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Cronaca Nera

Immigrazione clandestina: 93 indagati per frode sui permessi di soggiorno a Napoli

Crotone, 93 Indagati per Permessi di Soggiorno Ritenuti Irregolari Nella mattinata di oggi, gli agenti dell'Ufficio immigrazione e della Squadra Mobile della Questura di Crotone hanno notificato 93 avvisi di conclusione delle indagini preliminari. I destinatari, cittadini extracomunitari e italiani, sono accusati di favoreggiamento della...

Garlasco, chiusura indagine della Procura sul delitto di Chiara Sempio: ecco i particolari dell’omicidio

Garlasco: Chiusura dell'Indagine sull'Omicidio di Chiara Poggi Pavia - Oggi pomeriggio, la Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio l’atto di chiusura delle indagini relative all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007. Questo passo segna l'inizio della fase processuale, anticipando i tempi previsti. Secondo un...

Succede anche

Stabiese arrestata in Perù per traffico di droga, faceva parte della banda dei “Los bambinos”

C’è anche una ragazza di Castellammare di 24 anni tra i tre arrestati dalla polizia peruviana l’altro gioerno con l’accusa di traffico internazionale di droga. I tre erano inseriti a pieno titolo nella famigerata banda dei “Los bambinos”, specializzata nel traffico di droga verso l’Europa. Oltre alla ragazza stabiese ci sono anche due due ragazzi di 27 e 29 anni. Addosso ai tre sono stati trovati con 89 ovuli di cocaina pronti per essere “importanti” in Italia.Il capo della polizia peruviana ha spiegato che, dall’inizio dell’anno, sono state sequestrate in tutto il Paese cinque tonnellate di stupefacenti (tre le quali 2,1 di cocaina), una nell’ultimo mese, detenendo varie bande, tra cui quella italiana. L'articolo Stabiese arrestata in Perù per traffico di droga, faceva parte della banda dei “Los bambinos” sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Saviano, killer in azione: uccisi due giovani

Savino. Duplice omicidio a Saviano, in provincia di Napoli. Riesplode la faida di camorra nell’ex regno del boss Carmine Alfieri, ora pentito. Nel mirino dei killer sono finiti Francesco Tafuro, 33 anni, e Marcello Liguori, 32 anni, quest’ultimo con piccoli precedenti per gioco d’azzardo. Il duplice omicidio è avvenuto in via Olivella, una zona di campagna di Saviano. Tauro e Liguori sono stati sorpresi dai killer mentre viaggiavano in auto. Un corpo è stato trovato all’interno dell’auto, l’altro a poca distanza dalla vettura. Numerosi i colpi di pistola esplosi. Salgono a cinque gli omicidi avvenuti tra Napoli e provincia, negli ultimi dieci giorni. A Marigliano, poco dopo la mezzanotte del 6 febbraio, è stato ucciso, Francesco Esposito, 33 anni, pregiudicato per reati connessi allo spaccio di droga. A Napoli, nei quartieri Bagnoli e Miano, la notte tra il 4 e il 5 febbraio scorsi sono stati uccisi Giuseppe Calise, pregiudicato di 24 anni, e Pasquale Zito, 21 anni. Sul duplice omicidio di Saviano indagano i Carabinieri di Nola e il Nucleo investigativo di Castello di Cisterna. L'articolo Saviano, killer in azione: uccisi due giovani sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Incidente sulla Statale 7 Bis a Nola, 20enne muore dopo 12 giorni di agonia

È morto il 20enne Giuseppe De Gennaro, uno dei quattro ragazzi rimasti coinvolti nel gravissimo incidente avvenuto la sera del 29 gennaio sulla Statale 7 Bis a Nola. Il giovanissimo di Sperone, in provincia di Avellino, è deceduto oggi dopo 12 giorni di agonia. Il ragazzo si trovava ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dove era giunto dopo le prima cure effettuate nel nosocomio di Nola. Giuseppe era in come e non si è mai più ripreso. Lo schianto avvenne all’altezza di un distributore di benzina tra una Punto ed una Lancia Y. Grave un altro ragazzo di Sperone, che tuttavia sta ancora lottando per la vita.Nello schianto rimasero gravemente feriti anche un ragazzo di Somma Vesuviana ed uno di Nola, ma le loro condizioni, seppure molto delicate, non hanno destato preoccupazione come quelle dei due giovani irpini. Oggi, dopo giorni di fiaccolate e preghiere a Sperone, è arrivata la terribile notizia. L'articolo Incidente sulla Statale 7 Bis a Nola, 20enne muore dopo 12 giorni di agonia sembra essere il primo su Cronache della Campania.

