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Cronaca Giudiziaria
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Miano: Vincenzo Lo Russo ferito, cresce la preoccupazione per la ripresa della faida
Napoli: Agguato a Vincenzo Lo Russo, figlio di un boss locale
Nella notte tra lunedì e martedì, Marianella, un quartiere del Nord di Napoli, è stato teatro di un agguato che ha visto coinvolto Vincenzo Lo Russo, 33 anni, noto esponente di spicco del panorama...
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Napoli, furto alle cassette di sicurezza: guida per richiedere il risarcimento agli istituti bancari
Rapina da film al Crédit Agricole di Napoli: la pista dei banditi si complica
Una rapina imponente è stata perpetrata alla filiale del Crédit Agricole di Napoli, nella zona del Vomero, nella giornata di ieri. Secondo una prima ricostruzione, i malviventi hanno svuotato numerose cassette...
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Cronaca
Truffe all’Inps nell’agronocerino: indagate 40 persone
Inchiesta “Mastrolindo II”: richiesta di rinvio a giudizio per oltre 40 imputati. False assunzioni con società di comodo per truffare l’Inps, arriva davanti al Gup Paolo Valiante la richiesta di rinvio a giudizio per Carmine Toscano e i fratelli Giovanni e Donato Napolano che insieme a Gianluca Santilli e ad altri complici avevano costituito società di comodo per assumere lavoratori fasulli. Nei giorni scorsi, il pm Roberto Lenza ha inviato il fascicolo processuale che a giugno scorso aveva portato all’arresto di funzionari dell’Inps e ispettori. Stralciata la posizione per gli indagati colpiti da misura cautelare per i quali era stato chiesto il giudizio immediato, nel fascicolo della Procura erano rimasti oltre quaranta indagati: factotum, professionisti, ispettori, dipendenti dell’ispettorato del lavoro e consulenti per i quali il pm ha chiesto ora il rinvio a giudizio. Le accuse a vario titolo contestate sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato. A capo del gruppo di truffatori i responsabili di due patronati, situati a Pagani, che si avvalevano della collaborazione di consulenti del lavoro e della complicità degli ispettori dell’ispettorato del lavoro che avrebbero dovuto verificare la veridicità delle assunzioni e l’esistenza delle ditte. Con la complicità dei funzionari i lavoratori avrebbero incassato indennità di disoccupazione, malattia, maternità provocando un danno alle casse dello Stato di centinaia di milioni di euro. Il pm ha stralciato dall’inchiesta la posizione dell’ex consigliere comunale e dipendente delle poste Luigi Mongibello, accusato di aver permesso l’incasso degli assegni indebitamente percepiti, presso l’ufficio di Pagani. Archiviate alcune posizioni, chiesto il processo per i factotum che procuravano ai patronati paganesi i falsi lavoratori. Saranno processati anche imprenditori e dipendenti infedeli dell’ispettorato del lavoro, alcuni dei quali inguaiati dalle dichiarazioni dello stesso Toscano e dei Napolano che – nel corso delle indagini – avevano collaborato con i carabinieri della sezione di Pg del Tribunale di Nocera Inferiore che hanno condotto le indagini. Stralciate anche le posizioni dei funzionari dell’Inps, coinvolti nell’inchiesta madre, e sui quali si è appuntata l’attenzione della Procura nocerina. Nei prossimi giorni, il Gip fisserà la data dell’udienza preliminare e darà avviso agli indagati. Il maxi processo, dopo il vaglio del giudice, approderà dinanzi al Tribunale di Nocera. (r. f.)
