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Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli

Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?

Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso

I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.

Succede anche

Napoli: il clan Lo Russo “inviava” la droga a Roma: 21 arresti

Droga da Napoli a Roma e provincia, fino a Rieti. E’ questo il percorso di cocaina e hashish secondo quanto accertato dai carabinieri di Poggio Mirteto con l’operazione ‘Bolero’. I militari – si spiega in una nota – hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip della Capitale e da quello di Rieti. Le verifiche e le indagini sono state seguite dalla Procura distrettuale Antimafia di Roma. Venticinque le persone destinatarie di provvedimenti restrittivi della libertà personale, per violazione degli artt. 73 e 74 dpr 309/90 (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacente) eseguiti stamane quando è scattato il blitz che ha impegnato circa duecento militari. 21 tra questi sono finiti agli arresti, l’elenco comincia con Lorenzo Acciaro, 30 anni, e si conclude con Nadia Vitale, 53. Nel corso dell`operazione sono state eseguite 47 perquisizioni domiciliari che hanno portato al rinvenimento di stupefacente e materiale di interesse investigativo.L`indagine, avviata a seguito del rinvenimento di una dose di cocaina ad un tossicodipendente dell`area Sabina, si sviluppava sino a ricostruire l`intero flusso di approvvigionamento dello stupefacente e sino a evidenziare l`esistenza di un vero e proprio sodalizio, con base logistica nel quartiere capitolino di Torbella Monaca, che acquistava ingenti quantitativi di hashish e di cocaina da Napoli e più precisamente da alcuni esponenti del clan camorristico dei Lo Russo, operanti nel quartiere di Miano e San Gaetano di Napoli. Le attività investigative, durate circa un anno, si sono avvalse di una pluralità di intercettazioni telefoniche ed ambientali, a cui sono seguiti ulteriori riscontri sul terreno, con numerosi servizi di avvistamento e pedinamento e con l`analisi dei dati provenienti dal complesso inquirente. In quella fase su tutti i soggetti colpiti dall`odierna misura cautelare è stato effettuato almeno un riscontro operativo e nove di loro sono stati già tratti in arresto nella flagranza del reato. Contestualmente sono stati recuperati e sottoposti a sequestro più di 6 chili di hashish e circa 200 gr. di cocaina. L`associazione – si saggiunge – composta da più di dieci elementi, tra cui alcuni dediti al consumo di stupefacente, aveva la disponibilità di armi che in alcune circostanze sono servite nell`azione tesa ad espandere l`area di controllo del territorio nel quartiere di Torbella Monaca. L`organizzazione criminale, che aveva ramificato la propria area di interesse anche in molteplici centri della Sabina, si riforniva esclusivamente da alcuni esponenti di spicco del clan camorristico facente capo alla famiglia Lo Russo; del resto due dei tre leader della riconosciuta associazione a delinquere, pur vivendo in Roma, sono di origine napoletana e provengono dai medesimi quartieri roccaforte del clan di camorra: Miano e San Gaetano.

Pompei: malmenava la madre per i soldi, arrestato 19enne

Ha malmenato ripetutamente la madre per estorcerle denaro ma la donna è riuscita a fuggire e ad avvisare la polizia che è intervenuta e ha arrestato il figlio 19enne. E’ accaduto ieri sera a Pompei dove gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza sono intervenuti in via Traversa Tortora dopo l’ennesimo episodi di maltrattamenti perpetrati dal giovane nei confronti della madre. A. F., di 19 anni, che dovrà rispondere del reato di tentata estorsione e maltrattamenti, sarà giudicato questa mattina con rito direttissimo. La donna è stata accompagnata presso una struttura ospedaliera per la cura delle ferite provocate dall’aggressione.

Arzano: 24enne reagisce al tenativo di rapina, gli sparano nel braccio

Ha riferito di aver subito un tentativo di rapina nei pressi della rotonda di Arzano. I malviventi ad una sua reazione hanno esploso un colpo di pistola che lo ha ferito ad un braccio. La vittima è una giovane di 24 anni. Il fatto è avvenuto nella serata di ieri. Sulla vicenda indaga la polizia. Il 24enne da solo ha raggiunto l’ospedale San Giovanni Bosco, a Napoli, dove è stato medicato: guarirà in dieci giorni.

