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Metanizzazione di Ischia: revocata la misura cautelare a Casari della Cpl Concordia
Il Tribunale del Riesame di Napoli, “accogliendo l’appello proposto dai difensori, ha revocato la misura cautelare” applicata a Roberto Casari, ex presidente della Cpl Concordia, nel luglio 2015 per la vicenda relativa alla metanizzazione del cosiddetto ‘Bacino Campania 30′. E’ quanto si legge in una nota dei legali del manager modenese. Nei giorni scorsi, viene spiegato ancora, la Cassazione aveva depositato le motivazioni con cui accoglieva il ricorso dei difensori di Casari. Alla fine di gennaio il tribunale di Modena aveva deciso di sostituire gli arresti domiciliari, comminati all’ex numero uno della Cpl, con l’obbligo di dimora nel comune di Concordia, nel Modenese. Casari, arrestato a marzo 2015, aveva passato alcuni mesi in carcere a Poggioreale, prima di trascorrere un periodo agli arresti domiciliari a casa di una sorella a Trento e poi nella sua abitazione a Concordia.
Ercolano: il killer del cantante fu pagato “solo” 800 euro. Il racconto dell’agguato
Solo 800 euro. E’ quanto ebbe come ricompensa per un omicidio, dal boss Natale Dantese, il sicario di Salvatore Barbato, Vincenzo Spagnuolo. Perche’ e’ vero che l’agguato aveva provocato una vittima, ma era quella sbagliata. Sette anni dopo una esecuzione a colpi di pistola calibro 9 millimetri, in pieno giorno, a pochi passi da un ingresso secondario degli scavi di Ercolano, le indagini dei carabinieri su mandato della Direzione distrettuale antimafia portano a 4 misure cautelari firmate dal gip Marcello De Chiara per mandanti ed esecutori, e completano la conoscenza di una delle fasi acute della ‘guerra’ di camorra nel paese vesuviano del Napoletano tra i cartelli Ascione-Papale, cui appartengono i 4 indagati, e Iacomino-Birra. Il complesso puzzle investigativo ha le sue prime tessere a ridosso dell’omicidio (avvenuto il 13 novembre 2009, poco prima delle 15) in una serie di intercettazioni che pero’ diventano elementi di prova solo nel quadro fornito da collaborazioni di pentiti, fra i quali la moglie di Dantese, Antonella Madonna, e dai riscontri a queste. Salvatore Barbato, 29 anni, conosciuto come ‘o cantante, con la camorra e con la criminalita’ non ha nulla a che vedere. E’ in auto con Nicola Angelico, un amico con cui si e’ recato in un negozio, e guida la sua Suzuki Swift grigio chiara in via Mare, ignaro del fatto che quello stesso tipo di vettura e’ in uso a Ciro Savino, legato agli Iacomino-Birra e obiettivo di un agguato deciso da Dantese. L’indicazione sbagliata al ‘commando’ arriva da Pasquale Spronello, cognato del figlio del boss Ciro Papale, insieme a Dantese, Spagnolo e Antonio Sannino destinatario del provvediemnto odierno. La macchina del 29enne e’ intercettata dai sicari a bordo di uno scooter e affiancata; partono 11 colpi dalla pistola del killer, 5 dei quali uccidono Barbato, mentre l’amico resta illeso perche’ si ranicchia nello spazio del sedile del passeggero ai primi spari, non potendo cosi’ fornire, come i custodi in turno degli scavi, alcun elemento utile alle indagini. Ne’ aiuta a comprendere cio’ che e’ accaduto il fatto che le utenze cellulari e fisse di Dantese e Spagnuolo, non che’ della convivente di questi, siano intercettate in una altra indagine gia’ avviata. Ora pero’ orari, celle telefoniche e conversazioni sono elementi di prova. E cosi’ gli inquirenti hanno ascoltato il boss e il gregario darsi appuntamento alle 11.47 di quel giorno e capito che alle 13.06 si sono incontrati perche’ i telefonini agganciano la stessa cella a Ercolano, prima che quello di Dantese risulti irraggiungibile. Il giorno dopo le conversazioni tra la moglie del boss e la fidanzata di Spagnuolo fanno capire che dopo quell’appuntamento Dantese non e’ tornato a casa, ma e’ rimasto con il complice. Un altro elemento lo forniscono le conversazioni nei giorni successivi del boss con le sue due amanti. Quella ‘in carica’, I.R., il 15 novembre lo rimprovera di non essersi fatto vivo. “Stai pieno, si vede”, apostrofa Dantese quando questi la chiama alle 12.11; “sto pieno di tuosseco”, risponde il boss arrabbiato; “cosa e’ successo, tua moglie?”, chiede la donna; “ti ha spiegato Liberata il fatto?”, dice lui; “percio’ non ti sei fatto sentire!!”, comprende alla fine lei. Il giorno dopo e’ la volta di E.P., con cui Dantese ha pure avuto una relazione extraconiugale. A lei spiega: “io non festeggio le disgrazie”. Segnale, annota il gip, dello sbaglio di persona. E se e’ Ciro Guadino, pentito, a inviare una lettera ai pm il 25 maggio scorso specifica sull’omicidio Barbaro, consentendo gli arresti attuali, gia’ nel 2012 Antonella Madonna, moglie di Dantese, la donna che ha preso il comando di quella frangia del gruppo quando il marito e’ stato arrestato nel 2010 e che si e’ pentita, aveva raccontato dell’omicidio per errore e del compenso ridotto a 800 euro per Spagnuolo.