Cronaca
Politica & Camorra a Pagani, Gambino in aula: “Petrosino? Non l’ho mai conosciuto”
Salerno. L’abbraccio con il figlio del boss, gli incontri elettorali, i favori per i parcheggi, l’appoggio della camorra: tutto falso. Il consigliere regionale Alberico Gambino non esita un momento e per quattro ore snocciola, date, documenti, fatti emersi nel processo a suo carico e fornisce la propria versione. Interrogatorio fiume nel processo d’appello Linea d’ombra, concluso solo nel tardo pomeriggio, nel quale l’ex sindaco di Pagani ha provato la sua rivincita contro pentiti, accusatori e Procura. Un interrogatorio studiato nei dettagli, insieme ai suoi difensori Giovanni Annunziata e Alessandro Diddi, nel quale sono state elencate delibere, atti consiliari e date che nei prossimi giorni saranno depositati ai giudici della Corte d’Appello di Salerno – presidente Claudio Tringali – per avvalorare le dichiarazioni di ieri mattina. “E’ falso che nel 2002 Michele D’Auria Petrosino (figlio del boss Gioacchino e detenuto al 41 bis, ndr) abbia fatto la campagna elettorale per me – ha detto Gambino – neanche lo conoscevo”. E poi, il famoso abbraccio del Palazzurro nella campagna per le regionali del 2010: “Si è detto del famoso abbraccio – ha sostenuto l’ex sindaco – ho visto la foto del mio abbraccio con Nicola Cosentino, Michele D’Auria Petrosino era sullo sfondo appoggiato a un muro. Invece io ho letto dai giornali che avrei abbracciato lui”. Poi, ricorda: “Michele D’Auria l’ho conosciuto nel 2009 quando non ero più sindaco”. L’ex sindaco poi passa a smontare la tesi dei collaboratori di giustizia: “Sandro Contaldo lo conoscevo perché nel 1995 fece un’estorsione a mio padre, ed è l’unico che ho conosciuto”. E ancora: “Gianluca Principale sostiene che io e Michele D’Auria eravamo sempre insieme, che al Palazzurro D’Auria era quasi un protagonista: è una storiella come tante altre raccontate. Principale sbaglia anche la data, dice che era il 2007. Non ho mai fatto cene e pranzi con Michele D’Auria Petrosino”. L’ex sindaco aggiunge: “Nel 2007 sono stato eletto con circa l’80% dei voti, in campagna elettorale incontravo tantissima gente, non potevo stare più di 5, 10 minuti nello stesso posto, non avevo tempo per pranzi e cene”. E poi Antonio Petrosino D’Auria? “L’ho conosciuto nel 2011 in caserma quando sono stato arrestato”. Gambino, su sollecitazione dei difensori e del pm Vincenzo Montemurro, ha anche ripercorso alcune vicende di tipo amministrativo, puntando sempre a scardinare i suoi legami con la famiglia mafiosa dei Petrosino D’Auria. A partire dalle agevolazioni sulla casa affidata alla signra Giuseppina Ruggiero, mamma dei D’Auria: “Dagli atti del comune si capisce che non ho favorito nessuno. La precedente amministrazione aveva incassato gli oneri di urbanizzazione per l’area Pep una delle opere da realizzare era la strada che insisteva sulla proprietà. Sono stato io a sollecitare il comune per avviare le procedure”. Poi cita, atti amministrativi, sentenze del Tar e del consiglio di Stato e i pareri legali del Comune. Anche sulla Multiservice e sui parcheggi, l’ex sindaco ha rigettato tutte le accuse. Il prossimo 8 marzo i giudici si sono riservati di fare altre domande all’imputato, poi ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee proprio Michele D’Auria Petrosino, l’uomo più volte tirato in ballo dall’ex sindaco nell’udienza di ieri. La requisitoria del pg è attesa per aprile prossimo.
