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Vesuvio, il crollo dell’Occhio del Diavolo: il ‘dispiacere’ social
Napoli – Il Vesuvio perde uno dei suoi elementi più caratteristici. L’«Occhio del Diavolo», la suggestiva apertura naturale ricavata nella roccia lavica che sovrastava il Vallone dell’Arena, nella zona dell’antico Monte Somma, è crollato.
La scoperta è stata fatta nella mattinata di lunedì 17 agosto...
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Napoli, il baby truffatore a 13 anni reclutato dai clan
Napoli – Un padre in galera, una madre lontana e un’infanzia bruciata prima ancora di nascere. A soli 13 anni — un’età in cui un tempo ci si divideva tra i banchi di scuola e il gioco — un ragazzino del Napoletano si è...
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Cronaca
Droga sull’asse Caserta-Caivano, due donne gestivano il traffico. Sei arresti
Erano due le donne a capo di gruppi criminali a Caserta e che stamattina sono finite in manette insieme ad altre quattro persone. A comandare il giro, “donna Concetta Buonocore” moglie dell’ergastolano Antonio Della Ventura, e anche un’altra donna, Maria Luisa Stella 41 anni. Si tratta di due di tre filoni investigativi che all’alba di oggi hanno portato al blitz dei Carabinieri della Compagnia di Caserta che, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei 6 ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso ed associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Responsabile delle attivita’ estorsive nei confronti di commercianti di Caserta era Concetta Buonocore, 50 anni, moglie di Antonio Della Ventura, ergastolano al 41 bis, ritenuto il referente dei Belforte a Caserta, per gli inquirenti era il capo dell’organizzazione che spacciava cocaina prevalentemente nel capoluogo di Terra di lavoro. A lei la misura cautelare è stata notificata in carcere. Tra gli arrestati anche un’altra donna, Maria Luisa Stella, 41 anni. Concetta Buonocore divideva le responsabilità con Fabio Rivetti, 30 anni,(nella foto insime con Concetta Buonocore)fratello di Clemente Daniele, elemento apicale i Belforte detenuto, mentre Salvatore Sena, 45 anni, teneva i contatti con la provincia di Napoli per approvvigionarsi di droga.L’attivita’ investigativa, avviata nel marzo del 2012, ha permesso di ricostruire una serie di episodi criminosi commessi da gruppi di soggetti diversi nell’ambito di un contesto temporale che va dal 2012 ed il 2013. Nel medesimo arco temporale e spaziale, gli inquirenti hanno individuato l’esistenza a Caserta di due organizzazioni dedite allo smercio di sostanze stupefacenti. I due gruppi criminali, organizzati per la distribuzione dello stupefacente nell’ambito di altrettanti rioni (Parco dei Fiori e Rione Vanvitelli), si rifornivano in Caivano ed erano capaci anche di provvedere alla trasformazione della sostanza acquistata. Essi utilizzavano un linguaggio convenzionale diretto a dissimulare l’oggetto delle conversazioni (“caffe'”, “cioccolata”, “torta”, ecc.). A capo di uno di questi due gruppi dediti allo spaccio di stupefacente, un’altra donna, ruolo che gestiva da quando il convivente era finito dietro le sbarre. L’indagata, era responsabile dell’intera organizzazione a partire dalla gestione dei compiti, dall’approvvigionamento della cocaina nel comune di Caivano, alla trasformazione della droga in crack, fino alla vendita nelle piazze di spaccio di Caserta. Secondo gli inquirenti, questi gruppi organizzati oltre alla vendita dello stupefacente, fornivano una sorta di servizio a domicilio in alcuni rioni specifici. Convolti nell’inchiesta, oggi solo indagati, anche i ‘corrieri’ che consegnavano la droga nei rioni, giovani attivi nei gruppi criminali gia’ nel 2013 e che all’epoca erano ancora minorenni. Dalle perquisizioni eseguite stamattina dai carabinieri di Caserta, e’ stato sequestrato denaro contante per circa 2 mila euro, probabile provento delle attivita’ illecite. L’organizzazione pero’ era continuamente alla ricerca di nuovi canali di rifornimento e organizzo’ persino un trasporto dalla Spagna, cui collaborò Antonio Proteo, 49 anni, detenuto agli arresti domiciliari; l’operazione si concluse con l’arresto in flagranza del sesto componente Francesco Amato, 38 anni, che nel 2009 fu scoperto mentre viaggiava in auto con la sorella trasportando 250 grammi circa di coca. Base logistica delle operazioni era la casa di Concetta Buonocore, e i componenti della banda usavano telefonini dedicati per comunicare tra loro e il linguaggio titpico delle conversazioni tra innamorati (“amore vieni?”, per darsi appuntamenti, per esempio). Francesco Amato vendeva le dosi al dettaglio a casa sua o in bar molto frequentati da giovani.