Marano, arrestati due incensurati: avevano 88 chili di droga e 170 mila euro in cassaforte

Oltre 88 chilogrammi di hashish, trovati in un box per auto, e 170mila euro, in contanti, nascoste in alcune casseforti in casa: è il bilancio di un servizio antidroga dei carabinieri di Marano di Napoli che ha portato all’arresto di due incensurati, Agostino Moio, 41 anni, e Giovanni Baiano, 31 anni. Baiano è stato bloccato dai militari che gli hanno trovato, sotto il sedile della sua vettura, due panetti di hashish del peso complessivo di 200 grammi. Gli 88 chili sono stati invece scoperti nel box di Agostino Moio. In casa, invece, nascosti in varie cassaforte e in un armadio, è stata trovata l’ingente somma di denaro, circa 170mila euro, in banconote di vario taglio. Denunciato anche un giovane di 29 anni a cui sono risultate intestate le due vetture trovate nel box.

Napoli: controlli dei carabinieri. A Miano preso spacciatore

Una pistola Beretta nascosta nel cuscino, marijuana, crack e hashish sequestrati e alcune persone arrestate, tra cui un pusher sorpreso a spacciare: questo il bilancio di una serie di controlli eseguiti dai carabinieri nel Napoletano. Lo spacciatore è stato preso nella zona di Miano, a Napoli dove gli affari illeciti sono gestiti dal clan camorristico dei Lo Russo: si tratta di Mario Alfano, 26 anni, sorpreso mentre vendeva la droga. Nel vano sottosella del suo scooter c’erano 32 bustine di cellophane contenenti 21 grammi di marijuana, 25 stecchette di hashish, (66,9 gr.) E 6 dosi di crack (1,00), oltre a 75 euro in banconote vario taglio ritenute provento di illecita attività. Le altre persone sono state arrestate per evasione dagli arresti domiciliari. L’arma è stata trovata dai carabinieri sul terrazzo di un palazzo, a Scampia: si tratta di una Beretta “8000 cougar”, con matricola abrasa, colpo in canna e 7 cartucce nel caricatore. Era nascosta in un cuscino da divano: sarà inviata al Racis di Roma per accertare se sia stata utilizzata per azioni criminali. Durante controlli alla circolazione stradale sono state infine denunciate due persone per guida senza patente. Contestate anche 37 infrazioni.

Torre del Greco: vendeva eroina in casa, arrestato 50enne

Un 50enne è stato arrestato dagli agenti del commissariato di polizia di Stato ‘Torre del Greco’ a Napoli, perché responsabile del reato di detenzione di sostanza stupefacente. L’arresto è maturato nel corso di un servizio di appostamento presso l’abitazione dell’uomo, dove era stato notato uno strano andirivieni di tossicodipendenti. E’ stato proprio fermando un tossicodipendente che i poliziotti hanno avuto certezza dell’illecita attività che era sorta nell’appartamento del 50enne. A seguito di una perquisizione domiciliare i poliziotti, oltre a rinvenire due dosi di eroina, hanno sequestrato un bilancino di precisione e la somma di 365 euro suddivisa in banconote di vario taglio. Il 50enne, che al momento non era solo in casa, ma in compagnia di altre persone è stato arrestato e condotto alle camere di sicurezza della questura. Stamane, giudicato con rito per direttissima, è stato convalidato il suo arresto e sono stati chiesti i termini a difesa.

Giugliano: il cadavere ritrovato era di un rumeno e non dello scomparso Davide Tarantino

Il cadavere ritrovato in mattinata in un casolare abbondonato alla periferia di Giugliano e’ stato poi identificato per quello di un rumeno senza fissa dimora di 49 anni morto per cause naturali, secondo quanto riferito dai militari dell’Arma. Non si tratta quindi di quello di Davide Tarantino, il pregiudicato legato al clan Amato-Pagano di Secondigliano scomparso dal 29 febbraio scorso e che si teme sia rimasto vittima della lupara bianca. La possibilita’ che si trattasse del suo corpo era anche legata al fatto che in quella zona fu ritrovata la salma di un altro affiliato a clan di cui si erano perse le tracce durante la cosiddetta ‘faida dei carbonizzati’ nei primi mesi dello scorso anno.