Cronaca
Salerno, delitto di Fornelle: indagato anche il padre dell’assassino
Per il delitto di Eugenio Tura De Marco, il carrozziere del quartiere Fornelle di Salerno avvenuto due settimane fa ora è idagato anche il padre di Luca Gentile, l’assassino reo confesso. E’ il terzo dopo che da ieri si è appreso che anche Daniele Tura De marco, figlia della vittima e fidanzata di Gentile è iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento nei suoi confronti. E’ quadro a tinte fosche quello che si sta delieando e che viene fuori man mano che le indagini della Procura di Salerno, coordinate dalla pm Elena Guarino, prendono corpo. Una storia familiare torbida fatta di abusi, soprusi e violenze sessuali tanto che la ragazza ha confessato agli investigatori “… non so neanche se era mio padre”. Il padre dell’assassino secondo quanto accertato dagli investigatori nel pomeriggio del sabato si sarebbe affacciato dalla finestra per controllare che il sessantenne fosse morto. La notizia è stata rivelata ai carabinieri da alcuni residenti delle Fornelle, e addirittura pare che nel rione la notizia che il carrozziere era stato ucciso si fosse diffusa già in mattinata, molto prima che alle 19.39 la figlia chiamasse il 112 dicendo di essere preoccupata perché il genitore non rispondeva al telefono.Il padre di Luca Gentile sarebbe salito sul tettuccio di una vettura in sosta per affacciarsi nell’appartamento al piano ammezzato. La finestra era solo appoggiata (come confermato dal racconto del ragazzo secondo cui Tura l’aveva chiusa prima di tentare il suo ultimo approccio) e lui l’avrebbe aperta riuscendo a scorgere il cadavere. La procura quindi sta raccogliendo tutte le prove per ipotizzare sia che il delitto fosse stato pianificato dai due fidanzati e non si esclude che la ragazza abbia spinto il fidanzato a farlo e che anche i genitori del ragazzo (sicuramente il padre) fossero a conoscenza di quanto accaduto. Il prosieguo delle indagini chiarirà lo squallido scenario in cui è maturato il delitto del carrozziere.
Cronaca
Caso De Siano e i 30 mila euro pagati da Ciummo per il tesseramento di Forza Italia
La richiesta di arresto rigettata dall’Aula del Senato a carico del senatore Domenico De Siano era stata avanzata dal Gip del Tribunale di Napoli, Claudia Picciotti. La richiesta di custodia cautelare in carcere era stata presentata dai pm Graziella Arlomede e Maria Sepe. Il 15 gennaio scorso la Squadra mobile di Napoli arrestò lo stretto collaboratore del senatore De Siano, Oscar Rumolo, tuttora ai domiciliari ed il patron della “Ego Eco”, Vittorio Ciummo, anch’egli ai domiciliari, con l’accusa di tangenti sugli appalti della raccolta rifiuti nei Comuni di Lacco Ameno, Forio d’Ischia e Monte di Procida. Nelle ore successive allo scoppio dello scandalo De Siano affermò che avrebbe rinunciato all’immunità e che si sarebbe dimesso da coordinatore di Forza Italia in Campania. Il 3 febbraio il Tribunale del Riesame, pur confermando la richiesta d’arresto a carico del senatore De Siano, aveva escluso l’esistenza dei gravi indizi per l’associazione a delinquere. Le indagini sono state già chiuse dai pm della sezione reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura che l’11 febbraio hanno notificato l’avviso di chiusura indagini, contestando comunque a De Siano – nonostante la pronuncia del Riesame – l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbata libertà degli incanti. Secondo quanto emerso dalle indagini della Squadra mobile le tangenti versate a Rumolo (30mila euro in tre tranches da 10mila euro ciascuna) da parte di Ciummo erano state utilizzate per il tesseramento di Forza Italia nel 2012. Il tesseramento fu eseguito da collaboratori e dallo stesso Rumolo nella sala Bingo del Comune di Forio d’Ischia. L’ inchiesta della Procura ha coinvolto 14 persone. I reati di corruzione e turbativa d’asta sono stati contestati anche a Vincenzo Rando, ex responsabile ragioneria del Comune di Forio; Giulia Di Matteo, ex segretario generale del Comune di Monte di Procida ed ex segretario generale del comune di Lacco Ameno; Francesco Iannuzzi, già sindaco di Monte di Procida; Carmine Gallo, legale rappresentante del Consorzio Cite, Carlo Savoia, dipendente della Cite, ed all’ex sindaco di Lacco Ameno, Restituta Irace. Le indagini cominciarono da un esposto di tre consiglieri del comune di Forio d’Ischia sull’affidamento del servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani nei comuni di Lacco Ameno, Forio d’Ischia e Monte di Procida.