“Per le cinque e mezza, le sei massimo, sto da te e andiamo a vedere la partita, non ti dimenticare quello che mi hai detto, ti devo portare una bella cosa non ti preoccupare. Devo prendere i biglietti, quello e’ il club Napoli di Recale”. Utilizzavano messaggi in codice per indicare i luoghi dove prelevavano a cocaina e le zone dello spaccio a Caserta e dintorni. Il gip di Napoli Alessandro Modestino ha spiegato in 97 pagine come il gruppo che faceva capo al clan Belforte, diretto dalla moglie del capozona dei Belforte, Concetta Buonocore, destinataria di una misura cautelare con altri cinque complici, riuscisse a gestire il mercato della droga e a comunicare con sms o con messaggi in codice che simulavano relazioni amorose o interesse calcistico.Concetta Buonocore, moglie del boss Antonio Della Ventura ristretto al 41 bis nel carcere di Cuneo, era chiamata dagli affiliati ‘la zia’. Il gruppo si incontrava spesso al Bar Boys di Caserta, gestito da Gianfranco Rondinone, fratello di Antonio, anche lui elemento dei Belforte. In una telefonata, uno dei gestori dello spaccio, appena uscito dal carcere, ricostituisce l’organizzazione. E’ Fabio Rivetti, che esce dall’istituto di pena di Poggioreale a Napoli il 27 settembre del 2009, dopo dieci giorni di detenzione. Alle ore 19, appena tornato libero, fissa un appuntamento nella mezz’ora successiva con Francesco Amato e Salvatore Sena. Francesco Amato, infatti, spiega a Sena in una telefonata: “E’ venuto dalle vacanze quell’amico mio, hai capito?”. A quel punto, Rivetti invia un sms ad Amato: “Amore ma quando mi vieni a prendere, ti sto aspettando, muoviti”. In un’altra occasione, Sena chiama Amato e gli chiede se puo’ fornirgli alcune dosi: “E dai, vedi un poco, Francesco, mi servono proprio se no si ferma la giostra”. Amato risponde:”Ok, non parlare per telefono, ora vado”. A rafforzare l’inchiesta sullo spaccio di stupefacenti nei bar, sono state le dichiarazioni di collaboratori di giustizia a partire da Vincenzo Maiello, a Michele Froncillo, Raffaele Roccolano, Giacomo Nocera e Antonio Gerardi.Nelle intercettazioni viene definita ”signora” o ”zia”: e’ Concetta Buonocore, 50 anni, moglie del boss Antonio Della Ventura, detenuto in regine di 41bis. Alla donna, gia’ detenuta, la Polizia ha notificato oggi una nuova ordinanza nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di sei persone per traffico di stupefacenti fra Napoli e Caserta. La donna, come risulta dalle indagini della Squadra Mobile della Questura di Caserta, e’ stato il vero punto di riferimento del clan Belforte nel capoluogo casertano, anche perche’ porta i messaggi del marito dal carcere. Gli investigatori, durante gli appostamenti, hanno accertato tra l’altro i numerosi incontri avvenuti proprio a casa della Buonocore (ubicata nella frazione Santa Barbara di Caserta) che il Gip considera ”il centro operativo del gruppo”. Buonocore, come un vero e proprio capo, non viene mai intercettata, con lei si puo’ parlare solo di persona. La donna era stata arrestata dalla Squadra Mobile nell’ottobre dello scorso anno per estorsione aggravata dal metodo mafioso; in una successiva indagine dei Carabinieri e’ poi emerso il suo ruolo di gestore della cassa comune, dove confluivano le tangenti e i soldi della vendita della droga, e di addetta ai pagamenti degli stipendi agli affiliati e ai familiari dei detenuti. Tra l’altro la donna fino a qualche mese fa risultava dipendente di Caserta Ambiente, azienda che gestisce la raccolta degli rifiuti solidi urbani nel capoluogo.