(nella foto in alto da sinistra il killer Vincenzo Spagnuolo, a destra la vittima Salvatore Barbaro)
Gragnano: arrestato il figlio del boss Carfora. Spacciava in piazza Aubry
Spacciava marijuana in piazza Aubry, in pieno centro a Gragnano: arrestato Antonio Carfora, 26enne figlio del boss Nicola alias “‘o fuoco” detenuto all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore caseario Michele Cavaliere, ucciso a novembre del 1996, “colpevole” di essersi rifiutato di pagare la tangente alla cosca dei Di Martino – Afeltra. Carfora junior è stato arrestato nella serata di ieri dai carabinieri della stazione di Gragnano che da tempo monitoravano la vendita di droga nelle strade della città della pasta e nello specifico i movimenti di Carfora. Le forze dell’ordine, appostate in piazza Aubry in abiti civili, hanno notato alcune cessioni di stupefacenti prima di intervenire e bloccare il 26enne. Carfora aveva con sé 20 grammi di marijuana, pronta per essere venduta, e 350 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Il giovane è ora in attesa del rito direttissimo. Suo padre è il famigerato Nicola ‘o fuoco componente prima del gruppo di killer di primo piano che tra le fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta aderì al clan di Umberto Mario Imparato insieme con gli Afeltra -Di Martino di Pimonte e diedero vita alla sanguinosa faida di camorra nella zona stabiese contro il clan D’Alessandro che lasciò sul selciato in tre anni oltre 120 morti tra cui anche bambini e altre vittime innocenti. Nicola Carfora era uno dei killer più spietati del gruppo di Umberto Mario Imparato “il professore rosso”. Poi con la morte sui boschi di Quisisana ad opera della polizia del boss il clan si disgregò e Carfora diede vita ad un sodalizio criminale autonomo sui Monti Lattari. Carfora senior fu arrestato sempre a Gragnano nel 1999.
Maxi evasione fiscale: sequestro di 22 milioni di euro all’American Laundry di Melito
In data odierna, all‘esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo per oltre 22 milioni di euro nei confronti della lavanderia industriale “AMERICAN LAUNDRY OSPEDALIERA SpA”, con sede a Melito di Napoli, e anche per equivalente nei confronti dei relativi amministratori. Il provvedimento giudiziario rappresenta la fase finale di articolate indagini dirette e coordinate da questa Procura della Repubblica su una maxi evasione da riscossione perpetrata dalla predetta società negli anni tra il2010 e il 2013. Le indagini sono state avviate all’esito di alcuni controlli automatizzati svolti dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Napoli che hanno consentito di rilevare omessi versamenti di ritenute certificate e di IVA per importi di rilevante entità (pari, rispettivamente, a 3,6 milioni e 18,4 milioni di euro). Rilevanti aspetti investigativi sono stati sviluppati dal nucleo investigativo dell’ Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Caserta – presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord. Gli accertamenti patrimoniali conseguentemente delegati da questa Procura al Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli hanno permesso di ricostruire l’intero patrimonio mobiliare ed immobiliare della società e dei rispettivi amministratori (formali e di fatto) e di individuare, in particolare, immobili di pregio nella disponibilità di questi ultimi siti a Napoli (quartiere Posillipo), Ischia e Castel di Sangro (AQ).
Ercolano: Salvio il cantante ucciso per errore su disposizione di Natale Dantese. I nomi degli arrestati
Per l’omicidio di Salvatore Barbaro, conosciuto come Salvio ‘o cantante oggi i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco anno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea – a carico di quattro persone, già detenute: Si tratta del ras Natale Dantese (che si trova al 41bis), Antonio Sannino, Vincenzo Spagnuolo, Pasquale Spronello ( i primi tre già detenuti mentre Spronello è stato arrestato stamattina). L’omicidio di Salvatore Barbaro, spiega una nota della Procura, è stato ricostruito in maniera dettagliata grazie al contributo di collaboratori di giustizia di Ercolano oltre che a numerosi riscontri. La vittima, incensurata, che di mestiere faceva il muratore e si dilettava a cantare alle feste e ai matrimoni in tutta la zona vesuviana, venne trucidata nei pressi degli Scavi archeologici di Ercolano per errore perché scambiato per affiliato al clan antagonista. L’arresto, sottolinea la nota, costituisce ulteriore sviluppo delle indagini che hanno permesso di fare luce su numerosi omicidi “tutti ascrivibili alla sanguinosa faida in atto sul territorio di Ercolano già dai primi anni ’90 e in relazione ai quali, tra il 2014 e il 2015,sono state eseguite numerose misure cautelari emesse dal Gip di Napoli nei confronti dei relativi mandanti ed esecutori”. Dei quattro destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, tre sono già detenuti.
(nella foto da sinistra il boss in ascesa di Ercolano Natale Dantese e la vittima innocente Salvatore Barbaro, Salvio il cantante)
