San Giorgio a Cremano che nel 2014, si era aggiudicato la gara di appalto per l’affidamento del servizio di gestione della sosta a pagamento su strada – le cosiddette strisce blu – nel Comune di Pomigliano d’Arco. Le indagini, condotte dalla compagnia della guardia di finanza di Portici, scaturite da una denuncia, hanno evidenziato come il sindacalista, nel corso di un incontro avvenuto agli inizi di marzo, avrebbe richiesto all’imprenditore di non versare i contributi volontari dei 14 dipendenti ausiliari del traffico iscritti al sindacato che rappresentava, già trattenuti in busta paga per il periodo 2013-2016, e di dividersi l’intero importo di circa 6mila euro, assicurando nel frattempo di distruggere le deleghe in suo possesso.Il sindacalista avrebbe minacciato l’imprenditore, avvisandolo che, in caso avesse rifiutato le sue richieste, avrebbe organizzato uno sciopero dei 14 dipendenti, paralizzando, in tal modo, il servizio di gestione della sosta a pagamento, creando danno alla società e al comune. Al termine delle indagini il sindacalista è stato fermato nelle immediate vicinanze dell’ufficio dell’imprenditore e, dopo aver provato a disfarsi delle banconote appena estorte lanciandole dal finestrino, è stato arrestato in flagranza e portato nel carcere di Poggioreale a disposizione della Procura.

NapolI: 23enne di Bagnoli accoltellato nella notte a Fuorigrotta

Un giovane di 23 anni, Patrizio Di Criscio, si è presentato poco dopo la mezzanotte di oggi nell’ospedale San Paolo di Napoli con ferite di coltello su entrambe le braccia. Secondo quanto ha riferito ai carabinieri della Compagnia di Bagnoli, gli sarebbero state inferte da due sconosciuti che lo hanno colpito senza motivo mentre si trovava in piazza Italia, nel quartiere Fuorigrotta della città. Dopo il ferimento, il giovane avrebbe raggiunto con mezzi propri l’ospedale dove i sanitari lo hanno medicato e giudicato guaribile in venti giorni. Sulla versione dei fatti resa da Di Criscio sono in corso indagini dei militari.

San Giorgio: Antonio Esposito, il sindacalista di Pomigliano arrestato, ripreso dalle telecamere fatte installare dall’imprenditore taglieggiato

Per accorciare i tempi dell’operazione e dare una mano alla Guardia di Finanza, l’imprenditore vittima della richiesta di pizzo ha installato a sue spese le telecamere che hanno ripreso lo scambio di soldi con il quale gli inquirenti hanno inchiodato il sindacalista estorsore, Antonio Esposito, arrestato in flagranza di reato, lo scorso 3 marzo, a Pomigliano d’Arco, dalla Guardia di Finanza L’uomo ha chiesto all’imprenditore di non versare le quote di iscrizione al sindacato dei suoi 14 dipendenti ausiliari del traffico relative agli anni 2013, 2014 e 2015, e di dividersi la somma, circa 6mila euro. Per non lasciare traccia dell’operazione, il sindacalista avrebbe distrutto le deleghe relative a quegli anni e consegnato all’imprenditore dichiarazione che lo metteva a riparo da eventuali richieste da parte della UilTrasporti. L’imprenditore avrebbe saldato soltanto le quote relative ai mesi tra gennaio e marzo del 2016. Dopo avere sistemato le webcam, l’imprenditore ha organizzato l’incontro – avvenuto lo scorso 3 marzo – nel suo ufficio di Pomigliano D’Arco, dove è poi avvenuta la consegna delle banconote, per complessivi 2500 euro, i cui numeri di matricola erano stati preventivamente comunicati ai finanzieri. Prima di andare via, il sindacalista chiede che a breve gli vengano consegnati anche gli altri 500 euro. Dopo avere preso i soldi, Esposito esce soddisfatto dall’ufficio ed entra in auto: a questo punto entrano in azione i finanzieri, guidati dal capitano Fabio Fortunato, comandante della compagnia di Portici. Il sindacalista si accorge del blitz e tenta di liberarsi dei soldi lanciandoli dal finestrino ma viene bloccato e arrestato.