Cronaca
Torre del Greco: cinque secoli di carcere al clan Falanga. Tutte le 49 condanne
Cinque secoli di carcere per i sognori della droga della zona vesuviana: il clan Falanga di Torre del Greco. Ad un anno esatto dal blitz “Free Tower” della Dda di Napoli. Ieri il gup Roberta Zinno del Tribunale di Napoli ha usato la mano pesante nei confronti dei 49 imputati pronti a scegliere la formula del rito abbreviato per strappare lo sconto di un terzo della pena. E’ invece non è stato così. Pene pesantissime a cominciare da Nunzio Magliulo, il “Maradona della droga” che è stato condannato a 20 anni di reclusione. Nessuno sconto neanche alle “signore dello spaccio ” che utilizzavano la Circumvesuviana per trasportare i carichi di droga da Secondigliano a Torre del Greco: 15 anni e 4 mesi sono stati inflitti a Marianna Sannino e 9 anni a Maria Sartori. L’unica assolta tra i 49 imputati è stata Rosa Castiello. Oltre a Nunzio Magliulo sono stati condannati aventi anni di carcere anche Pasquale Magliulo – alias ‘o ciuccio, ritenuto uomo di punta del clan guidato una volta dal boss Domenico Falanga, oggi collaboratore di giustizia, e Giuseppe Mercedulo. Gli altri pentiti ovvero Aniello Pompeo e le due sorelle Barbara e Rosa sono stati condannati rispettovamente a un anno e sei anni le due donne.
Queste tutte le condanne
ABRUZZESE Ciro condanna: 10 anni (Torre Annunziata 05/12/1985)AMORETTI Angelo condanna: 9 anni (Torre Annunziata 22/06/1988)
BORRIELLO Salvatore condanna: 20 anni ( Torre del Greco 23/01/1964)BUSCO Gennaro condanna : 10 anni e 8 mesi (Torre del Greco 50/05/1975)CHIERCHIA Michele condanna: 7 anni (Torre del Greco 21/10/1984)CUOMO Loredana condanna: 2 anni e 6 mesi (Torre del Greco 22/01/1976)DAMATO Giuseppe condanna: 8 anni (Torre del Greco 24/08/1989)DIAMANTE Fabio condanna: 9 anni e 2 mesi (Napoli 05/09/1992)FALANGA Domenico condanna: 8 anni (Torre del Greco 12/05/1970)GAROFALO Vincenzo condannaa: 10 anni (Torre del Greco 09.01.1986)GAUDINO Domenico condanna: 20 anni (Torre del Greco 11/07/1979)GAUDINO Salvatore condanna: 5 anni e 6 mesi (Torre del Greco 06.02.1981)IMPERATO Vittorio condanna: 9 anni e 6 mesi (Torre del Greco 18/9/82)LANGELLA Giovanni condanna: 8 anni (Torre del Greco 15.08.1991)LANGELLA Vittorio condanna: 10 anni (Napoli 29.01.1985)LOFFREDO Massimo condanna: 4 anni e 4 mesi (Torre del Greco 02.09.1975)MAGLIULO Nunzio condanna: 20 anni (Torre del Greco 28.10.1985)MAGLIULO Pasquale condanna: 20 anni (Torre del Greco 25/12/1959)MONACO Luigi condanna: 14 anni e 4 mesi (Torre Annunziata 50.07.1975)MONACO Salvatore condanna: 10 anni e 10 mesi (Torre Annunziata 25/11/1982)OLIGO Giuseppe condanna: 9 anni (Torre del Greco 26.04.1980)OLIVIERO Carlo condanna: 15 anni e 5 mesi (Torre del Greco 14.02.1985)OLIVIERO Carmine condanna: 6 anni (Torre del Greco 15.02.1982)PAPARO Vincenzo condanna: 7 anni (Cercola 19.05.1986)POMPEO Aniello condanna: 1 anno (Torre del Greco 01.01.1979)POMPEO Barbara condanna : 6 anni (Torre del Greco 15.01.1988)POMPEO Rosa condanna: 4 anni e 6 mesi (Torre del Greco 28.01.1985)PORZIO Rosario condanna: 14 anni (Torre del Greco 16.06.1977)RAMONDO Rosario condanna: 2 anni e 