* ULTIM’ORA* Castellammare di Stabia. Operazione della Polizia di Stato, numerosi fermati

Si è conclusa da poco un’operazione a largo raggio, su tutto il territorio cittadino, da parte degli agenti del commissariato di Castellammare di Stabia. Numerose perquisizioni nelle “zone calde” della città. Dalle prime indiscrezioni, pare che gli agenti abbiano messo a segno un duro colpo alla malavita locale. Tra i tanti fermati, pare ci siano anche alcuni appartenenti alla “baby gang” che operava in villa comunale, picchiando e rapinando i ragazzini, come già altre volte ampiamente scritto anche sulla nostra testata.

SEGUONO AGGIORNAMENTI

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Si è pentita lady camorra, Enrichetta Cordua, ex reggente del clan Birra-Iacomino

Detenuta dallo scorso 23 settembre in regime di 41 bis, Enrichetta Cordua ha deciso di passare dalla parte dello Stato. La chiamano lady camorra è la donna che ha guidato il clan Birra-Iacomino per un lungo periodo, fino a che non è stata condannata all’ergastolo perché diversi pentiti l’avevano accusata dell’omicidio di Gennaro Brisciano, collaboratore di giustizia ammazzato nel 2001. Donna Enrichetta è depositaria di segreti che valicano i confini di Ercolano, una protagonista del panorama criminale per tutti gli anni ’90, ed ha gestito acquisti, vendite e partecipazioni di un clan con tantissime ramificazioni nell’hinterland napoletano. Ed è per questo che da oggi le sue testimonianze rischiano di travolgere ciò che resta della mala di Ercolano: conosce traffici, faide, agguati mortali. Ma non solo, nei libri neri di lady camorra, infatti, ci sarebbero infatti anche alcuni colletti bianchi: appalti, favori, alleanze. Una pentita di spessore, che è già la seconda donna a staccarsi dalle fila della criminalità ercolanese. Prima di lei Antonella Madonna, moglie del ras al 41bis, Natale Dantese, ha fatto la scelta di passare dalla parte dello Stato. Enrichetta Cordua conosce chi, quando, e perché si agiva in quegli anni, conosce i registri della droga e delle estorsioni di un periodo in cui la droga arrivava a fiumi alle falde del Vesuvio, ed il racket era legge. La sua scelta di collaborare è l’ennesimo colpo messo a segno dalla Dda di Napoli, la prova del lavoro del pool anticamorra coordinato dall’aggiunto Filippo Beatrice e prima da Pierpaolo Filippelli (oggi a Torre Annunziata). Ed ora tremano i clan storicamente alleati ai Birra-Iacomino, che nonostante una faida lunga venti anni erano riusciti a ristabilire il potere tessendo nuove alleanze: da quella coi Gionta di Torre Annunziata, che ad oggi sono immuni dall’emorragia di pentiti che ha travolto la camorra vesuviana, a quella fortissima coi Lo Russo di Miano, oggi in lotta per il predominio delle piazze di droga della periferia orientale. La donna è stata inserita nel programma di protezione ed ha cominciato col raccontare il suo coinvolgimento nell’omicidio Guida avvenuto nell’agosto 2003. L'articolo Si è pentita lady camorra, Enrichetta Cordua, ex reggente del clan Birra-Iacomino sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Giro di usura nel Modenese con interessi al 350%: in manette un salernitano e uno di Torre Annunziata