Traffico di droga in Costiera Amalfitana e Monti Lattari: 17 arrestati, 34 indagati. Tutti i nomi

Nella mattinata odierna, personale del Comando Compagnia Carabinieri di Amalfi ha eseguito 16 misure cautelari personali, di cui 3 (tre) di custodia in carcere e 13 (tredici) di custodia agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti soggetti residenti nei comuni della costiera e nelle località limitrofe di Agerola e Pimonte. Nello stesso contesto sono in corso 14 notifiche di Avvisi di Conclusione delle Indagini (ex art.415 bis c.p.p.) nei confronti di ulteriori soggetti coinvolti nelle indagini. Le Ordinanze sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Salerno, al termine di una accurata attività investigativa condotta da personale del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia CC di Amalfi, con la efficace collaborazione del personale dei Comandi Stazione dipendenti, sotto la direzione di questa D.D.A.. L’indagine trae la sua genesi, nel luglio 2013, da una serie di informazioni e notizie raccolte dai militari della Compagnia e della Stazione CC di Amalfi operanti sul territorio della Costiera Amalfitana, circa la sussistenza di un crescente traffico di sostanze stupefacenti, cui sono immediatamente seguiti una serie di servizi di osservazione e pedinamento finalizzati a comprovare lo stato del fenomeno. Le embrionali ipotesi investigative hanno prodotto un immediato riscontro con l’arresto di un giovane amalfitano, di ritorno dall’area partenopea, sorpreso a bordo dell’auto, in località Castiglione di Ravello, in possesso di 10 grammi di metanfetamine: sostanza stupefacente per la prima volta rinvenuta in territorio costiero. Da qui, nel prosieguo dell’attività d’indagine, gli investigatori hanno iniziato ad addentrarsi nel più ampio scenario criminale – mediante il supporto di attività d’intercettazione telefonica e di intervento diretto sul territorio – fino a disvelare l’esistenza di un’articolata associazione a delinquere dedita allo spaccio sistematico e continuativo di una molteplicità di sostanze stupefacenti di tipo diverso, sia leggere che pesanti (cocaina, hashish, marjuana, metanfetamine) in alcune delle più note località turistiche della costiera Amalfitana (Amalfi, Atrani, Ravello, Scala e Conca dei Marini). In particolare sono emerse le figure apicali dell’associazione sul versante Scala/Ravello ed in particolare: – un soggetto B.M. poi deceduto in data 21/11/2015, individuato quale Capo-promotore; – Cappotto Giuseppe (cl.’90), Di Palma Raffaele (cl.’87) e Aurioso Alfonso (cl.’80), come organizzatori; cui si affiancavano una serie di partecipanti: – Amato Luca (cl.’88), Cioffi Raffaele (cl.’86), Cioffi Stefano (cl.’94), Russo Armando (cl.’90), Staiano Raffaele (cl.’95), Di Palma Carmen (cl.’91), Fusco Clara (cl.’89), Laptyev Vladyslav (cl.’93). Oltre al sodalizio indicato, in generale è comunque emersa sul territorio della costiera l’esistenza di una pluralità di sottogruppi di soggetti dediti allo spaccio, ciascuno ruotante attorno ad una figura leader avente il precipuo compito di coagulare attorno a sé una pluralità di soggetti, uniti da stretti e duraturi legami, che erogavano anch’essi in modo costante lo stupefacente ai vari “pusher” e talvolta direttamente al consumatore ultimo. Tra questi, l’indagine ha consentito in particolare di individuare un ulteriore gruppo criminale e l’operatività di una seconda piazza di spaccio attiva sul versante Agerolese: gruppo estraneo al sodalizio criminoso operante sul versante amalfitano ma che forniva allo stesso un apporto necessario alla continuità operativa delle piazze di spaccio costiere, soprattutto nelle fasi di accertata carenza di sostanze stupefacenti. Anche in questo caso le captazioni telefoniche hanno rivelato in maniera obbiettiva una serie di episodi – tutti adeguatamente riscontrati – di cui è stato protagonista Milano Luigi (cl.’70), anello di congiunzione per la distribuzione dello stupefacente fra l’area Agerolese e quella Costiera. Rilevante, nelle dinamiche criminali di spaccio, è stata poi l’individuazione di una trama di “fiancheggiatori” dell’associazione che, attraverso plurime condotte di favoreggiamento ex art.378 c.p., fornivano un apporto necessario alla continuità operativa delle operazioni di spaccio nella zona costiera, comunicando tempestivamente agli interessati la presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio al fine di evitare eventuali controlli.In conclusione: da luglio a novembre 2013 sono state ravvisate ipotesi di responsabilità penali in capo a 34 soggetti nei confronti dei quali sono stati contestati 290 episodi di spaccio di sostanza stupefacente e recuperati, attraverso le attività di riscontro espletate sul territorio, complessivi 357 grammi di sostanza stupefacente corrispondenti a circa 1400 dosi.Nel corso degli stessi riscontri sono state tratte in arresto, nella flagranza del reato di detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente, ex art.73 DPR 309/90, nr. 7 persone, per lo stesso delitto deferite in stato di libertà nr. 2 persone e segnalate alla competente autorità amministrativa – ex art.75 DPR 309/90 – nr. 6 persone. Inoltre in occasione di una perquisizione domiciliare finalizzata sempre al recupero di stupefacente, sono state recuperate e sequestrate nr. 282 bombe carta illegalmente detenute. E’ STATO RINTRACCIATO UN ALTRO DESTINATARIO DI MISURA CAUTELARE IN CARCERE IN UN PRIMO MOMENTO RIVELATOSI IRREPERIBILE: Si tratta di Gentile Nicola (cl.’80), noto pregiudicato ritenuto vicino al clan camorristico Afeltra /Di Martino, ancora attivo in quei contesti territoriali, nei quali conserva il dominio incontrastato nel commercio degli stupefacenti e presso cui confluiscono tutti i proventi dell’attività criminosa di cui era assiduo e fedele collaboratore Milano Luigi .