Cronaca
L’inchiesta sul comune di Casavatore nata dal duplice omicidio Cortese-Pezone legati ai “Vanella-Grassi”
E’ scaturita da una indagine su un omicidio camorra l’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comune di Casavatore dalla quale è emerso, secondo la ricostruzione dei carabinieri e dei magistrati della Dda di Napoli che il clan Ferone avrebbe appoggiato entrambi gli schieramenti che si sono fronteggiati alle elezioni amministrative dello scorso anno. Una indagine che ha portato ieri all’emissione di 15 avvisi di conclusione delle indagini per il reato di voto di scambio aggravato dalla modalità mafiosa. Tra i destinatari dei provvedimenti, firmati dai pm della Dda Vincenza Marra e Maurizio De Marco, coordinati dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice, figurano anche il sindaco uscente e riconfermato Lorenza Orefice, a capo di una lista civica, e lo sfidante sconfitto al ballottaggio Salvatore Silvestri, alla guida della lista ”Pd Silvestri Sindaco”. Tutto ha inizio il 24 aprile 2015 quando in un bar di Casavatore vengono uccisi Ciro Cortese e Aldo Pezone, ritenuti legati al gruppo camorristico dei Vanella-Grassi. Cortese aveva in tasca un bigliettino con il nome di un candidato, Mauro Ramaglia, e con l’annotazione accanto di una cifra, 2000. Dalle intercettazioni telefoniche sull’utenza di Ramaglia e di alcuni suoi familiari è venuta alla luce una intensa e generalizzata attività di ”compravendita” di voti. Voti acquistati con buoni pasto, o con 50 euro a testa o ancora con posti di lavoro. Le telefonate ascoltate dagli inquirenti documentano anche le lamentele di alcuni elettori: (”Mauro, mi ha mandato un paio di pacchi di pasta in meno”, ”non ti preoccupare, il vino, ti devo regalare il vino? già è regalato va bene? te lo do o stasera o domani va bene?”). C’è anche chi protesta per non aver ricevuto i cinquanta euro pattuiti: come una tale Nancy, la quale si lamenta per non essere stata pagata e sostiene che, come sottolineano gli inquirenti ”se non le verrà corrisposta la somma frutto della promessa fatta in campagna elettorale, denuncerà tutti quanti, e soprattutto Ramaglia per quel ‘fatto suo’. Una indagine che si estende a macchia d’olio con il coinvolgimento di altri candidati, nonché dei vertici della polizia municipale e con una serie di episodi indicativi del clima di intimidazione camorristica, come il pestaggio del fratello di un candidato, anch’egli ritenuto legato al clan, che stazionava nei pressi del comitato elettorale di Silvestri.
(nella foto il uogo dell’omicidio e nel riquadro ciro cortese, una delle due vittime)
Cronaca
Secondigliano: il boss Cesare Pagano “Paciotti” evita l’ergastolo
Aveva confessato e aveva dichiarato di dissociarsi dalla camorra: il capo degli scissionisti dei quartieri di Napoli di Secondigliano e Scampia, Cesare Pagano, quasta mattina, ha evitato l’ergastolo che invece aveva chiesto in Corte d’Assise d’Appello il procuratore generale di Napoli, Carmine Esposito, nel corso della sua requisitoria per gli omicidi di Salvatore Dell’Oio, freddato il 24 febbraio del 2005 a Qualiano, e Carmine Amoruso, ucciso il 5 marzo dello stesso anno a Mugnano. La quarta sezione presieduta dal giudice Zeuli ha concesso le attenuanti generiche a Pagano proprio per la confessione, e ha condannato il capoclan a 30 anni di reclusione. Cesare Pagano per questo duplice omicidio era accusato da numerosi collaboratori di giustizia e in primo e secondo grado era gia’ stato condannato all’ergastolo come mandante. Poi la Cassazione aveva annullato il processo e rinviato tutto ad una nuova sezione di Corte d’Assise d’Appello. A meta’ febbraio la svolta con la decsione di confessare i delitti: “Sono io il mandante di questi omicidi”, aveva detto il boss in aula.
