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Cronaca

Striano, operaio ferito da un muletto in un’azienda conserviera

I carabinieri della stazione di Striano sono intervenuti questo pomeriggio in via Foce a seguito di un infortunio sul lavoro verificatosi all’interno dei locali di un’industria conserviera della zona. Un operaio di 32 anni è stato travolto da un muletto montacarichi in fase di manovra....

Campi Flegrei, partono i primi pagamenti dopo il terremoto

Sono partiti questa mattina i primi pagamenti destinati a sostenere le persone colpite dall’emergenza bradisismica seguita al terremoto di magnitudo 4.7 del 31 luglio. A confermarlo è il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, al termine della riunione del Centro coordinamento soccorsi in prefettura a...

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Uccisero fedelissimo dei Di Lauro: arrestati tre esponenti dei clan Sacco e Amato

Sono scattate le manette nei confronti di tre persone indagate, a vario titolo, per concorso nell’organizzazione e nella realizzazione dell’omicidio di un fedelissimo di Antonio Di Lauro, Ciro Reparato, commesso nel gennaio del 2008. Il blitz all’alba, degli uomini del Comando Provinciale Carabinieri di Napoli per eseguire l’ordinanza emessa dal G.I.P presso il Tribunale di Napoli, su richiesta D.D.A. partenopea. Il provvedimento si fonda essenzialmente sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia appartenenti a diversi clan attivi sul territorio di Secondigliano e legati da rapporti di alleanza, dichiarazioni che hanno permesso di ricostruire in dettaglio tanto l’esecuzione del delitto quanto la sua ideazione e programmazione. Si tratta dell’omicidio di un fedelissimo di Antonio Di Lauro, nonche’ zio di Carlo Capasso, oggi collaboratore di giustizia. La sua eliminazione fu decretata dai vertici di due clan alleati, i Sacco-Bacchetti e gli Amato-Pagano, accomunati per diverse ragioni nel comune obbiettivo di colpire, e quindi indebolire, il clan avverso dei Di Lauro. Pagano Cesare e Raffaele Amato, nei cui confronti la misura non viene ancora eseguita in attesa della procedura di estradizione suppletiva, sono i mandanti dell’agguato; Sparano Oreste, killer degli Amato-Pagano ed Apice Costanzo, killer dei Sacco Bacchetti, sono esecutori materiali. Indagati, ma non destinatari del provvedimento, in ragione del loro status di collaboratori di giustizia, sono Zaccaro Antonio ed Esposito Biagio. Di particolare rilevanza il contributo del collaboratore di giustizia Antonio Zaccaro, mandante dell’omicidio insieme a Gennaro e Carmine Sacco, poi deceduti. I destinatari dell’ordinanza sono gia’ detenuti per altra causa, Apice Costanzo e Pagano Cesare in regime di 41bis. L'articolo Uccisero fedelissimo dei Di Lauro: arrestati tre esponenti dei clan Sacco e Amato sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Salerno: crac della Banca Etrusca, in appello chieste le condanne dei vertici

Salerno. Ex Banca Etrusca: chiesta la conferma della condanna di primo grado. Il sostituto procuratore generale, Renato Martuscielli, ha chiesto la condanna bis nel processo di Appello per il fallimento dell’istituto di credito. La sentenza è prevista per il prossimo 23 febbraio. Nove gli imputati che ispondono a vario titolo di bancarotta. La sentenza di primo grado emessa nel febbraio 2011 decretò la condanna a tre anni e 8 mesi per l’ex presidente del consiglio d’amministrazione, Salvatore Memoli, tre anni e sei mesi per il commercialista Giovanni Pecoraro (presidente del consiglio di amministrazione dal 7 maggio 1998) e il componente del collegio dei sindaci Giovanni Nese; tre anni e quattro mesi per Roberto Casini, Corrado Caramico, Alfonso Coppola, Riccardo Terralavoro, Saturnino Mulinaro, Gennaro Ruoppolo e il direttore Paolo Merlino; due anni e quattro mesi per Dante Memoli e il consigliere Gaetano Trotta. La dèbacle della banca Etrusca con sede a Fratte venne alla luce nel 1998 quando i clienti dell’istituto di credito trovarono le porte chiuse. Un buco da 8 miliardi di lire che portò nel giro du due anni la banca al fallimento. L'articolo Salerno: crac della Banca Etrusca, in appello chieste le condanne dei vertici sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Presi tre pusher stabiesi: dovevano vendere la droga ad Amalfi