Traffico di droga tra Costiera Amalfitana e Monti Lattari: catturato anche Nicola Gentile

Si è conclusa definitivamente nella tarda mattina di oggi la brillante operazione dei carabinieri della compagnia di Amalfi denominata “Isola Felice” che ha smentallato un fiorente traffico di droga tra la Costiera Amalfitana e i comuni dei Monti Lattari. E’ stato infatti arrestato anche Nicola Gentile,36 enne di Agerola, noto pregiudicato ritenuto vicino al clan camorristico Afeltra Di Martino, che ha il controllo e il dominio incontrastato nel commercio degli stupefacenti non solo sui Monti Lattari e la Costiera Amalfitana ma anche in molti comuni della provincia di Napoli facendo da “fornitori” ufficiali della marjuana pura fatta crescere sulle montagne. Gentile in mattinata era sfuggito all’arresto e si era reso irreperibile.

“Come sta mia figlia. E a lui l’avete arrestato?”, ha chiesto ai pm Carla la donna di Pozzuoli ustionata dal fidanzato. Il racconto di...

Ha provato a rispondere alle domande, lo ha fatto a fatica, aggrappandosi alla volontà di superare il dramma che le è toccato vivere. Ha chiesto informazioni sul compagno, poi sulla figlia: “Ditemi come sta mia figlia”, è la prima cosa che ha chiesto ai magistrati Carla Ilenia Caiazzo, la 38enne di Pozzuoli vittima di un brutale tentativo di omicidio lo scorso primo febbraio da parte del suo compagno Paolo Pietropaolo. E a proposito di quest’ultimo ha spiegato agli inquirenti: “Sì, era un personaggio violento, ma che fine ha fatto? L’avete arrestato?”. E’ durato circa un’ora il colloquio, il primo, della donna con i magistrati inquirenti Raffaello Falcone e Clelia Mancusoche stanno seguendo il suo caso dal febbraio scorso. Paolo Pietropaolo resta detenuto e sotto accusa per un agguato brutale: avrebbe picchiato la fidanzata, fino a darle fuoco con liquido infiammabile. Dalle indagini è emerso che il 40enne avrebbe agito con freddo cinismo, in pieno possesso della sua lucidità mentale, nel recuperare il combustibile da scagliare contro la donna. Non un raptus di violenza, dunque, ma gelida premeditazione. Il suo difensore invece punta a sostenere la tesi del raptus, della violenza scatenata all’improvviso di fronte alla determinazione della donna di lasciarlo, di interrompere un rapporto che andava avanti ormai da quando erano adolescenti.Tentato omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, stalking, agli atti ci sono le testimonianze di alcuni conoscenti della coppia, che hanno convinto gli inquirenti a ipotizzare un atteggiamento persecutorio da parte dell’uomo nei confronti della sua ex. Molti sono gli espisodi di violenza che sono stati scoperti nel corso dell’indagine e c’è anche una testimonianza chiave che racconta: “…Ho intrecciato per un breve periodo una relazione fondata su messaggi e conversazioni sui social con Paolo Pietropaolo, ma ho subito capito che si trattava di avere a che fare con una persona pericolosa. Carla, sempre più terrorizzata da quello che poteva fare Paolo, mi riferiva che lui continuava a chiamarla e a minacciarla di morte. Proprio perché pensavo che lui non stava bene, consigliavo alla collega di stare attenta, di muoversi sempre in compagnia, di prestare attenzione”. Carla sarà riascoltata dai due pm la prossima settimana, nuova tappa nel ricordo di quei brutali momenti della sua vita che non riuscirà mai a cancellare mentre prova con fatica a tornare a una vita normale. Ma ci vorrà ancora tempo. E