9 mesi (Torre del Greco 06.10.1974)SANNINO Giuseppe condanna: 17 anni e 10 mesi (Napoli 25/02/1985)SASSO Elisabetta condanna: 5 anni (Napoli il 02.05.1970)TASCA STEFANO condanna: 11 anni (Amalfi (SA ) il 27.09.1987)TROISE Pasquale condanna: 18 anni e 8 mesi (Napoli il 05.09.1976)VANNUCCINI Luigi condanna: 14 anni e 10 mesi Torre del Greco il 51.01.1970)VENERUSO Davide comndanna: 8 anni (Napoli 04.02.1987)VIRGI Salvatore condanna: 7 anni e 2 mesi (Torre del Greco 24.02.1982)VITIELLO Domenico condanna: 6 anni (Napoli 18.01.1976)VITIELLO Giuseppe condanna: 6 anni (Torre del Greco 22.06.1981)ZAMPINI Gennaro condanna: 11 anni e 8 mesi (Torre del Greco 05.04.1977)CASCONE Giovanni condanna: 2 anni e 6 mesi (Torre del Greco 11.10.1991)CASTIELLO Rosa assolta (Torre del Greco 10.11.1966)MENNELLA Salvatore condanna: 10 anni (Torre del Greco 51.07.1992)MERCEDULO Giuseppe condanna: 20 anni (Torre del Greco 05.04.1980)ORLANDO Salvatore condanna: 7 anni e 4 mesi (Torre del Greco 04.09.1987)SANNINO Gerarda condanna: 7 anni (Torre del Greco 25.09.1991)SANNINO Marianna condanna: 15 anni e 4 mesi (Torre del Greco 21.10.1985)SARTORI Maria condanna: 9 anni e 2 mesi (Napoli 09.06.1980)VITIELLO Daniele condanna: 8 anni (Torre del Greco 01.11.1988)
Cronaca
Cava-Sant’Egidio: denuncia l’amico per violenza ed estorsione
Cava/Sant’Egidio del Monte Albino. Una serata particolare, tra sesso e alcol, al centro di un’indagine della Procura di Nocera Inferiore. Protagonisti due uomini: un 22enne di Sant’Egidio del Monte Albino e un 36enne di Cava de Tirreni. Il primo indagato per violenza sessuale e estorsione, il secondo presunta vittima. Una denuncia che in pochi giorni ha portato il pm Roberto Lenza a chiedere una perizia tecnica su un telefono cellulare: quello con il quale è stato girato un video hot nel quale sarebbero impresse le immagini dell’amplesso amoroso tra i due, e usato come arma di ricatto. Una storia iniziata mesi fa e che all’inizio di febbraio ha avuto uno strano epilogo. La contesa sulla cancellazione del video ‘incriminato’, avvenuta durante un incontro a Cava, si è conclusa con l’aggressione da parte di sette persone ai danni del 22enne santegidiese. Botte da orbi per il ragazzo accusato di chiedere soldi per evitare la divulgazione delle immagini. Sesso, alcool, e incontri segreti tra i due -il cavese guardia giurata, l’altro con l’aspirazione di diventarlo – tutti racchiusi in un fascicolo d’inchiesta ora al vaglio della Procura nocerina. Con il ruolo di vittima e carnefice che si ribalta più volte, secondo le versioni offerte dai due protagonisti. A chiarire cosa sia accaduto durante e dopo quell’incontro segreto sarà il perito della Procura che dovrà estrapolare il video dell’incontro dal cellulare e descrivere le immagini, questo per verificare se vi siano state costrizioni nel rapporto sessuale tra i due e se vi fossero altre persone presenti in quella serata particolare. Poi, in base agli elementi che saranno acquisiti nel corso delle indagini, bisognerà accertare se la ‘prova’ dell’incontro sia servita come arma di ricatto e se il 22enne abbia preso dei soldi per evitare la divulgazione della registrazione.
