HomeCronaca Giudiziaria
Cronaca Giudiziaria
Ultime Notizie
Due pusher arrestati a Case Nuove con 160 dosi di droga pronte per la vendita
Nella notte di ieri, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Napoli hanno proceduto all'arresto di un 42enne napoletano e di una 39enne palermitana, accusati di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L'operazione si è svolta nel quartiere...
Cronaca Giudiziaria
Ponticelli, Francescopio Autiero racconta al giudice l’errore dietro al colpo partito accidentalmente
Napoli: Omicidio Fabio Ascione, fermo convalidato per 23enne
Il tribunale di Napoli ha convalidato il fermo di Francescopio Autiero, 23 anni, originario di Ponticelli, accusato di aver causato la morte di Fabio Ascione. L’udienza si è tenuta nella giornata di ieri, alla vigilia dei funerali...
Succede anche
Cronaca
Scafati: la Procura chiede l’arresto di Romolo Ridosso, del nipote e di Alfonso Loreto
Romolo Ridosso deve essere arrestato per il tentato omicidio di Generoso Di Lauro; il figlio Gennaro, insieme al nipote Luigi e ad Alfonso Loreto devono andare in carcere per aver costituito un’organizzazione criminale sul territorio di Scafati a partire dal 2008. Si salvano dall’arresto Antonio Romano, Luigi e Salvatore Ridosso, figli di Romolo. I giudici del Tribunale del Riesame di Salerno hanno accolto l’Appello dei pubblici ministeri Maurizio Cardea e Giancarlo Russo nei confronti di quattro coinvolti nell’inchiesta della Dda sull’esistenza di un’organizzazione criminale sul territorio di Scafati. Il Gip aveva negato l’arresto di Romolo Ridosso e di altri coimputati per alcuni episodi molto gravi tra cui due omicidi e un tentato omicidio avvenuti tra il 2002 e il 2003 a Scafati. I pm avevano chiesto l’arresto per Alfonso Loreto, figlio del pentito Pasquale; Salvatore, Luigi e Gennaro Ridosso, figli di Romolo, Luigi Ridosso, figlio di Salvatore ucciso nel 2002, e per Romolo Ridosso. Quest’ultimo, in particolare, veniva indicato dalla Procura come il mandante degli omicidi di Andrea Carotenuto e Luigi Muollo e del tentato omicidio di Generoso Di Lauro. Medesime accuse per gli altri componenti della famiglia Ridosso, mentre ad Alfonso Loreto veniva contestata la partecipazione all’organizzazione criminale operante a partire dal 2008 e gestita oltre che da Romolo, dal padre pentito. L’appello dei pm della Dda è stato parzialmente accolto dai giudici del Riesame – presidente Vincenzo Di Florio – che hanno avallato la tesi della Procura per quanto riguarda alcuni dei reati più gravi. L’ordinanza del Riesame è molto articolata e avvalora la tesi dell’esistenza a Scafati di due gruppi criminali, operanti a partire dal 2002. A partire dal 2008 – grazie all’appoggio di Pasquale Loreto e alla sua fama criminale – il clan Ridosso ha visto la partecipazione proprio del collaboratore di giustizia e del figlio Alfonso. I giudici del Riesame hanno ritenuto, nonostante la sua collaborazione ballerina, attendibile Pasquale Loreto. “Nel decidere di collaborare nuovamente con la giustizia, si è accusato di diversi delitti ed ha accusato anche il figlio Alfonso, con ciò ponendo in essere una scelta anche di vita radicale e grave”, scrivono i giudici. Ma d’altra parte convengono con la Procura che “Loreto Pasquale abbia, dal 2008 in poi, utilizzando il figlio Alfonso ed i componenti della famiglia Ridosso creato un gruppo di giovani i quali, sfruttando l’aura criminale di profonda soggezione e intimidazione che, in un piccolo centro come Scafati, incute ancora un personaggio come il Loreto, si sono imposti sul territorio”. Indubitabile per il Riesame anche il coinvolgimento di Romolo Ridosso nell’omicidio di Luigi Muollo, ritenuto uno degli esecutori materiali dell’uccisione del fratello Salvatore, e nel tentato omicidio di Generoso Di Lauro. La Cassazione dovrà avallare la decisione dell’arresto per i quattro. A quel punto scatteranno le manette.