Tassi di interesse tra il 180% e il 350% applicati su prestiti stimati in oltre un milione di euro, di cui circa 200.000 documentati dall’inizio dell’indagine. Sono questi i contorni dell’operazione ‘Don Matteo’, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia. In carcere sono finiti Claudio Citro, 33 anni, originario di Salerno, e Giuseppe Caso, 37 anni di Torre Annunziata, nel Napoletano, entrambi residenti a Correggio. Arresti domiciliari, invece, per Stefano Bargiacchi, 43 anni, di Carpi, nel Modenese; Andrea Davoli, 28, reggiano; Nicola Errichiello, 38, nato a Napoli e residente a Correggio; Alfonso Febbraio, 45, di Napoli ma residente a Reggio Emilia e Aldo Griffo, 51, di San Cipriano d’Aversa, nel Casertano. Un salernitano 30enne residente a Correggio è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma. Sono tutti accusati di concorso in estorsione aggravata; a Bargiacchi vengono contestate anche le false fatturazioni, mentre a Caso ed Errichiello l’usura in concorso. L’indagine è nata nel dicembre del 2014 quando un imprenditore taglieggiato dagli arrestati, spinto dalla disperazione, si è presentato allo sportello antiracket creato dalla Fondazione San Matteo Apostolo di Bologna e dall’associazione Papa Giovanni XXIII. I volontari, dopo averlo accolto e aiutato, sono riusciti a convincerlo a denunciare ai Carabinieri la sua situazione. Così sono cominciate le indagini, fatte di intercettazioni e di appostamenti. Alla fine i Carabinieri del nucleo investigativo sono riusciti a trovare gli elementi utili per ‘incastrare’ gli arrestati. L’imprenditore vittima si era rivolto a queste persone, organizzate in due gruppi, per riuscire a ottenere denaro che non gli veniva più concesso dalle banche. In questo modo si è trovato in un vortice che lo ha inghiottito sempre di più, trovandosi a pagare solo gli interessi dei prestiti. Dalle indagini sono emersi anche contatti di alcuni delle persone coinvolte con personaggi legati al clan camorristico Cava egemone a Quindici, nell’Avellinese, e con un esponente di primo piano del clan Grande Aracri, attualmente arrestato in regime di 41 bis. Questi elementi, tuttavia, pure utili a livello informativo, non sono entrati direttamente nelle indagini. L'articolo Giro di usura nel Modenese con interessi al 350%: in manette un salernitano e uno di Torre Annunziata sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Presi tre pusher stabiesi: dovevano vendere la droga ad Amalfi

I Carabinieri della Compagnia di Amalfi, al termine di un servizio finalizzato al contrasto dei reati in materia di stupefacenti, nella scorsa serata hanno tratto in arresto 3 ragazzi originari di Castellammare di Stabia. I tre G.B. classe 1994, A.DC. classe 1993, R.S. 1981, sono stati fermati a Conca dei Marini, mentre con la loro autovettura si dirigevano verso Amalfi. Il veicolo ed il comportamento dei giovani al momento del controllo ha insospettito i militari che hanno deciso di approfondire l’accertamento.Rinvenivano così, occultati all’interno del cofano motore dell’autovettura, 500 Gr di marijuana. I tre soggetti sono stati tratti tutti in arresto in flagranza del reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La droga, con molta probabilità, destinata alla Costiera Amalfitana è stata sottoposta a sequestro. Il giudizio direttissimo per gli arrestati si terrà stamane presso il Tribunale di Salerno. L'articolo Presi tre pusher stabiesi: dovevano vendere la droga ad Amalfi sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Omicidio Liguori nessun colpevole