Cronaca
Secondigliano: la polizia rimuove le barriere degli spacciatori
Numerose barriere collocate per proteggere l’ attività degli spacciatori di droga sono state rimosse dalla Polizia in via Limitone Arzano nelle cosiddette Case Celesti del quartiere Secondigliano. Gli agenti del Commissariato Secondigliano sono intervenuti con i poliziotti del Reparto Prevenzione Crimine Campania, del Reparto Mobile e con il supporto tecnico dei Vigili del Fuoco. Una squadra di dipendenti dell’ Asìa si è infine occupata di smaltire 14 porte blindate, che sono state rimosse, Nel corso dell’ operazione sono state effettuate tre perquisizioni domiciliari.
Cronaca
Torre Annunziata, morte Aldo Gionta: domani l’autopsia a Castellammare
Sarà effettuata con molta probabilità nel primo pomeriggio di domani l’autopsia sul corpo di Aldo Gionta cugino omonimo del boss poeta di Torre Annunziata e nipote del capoclan Valentino, morto il 12 febbraio scorso nella sala operatoria dell’ospedale “Sant’Anna” di Boscotrecase mentre era in sala operatoria per essere sottoposto ad un intervento chirurgico per una frattura di tibia e perone. L’esame autoptico sarà effettuato dal dottor Massimo Esposito, specialista nell’Istituto di Medicina legale dell’Università Federico II presso il Secondo Policlinico di Napoli nella sala mortuaria del cimitero di Castellammare. Esposito è il perito dell’accusa ed lo stesso che eseguì un supplemento d’indagine sulla morte in corsia della giovane mamma Tommasina De Laurentiis. Sono tre i medici indagati (un ortopedico, un anestesista ed un cardiologo): si tratta di G.S., G.B. e L.G., presenti nella sala operatoria al momento della morte del 47enne,. I parenti di Aldo Gionta hanno presentato una denuncia in tribunale lo scorso 16 febbraio. A sporgerla è stata la moglie del nipote del “super-boss”. Il legale di famiglia, l’avvocato Giovanni Tortora, ha nominato un proprio consulente di parte, che domani assisterà all’autopsia sulla salma: è il dottor Piermario Olivieri, specialista in medicina legale di Torre del Greco.
Cronaca
Paranza dei bimbi: finisce a Napoli la latitanza di Vincenzo Amirante
Napoli. Finisce la latitanza di Amirante, ricercato per il blitz ‘la paranza dei bimbi’. In manette è finito il 50enne Vincenzo Amirante, latitante dallo scorso 9 giugno. L’uomo è stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile partenopea, in vico Soprammuro nella zona di Forcella. Amirante era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice delle indagini preliminari di Napoli, a conclusione di un’attività d’indagine coordinata dalla locale Dda. Un provvedimento che ha riguardato 64 persone ritenute appartenenti al cartello camorristico Giuliano-Sibillo-Brunetti-Amirante, noto come “la paranza dei bimbi” ed egemone nella zona di Forcella e della Maddalena, nel centro della città. Il gruppo criminale si è reso protagonista di un acceso contrasto con il clan camorristico dei Mazzarella per il controllo dei traffici illeciti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alle estorsioni. Le indagini svolte dalla polizia hanno permesso di monitorare l’ascesa del potente gruppo camorristico e lo scontro, sfociato anche in alcuni omicidi, prima con i Mazzarella e poi con i Buonerba. Amirante è indagato per associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione.