Cronaca
Salerno, delitto di Fornelle: indagata anche la figlia della vittima
Daniela Tura De Marco, la figlia di Eugenio Tura De Marco ucciso nel quartiere Fornelle di Salerno due settimane fa, dal fidanzato Luca Gentile, è indagata per favoreggiamento nei confronti del suo compagno per l’omicidio del padre. Per questa ipotesi di reato la pm Elena Guarino della Porcura di Salerno che sta coordinando le indagini sul caso l’ha iscritta nel registro degli indagati. L’ipotesi è alimentata dai messaggini che i due si sono scambiati nel giorno del delitto. Si sospetta che i ragazzi abbiano deciso insieme la resa dei conti con Eugenio Tura De Marco, stanchi di minacce, maltrattamenti e tentativi di estorcere al 22enne rapporti sessuali. È per cercare riscontri a questa ipotesi che i cellulari dei fidanzati sono stati inviati a Roma al Racis, il raggruppamento investigazioni scientifiche dei carabinieri: si prova a capire se prima o dopo i dialoghi già confluiti nell’inchiesta vi siano state altre conversazioni, ora cancellate, in cui i due avrebbero concordato l’incontro con il sessantenne e le modalità con cui tentare un depistaggio delle indagini. Secondo gli inquirenti le avance della vittima a Gentile, e l’ostracismo alla relazione con la figlia dopo che il giovane aveva respinto gli approcci, potrebbero non essere l’unico movente del delitto. La stessa ragazza ha confermato percosse e maltrattamenti che risalirebbero a qualche anno fa e si sa che Gentile temeva che l’uomo potesse ancora farle del male e fosse deciso a evitarlo. Uno scenario di disagio familiare e sociale quello emerso dalle dichiarazioni dei ragazzi e dalle prove fin qui raccolte. Anche perché la dinamica dell’omicidio così come ricostruita nella confessione da Luca Gentile , ma anche dalle dichiarazioni di Daniela, non convince del tutto. C’è ancora molto da scoprire.
Cronaca
Fissata per il 4 aprile l’udienza preliminare per Giulio Murolo, l’uomo della “strage dal balcone” a Secondigliano
E’ stata fissata per il 4 aprile prossimo l’udienza preliminare a carico di Giulio Murolo, l’uomo che nel maggio scorso fu protagonista di un pomeriggio di follia a Secondigliano sparando con un fucile dal suo balcone sui passanti. E’ stato il pm Roberta Simeone a chiderne il giudizio davanti al gup Attena dopo l’incidente probatorio e la visita degli specialisti(medici e psicologici) che ne hanno stabilito la sua corretta capacità di intendere al momento degli omicidi, ma anche sulla sua capacità di stare a giudizio, di sostenere un eventuale processo dinanzi a una Corte di assise. E’ accusato di strage e porto e detenzione di armi. Ma i suoi avvocati ( Carlo Bianco e Maria Grazia Padula) invece sostengono che Murolo non solo non era in possesso della propria lucidità, ma è attualmente incapace di stare a giudizio: è depresso parla di suicidio, vive alle prese con continui atti autolesionistici. Si sono affidati ai consulenti di parte Salvati e Bruno, ma anche alle relazioni fatte dalle strutture penitenziarie e ospedaliere in cui è stato ristretto in questi mesi Murolo. sarà una battaglia legale in aula il 4 aprile prossimo. Era il 15 maggio scorso quando ci fu la strage: Murololitigò con il fratello e la cognata, motivi banali di convivenza domestica. Panni stesi, sconfinamento da un balcone e l’altro, una parola di troppo e la lite che degenera: l’uomo, un infermiere di 48 anni, si impossessa del fucile da caccia e dà inizio a una carneficina. Vengono uccisi il fratello Luigi, sua cognata Concetta Uliano, che si trovavano sul ballatoio della sua abitazione; ma anche il capitano della polizia municipale Francesco Bruner, e Luigi Cantone; Vincenzo Cinque; mentre sono stati feriti Cristoforo Cozzolino, Umberto De Falco, Luigi Cristian Infante, Michele Salvatore Varriale, Luigi Capasso. Tutte parti offese nel corso di un possibile processo per strage e possesso di armi, che custodiva con cura in un armadio di casa.Poi la resa dopo una lunga telefonata con un agente della Questura di Napoli che lo convinse che era meglio per tutti arrendersi.