I Carabinieri della Compagnia di Amalfi, al termine di un servizio finalizzato al contrasto dei reati in materia di stupefacenti, nella scorsa serata hanno tratto in arresto 3 ragazzi originari di Castellammare di Stabia. I tre G.B. classe 1994, A.DC. classe 1993, R.S. 1981, sono stati fermati a Conca dei Marini, mentre con la loro autovettura si dirigevano verso Amalfi. Il veicolo ed il comportamento dei giovani al momento del controllo ha insospettito i militari che hanno deciso di approfondire l’accertamento.Rinvenivano così, occultati all’interno del cofano motore dell’autovettura, 500 Gr di marijuana. I tre soggetti sono stati tratti tutti in arresto in flagranza del reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La droga, con molta probabilità, destinata alla Costiera Amalfitana è stata sottoposta a sequestro. Il giudizio direttissimo per gli arrestati si terrà stamane presso il Tribunale di Salerno. L'articolo Presi tre pusher stabiesi: dovevano vendere la droga ad Amalfi sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Denunciati gli autori del raid alla scuola agraria di Ponticelli

Identificati e denunciati i cinque studenti che lo scorso autunno “avevano cosparso di creolina le aule dell’ Istituto alberghiero-agrario “Tognazzi-De Cillis” di via Argine, nel quartiere Ponticelli. A distanza di tre mesi i Carabinieri li hanno identificato e denunciati. Cinque studenti, uno di 20, due di 18 e tre minori di 17 e 16 anni, residenti a Ponticelli ed a Cercola, debbono rispondere di invasione di edificio, danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio.I militari della Compagnia Poggioreale hanno raccolto numerosi elementi a loro carico. I cinque, di fronte alle contestazioni dei Carabinieri, hanno finito con il confessare”. Saltare qualche giorno di scuola è costato caro a questi studenti L'articolo Denunciati gli autori del raid alla scuola agraria di Ponticelli sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Omicidio Liguori nessun colpevole

Non ha un nome chi ha ucciso Vincenzo Liguori, il meccanico di San Giorgio , padre della giornalista Mary ucciso nel gennaio del 2011. Assolto Vincenzo Troia, l’uomo condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Vincenzo Liguori, ucciso per errore . La quarta sezione di Corte d’appello ha assolto con formula piena l’uomo indicato come mandante del delitto. Un delitto che sconvolse l’intera città, Vincenzo Liguori fu ucciso da un proiettile vagante mentre svolgeva il suo lavoro in officina a pochi metri da un circolo ricreativo, dove viene colpito Luigi Formicola, ritenuto esponente del gruppo Abate, a sua volta in contrapposizione del gruppo di Troia. Una storia assurda resa ancor più dolorosa dal fatto che toccò proprio alla figlia di Vincenzo, la giornalista Mary Liguori, dare notizia dell’episodio sul quotidiano Il Mattino per il quale era corrispondente nel suo comune. L'articolo Omicidio Liguori nessun colpevole sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Onda, il killer del clan Gionta tenta il suicidio in carcere

Umberto Onda, uno dei killer più spietati dell’ultima generazione del clan Gionta di Torre Annunziata avrebbe tentato il suicidio in carcere. L’episodio sarebbe avvenuto nell’ultimo week-end all’interno del carcere di Opera dove è detenuto al 41-bis e deve scontare l’ergastolo. Onda avrebbe tentato il suicidio con un’arma da taglio e varebbe perso molto sangue prima di essere soccorso dalle guardie penitenziarie. Ricoverato in ospedale, ora le sue condizioni sono migliorate. Onda che era inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi d’Italia fu arrestato dai carabinieri il 28 giugno 2010 a Brindisi mentre scendeva da un traghetto proveniente dalla Grecia. I L'articolo Onda, il killer del clan Gionta tenta il suicidio in carcere sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Nocera Inferiore: resta in carcere Giovanni Citarella