Cronaca
Scoperta raffineria di cocaina a San Giuseppe Vesuviano: 5 arresti del clan Gallo-Limelli-Vangone
La Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una raffineria di cocaina in un appartamento di San Giuseppe Vesuviano gestita dal clan Gallo/Limelli/Vangone. Sono stati sequestrati oltre 7 chilogrammi di cocaina ed arrestati in flagranza 5 persone. la droga sequestrata avrebbe avuto sul mercato un valore di oltre 3 milioni di euro e sarebbe servita per il confezionamento di oltre 100 mila dosi.
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Cronaca
Camorra e politica a Pagani: Gambino decide di farsi interrogare al Processo d’Appello
L’ultimo atto del processo Linea d’ombra bis sarà l’interrogatorio dell’ex sindaco, oggi consigliere regionale, Alberico Gambino. Ha deciso di sottoporsi alle domande del procuratore generale Vincenzo Montemurro e dei giudici della Corte d’Appello di Salerno – presidente Claudio Tringali – nella prossima udienza e prima che il pg formuli le conclusioni con la sua requisitoria. La decisione di Gambino è stata annunciata, ieri pomeriggio, dai suoi difensori al termine della lunga udienza nella quale sono stati ascoltati il pregiudicato Nicola Fiore e i due collaboratori di giustizia di Sant’Egidio, Vincenzo e Alfonso Greco. Un’udienza che di fatto conclude la rinnovazione del dibattimento voluta dai giudici su richiesta della Procura Antimafia con la testimonianza di numerosi collaboratori di giustizia e testimoni, alcuni dei quali già ascoltati in primo grado. Fiore ha escluso di aver mai raccontato a Sandro Contaldo di questioni politiche e dell’impegno di Michele D’Auria Petrosino per la campagna elettorale di Gambino. Una testimonianza prevedibile, visto che Fiore non poteva avere alcun interesse ad avallare la versione di Contaldo. A confermare quanto già detto nel corso del processo di primo grado, invece, i Greco, all’epoca dei fatti a capo dell’omonimo clan di Sant’Egidio e amici di Michele D’Auria Petrosino, figlio di Gioacchino ‘spara-spara’, e attualmente sottoposto al 41 bis insieme al fratello Antonio. Michele, secondo i Greco, si impegnò per la campagna elettorale di Gambino e chiese anche a loro il sostegno per il candidato sindaco. Ma i Greco hanno escluso che ci fosse stato un do ut des specifico. L’impegno di Michele Petrosino D’Auria, dipendente del Consorzio di Bacino, era quello di appoggiare l’ex sindaco. In cambio i politici sarebbero stati tranquilli per quanto riguardava la gestione del ciclo dei rifiuti. Vincenzo Greco ha ribadito quanto già riferito nel corso del processo che si è celebrato a Tribunale di Nocera Inferiore ed ha più volte delegato al figlio Alfonso, amico dei D’Auria Petrosino, per gli episodi specifici. Il Tribunale ha anche revocato la testimonianza di Prisco Ceruso, uscito dal programma di protezione, e introvabile. Gambino ha deciso di sottoporsi ad interrogatorio, forte probabilmente della sentenza di primo grado nella quale i giudici lo hanno assolto dall’accusa più grave di scambio elettorale politico-mafioso. Mentre potrebbero affidarsi a dichiarazioni spontanee gli altri imputati nel processo: Giuseppe Santilli, i Petrosino D’Auria, Pandolfi Elettrico, Fisichella, l’imprenditore Francesco Marrazzo e Di Palma.