Asl Benevento: Procura chiede giudizio per De Girolamo

Arriva davanti al gip l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione della Asl di Benevento che, il 26 gennaio 2014, ha portato alle dimissioni di Nunzia De Girolamo da ministro delle Politiche agricole dopo la pubblicazione di colloqui privati registrati da un indagato all’insaputa degli interlocutori, fra i quali la stessa de Girolamo. Al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Benevento ha chiesto il rinvio a giudizio della parlamentare (all’epoca Ncd e ora Forza Italia) e di altre cinque persone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso di ufficio, turbativa di gara e offerta di utilità per ottenere il voto elettorale e fanno riferimento a provvedimenti adottati dall’Asl di Benevento fra il 2010 e il 2013. Oltre a De Girolamo, il procuratore della Repubblica Giovanni Conzo e il sostituto Nicoletta hanno chiesto il rinvio a giudizio del direttore sanitario della Asl Gelsomino Ventucci, del direttore generale Michele Rossi, dell’ ex capo della segreteria di De Girolamo, Luigi Barone (oggi componente del Direttivo Nazionale di Ncd), di un altro collaboratore della deputata, Giacomo Papa, e del sindaco di Airola (Benevento), Michele Napoletano. Le richieste saranno esaminate dal gup il prossimo 29 aprile. De Girolamo dice di non essere “sorpresa dalla richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati” che la Procura le contesta “avendo da tempo maturato il convincimento – spiega – che la conduzione delle indagini da parte dei due pm di Benevento sia avvenuta in palese violazione di precise norme processuali che ho da tempo sottoposto alla valutazione sia del gip, sia della Procura generale e del Ministero di Grazia e Giustizia”. “La celerità nel richiedere il mio rinvio a giudizio – attacca De Girolamo – senza neanche attendere le decisioni del gip che ha già fissato una udienza camerale per il 23 marzo per decidere sulla richiesta di inutilizzabilità delle registrazioni abusivamente effettuate nel mio domicilio e sulla sorprendente richiesta di archiviazione di Arnaldo Falato (dirigente della Asl di Benevento, ndr) e Pisapia è inspiegabile e non potrà non essere oggetto di ulteriori iniziative da parte dei miei legali”. Nei giorni scorsi il gip Flavio Cusani ha respinto le richieste dei pm di archiviazione per Pisapia e per Arnaldo Falato. La vicenda comincia il 27 dicembre 2013 quando quattro imprenditori finiscono in carcere e due dirigenti della Asl di Benevento vengono colpiti da provvedimenti cautelari con l’accusa di truffa aggravata e continuata in concorso e peculato ai danni della Pubblica Amministrazione per aver causato un danno da 700 mila euro all’Asl da cui avrebbero intascato decine di mandati di pagamento in cambio di prestazioni mai erogate. Al centro dell’inchiesta c’è la figura dell’ex direttore amministrativo Pisapia, sottoposto agli obblighi di dimora e licenziato a fine 2012. E’ lui a registrare i colloqui degli incontri tenuti nell’estate del 2012 a casa del padre di De Girolamo. Nelle registrazioni – pubblicate dai giornali nel gennaio 2014 – si parla di pressioni sul direttore generale dell’Asl Michele Rossi perché disponga dei controlli al Fatebenefratelli di Benevento, ospedale religioso convenzionato, e per la gestione, appaltata a una cugina di De Girolamo, di un bar all’interno dello stesso ospedale. Registrazioni che portano il gip Cusani a parlare di un “direttorio partitico-politico” che “in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale”, si occupava “con modalità a dir poco deprimenti e indecorose – scrive il gip – di ogni aspetto della gestione della Asl”.