Cronaca
Napoli: gli amori vietati nel clan. Nel “Bronx” anche Varrello fu ucciso per amore
Amori vietati con le donne del clan: anche Ciro Varrello, ucciso il 12 gennaio del 2013 su una panchina di viale 2 Giugno potrebbe essere stato ucciso per aver osato intrattenere una relazione amorosa con una donna legata ad un uomo della cosca. E’ quanto stanno cercando di capire gli inquirenti dopo l’omicidio di Vincenzo Amendola e la decisione di Gaetano Nunziato, il pusher 23enne, di far ritrovare il cadavere del giovane 18enne incensurato. Crolla il muro di omertà nel bronx di San Giovanni a Teduccio, crollato il muro di omertà a San Giovanni a Teduccio. Gli abitanti di via Taverna del Ferro, quartiere bunker del clan Formicola, non è più disposta a nascondere i due ricercati Gaetano Formicola, ‘o chiatto, e Giovanni Tabasco ‘birillo’, tanto che i due pare siano stati costretti a trovare un altro nascondiglio. Ma alla luce di quello che è accaduto a Vincenzo Amendola si riapre un altro caso irrisolto: l’omicidio di Ciro Varrello, detto Ciruzzo ‘a banana, 24 anni, ammazzato nel 2013. Chissà se Nunziato non sia disposto a rivelare sconcertanti retroscena anche su quel delitto rimasto inspiegabile. Varrello potrebbe aver pagato con la vita la relazione con una donna del clan Formicola che, con il marito in carcere, aveva avviato una relazione amorosa con il giovane ucciso. L’agguato a Ciro Varrello, incensurato, scattò nel pomeriggio, intorno alle 16 in viale 2 Giugno, la stessa strada dove è stato giustiziato e seppellito Amendola. Il 24enne, anch’egli residente nelle palazzinedel “Bronx” di via Taverna del Ferro, frequentava elementi del clan Formicola, quel giorno era fermo sulle panchine, assieme ad altri giovani del rione, quando arrivarono i killer, in due, giovanissimi, in sella ad una moto Aprilia. Ci fu tra i tre un violento litigio, poi uno dei killer estrasse la pistola e sparò. Due pallottole raggiunsero Varrello al torace, il terzo colpo in faccia. Proprio il proiettile al volto è un altro elemento che unisce i due omicidi Amendola-Carrello, il segno della punizione per lo sgarro subito. Carrello morì durante il trasporto al Loreto Mare. Già allora si paventò la pista passionale, ma l’omicidio fu coperto da una coltre di omertà che non è mai calata. Gli inquirenti ritrovarono, grazie ad una telefonata anonima, la moto usata per l’agguato a Barra. Era bruciata. E subito si pensò ad un tentativo di addebitare il delitto ai clan di Barra, dunque un depistaggio per distogliere l’attenzione dal quartiere. Qualcuno, però, si vantò di aver ucciso Ciruzzo ‘banana’. Pare che Nunzio Andolfi, detto Nunziello’ figlio di Andrea ‘o minorenne, si sia vantato di aver ucciso Varrella, in quel periodo, perché vicino al clan Formicola. Ma anche in questo caso la guerra tra clan c’entrerebbe poco. A raccontare di Nunziello e di Varrello il pentito Domenico Esposito ‘o cinese: “Gli ha sparato tre, quattro botte in testa”. Esposito racconta: “Qualche tempo, prima dell’omicidio dei ragazzi (Minichini e Castaldi vicini ai D’Amico) c’è stato un morto vicino al laghetto di San Giovanni a Teduccio. Noi avevamo nascosto due ragazzi, uno era il figlio di Andrea Andolfi, Nunzio, e l’altro un ragazzo del Bronx che saprei riconoscere in fotografia. Nonostante li avessimo avvertiti che non dovevano muoversi dall’appartamento, si presentarono giù da Marco. O meglio, si presentò Nunzio e disse che era stato lui a uccidere il ragazzo a San Giovanni, insieme all’amico che si nascondeva con lui, a causa di un litigio che aveva avuto per motivi di strada. Io dissi a Nunzio che non doveva raccontare queste cose, ma lui mostrò indifferenza. L’amico invece era pallido e spaventato”.