Rosaria Federico
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Cronaca
Orologi rubati a Cuneo ritrovati a Napoli: due arresti
Napoli. Circa trenta orologi di marca, denaro contante, personal computer, telefoni cellulari ed una macchina utilizzata per mettere a segno i colpi sono stati rinvenuti nel Napoletano nel corso di una operazione condotta dalla squadra mobile di Cuneo per una rapina avvenuta il sette ottobre scorso in una nota gioielleria della città piemontese: il bottino era di 250mila euro. Le perquisizioni sono state eseguite dai poliziotti di Cuneo in collaborazione con quelli di Napoli, dei commissariati di Tivoli, Pozzuoli e Giugliano. La polizia ha arrestato due persone (si tratta di due cittadini slavi, uno residente in provincia di Roma e l’altro nel Napoletano) e ne ha denunciato in stato di libertà altre cinque, tutte residenti in provincia di Napoli.
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Cronaca
Gragnano, il figlio di Leonardo ‘o Lione si consegna alla polizia
Gragnano. Si è conclusa dopo quattro mesi la latitanza di Antonio Di Martino, il 36enne figlio del boss dei Monti Lattari Leonardo, detto ‘o Lione, sfuggito il 12 ottobre dello scorso anno ad una operazione della Polstrada nella quale vennero sequestrati 50 kg di marijuana e arrestati due corrieri. Di Martino, braccato dagli agenti della Polstrada di Grottaminarda provincia di Avellino, in sinergia con quelli del Commissariato di Castellamare di Stabia, si è consegnato spontaneamente agli uomini della sottosezione della Polstrada di Grottaminarda.Su Antonio Di Martino pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per aver trasportato e detenuto un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. La Procura della Repubblica di Benevento, competente per territorio, ha individuato nell’ormai ex latitante, il “fuggitivo” che scappò dalla Fiat Punto di colore grigio, auto che faceva da staffetta alla Fiat 500 L letteralmente imbottita di marijuana. Le due auto viaggiavano dalla Puglia in direzione di Napoli, a testimonianza di una nuova strategia criminale per quanto attiene al traffico di tale tipologia di droga: non più la produzione di canapa indiana nella zona dei Monti Lattari, ma trasporto di ingenti quantitativi prodotti da altre regioni nell’hinterland napoletano, per poi procedere con la rivenduta al dettaglio. Stesso copione, quello della latitanza, già seguito da suo fratello Michele che a lungo era stato la ‘primula rossa’ di più lunga durata nel comprensorio stabiese e dei monti Lattari: nonostante la condanna incassata per le piantagioni di marijuana nell’ambito del processo “Golden Gol 1” era sfuggito alla cattura dall’ottobre 2010, per poi costituirsi, a sua volta, un anno e mezzo dopo, a giugno del 2012. Di Martino, tre anni fa, si era dato alla fuga dopo l’aggressione ad un carabiniere che finì in ospedale con una prognosi di sei giorni per un trauma subìto alle costole. Il rampollo del clan dei Lattari, la cui base operativa è nella frazione Iuvani tra Pimonte e Gragnano, era stato fermato in Sant’Antonio Abate. Dopo una concitata discussione con i carabinieri e l’aggressione a un militare, Di Martino scappò. Nella Fiat 500 vennero trovati 5mila semi di canapa indiana. Gli investigatori ritennero si trattasse di una ‘partita’ utile agli affari di famiglia. In tale occasione, dopo una lunga latitanza di dieci mesi, si costituì presso il carcere di Secondigliano. Alle ore 19 circa di ieri, l’ex primula rossa, vistosi oramai braccato dopo una latitanza di circa quattro mesi ha deciso di costituirsi bussando alla porta della Sottosezione Polizia Stradale di Grottaminarda.