Non ha un nome chi ha ucciso Vincenzo Liguori, il meccanico di San Giorgio , padre della giornalista Mary ucciso nel gennaio del 2011. Assolto Vincenzo Troia, l’uomo condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Vincenzo Liguori, ucciso per errore . La quarta sezione di Corte d’appello ha assolto con formula piena l’uomo indicato come mandante del delitto. Un delitto che sconvolse l’intera città, Vincenzo Liguori fu ucciso da un proiettile vagante mentre svolgeva il suo lavoro in officina a pochi metri da un circolo ricreativo, dove viene colpito Luigi Formicola, ritenuto esponente del gruppo Abate, a sua volta in contrapposizione del gruppo di Troia. Una storia assurda resa ancor più dolorosa dal fatto che toccò proprio alla figlia di Vincenzo, la giornalista Mary Liguori, dare notizia dell’episodio sul quotidiano Il Mattino per il quale era corrispondente nel suo comune. L'articolo Omicidio Liguori nessun colpevole sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Onda, il killer del clan Gionta tenta il suicidio in carcere

Umberto Onda, uno dei killer più spietati dell’ultima generazione del clan Gionta di Torre Annunziata avrebbe tentato il suicidio in carcere. L’episodio sarebbe avvenuto nell’ultimo week-end all’interno del carcere di Opera dove è detenuto al 41-bis e deve scontare l’ergastolo. Onda avrebbe tentato il suicidio con un’arma da taglio e varebbe perso molto sangue prima di essere soccorso dalle guardie penitenziarie. Ricoverato in ospedale, ora le sue condizioni sono migliorate. Onda che era inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi d’Italia fu arrestato dai carabinieri il 28 giugno 2010 a Brindisi mentre scendeva da un traghetto proveniente dalla Grecia. I L'articolo Onda, il killer del clan Gionta tenta il suicidio in carcere sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Spaccio a Salerno, sgominata la gang di Roberto Esposito

Salerno. Due piazze di spaccio a Salerno, per ‘commerciare’ in eroina e cocaina, sono al centro di un’indagine della polizia che ha portato all’emissione di dieci misure cautelari da parte del gip. La squadra mobile ha eseguito tre provvedimenti ai domiciliari, per indagati per detenzione e spaccio di droga, e sette in carcere a indagati cui viene contestata anche l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il capoluogo di provincia, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era diviso dall’organizzazione in due aree di spaccio: nel centro storico prevalentemente eroina, e nella zona collinare e a rione Matierno la cocaina. A capo dell’organizzazione Roberto Esposito, già detenuto, che attraverso il fratello Cataldo, all’epoca in carcere, aveva conosciuto e stretto relazioni con i familiari di alcuni detenuti nigeriani in grado di fornire hashish, ecstasy, coca ed eroina in grandi quantita’. Queste relazioni ‘commerciali’ gli hanno permesso, dicono le indagini avviate a dicembre 2013 e durate fino a meta’ 2014, di costruire un sodalizio per gestire due piazze di spaccio in citta’, quando quel ‘business’ era in mano solo a organizzazioni dell’hinterland napoletano. A questa tranche di inchiesta fanno riferimento 7 misure cautelari in carcere, e, nel corso delle indagini, il sequestro di una partita di ecstasy con una molecola di sintesi particolarmente pericolosa. Un secondo provvedimento fa riferimento solo allo spaccio di droga tra 2014 e inizio 2015 e riguarda 3 indagati. L'articolo Spaccio a Salerno, sgominata la gang di Roberto Esposito sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Arrestati i boss delle mozzarelle: Luigi e Gennaro Moccia e cinque complici