L’imprenditore di S.Antonio Abate conferma in aula le tangenti pagate all’ex sindaco di Sant’Anastasia

Fu arrestato mentre intascava una mazzetta dal titolare della ditta che si occupava di igiene urbana. Ieri Carmine Esposito, ex sindaco di Sant’Anastasia si è ritrovato faccia a faccia con il suo accusatore, l’imprenditore di S. Antonio Abate, Nicola Alfano. Il testimone chiave nel processo che si sta celebrando al Tribunale di Nocera Inferiore è arrivato in aula per confermare le accuse nei confronti dell’ex primo cittadino. Acquisite le denunce e le dichiarazioni dell’imprenditore della provincia di Napoli, i giudici – presidente Raffaele Donnarumma, i difensori e il pubblico ministero Roberto Lenza si sono riservati di controesaminare il testimone nel corso della prossima udienza. Sono agli atti del processo le due denunce di Alfano, presentate ai carabinieri il 9 e il 10 dicembre del 2013, pochi giorni prima che scattassero le manette ai polsi del sindaco-medico anestesista dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Nel corso dell’udienza è emerso che lo stesso Alfano fu inizialmente indagato dalla Procura di Nola, ma le accuse nei suoi confronti furono poi archiviate. I carabinieri arrestarono Esposito mentre intascava una mazzetta di 15mila euro, le banconote furono ritrovate nell’auto in cui si svolse l’incontro tra il sindaco e l’imprenditore. Lo scambio di soldi avvenne dinanzi ad un bar di Angri e il processo per competenza si svolge presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Agli atti del procedimento i colloqui e il filmato dell’incontro per la consegna del danaro. In aula, mercoledì mattina, era presente l’ex sindaco Esposito – volto sereno, giacca tessuto ‘pied de poule’ e un foulard sportivo, ha aspettato qualche ora che iniziasse l’udienza, accompagnato dal suo avvocato Vincenzo Maiello. Teso il superteste, Nicola Alfano, sostenuto da alcuni familiari e assistito dall’avvocato Domenico Ciruzzi, si è presentato sul banco dei testimoni per confermare le denunce. Ma ad anticiparlo l’accordo tra difesa e accusa di acquisire i verbali e le dichiarazioni rese. Quelle che spinsero gli inquirenti ad arrestare l’allora sindaco di Sant’Anastasia.(r.f.)

Anziano di Pagani morto a Villa Chiarugi: due indagati

E’ stato conferito stamattina l’incarico al medico legale, Giovanni Zotti, che dovrà effettuare la perizia su corpo di Carmine Mosca, il degente di villa Chiarugi morto lunedì all’Umberto I di Nocera Inferiore. Il pm Mafalda Cioncada ha inviato ieri pomeriggio gli avvisi agli indagati. Si tratta di due persone in servizio a Villa Chiarugi. La notifica è arrivata anche ai familiari del paziente deceduto, assistiti dall’avvocato Luigi Calabrese. La perizia autoptica dovrà accertare le cause della morte dell’uomo, ricoverato per gravi disturbi psichici nella clinica di Nocera Inferiore, e ricoverato per un’emorragia celebrale, probabilmente dovuta a delle percosse. A gennaio scorso, la sorella di Carmine Mosca, 62 anni, scoprì che il congiunto era stato più volte picchiato. Lesioni al volto, pare causate dal un pugno, sarebbero state la causa scatenante di un’emorragia che lo ha portato alla morte dopo circa un mese di agonia. Il pm ha fatto acquisire dai carabinieri le cartelle cliniche del degente ed ha identificato due responsabili dell’assistenza e delle cure al paziente ricoverato da molto tempo nella struttura psichiatrica di Nocera. L’autopsia chiarirà le cause della morte. (r.f.)