L’imprenditore Giovanni Citarella resta in carcere. Nonostante il parere favorevole del procuratore generale presso il Tribunale di Sorveglianza di Potenza avesse dato l’assenso per gli arresti domiciliari all’imprenditore che deve scontare un residuo pena di circa un anno per la condanna nel processo “Due Torri” il giudice ha negato all’imprenditore il ritorno a casa. A metà gennaio, gli avvocati dell’ex patron della nocerina avevano ben sperato dopo i numerosi dinieghi per l’affidamento in prova o i domiciliari richiesti nei mesi scorsi. Citarella aveva sperato che i giudici potentini fossero più magnanimi nei suoi confronti ed aveva deciso – dopo la ratifica della condanna da parte della Cassazione – di consegnarsi nel carcere di Potenza per scontare un residuo di due anni e tre mesi di reclusione. Giovanni Citarella che aveva patteggiato la pena dopo un’intensa collaborazione con la magistratura era – secondo la Procura di Salerno – a capo di una cordata di imprenditori che manipolavano le gare d’appalto alla Provincia. Un cartello, composto da imprenditori edili di tutta la provincia di Salerno, che erano capaci di accaparrarsi i lavori con la complicità di dipendenti pubblici infedeli e grazie ad uno studio sul ribasso da presentare nelle gare d’appalto. Molti dei suoi coimputati, condannati in via definitiva, hanno ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali ed hanno evitato il carcere. Citarella per i suoi numerosi precedenti penali e per le attuali pendenze giudiziarie – è imputato in un processo pendente presso il Tribunale di Nocera Inferiore – è rimasto in carcere.Nei prossimi mesi, il noto imprenditore nocerino dovrà comparire come teste d’accusa nel processo “Due Torri” in corso a Salerno.(r.f.) L'articolo Nocera Inferiore: resta in carcere Giovanni Citarella sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Torre Annunziata, morì in sala parto: chiesta l’archiviazione per sette tra medici e infermieri

Maria D’Ambrosio 37 enne di Torre Annunziata morì durante il parto per un’imprevedibile cardiopatia dopo gravi convulsioni. Ieri il pm della Procura della Repubblicadi Torre Annunziata, Antonella Lauri, ha chiesto al giudice l’archiviazione per i 7 componenti dell’equipe dell’ospedale “Sant’Anna”di Boscotrecase, accusati di concorso in omicidio colposo. Con la donna morì anche la bimba che portava in gremo (l’avrebbero chiamata Francesca). L’episodio di malasanità avvenne la notte del 12 novembre 2014. Grazie ai risultati dell’autopsia, svolta sui due corpi il pm ha chiesto l’archiviazione del ginecoloco Angelo Mascolo, del responsabile del reparto di ginecologia dell’ospedale Luigi Lacchi e di Domenica Porzio, Emilio Sorrentino, Carmela Fabozzo, Floriana De Fazio e Cesare Serra. Erano tutti presenti in sala operatoria la notte tra l’11 e il 12 novembre 2014. Secondo i periti Claudio Buccelli, Antonio Mirabella e Giuseppe Botta, incaricati dal tribunale di Torre Annunziata non ci fu nessuna colpa medica, perché Maria D’Ambrosio venne curata con gli esami previsti dalla prassi. Gli avvocati della famiglia D’Ambrosio e del marito hanno già annunciato che si opporrano alla decisione del pm. L'articolo Torre Annunziata, morì in sala parto: chiesta l’archiviazione per sette tra medici e infermieri sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Ercolano: si è pentita “lady camorra” Enrichetta Cordua