(nella foto da sinistra Romolo Ridosso, il nipote Gennaro e Alfonso LOreto)
Cronaca
Il clan Nuvoletta progettava un omicidio in Sicilia: sequestrati panetti di droga col marchio Apple
Napoli. Il clan Nuvoletta progettava un omicidio in Sicilia per un debito di droga. E’ quanto emerso nell’ambito dell’indagine che stamattina ha portato all’arresto di 21 persone. Il pagamento di un ingente quantitativo di droga tardava e, così, il clan stava progettando di uccidere, in Sicilia, uno dei figli dell’uomo che l’aveva ordinato: la circostanza è emersa nel corso delle indagini che hanno portato stamattina al blitz antidroga dei carabinieri nei comuni a Nord di Napoli, concluso con 21 arresti e con il sequestro di beni per 5 milioni di euro. A programmare l’omicidio – secondo quanto accertato dall’attività investigativa – è stato Antonio Nuvoletta, elemento di spicco del clan Nuvoletta di Marano. Alla fine la ritorsione non è stata messa in atto perché il debitore siciliano pagò la somma dovuta. L’ordinanza cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea riguarda 22 persone ma sono stati eseguiti 21 arresti. Uno dei destinatari, infatti, è irreperibile. Hanno impresso il noto marchio della Apple e somigliano agli Ipad, la metà dei 35 panetti di cocaina da un chilogrammo ciascuno, trovati stamattina dai carabinieri durante il blitz antidroga nell’abitazione di Marano di una delle 21 persone arrestate per traffico di stupefacenti. I panetti erano nell’abitazione di Gabriele Andreozzi, 57 anni, preso dai militari del Nucleo Investigativo di Napoli, dopo che, per sfuggire all’arresto, si era lanciato da una finestra al primo piano fratturandosi un piede. L’uomo, quando si è accorto dell’arrivo dei militari, ha preso i borsoni con la cocaina e li ha portati vicino alla finestra per lanciarli. Quando si è accorto che l’abitazione era circondata si è lanciato, nell’estremo ma vano tentativo di sfuggire alle manette. Nel blitz sono stati sequestrati anche due chilogrammi di hashish, che Gaetano Chianese, 25 anni, anche lui tra i 21 arrestati, aveva nascosti in casa. Quando i carabinieri lo hanno bloccato si stava liberando, gettandoli nel gabinetto, di una ventina di grammi di cocaina.
Cronaca
Corruzione: fissato il processo per Matachione e funzionari regionali
E’ stato rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione, Nazario Matachione, colui che si è autodefinito “il re delle farmacie” in Campania in un momento di delirio di onnipotenza ma che secondo le accuse dei magistrati aveva costruito le sue fortune su un sistema di corruttela che coinvolgeva politici, forze dell’ordine e funzionari pubblici. Nei giorni scorsi la Gurdia di Finanza gli aveva sequestrato beni per otto milioni di euro con l’accusa di evasione fiscale oggi invece il gup Umberto Lucarelli del Tribunale di Napoli lo ha rinviato a giudizio per corruzione in cambio di presunti permessi pilotati dalla Regione Campania nel settore farmaceutico. Secondo l’accusa avrebbe avuto autorizzazioni per l’apertura delle sue numerose farmacie pagando in modo particolare Umberto Celentano funzionario del settore Sanità alla Regione Campania ed ex assessore al Comune di Trecase. Anche Celentano è stato rinviato a giudizi. Con loro anche Nicola D’Alterio, il secondo funzionario pubblico travolto dall’inchiesta, ed il figlio di Umberto Celentano, Francesco Mariano. Proprio Celentano junior fu assunto da Matachione presso una sua azienda di Sant’Antonio Abate, in cambio di agevolazioni sull’apertura di nuove farmacie. Tra l’altro nel corso dell’inchiesta era anche emerso che Umberto Celentano anticipava a Matachione i test d’ingresso alla facoltà di Farmacia di Napoli. Il processo si aprirà il prossimo 26 aprile a Napoli. La Regione si è già costituita parte civile, chiedendo i danni all’imprenditore ed ai funzionari “infedeli”.