Napoli: 78 anni di carcere per il clan dei “tatuati” del baby ras Salvatore “Bodo” De Micco

E’arrivata ieri la condanna complessiva a 78 anni di carcere per gli uomini del clan De Micco. Accusati di racket delle estorsioni, spedizioni punitive e attentati a suon di bombe. Fondamentali sono state le rivelazioni di un pentito Domenico Esposito, detto “o cinese”. Lo scorso mese di marzo,infatti, la Polizia di Stato emise dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone ritenute affiliate al clan camorristico ”De Micco”, operante prevalentemente nella zona di Ponticelli. Gli uomini del clan impegnati nel controllo armato del territorio e nell’imposizione del pizzo ad operatori economici della zona, utilizzava per riconoscersi tatuarsi una scritta sul braccio. Le condanne inflitte ammontano a 78 anni complessivi di carcere: Moreno Cocozza 9 anni Luigi De Liguori 7 anni Michele Gentile 6 anni Giovanni Ottaiano 6 anni Roberto Pane 7 anni Roberto Scala 12 anni Gennaro Sorrentino 10 anni Giuseppe De Martino 7 anni Giuseppe Napolitano 6 anni Salvatore De Micco, già condannato per altra causa 8 anni

Nocera: l’assassino di Dario “millebolle” a processo l’11 aprile

La morte di Dario “Millebolle” approda in Corte d’Assise a Salerno. Il prossimo 11 aprile Francesco Paolo Ferraro, comparirà dinanzi ai giudici del Tribunale di Salerno, per rispondere dell’omicidio volontario aggravato del giovane ultrà della Nocerina. A stabilire il rinvio a giudizio, il Gup Giovanna Pacifico, nell’udienza preliminare che si è celebrata ieri a Nocera. Gli avvocati Michele Alfano e Giovanni Castaldi si sono costituiti parte civile per i genitori della giovane vittima e i due fratelli. Il pm Cacciapuoti si è riportato alla richiesta di rinvio a giudizio già formulata a conclusione delle indagini preliminari, mentre il difensore del 27enne Ferraro ha chiesto il “non luogo a procedere per mancanza di elementi atti a sostenere l’accusa in giudizio”. Una richiesta che non è stata accolta dal giudice che ha rinviato a giudizio il nocerino accusato di aver colpito mortalmente, con un casco, Dario Ferrara il 26 aprile dello scorso anno. Il giovane riportò lesioni gravissime che – dopo due giorni di agonia – lo condussero alla morte. Gli agenti del commissariato di Polizia di Nocera Inferiore ricostruirono le fasi dell’aggressione avvenuti a Villanova. I due giovani litigarono pesantemente, su questo nessuno dei testimoni ha dubbi. Cosa accadde e quando fu colpito con un oggetto contundente, presumibilmente un casco, questo è il vero nodo sul quale ha fatto leva in questi mesi la difesa – rappresentata dall’avvocato Vincenzo Calabrese – di Francesco Paolo Ferraro. In questo anno, il 27enne, indagato fin dal primo momento, ha mantenuto la linea del silenzio. Non ha mai voluto fare dichiarazioni. Fu consegnato nelle ore successive all’aggressione il casco, individuato come arma per colpire il 18enne nocerino. Dario Ferrara riportò lesioni celebrali gravissime, tanto che rimase in coma per due giorni poi spirò. Gli accertamenti medico legali, sia della Procura che dei periti dei familiari, hanno portato alle medesime conclusioni. A decretare la morte di Dario Ferrara furono i colpi inferti con un casco. Colpi violentissimi che provocarono lesioni irreversibili. La ricostruzione degli agenti di polizia del Commissariato portò all’identificazione di Francesco Paolo Ferraro che, ieri pomeriggio, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio volontario. A sostenere l’accusa dinanzi ai giudici della Corte d’Assise a partire dal prossimo 11 aprile sarà il pm Giuseppe Cacciapuoti che seguì le indagini sulla morte di Dario “Millebolle”. Pare che dietro la lite ci fosse una questione legata alla droga, ma non è stato chiarito. (r.f.) (nella foto lo striscione dei tifosi della nocerina all’esterno dello stadio san Francesco e nel riquadro la giovane vittima Dario Ferrara)

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Il ferimento nel centro storico e l’ondata di controlli a Ferragosto restituiscono un quadro di risposta immediata delle forze dell’ordine, ma anche di fragilità strutturale nel governo della sicurezza urbana.

Casavatore, arsenale nel box del fruttivendolo: titolare arrestato

La polizia ha scoperto armi e stupefacenti nascosti nel box di un fruttivendolo a Casavatore. Il titolare è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria; gli accertamenti proseguono per chiarire provenienze e contatti.