Stamane il personale del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma e della Questura di Roma ha eseguito 7 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Roma, nei confronti di esponenti apicali, affiliati e prestanome del clan camorristico Moccia. Il provvedimento cautelare e’ stato emesso sulla scorta degli elementi di reita’, acquisiti nel corso delle investigazioni esperite dalla Questura di Roma – Squadra Mobile e dal Nucleo Pt di Roma – Gruppo investigazione criminalita’ organizzata, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Roma. Sequestrati beni per circa un milione di euro. Mozzarelle e prodotti ortofrutticoli tra i business dell’organizzazione.’ Le indagini della Squadra Mobile sono scaturite dall’uccisione, avvenuta a Nettuno il 23 luglio 2012, di Pellino Modestino, affiliato al clan Moccia, e condannato per gravi reati, all’epoca dell’uccisione sorvegliato speciale di PS e sottoposto alla misura dell’obbligo di soggiorno a Nettuno. Parallelamente, il Gico veniva delegato all’esecuzione di specifiche indagini tese a riscontrare ipotesi di infiltrazioni criminali nel redditizio mercato della distribuzione agroalimentare della Capitale. I soggetti coinvolti nell’odierna operazione di polizia, convenzionalmente denominata Poseidone-Passion fruit, sono stati segnalati alla locale A.G. per plurime fattispecie di reato che vanno dal trasferimento fraudolento di valori, all’impiego di denaro, beni o utilita’ di provenienza illecita, all’estorsione e all’illecita concorrenza con minaccia o violenza, con le aggravanti previste per i delitti commessi nell’ambito delle associazioni di tipo mafioso. Nel dettaglio, l’attivita’ investigativa ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale, promosso ed organizzato da Moccia Luigi (cl. 1956), esponente apicale dell’omonima consorteria camorristica, il quale e’ risultato essere il gestore di diverse attivita’ imprenditoriali, attive nella Capitale principalmente nei settori della distribuzione di prodotti lattiero caseari ed ortofrutticoli, nonche’ in quello turistico-alberghiero. Il Moccia Luigi ha “mimetizzato” le proprie attivita’ nell’economia, servendosi di una serie di prestanomi al fine di schermarne l’effettiva titolarita’. Al predetto competevano i poteri decisori in merito alle scelte organizzative ed operative delle societa’ a lui riconducibili, lo stesso si preoccupava di predisporre le strutture ed i mezzi strumentali all’esercizio delle relative attivita’, di individuare i fornitori e di procurare alle societa’ importanti clienti, decidendo anche le strategie di espansione delle imprese, sia sul mercato romano che estero. I suoi dipendenti dovevano ragguagliarlo in merito ad ogni aspetto della loro quotidiana attivita’ e consultarlo per ogni decisione anche marginale. Nell’organizzazione malavitosa un ruolo parimenti rilevante e’ stato assunto dall’imprenditore romano Moccia Gennaro – cl. 1972, detto Roberto, che ha favorito l’introduzione delle attivita’ di Moccia Luigi nel mercato capitolino, con proiezioni di espansione sul mercato ortofrutticolo di Barcellona (Spagna). La collaborazione tra i due e’ diventata stretta a tal punto da portare alla costituzione di una vera e propria societa’ di fatto, operante nel settore della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli e lattiero caseari destinati ad attivita’ di ristorazione romane di primaria rilevanza, nonche’ a negozi di una catena di supermercati nota in ambito nazionale. Le indagini consentivano altresi’ di monitorare l’interessamento del Moccia Luigi nell’acquisizione della gestione di strutture alberghiere attive in questa Capitale, peraltro gia’ sequestrate (nel giugno 2013) in sede di prevenzione e successivamente confiscate (nel dicembre 2014), con la previsione di investimenti per circa 15 milioni di euro. Proprio in tale settore imprenditoriale, e’ stata accertata la riconducibilita’ in capo al Moccia Luigi di due unita’ immobiliari site in Napoli, formalmente intestate ad un’azienda facente capo a Maranta Maria, ove quest’ultima conduce l’attivita’ alberghiera denominata Hotel San Pietro. Alla vicinanza al clan e’ da ricondurre anche la documentata aggressione, avvenuta presso il Centro agroalimentare Roma – C.A.R. nel novembre del 2013, perpetrata dal Moccia Gennaro – cl. 1972 nei confronti di un imprenditore concorrente nel medesimo settore, con le connotazioni di una tipica azione camorristica. In data odierna, gli specialisti del Gico e della Squadra Mobile hanno dato esecuzione ai seguenti provvedimenti emessi dal Tribunale e dalla Procura della Repubblica di Roma: ordinanza di custodia cautelare personale, in carcere ed agli arresti domiciliari, nei confronti di Moccia Luigi – cl. 1956 – carcere, Moccia Gennaro – cl. 1992 – carcere, Moccia Gennaro – cl. 1972 – carcere, Capasso Carminantonio – cl. 1987 – carcere, Maranta Maria – cl. 1963 – carcere, Nardella Riccardo – cl. 1968 – domiciliare, Castaldo Nicola – cl. 1985 – domiciliare, per i reati di trasferimento fraudolento di valori [art. 12 quinquies – comma 1, Legge 356/1992], impiego di denaro, beni o utilita’ di provenienza illecita [art. 648 ter c.p.], estorsione-tentata [art. 56, 629 c.p.], illecita concorrenza con minaccia o violenza [art. 513 bis c.p.], con le aggravanti previste per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. [art. 7 Legge 203/91]. Diciassette perquisizioni personali e locali in Campania, Lombardia e Lazio. L’attivita’ ha visto l’impiego di 160 poliziotti e finanzieri e costituisce un importante tassello per la riconquista di vitali spazi di legalita’ economica, anche in quei territori, come la Capitale, lontani dai luoghi di origine delle piu’ note e strutturate organizzazioni criminali, ma non per questo scevri da condizionamenti di matrice mafiosa. L'articolo Arrestati i boss delle mozzarelle: Luigi e Gennaro Moccia e cinque complici sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Casoria: la banda di albanesi cavava anche i denti alle vittime per farsi consegnare il bottino