Cronaca
Duplice omicidio di Saviano, i ragazzi dissero alla responsabile Intralot: “Abbiamo fatto un guaio”
Eugenio D’Atri, il mandante del duplice omicidio di Saviano, la mattina dopo era andato nella locale caserma dei carabinieri per chiedere se vi fossero provvedimenti a suo carico. Una sorta di sfida allo Stato dicendo anche di essere a disposizione per “chiarimenti”. E’ quanto emerge dalle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare a suo carico e degli altri due, Nicola Zucaro, (quello che ha materialmente ha fatto fuoco contro Francesco Tafuro e Domenico Liguori) e Domenico Altieri, alias“Mimm ’o gemell” uomo di fiducia tutto fare di D’Atri (colui che ha raccontato agli inquirenti tutte le fasi del duplice omicidio). Ma nell’ordinanza si legge anche delle preoccupazioni di Francesco Tafuro che si era confidato con la sua fidanzata, con un collega ma anche con la titolare. Francesco era molto preoccupato della storia di “quello del parco del Sole”: Eugenio D’Atri (nella foto col cappello in testa) che era stato capace di contrarre debiti di gioco in poco meno di due settimane per 40mila euro. Ne aveva vinto 19mila ma bisognava versare entro pochi giorni 24mila euro che i due ragazzi non avevano. “Quello del parco del Sole di Somma Vesuviana ha vinto 19mila euro ma ha giocato tutto e ne ha perso 20mila e adesso dobbiamo versarne 24mila alla Intralot”, aveva detto Francesco alla sua ragazza. Poi nella mattinata del 10 febbraio, quella che precedette il duplice omicidio, i due ragazzi erano andati ad Avellino e raccontarano alla responsabile del centro scommesse Intralot le loro preoccupazioni. “Abbiamo fatto un guaio- le raccontarono-un ammanco di 20mila euro nelle casse del centro scommesse. Abbiamo consentito ad un cliente di scommettere a credito nel fine settimana appena passato. Lo scommettitore ha perso ma non ha coperto le giocate, ma tranquilla oggi pomeriggio lo incontriamo e risolviamo il problema”. Anche Giovanni Tafuro, fratello di Francesco, ha dato un impulso alle indagini. “Ieri sono tornato dalla Germania-si legge sempre nell’ordinanza- e ho avuto modo di parlare con gli amici che erano presenti a Somma quella sera prima che mio fratello partisse per recarsi a Saviano. Mi hanno detto che mio fratello ed il socio si sono recati presso il Disco Pub “Amba Rabà” di piazzola di Nola dove c’erano alcuni loro amici che non mi sono stati indicati e che dopo circa 10 minuti o mio fratello o il suo socio Domenico si sono alzati da tavola per rispondere ad una telefonata ricevuta dopodiché sempre le persone che erano lì, hanno visto uno scooter di colore scuro che passato dinanzi all’Amba Rabà”. Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di D’Atri, Zucaro e Altieri vengono spiegate le fasi del duplice omicidio impresse nelle telecamere della videosorveglianza dell’ufficio postale che si trova a poca distanza dal luogo del delitto, acquisite dagli inquirenti, nei frame si evidenziano i bagliori provocati dai colpi di pistola, una scarica di colpi ravvicinati, 14 per l’esattezza, il primo dei quali esploso meno di dieci secondi dopo l’arrivo dei killer. Un sentenza di morte premeditata e spietata. Ma i due ragazzi massacrati in via Olivella quella sera, pochi minuti prima avevano avuto il presagio che qualcosa di grave gli potesse capitare e avevano telefonato ad un amico, Antonio P., proprietario di una fabbrica che si trovanei pressi della traversina dove erano fermi ad attendere i loro aguzzini, per avvertirlo della presenza di un’auto sospetta. L’uomo aveva percorso la stradina diverse volte, poi aveva chiesto aiuto ad altri amici con i quali era tornato in via Olivella un’ultima volta, dove poco dopo fece la terribile scoperta: l’auto con all’interno i corpi senza vita dei suoi amici Francesco e Domenico.