Cronaca
Omicidio Amendola: anche il clan Rinaldi cerca i due latitanti. Il 18enne ucciso e seppellito era il nipote del boss
Emergono particolari inquietanti e ipotesi investigative nuove e preoccupanti dalle indagini sulla morte e sul successivo ritrovamento del cadavere seppellito del 18enne Vincenzo Amendola di San Giovanni a Teduccio. Le rivela il quotidiano Il Roma oggi in edicola secondo il quale non soltanto la polizia sta cercando Gaetano Formicola “’o chiatto” e Giovanni Tabasco “o’ birillo” , ma anche il clan Rinaldi. Vincenzo Amendola, infatti era nipote dei ras del rione Villa e il fatto che possa essere stato tradito dai migliori suoi amici ha profondamente turbato l’intera famiglia. Gli investigatori sono in massima allerta sul territorio perchè vi è la concreta possibilità di una vendetta che darebbe il via a una nuova guerra di camorra. Le due cosche però da alcuni anni sono alleate e di conseguenza non è escluso un chiarimento senza spargimento di sangue. Anche se nella malavita la famiglia è sempre la famiglia e viene prima di tutto. Non a caso i due latitanti dopo essere stati visti in giro per il quartiere separatamente sembrano essersi dissolti nel nulla. I continui controlli delle forze dell’ordine e il fatto che qualcuno dei Rinaldi potesse aver deciso di vendicare la morte di Enzino ha consigliato loro di cambiare aria, almeno per il momento.
(nella foto i tre presunti killer di vincenzo amendola: giovanni tabasco, gaetano nunziato e gaetano formicola)
Cronaca
Il Gip nega gli arresti per 46 tra boss e gregari dei clan di Torre del Greco, Ercolano e Portici. Ecco i nomi
Manca l’attualità del reato. Associazione per delinquere e estorsioni commessi tra la fine degli anni 90 e la metà del 2000 dai clan di Torre del Greco, Ercolano e Portici non consentono l’arresto di 46 esponenti dei gruppi criminali Birra, Ascione Papale e Vollaro. A sostenerlo il Gip del Tribunale di Napoli Marina Cimma che ha respinto la richiesta di arresto avanzata dai pm della Dda Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa. Il mancato arresto di boss del calibro di Antonio Birra, Stefano Zeno, Pietro Vollaro – a capo della cosca attiva a Portici – Mario e Michele Ascione, rivali dei Birra, evitano il carcere. Ma l’antimafia napoletana che per anni ha indagato sui clan a sud di Napoli, insieme ai carabinieri di Torre del Greco, con brillantissimi risultati, non si è arresa e ha presentato appello al Riesame contro la decisione del Gip Cimma. A marzo ii giudici napoletani affronteranno la questione rivedendo gli atti d’accusa depositati dalla Procura nei quali figurano decine di verbali di collaboratori di giustizia, dichiarazioni delle vittime – commercianti e imprenditori – e le prove raccolte dagli inquirenti. Tra i reati contestati vi sono decine di estorsioni e attentati commessi nel corso di un decennio nella zona calda del napoletano. L’inchiesta vede indagate 74 persone per associazione di stampo mafioso, estorsione, per 46 di loro è stato chiesto l’arresto, molti dei quali detenuti. Le vittime sono commercianti e imprenditori edili che si sono occupati di lavori pubblici dalla costruzione di scuole, ai lavori di realizzazione della terza corsia dell’A30 nel tratto compreso tra Ercolano e Torre Annunziata, e finanche il rifacimento del manto del campo sportivo ‘Solaro’ di Ercolano.