Uccise il ladro che stava rubando nel bar frequentato dai calciatori del Napoli: arrestato

Uccise a colpi di pistola il ladro che stava rubando nel suo bar. Per questo è finito in carcere a Trentola Ducenta, nel Casertano, il 52enne Raffaele Villano, condannato con sentenza definitiva a 5 anni e tre mesi di carcere per eccesso colposo di legittima difesa. Villano è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Caserta che gli ha notificato l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale delle Corte di Appello di Napoli. La vittima, Nicola Sejdovic, fu ucciso il 21 maggio 2012 mentre con tre complici tentava di asportare videogiochi dal bar di Villano, ubicato a San Marcellino; il barista sparò con una pistola legalmente detenuta, ferendo anche uno dei complici di Sejdovic. Raffaele Villano era uno dei titolari della rinomata pasticceria “Blue Moon”, tra le più note dell’agro aversano e frequentatissima anche da vip e calciatori. Uno dei clienti abituali della caffetteria è il capitano del Napoli Marek Hamsik. Proprio la notte dell’omicidio Villano aveva inviato una torta ai calciatori del Napoli, allora allenati da Mazzari, per celebrare la vittoria nella finale di Coppa Italia contro la Juventus. Il clima di festa durò poco. Così alla chiusura del bar, quattro persone, tutte di origine rom, fecero irruzione all’interno del bar, forzando la saracinesca (facendo così scattare l’allarme) e trafugando la macchinetta mangiasoldi. Villano si era accorto di tutto visto che abitava in un appartamento al piano superiore. Prese la pistola, legalmente detenuta, e fece fuoco a scopo intimidatorio per allontanare i quattro. Nicola Sejdovic, 15 anni appena, che era entrato nell’auto dal portellone e stava tirando dietro la macchinetta mangiasoldi, venne centrato al petto e a una gamba. Il ragazzino venne abbandonato dai complici in fin di vita davanti all’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove morì poco dopo. Villano raccontò alla polizia di essere esasperato per i numerosi furti che aveva subito nell’ultimo periodo: soltanto dieci giorni prima dell’omicidio, un’altra banda gli aveva svaligiato il locale.

NapolI: l’agguato a Catapano e le nuove alleanze tra i Rinaldi e i Giuliano contro i Mazzarella

Alla squadra mobile di Napoli non hanno dubbi: sarebbero stati i sicari del clan Rinaldi, con il possibile appoggio degli alleati Giuliano di Forcella, a compiere l’agguato contro Gennaro Catapano l’altra mattina in vico Sopramuro nei pressi di Porta Nolana. Doveva essere un segnale forte visto che Catapano è considerato un emergente del gruppo Mazzarella del Mercato, con compiti di reggente per la zona delle Case Nuove. Le condizioni della vittima dell’agguato sono sempre critiche nonostante l’interveto chirurgico a cui è stato sottoposto. La novità investigativa è rappresentata dall’ appoggio logistico che sarebbe stato fornito dal clan Giuliano, alleatosi con i Rinaldi-Reale an- che per fronteggiare meglio i Mazzarella di Forcella. Ma c’è anche una pista che condurrebbe al gruppo di fuoco del borgo Sant’Antonio Abate del clan Giuliano-Sibillo-Amirante. Quelli che allenavano al poligono di tiro a cielo aperto scoperto dai carabinieri nel luglio scorso nel cuore del “Buvero” a luglio scorso. E che sarebbero pronti ad eseguire eventuali sentenze di morte. Uno scenario che parte da vecchi rancori e porta a queste nuove alleanze. Un segnale preoccupante di una miccia già accesa pronta ad arrivare alla bomba da far esplodere: ovvero una nuova cruenta stagione di sangue a Napoli che nessuno si augura.