Cronaca
Angela Celentano , dal Messico richiesta del Dna alla famiglia
Luci accese sul caso di Angela Celentano la bimba scomparsa il 10 agosto 1996 sul monte Faito. Dal Messico i magistrati, attraverso una rogatoria, hanno chiesto alla famiglia dei campioni di sangue. La richiesta alla famiglia Celentano è stata inviata alcune settimane fa dalla Procura generale messicana e, nei giorni scorsi, è arrivata sulla scrivania del gip del Tribunale di Torre Annunziata Giovanni De Angelis. Sangue e saliva gli elementi richiesti dalle autorità messicane alla famiglia Celentano. Toccherà ora alla polizia scientifica italiana effettuare i prelievi e inviare i campioni raccolti in Messico. Molto probabilmente il dna dei Celentano servirà ad aggiornare il materiale a disposizione degli investigatori messicani. La famiglia Celentano, chiusa nel più stretto riserbo preferisce non commentare il loro unico desiderio è riabbracciare quella figlia scomparsa un giorno d’agosto nel lontano 1996.
Cronaca
Duplice omicidio a Saviano, Gegè D’Atri cancellò un debito di gioco con le pallottole
Somma Vesuviana/Saviano. Sono stati uccisi per un debito di gioco di circa 20mila euro, Francesco Tafuro e Domenico Liguori, 33 e 32 anni, gestori di un centro scommesse di Somma Vesuviana, trovati crivellati di colpi in una zona isolata di Saviano, lo scorso 11 febbraio. Ieri i carabinieri hanno fermato, con l’accusa di duplice omicidio in concorso e violazione della legge sulle armi, tre persone, due delle quali ritenute vicine a un clan. Si tratta di Eugenio D’Atri, detto “Gegè”, 32 anni; Nicola Zucaro, 36 anni, e Domenico Altieri, 31 anni. Dalle indagini è emerso che i presunti killer e le due vittime si sarebbero dati appuntamento in via Olivella, dove poi è avvenuto il duplice delitto. Forse si è trattato di un tranello. Uno dei fermati aveva perso i soldi, in più tranche, a causa di una serie di puntate “scoperte” (ordinate senza consegnare soldi), andate male. Nelle prossime 48 ore è prevista l’udienza di convalida del decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli. Gli inquirenti sono arrivati all’identificazione dei presunti killer analizzando l’attività delle vittime. D’Atri avrebbe vinto, agli inizi di febbraio, una ‘bolletta’ di 15mila euro nell’agenzia di via San Sossio. Non pago della vincita avrebbe reinvestito quei soldi in ‘scoperte’, accumulando un debito verso i gestori di circa 20 mila euro. D’Atri avrebbe costretto i due giovani ad accettare e scommesse sfruttando i suoi legami con il clan camorristico Cuccaro, egemone nel quartiere di Barra e nei paesi del vesuviano. Il sommese D’Atri aveva anche postato su Facebook una sua vincita di 15mila euro, ma nel frattempo a fronte di quel colpo di fortuna aveva perso al gioco oltre il doppio. Una partita che non voleva perdere e, dunque, quando i due titolari gli avevano chiesto di saldare il conto, lui avrebbe organizzato il regolamento di conti con i suoi due complici.
Cronaca
Caserta, Tommaso Zara arrestato per l’omicidio di Corvino
La Squadra Mobile di Caserta ha arrestato a Casal di Principe il 37enne Tommaso Zara, condannato con sentenza definitiva a 18 anni di reclusione per l’omicidio di Davide Corvino, avvenuto il 3 novembre del 1997. L’ordine di carcerazione è stato emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di NapoliI. Corvino, attualmente sottoposto alla sorveglianza speciale, ha precedenti per associazione per delinquere di stampo camorristico ed è stato in passato arrestato e condannato nell’ ambito dell’ operazione “Spartacus III”, scaturita dal sequestro dell’archivio informatico del contabile del clan dei Casalesi Vincenzo Schiavone.