Ecco gli indagati
Acampora Gaetano-Ercolano
Stavola Ciro -Cercola
Viola Vincenzo -Ercolano
Manzo Luigi-Ercolano
Nocerino Luigi- Ercolano
Ascione Raffaele -Ercolano
Sannino Andrea -Torre del Greco
Uliano Ciro -Ercolano
Adamo Carmelo -Portici
Vollaro Giuseppe -Ercolano
Zeno Stefano- Ercolano
Vollaro Pietro- Portici
Spagnuolo Vincenzo -Ercolano
Nocerino Ciro- Torre del Greco
Ascione Pasquale -Ercolano
Zeno Giacomo – Torre del Greco
Montella Ciro – Torre del Greco
Birra Antonio- Ercolano
Cefariello Marco – Torre del Greco
Borrelli Simone – Ercolano
Ascione Michele- Cercola
Di Bartolomeo Giorgio- Torre del Greco
Ascione Mario – Napoli
Vanacore Mario – Portici
Romagnoli Antonio – Napoli
Birra Annamaria – Ercolano
Taurino Aniello – Napoli
Guida Ciro – Portici
Filosa Giovanni- Ercolano
Miranda Salvatore – Torre del Greco
Ascione Giovanni – Napoli
Spronello Pasquale- Napoli
Amendola Bernardo – Ercolano
Estilio Aniello – Napoli
Birra Giovanni – Ercolano
Viola Salvatore – Ercolano
Sannino Antonio- Torre del Greco
Ascione Patrizia – Cercola
Suarino Raffaele – Cercola
Fioto Lorenzo – Torre del Greco
Nocerino Domenico 1952 – Ercolano
Nocerino Domenico 1986 – Torre del Greco
Cataletti Gennaro – Ercolano
La Pietra M. Rosaria – Torre Aannunziata
Oliviero Ciro – Torre del Greco
Ottaviano Salvatore – Torre del Greco
Cronaca
Salerno, colpo di scena nel delitto di Fornelle: si cercano i complici di Luca
C’è un colpo di scena investigativo nel delitto di Fornelle a Salerno di una settimana fa. L’assassino Luca Gentile potrebbe non essere stato da solo ad uccidere a coltellate Eugenio Tura De Marco, padre della sua fidanzata. E’ un ‘ipotesi investigativa concreta che stanno seguendo gli inquirenti. Non a caso il pm Elena Guarino, della Procura di Salerno che sta coordinando le indagini, ha deciso un nuovo sopralluogo nella casa della morte e ha disposto anche la convocazione dei genitori dell’arrestato, da ascoltare nella qualità di persone informate sui fatti. Si vuole capire se Luca Gnetile fosse solo al momento dell’omicidio ma anche se poi sia entrato nella casa dopo di lui, per verificare cosa fosse accaduto e tentare di far sparire le tracce. Questo perché se in un primo momento Luca Gentile aveva cercato di chiarire e far passare l’assassinio come una sua reazione difensiva alle minacce del suocero, ora sembra farsi strada un’altra ipotesi. Ovvero quella di un delitto, se non premeditato, almeno “ipotizzato” quando venerdì scorso è andato dal suocero per chiedere “chiarimenti” sui messaggi che gli intimavano di chiudere la relazione con la figlia Daniela. Ma saranno le indagini in corso a fare chiarezza su tutto questo.
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