Ercolano. Decide di passare dalla parte dello Stato Enrichetta Cordua, lady camorra, detenuta dal 23 settembre scorso in regime di 41 bis. La decisione è stata annunciata nel corso del processo per l’omicidio di Alfonso Guida, esponente del clan Ascione-Papale, cosca avversaria a quella dei Birra-Iacomino di cui faceva parte ‘Chetino’. La donna che insieme a Marco Cefariello avrebbe diretto l’organizzazione criminale della ‘curatela’ mentre i vecchi boss erano in carcere o pentiti, ha scelto di iniziare a collaborare con a giustizia. La prima prova è stata quella di raccontare il suo coinvolgimento proprio nell’omicidio Guida avvenuto il 13 agosto del 2003 a Torre del Greco e per il quale è stata condannata a 10 anni e otto mesi di reclusione, beneficiando dei riconoscimenti previsti dalla legge sui pentiti. Enrichetta Cordua è già inserita nel programma di protezione e pare abbia già raccontato retroscena sulle ultime alleanze dei Birra-Iacomino tra Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata. Chettina Cordua, 51 anni, in passato veniva inquadrata come una delle tante donne che per conto della cosca di Giovannino Birra gestivano il giro della droga. Poi, i pentiti l’hanno additata come la ‘reggente’ del clan Birra-Iacomino, un coinvolgimento pesante che ha spinto l’antimafia a chiedere e ottenere per lei il regime del carcere duro. Un regime al quale non ha retto e si è schierata con l’esercito dei pentiti del clan. L'articolo Ercolano: si è pentita “lady camorra” Enrichetta Cordua sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Spaccio a Salerno, sgominata la gang di Roberto Esposito

Salerno. Due piazze di spaccio a Salerno, per ‘commerciare’ in eroina e cocaina, sono al centro di un’indagine della polizia che ha portato all’emissione di dieci misure cautelari da parte del gip. La squadra mobile ha eseguito tre provvedimenti ai domiciliari, per indagati per detenzione e spaccio di droga, e sette in carcere a indagati cui viene contestata anche l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il capoluogo di provincia, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era diviso dall’organizzazione in due aree di spaccio: nel centro storico prevalentemente eroina, e nella zona collinare e a rione Matierno la cocaina. A capo dell’organizzazione Roberto Esposito, già detenuto, che attraverso il fratello Cataldo, all’epoca in carcere, aveva conosciuto e stretto relazioni con i familiari di alcuni detenuti nigeriani in grado di fornire hashish, ecstasy, coca ed eroina in grandi quantita’. Queste relazioni ‘commerciali’ gli hanno permesso, dicono le indagini avviate a dicembre 2013 e durate fino a meta’ 2014, di costruire un sodalizio per gestire due piazze di spaccio in citta’, quando quel ‘business’ era in mano solo a organizzazioni dell’hinterland napoletano. A questa tranche di inchiesta fanno riferimento 7 misure cautelari in carcere, e, nel corso delle indagini, il sequestro di una partita di ecstasy con una molecola di sintesi particolarmente pericolosa. Un secondo provvedimento fa riferimento solo allo spaccio di droga tra 2014 e inizio 2015 e riguarda 3 indagati. L'articolo Spaccio a Salerno, sgominata la gang di Roberto Esposito sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Nepotismo e appalti: si allarga l’inchiesta sull’Università di Salerno