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Cronaca
Napoli: per la “Paranza dei bimbi” di Forcella chieste 51 condanne
Cinquantuno richieste di condanna sono state avanzate nei confronti di altrettanti imputati, ritenuti appartenenti alla cosiddetta ”paranza dei bimbi”, un sodalizio camorristico costituito da giovani esponenti delle famiglie Giuliano, Amirante, Brunetti e Sibillo, attive nel centro storico di Napoli nel settore della droga e delle estorsioni, e protagoniste di una sanguinosa faida con i clan rivali. Le richieste sono state formulate dai pm della Dda di Napoli Francesco De Falco e Henry John Woodcock al termine della requisitoria svolta nell’ambito del processo con rito abbreviato in corso nell’aula bunker di Poggioreale davanti al gup Nicola Quatrano. Due le condanne all’ergastolo proposte dai pm: nei confronti Vincenzo Costagliola e Giovanni Cerbone. I due sono accusati rispettivamente dell’omicidio di Maurizio Lutricuso, ucciso davanti a una discoteca a Pozzuoli (Napoli) nella notte tra il 9 e il 10 febbraio 2014, e del tunisino Tahar Manai, ucciso a Napoli il 16 luglio 2013. Venti anni sono stati chiesti per Manuel Brunetti, Pasquale Sibillo, Giuseppe Giuliano, Guglielmo Giuliano, Salvatore Sibillo e Salvatore Cedola; 16 anni e 8 mesi per Ciro Brunetti, 16 per Luigi Vicorito, Manuel Giuliano. Per gli altri imputati una lunga serie di condanne e pene varianti dai 14 ai 4 anni di reclusione.
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Cronaca
Agguati in faida clan Belforte-Piccolo nel Casertano: 6 arresti
Dopo anni si fa luce sull’omicidio di Nazzareno Mancino e sul tentato omicidio del fratello Saverio, avvenuti nel Casertano nell’ambito della faida tra i clan Belforte e Piccolo che si contendevano la leadership criminale nel territorio di Marcianise attraverso una lunga serie di agguati mortali. Sei le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguite dalla polizia di Caserta su mandato della Dda di Napoli. Cinque degli indagati erano già detenuti per altra causa. Nazzareno Mancino, affiliato ai Piccolo-Letizia, fu ucciso il 7 aprile 1999 a Marcianise. L’uomo era all’interno del bar Russo di via Roma quando fu raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco e morì dopo poche ore in ospedale. Mancino era nei pressi del banco dell’esercizio commerciale quando fu avvicinato da un uomo con il casco integrale in testa e un mitragliatore Kalashnikov nascosto sotto il giubbotto. Mancino tentò di rifugiarsi nel locale adibito alla lavorazione dei dolci, ma fu raggiunto dal sicario che lo ferì mortalmente alle gambe e al torace. Numerosi i resti di proiettile rinvenuti sul luogo dell’agguato, compreso 24 bossoli calibro 7,62. Dopo due giorni fu rinvenuta, in un fossato in aperta campagna a Marcianise, in località Patricelli nella zona Nuovo Macello, la motocicletta rubata, Enduro Yamaha XT 600, utilizzata per l’agguato. Il 6 settembre 2002 fu ferito gravemente, a Capodrise, nei pressi del bar pasticceria Marconi, Saverio Mancino. L’uomo fu ferito da due colpi di pistola che lo raggiunsero al capo e alla mandibola. Mancino riuscì, però, a rifugiarsi all’interno del bar riuscendo a salvarsi. Le indagini condotte all’epoca dei fatti, pur riuscendo a stabilere che si trattasse “dell’ennesima puntata dell’atavico conflitto tra il clan Belforte e il clan Piccolo”, non portarono all’identificazione degli autori degli agguati, ha ricordato in una nota il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e il riscontro degli elementi probatori raccolti dalla polizia hanno, però, permesso di riaprire le indagini riuscendo a individuare gli esecutori materiali dell’azione di fuoco nonché di accertare le responsabilità dei mandanti e degli addetti al reclutamento dei killer.
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