Cronaca
Villaricca: arrestato il boss Domenico Ferrara e 5 affiliati. Taroccò il televoto per favorire la figlia dalla Clerici
Un blitz con oltre 150 carabinieri del Comando provinciale di Napoli è scattato nella tarda serata di ieri contro il clan di camorra “Ferrara” di Villaricca. I militari hanno circondato la roccaforte del clan e arrestato il boss, Domenico Ferrara, e due suoi luogotenenti, Vittorio Amato e Rocco Ruocco. In manette anche altre quattro persone.Icarabinieri del Comando provinciale di Napoli – si apprende dagli stessi investigatori – stanno eseguendo un decreto di fermo per estorsione aggravato dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e riguarda i vertici del clan “Ferrara”. L’operazione si è concentrata in particolare intorno alla roccaforte del clan che è una sorta di casa-bunker e si trova nel parco “Mondo nuovo” di Villaricca. Domenico Ferrara, conosciuto come “Mimì ‘o muccuso”, è considerato elemento di spicco delle organizzazioni camorristiche. Il suo nome era venuto alla ribalta nel 2013 con l’accusa di aver “taroccato” il televoto della trasmissione “Ti lascio una canzone” di Antonella Clerici distribuendo più di 300 telefonini per favorire la figlia Vania.
Cronaca
Scafati, clan Matrone: in 29 verso il processo. Ci sono anche imprenditori e un ex vigile urbano
Estorsioni, usura e droga: verso il processo il gotha del clan Matrone. Un predominio che va dalla fine degli anni ’90 al 2012 quello che vede indagate 27 persone, tra le quali noti pregiudicati, ma anche insospettabili imprenditori e i familiari di Franchino ’a belva, in un’inchiesta della Dda, coordinata dal sostituto Montemurro. Concluse le indagini si va verso il processo. Sotto accusa il vertice del clan capeggiato da Franchino Matrone, affiancato dal figlio Antonio detto Michele, con accanto Vincenzo Nappo ’o nonno, Vincenzo Arcamone, Ferdinando Cirillo, Vincenzo Starita, Vincenzo Staffetta, Nicola Percuoco e Raffaele Vitiello. Questi i fedelissimi che avrebbero retto l’organizzazione criminale estesa nei territori di Scafati e San Marzano, finalizzata alla gestione del mercato dei videopoker, in contrapposizione ai clan Ridosso e Sorrentino. Inoltre, ognuno con ruoli diversi, avrebbero agevolato la fuga e la latitanza di Franchino Matrone. In proventi della attività illecite venivano reinvestite in imprese, apparentemente pulite, e quindi la cosca si serviva di Angelo Amitrano, per il settore della vendita di autovetture e Vincenzo Arcamone per gli investimenti di tipo finanziario. Tra le accuse figurano episodi di usura, per migliaia di euro, i cui proventi andavano ai familiari di Matrone che in questo modo garantivano il sostentamento per la latitanza del boss. Gli episodi contestati dalla Procura antimafia ai 27 indagati, vanno dal 2001 al 2012, epoca in cui è stato arrestato ad Acerno, il capo. Al figlio Michele la Dda contesta anche di aver falsificato i documenti utilizzati dal padre. La patente di guida e una tessera sanitaria di un tal Vincenzo Ferrara, vennero riprodotte per essere utilizzate da Franchino Matrone. Tra gli indagati anche i due uomini che ne coprirono la latitanza spendendo il suo nome. Tra gli episodi contestati anche alcune estorsioni ad imprenditori edili e per imprenditori edili. In un’occasione gli esponenti del clan avrebbero proceduto al recupero di un’ingente somma di danaro per conto del costruttore Luigi Giugliano, che voleva, da un macellaio i soldi per la realizzazione di una costruzione abusiva. Per questo episodio è finito nei guai anche il cugino dell’imprenditore edile, allora maresciallo dei vigili, Ferdinando Raiola. L’avviso di conclusione delle indagini è stato inviato a Raffaele Alfano, 62 anni; Angelo Amitrano, 51 anni; Vincenzo Arcamone, 75 anni; Maio Cerbone, 59 anni; Ferdinando Cirillo, 56 anni, di Pompei; Luca Coppola, 58 anni; Giuseppe D’Aniello, 67 anni; Anna D’Isidoro, moglie di Franchino Matrone, 59 anni; Generoso Di Lauro, 57 anni; Luigi Giugliano, di Boscoreale; Biagio Iaquinandi, 59 anni di S. Marzano; Alfonso Matrone, 50 anni, di Boscoreale; Francesco Matrone, 69 anni; Pasquale Matrone, 45 anni; Vincenzo Muollo, 70 anni; Vincenzo Nappo, 68 anni; Domenico Pagano, 55 anni, di Boscoreale; Pietro Palomba, 46 anni ; Nicola Percuoco, 60 anni, di Boscoreale; Ferdinando Raiola, 64 anni; Francesco Paolo Spagnuolo, 59 anni; Vincenzo Staffetta, 52 anni; Vincenzo Starita, 52 anni; Saverio Tammaro, 55 anni; Raffaele Vitiello, 55 anni. (r. f.)