Gli ultimi tre componenti di una spietata banda di albanesi, che metteva a segno rapine in ville brutalizzando le vittime a cui, in alcuni casi, hanno addirittura cavato i denti per costringerle a consegnare il bottino, sono stati arrestati dai carabinieri di Casoria . Gli altri cinque malviventi della banda erano stati bloccati a dicembre. La banda aveva la sua base operativa a Caivano, in provincia di Napoli. Le rapine erano tutte in stile “Arancia Meccanica”: incursioni notturne, vittime seviziate, minacce di morte, anche nei confronti di bambini di 8 anni, com’è avvenuto in un caso. I militari di Casoria, guidati dal capitano Iannicca, hanno ricostruito una serie di rapina compiute tra Basilicata, Napoletano e Salernitano, zone che raggiungevano a bordo di potenti auto di grossa cilindrata e sempre armati di pistole. In un’occasione cercarono anche di sparare alle vittime ma, fortunatamente, la pistola si inceppò. Dalle indagini è anche emerso che le vetture scelte per gli spostamenti, sempre velocissime e di provenienza furtiva, venivano modificate con l’installazione di un sistema rapido per la sostituzione delle targhe, inserendo quelle corrispondenti a veicoli rubati durante i colpi e quelle “pulite” durante i sopralluoghi per la selezione degli obiettivi da depredare. Poi avvenivano le feroci irruzioni con passamontagna calzati, armi in pugno e tute nere. Finestre e serrature forzate per entrare nelle case. Agghiaccianti le sequenze delle rapine, ricostruite attraverso le testimonianze delle vittime, spesso tenute sotto sequestro per minuti interminabili. In alcuni casi venivano percosse talmente violentemente da provocare la caduta dei denti. Una ferocia che usavano per ottenere la combinazione delle casseforti o il nascondiglio dei gioielli. In un’occasione la banda venne intercetta dai carabinieri in provincia di Caserta: i malviventi non si fermarono all’alt e ne nacque un inseguimento a folle velocità. La corsa finì con i rapinatori che, raggiunti dai carabinieri, riuscirono a abbandonare la loro auto e scappare nelle campagne favoriti dal buio. Il più pericoloso e feroce degli indagati è stato individuato attraverso la descrizione particolareggiata delle vittime: malgrado il passamontagna è stato dal naso prominente e le sopracciglia foltissime, si tratta di Jakimi Enver, 49 anni, ricercato anche dall’Interpol per reati analoghi e in particolare per omicidio e rapine commesse in Albania. Altri cinque albanesi, componenti della banda, erano già stati bloccati nel dicembre scorso, in un casolare nelle campagne di Cardito circondato dai militari. Il gruppo di albanesi oppose una resistenza violentissima ma venne comunque immobilizzato. L'articolo Casoria: la banda di albanesi cavava anche i denti alle vittime per farsi consegnare il bottino sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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