Fisciano/Salerno. Esposti anonimi e non ricchi di episodi, concorsi, appalti, ma anche amori e tradimenti: dieci anni di vita dell’Unisa raccontati da corvi e non. Nell’inchiesta avviata dalla Procura di Nocera Inferiore, affidata ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, si stanno ricomponendo i pezzi di un puzzle complicato, fatto di denunce dimenticate, esposti anonimi archiviati, e procedimenti giudiziari aperti, ma mai portati a termine. Tanti gli elementi che i carabinieri stanno cercando di riordinare prima del briefing delle prossime settimane che dovrebbe dare avvio ad altre acquisizioni documentali e alle convocazione di denuncianti e persone informate dei fatti per supportare le prime ipotesi investigative su un giro di favoritismi, sia nelle assunzioni, ma anche negli appalti. Innanzitutto, in questi giorni si mettono insieme i numerosissimi esposti su presunte assunzioni pilotate, gare di appalto, incarichi professionali e bandi di selezione di personale all’interno dell’Unisa. Ognuno dei piccoli dossier, molti dei quali anonimi, altri a firma di sindacalisti – tra questi Antonio Trivelli della Uil – contiene denunce su svariati episodi, molte delle quali relative alla gestione dell’attuale rettore Aurelio Tommasetti, coadiuvato nella direzione dell’Università dal direttore generale Attilio Bianchi. Ma altri episodi riguardano anche l’ultimo periodo della gestione di Raimondo Pasquino, rimasto in carica fino al 2012. Tra gli esposti rimasti senza verifica e ormai troppo vecchi per produrre effetti giudiziari, vi è anche quello – denunciato anni fa – che riguardava l’assunzione come ricercatore alla facoltà di ingegneria di Nicola Pasquino, figlio dell’allora rettore. Era il 2004 e Nicola Pasquino fu scelto da una commissione nominata proprio dal papà, tra sei candidati, cinque di questi dopo aver fatto domanda non si presentarono alle selezioni scritte. All’epoca, Nicola Pasquino aveva 30 anni e al suo attivo zero pubblicazioni. Un espisodio ‘ripescato’ in questi giorni dagli inquirenti ma che non potrà produrre alcun effetto investigativo visto è ormai passato troppo tempo dall’episodio. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Nocera Inferiore, coordinati dal maggiore Alessandro Di Vico del Nucleo investigativo di Salerno, stanno selezionando i fatti sui quali procedere ad accertamenti più approfonditi. Quelli che apparentemente potrebbero avere risvolti di tipo penale. Innanzitutto, si farà un elenco di concorsi, gare dell’appalto e di bandi indetti da Unisa e che hanno suscitato dei sospetti. Poi, così come si è fatto per l’appalto alla società di lavoro interinale Lavorint spa, si procederà ad acquisire la documentazione relativa che sarà poi analizzata per verificare aspetti di legittimità e legalità. L’attenzione degli inquirenti si concentra, in particolare, sull’ultimo quadriennio. Dalla fine del 2012 in poi. Il sostituto procuratore della Procura di Nocera Inferiore Amedeo Sessa, titolare dell’inchiesta, coordinerà il lavoro dei carabinieri e sceglierà a quale degli episodi finora emersi dare priorità. La piccola task-force, istituita dalla Procura di Nocera Inferiore, dovrebbe accelerare i tempi ed evitare che – com’è accaduto fino ad ora – le denunce cadano nel dimenticatoio. Dopo l’avvio dell’indagine sui lavoratori interinali, pare siano arrivati altri esposti – questa volta sottoscritti – su piccoli scandali e favoritismi all’interno dell’Ateneo salernitano. Altro lavoro per gli investigatori che cercano di racchiudere l’indagine sugli episodi più rilevanti. (r.f.) L'articolo Nepotismo e appalti: si allarga l’inchiesta sull’Università di Salerno sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Scafati arrestato pregiudicato stabiese

La notte scorsa i Carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno arrestato Michele PUOLO, 26 anni di Castellammare di Stabia, già noto alle Forze dell’Ordine. I militari della Tenenza di Scafati sono intervenuti nella zona “Bagni” in quanto, poco prima, due giovani angresi – poco più che dicottenni, erano stati minacciati da un uomo al fine di farsi consegnare il denaro in loro possesso. Il pregiudicato stabiese, infatti, in serata aveva incontrato i due ragazzi in prossimità di una rivendita di tabacchi lungo la via Nazionale nel comune di Angri, mentre erano appena risaliti a bordo della loro auto subito dopo aver acquistato delle sigarette. In quel frangente il 26 enne li aveva convinti – in maniera insistente – a dargli un passaggio in auto per raggiungere la località Bagni del comune scafatese dove, una volta giunti nei pressi di un distributore di benzina, il pregiudicato era sceso dal veicolo, non prima di essersi fatto consegnare dai giovani – previa minaccia verbale – tutto il denaro in loro possesso, circa 20 euro. Le due vittime, percorse poche centinaia di metri, però, hanno incontrato una pattuglia dei Carabinieri, ai quali hanno raccontato quanto appena accaduto, descrivendo le fattezze dell’uomo appena lasciato nei pressi del distributore di benzina. I militari, infatti, intervenuti immediatamente hanno sorpreso il pregiudicato stabiese ancora sul posto, recuperando la somma sottratta. ll 26 enne, arrestato per estorsione, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo previsto nella giornata odierna. L'articolo Scafati arrestato pregiudicato stabiese sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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