Cronaca
Sorrento, “dichiarazioni mendaci”: indagati 20 politici tra nuovi ed ex assessori e consiglieri comunali
E’ bufera al comune di Sorrento per l’idagine che ha colpito 20 persone tra assessori in carica, alcuni ex e poi consilgieri comunali ed ex. Sono indagati per dichiarazioni mendaci per aver mentito sull’assenza di cause di incompatibilità con la carica di consigliere comunale. I venti coinvolti sono destinatari di un avvivo di conlcusione indagine firmato dalla Procura di Torre Annunziata. Si tratta di Massimo Coppola, Mario Gargiulo e Maria Teresa De Angelis, oggi in giunta col sindaco Giuseppe Cuomo. I consiglieri invece sono Emiliostefano Marzuillo, Federico Cuomo, Salvatore Di Leva, Mariano Gargiulo e Rachele Palomba. L’inchiesta riguarda anche altre 12 persone che in passato hanno fatto parte del Consiglio e della giunta comunale: l’ex vicesindaco Giuseppe Stinga, l’ex assessore Federico Gargiulo, l’ex presidente del Consiglio comunale Mario Acampora e gli ex consiglieri Antonino Maresca, Gianluigi De Martino, Rosario Fiorentino, Umberto Gargiulo, Antonino Acampora, Emilio Moretti, Francesco Saverio Russo, Steven Scarpato e Antonino Spartano. Tutti avrebbero dichiarato di non avere liti pendenti con il Comune nelle certificazioni di compatibilità 2014 e 2015 a dispetto di multe stradali non pagate o oggetto di ricorso e di cartelle esattoriali insolute. I fatti si riferiscono al biennio 2014-2015. A “incastrarli” sono state le verifiche eseguite dalla polizia municipale sulle autocertificazioni di compatibilità, sulle contravvenzioni elevate dagli stessi vigili urbani, sulle cartelle esattoriali e sui ricorsi presentati dagli stessi indagati all’autorità giudiziaria. Documenti dai quali risulterebbe la condizione di incompatibilità con la carica in cui i venti politici si sarebbero trovati all’atto dell’insediamento.Il sindaco di Sorrento , Giuseppe Cuomo si è affrettato a spiegare: “La vicenda non toccherà in alcun modo la normale attività amministrativa dal momento che tutti i consiglieri e gli assessori in carica hanno rimosso da tempo le cause di incompatibilità”.
Cronaca
Torre del Greco: cinque secoli di carcere al clan Falanga. Tutte le 49 condanne
Cinque secoli di carcere per i sognori della droga della zona vesuviana: il clan Falanga di Torre del Greco. Ad un anno esatto dal blitz “Free Tower” della Dda di Napoli. Ieri il gup Roberta Zinno del Tribunale di Napoli ha usato la mano pesante nei confronti dei 49 imputati pronti a scegliere la formula del rito abbreviato per strappare lo sconto di un terzo della pena. E’ invece non è stato così. Pene pesantissime a cominciare da Nunzio Magliulo, il “Maradona della droga” che è stato condannato a 20 anni di reclusione. Nessuno sconto neanche alle “signore dello spaccio ” che utilizzavano la Circumvesuviana per trasportare i carichi di droga da Secondigliano a Torre del Greco: 15 anni e 4 mesi sono stati inflitti a Marianna Sannino e 9 anni a Maria Sartori. L’unica assolta tra i 49 imputati è stata Rosa Castiello. Oltre a Nunzio Magliulo sono stati condannati aventi anni di carcere anche Pasquale Magliulo – alias ‘o ciuccio, ritenuto uomo di punta del clan guidato una volta dal boss Domenico Falanga, oggi collaboratore di giustizia, e Giuseppe Mercedulo. Gli altri pentiti ovvero Aniello Pompeo e le due sorelle Barbara e Rosa sono stati condannati rispettovamente a un anno e sei anni le due donne.