Casoria: arrestato uno dei rapinatori che sparò al commerciante di Arpino a novembre. Tradito dalle impronte

Tradito dalle impronte, arrestato un giovane che aveva rapinato e ferito il titolare di un negozio nel napoletano. La sera del 24 novembre dello scorso anno i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Casoria e della stazione di Arpino di Casoria erano intervenuti d’urgenza in un negozio di elettronica in via Viviani. Sul posto i carabinieri avevano accertato che due malviventi, con volto travisato da passamontagna e sciarpa, uno armato di pistola, avevano consumato una rapina ai danni dell’esercizio. In particolare, uno dei malviventi, appena entrato nel locale, aveva sparato un colpo in aria per intimidire il titolare. Quest’ultimo gli aveva lanciato contro degli oggetti ma era stato ferito da due colpi d’arma da fuoco, uno dei quali l’aveva preso alla gamba destra. Dopo aver rubato il denaro dal cassetto di una scrivania, i due rapinatori si erano allontanati in sella ad uno scooter guidato da un terzo complice, anche quest’ultimo con il volto travisato da un casco integrale. La vittima era ricorsa a cure mediche presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli per una ferita d’arma da fuoco al polpaccio destro, giudicata guaribile in 8 giorni. Sul posto erano stati fatti intervenire anche i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche di Castello di Cisterna, che nel corso di sopralluogo avevano rinvenuto 2 bossoli 7,65 e trovato delle impronte digitali lasciate da uno dei rapinatori su una scrivania. La comparazione delle impronte lasciate dal rapinatore con quelle presenti nella banca dati hanno portato a dare un nome e un cognome al bandito. Questa mattina i carabinieri della stazione di Arpino di Casoria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli Nord e in Afragola, arrestando il giovane, un 24enne già noto alle forze dell’ordine.

Pomigliano: agli arresti domiciliari il sindacalista corrotto

E’ stato già scarcerato e posto agli arresti domicliari il sindacalusta corro della Uil Ttrasporti, di Pomigliano, Antonio Esposito. Stamane infatti il gip Roberto D’auria ha disposto gli arresti domicilari per l’uomo arrestato mercoledi dalla Guardia di Finanza dopo essere stato ripreso da una telecamera nascosta mentre intascava danaro dall’imprenditore che gestisce le strisce blu di Pomigliano. Durante l’udienza di convalida dell’arresto, tenuta nel carcere di Poggioreale, dove Esposito era rinchiuso da tre giorni, il giudice ha ascoltato le parti e ha quindi optato per l’invio ai domiciliari del sindacalista. Il video nel corso del quale si vede Esposito prendere i soldi è diventato virale nel web.

Napoli, svolta nel delitto del vigile Barometro: c’è una pista della sala Bingo

Ci sarebbe una clamorosa svolta nelle indagini sull’omicidio di Manlio Barometro il vigile urbano di Ponticelli ucciso il 9 marzo scorso. C’è una pista che porta ad una sala Bingo nelle provincia vesuviana in cui “Mariolino” il vigile, che era distaccato presso gli uffici del giudice di Pace a Napoli, avrebbe investito una quota e al cui titolare sarebbe stata chiesta la tangente. L’uomo si sarebbe rifiutato e quindi sarebbe scattata la “punizione” nei confronti del socio: Manlio Barometro appunto. Il nuovo filone investigativo tende quindi ad escludere che porta alla vendetta contro i “pentiti” del clan Sarno con i quali in passato comunque aveva avuto rapporti essendo nato nel quartiere e avendo fatto il vigile per anni nella zona. Omicidio quindi deciso dai clan vesuviani con il consenso dei clan della zona orientale visto che avvenne davanti ad un bar cremeria in via Fratelli Grimm. E’ un’ipotesi concreta anche se la pista della vendetta trasversale nei confronti dei Sarno, con i tanti fatti di sangue avvenuti nella zona, non è del tutto abbandonata. Un fatto è certo Mario Barometro aveva molteplici interessi: era una sorta di “broker” nella compravendita di auto e moto, ma anche di case e terreni. Il suo nome compare nell’inchiesta della Dda di Napoli contro un gruppo legato al clan Mallardo della zona di Giugliano per un’estorsione a un imprenditore di Villaricca che opera nel settore della vigilanza. Proprio pochi giorni prima che venisse ammazzato, Manlio Barometro aveva ricevuto la notifica dell’avviso di conclusione indagine della pm Maria Cristina Ribera della Dda di Napoli sulla vicenda in cui appariva il ruolo di taglieggiatore dello stesso Barometro.

Ultime News

Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli

Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?

Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso

I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.

Ferragosto di ferite e numeri: il centro storico di Napoli tra coltellate e controlli straordinari

Il ferimento nel centro storico e l’ondata di controlli a Ferragosto restituiscono un quadro di risposta immediata delle forze dell’ordine, ma anche di fragilità strutturale nel governo della sicurezza urbana.

Casavatore, arsenale nel box del fruttivendolo: titolare arrestato

La polizia ha scoperto armi e stupefacenti nascosti nel box di un fruttivendolo a Casavatore. Il titolare è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria; gli accertamenti proseguono per chiarire provenienze e contatti.