Queste tutte le condanne
ABRUZZESE Ciro condanna: 10 anni (Torre Annunziata 05/12/1985)AMORETTI Angelo condanna: 9 anni (Torre Annunziata 22/06/1988)
BORRIELLO Salvatore condanna: 20 anni ( Torre del Greco 23/01/1964)BUSCO Gennaro condanna : 10 anni e 8 mesi (Torre del Greco 50/05/1975)CHIERCHIA Michele condanna: 7 anni (Torre del Greco 21/10/1984)CUOMO Loredana condanna: 2 anni e 6 mesi (Torre del Greco 22/01/1976)DAMATO Giuseppe condanna: 8 anni (Torre del Greco 24/08/1989)DIAMANTE Fabio condanna: 9 anni e 2 mesi (Napoli 05/09/1992)FALANGA Domenico condanna: 8 anni (Torre del Greco 12/05/1970)GAROFALO Vincenzo condannaa: 10 anni (Torre del Greco 09.01.1986)GAUDINO Domenico condanna: 20 anni (Torre del Greco 11/07/1979)GAUDINO Salvatore condanna: 5 anni e 6 mesi (Torre del Greco 06.02.1981)IMPERATO Vittorio condanna: 9 anni e 6 mesi (Torre del Greco 18/9/82)LANGELLA Giovanni condanna: 8 anni (Torre del Greco 15.08.1991)LANGELLA Vittorio condanna: 10 anni (Napoli 29.01.1985)LOFFREDO Massimo condanna: 4 anni e 4 mesi (Torre del Greco 02.09.1975)MAGLIULO Nunzio condanna: 20 anni (Torre del Greco 28.10.1985)MAGLIULO Pasquale condanna: 20 anni (Torre del Greco 25/12/1959)MONACO Luigi condanna: 14 anni e 4 mesi (Torre Annunziata 50.07.1975)MONACO Salvatore condanna: 10 anni e 10 mesi (Torre Annunziata 25/11/1982)OLIGO Giuseppe condanna: 9 anni (Torre del Greco 26.04.1980)OLIVIERO Carlo condanna: 15 anni e 5 mesi (Torre del Greco 14.02.1985)OLIVIERO Carmine condanna: 6 anni (Torre del Greco 15.02.1982)PAPARO Vincenzo condanna: 7 anni (Cercola 19.05.1986)POMPEO Aniello condanna: 1 anno (Torre del Greco 01.01.1979)POMPEO Barbara condanna : 6 anni (Torre del Greco 15.01.1988)POMPEO Rosa condanna: 4 anni e 6 mesi (Torre del Greco 28.01.1985)PORZIO Rosario condanna: 14 anni (Torre del Greco 16.06.1977)RAMONDO Rosario condanna: 2 anni e 9 mesi (Torre del Greco 06.10.1974)SANNINO Giuseppe condanna: 17 anni e 10 mesi (Napoli 25/02/1985)SASSO Elisabetta condanna: 5 anni (Napoli il 02.05.1970)TASCA STEFANO condanna: 11 anni (Amalfi (SA ) il 27.09.1987)TROISE Pasquale condanna: 18 anni e 8 mesi (Napoli il 05.09.1976)VANNUCCINI Luigi condanna: 14 anni e 10 mesi Torre del Greco il 51.01.1970)VENERUSO Davide comndanna: 8 anni (Napoli 04.02.1987)VIRGI Salvatore condanna: 7 anni e 2 mesi (Torre del Greco 24.02.1982)VITIELLO Domenico condanna: 6 anni (Napoli 18.01.1976)VITIELLO Giuseppe condanna: 6 anni (Torre del Greco 22.06.1981)ZAMPINI Gennaro condanna: 11 anni e 8 mesi (Torre del Greco 05.04.1977)CASCONE Giovanni condanna: 2 anni e 6 mesi (Torre del Greco 11.10.1991)CASTIELLO Rosa assolta (Torre del Greco 10.11.1966)MENNELLA Salvatore condanna: 10 anni (Torre del Greco 51.07.1992)MERCEDULO Giuseppe condanna: 20 anni (Torre del Greco 05.04.1980)ORLANDO Salvatore condanna: 7 anni e 4 mesi (Torre del Greco 04.09.1987)SANNINO Gerarda condanna: 7 anni (Torre del Greco 25.09.1991)SANNINO Marianna condanna: 15 anni e 4 mesi (Torre del Greco 21.10.1985)SARTORI Maria condanna: 9 anni e 2 mesi (Napoli 09.06.1980)VITIELLO Daniele condanna: 8 anni (Torre del Greco 01.11.1988)
Cronaca
Cava-Sant’Egidio: denuncia l’amico per violenza ed estorsione
Cava/Sant’Egidio del Monte Albino. Una serata particolare, tra sesso e alcol, al centro di un’indagine della Procura di Nocera Inferiore. Protagonisti due uomini: un 22enne di Sant’Egidio del Monte Albino e un 36enne di Cava de Tirreni. Il primo indagato per violenza sessuale e estorsione, il secondo presunta vittima. Una denuncia che in pochi giorni ha portato il pm Roberto Lenza a chiedere una perizia tecnica su un telefono cellulare: quello con il quale è stato girato un video hot nel quale sarebbero impresse le immagini dell’amplesso amoroso tra i due, e usato come arma di ricatto. Una storia iniziata mesi fa e che all’inizio di febbraio ha avuto uno strano epilogo. La contesa sulla cancellazione del video ‘incriminato’, avvenuta durante un incontro a Cava, si è conclusa con l’aggressione da parte di sette persone ai danni del 22enne santegidiese. Botte da orbi per il ragazzo accusato di chiedere soldi per evitare la divulgazione delle immagini. Sesso, alcool, e incontri segreti tra i due -il cavese guardia giurata, l’altro con l’aspirazione di diventarlo – tutti racchiusi in un fascicolo d’inchiesta ora al vaglio della Procura nocerina. Con il ruolo di vittima e carnefice che si ribalta più volte, secondo le versioni offerte dai due protagonisti. A chiarire cosa sia accaduto durante e dopo quell’incontro segreto sarà il perito della Procura che dovrà estrapolare il video dell’incontro dal cellulare e descrivere le immagini, questo per verificare se vi siano state costrizioni nel rapporto sessuale tra i due e se vi fossero altre persone presenti in quella serata particolare. Poi, in base agli elementi che saranno acquisiti nel corso delle indagini, bisognerà accertare se la ‘prova’ dell’incontro sia servita come arma di ricatto e se il 22enne abbia preso dei soldi per evitare la divulgazione della registrazione.
Ultime News
Ultime Notizie
Due pusher arrestati a Case Nuove con 160 dosi di droga pronte per la vendita
Nella notte di ieri, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura...
Cronaca Giudiziaria
Ponticelli, Francescopio Autiero racconta al giudice l’errore dietro al colpo partito accidentalmente
Napoli: Omicidio Fabio Ascione, fermo convalidato per 23enne
Il tribunale di Napoli ha convalidato il...
Ultime Notizie
Miano: Vincenzo Lo Russo ferito, cresce la preoccupazione per la ripresa della faida
Napoli: Agguato a Vincenzo Lo Russo, figlio di un boss locale
Nella notte tra lunedì...
Ultime Notizie
Napoli, furto alle cassette di sicurezza: guida per richiedere il risarcimento agli istituti bancari
Rapina da film al Crédit Agricole di Napoli: la pista dei banditi si complica
Una...
