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Cronaca

Marigliano, assolte due sorelle: si chiude il processo per violenza privata

Nola: Assoluzione per Due Sorelle Accusate di Violenza Privata, Il Giudice Riconosce l'Insussistenza del Reato Si è concluso con un’assoluzione significativa il processo che ha visto sul banco degli imputati due sorelle di Marigliano. Il Tribunale di Nola, presieduto dalla dottoressa Ricciardelli, ha stabilito che...

Antonio Gala, broker di narcotraffico, estradato in Italia: indagini su legami con la criminalità cinese

Arrestato a Fiumicino il narcotrafficante Antonio Gala: la fine di una latitanza internazionale Oggi, l'aeroporto di Fiumicino ha accolto il rientro in Italia di Antonio Gala, un latitante di massima pericolosità accusato di aver orchestrato un vasto traffico di stupefacenti a livello internazionale. Arrestato lo...

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Turbativa d’asta: Coinvolti il consigliere regionale Bosco ed un sacerdote

In data odierna militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Caserta hanno dato compiuta esecuzione alle notificazioni dell’avviso di conclusione indagini nei confronti di 7 soggetti, emesso dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, a conclusione di circa un anno d’indagine per il reato di turbativa d’asta. La gara d’appalto in esame, del valore di circa 1,5 milioni di euro, riguarda la ristrutturazione della Fondazione San Giuseppe di Tuoro, Caserta (CE) mediante utilizzo di finanziamenti europei tesi al recupero di zone del territorio italiano in difficoltà e finalizzati alla costruzione di un asilo. Le indagini, delegate alla Compagnia della Guardia di Finanza di Caserta, hanno consentito di accertare innumerevoli collegamenti esistenti tra il Presidente della Fondazione (il sacerdote Biagio Saiano), il consulente giuridico della Commissione aggiudicatrice (il Consigliere Regionale della Campania Luigi Bosco) e due coniugi Clementina Ferraiuolo e Giuseppe De Liso. con funzioni di consiglieri della Fondazione (uno dei quali, poche settimane prima dell’indizione di gara ha abbandonato la carica di consigliere). In particolare, le complesse attività d’indagine, hanno permesso di provare come il soggetto aggiudicatario di gara fosse il marito di uno dei consiglieri, amico di vecchia data del sacerdote-presidente nonché responsabile (unitamente al coniuge) della campagna elettorale del consulente giuridico della Commissione di Gara per le elezioni Regionali del 31 maggio 2015. Se ciò non bastasse, è stato dimostrato inoltre come la ditta, scelta per la ristrutturazione della Fondazione, sia una ditta specializzata per l’installazione di soli pannelli fotovoltaici e non anche per la ristrutturazione di edifici. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno consentito di acquisire un grave quadro indiziario a carico degli indagati che ha permesso di dimostrare come una gara d’appalto per il valore di circa 1,5 milioni di euro sia stata affidata, con motivazioni esclusivamente amicali, a soggetti privi dei necessari requisiti ed in spregio delle fondamentali regole di mercato e di leale concorrenza. L’attività investigativa, svolta mediante l’utilizzo di intercettazioni telefoniche ed ambientali, servizi di osservazione, pedinamento e controllo e l’escussione di molteplici persone informate sui fatti, ha consentito di documentare come gli indagati avessero artificiosamente creato tutti i presupposti tecnico-giuridici per la partecipazione e l’aggiudicazione della gara d’appalto, rendendo quindi la procedura ad evidenza pubblica una mera inutile formalità. L’attività posta in essere dalla procura, in stretta sinergie con la Guardia di Finanza, rimarca ancora una volta, l’impegno profuso nel contrasto all’illegalità e allo sperpero di denaro pubblico. “Sono sereno e confido nell’operato degli organi inquirenti, dai quali spero di poter essere chiamato quanto prima per fornire i chiarimenti necessari e fugare eventuali dubbi” spiega in una nota Luigi Bosco. “E’ stato un fulmine a ciel sereno; sembra inverosimile trovarmi coinvolto come oggetto di indagini in una situazione in cui ho unicamente espletato la mia attività professionale di amministrativista, come segretario verbalizzante e come legale, peraltro anche con risultati positivi concreti, come la vittoria innanzi al Tar Napoli nel giudizio in cui ho difeso la Fondazione San Giuseppe. Preciso che per tutta l’attività svolta non ho ancora percepito un solo euro, rimanendo creditore nei confronti della Fondazione; come si suol dire danno e beffa”, conclude.

Ravello: l’assassina di Patrizia Attruia di Scafati premeditò l’omicidio

L’omicidio di Patrizia Attruia avvenuto a Ravello il 27 marzo scorso era stato pianificata dalla sua assassina Vincenza Dipino. Queste sono le conslusioni a cui è giunta il pm Cristina Giusti della Procura di Salerno che ieri ha notificato alla killer l’ avviso di conclusione delle indagini. La vittima originaria di Scafati(con parenti anche a Castellammare di Stabia) fu uccisa da Vincenza Dipino che aveva pianficato l’omicidio per questo le contesta l’ipotesi di omicidio volontario, con l’aggravante della premeditazione per Vincenza Dipino. Invece Giuseppe Lima, compagno della vittima(che dal maggio scorso iscritto nel registro degli indagati), è accusato di concorso in occultamento di cadavere e favoreggiamento. Una vicenda di cui ancora oggi si parla in costiera amalfitana. Secondo la ricostruzione degli investigatori la vittima da circa tre anni si era trasferita da Scafati a Ravello, dove viveva con Lima. Entrambi disoccupati, vivevano in un fabbricato rurale vicino a un terreno agricolo. Poi si erano trasferiti a casa di Vincenza Dipino. Ma tra le due donne nacque sin da subito una rivalità per l’uomo di casa con continue liti. Poi, secondo la rivostruzione fatta dalla stessa assassina che ha confessato tutto e gli elementi raccolti dagli investigatori, almeno due giorni prima del 27 marzo scorso dopo l’ennesima lite la Dipino strangolò la rivale, tra la cucina e la camera da letto poi il corpo venne trascinato per il corridoio e adagiato all’interno di una cassapanca con l’aiuto di Vincenzo Lima che si è sempre dichiarato innocente.

Omicidio Amendola: i selfie dei killer e la telefonata tra il baby boss e la madre

Il terzetto di presunti assassini di Vincenzo Amendola dopo il selfie insieme sul luogo del delitto, aveva gettato in mare la pistola usata per ucciderlo.E ieri pomeriggio è stata trovata nelle acque prospicienti il quartiere dai sommozzatori della squadra nautica della Polizia di Stato una pistola calibro 9X21, simile a quella che è stata usata dai killer per uccidere Vincenzo Amendola – il 18enne del quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli scomparso la notte tra il 4 e il 5 febbraio scorso e trovato cadavere, sotto un metro di terra il 19 febbraio. L’arma recuperata è, al momento, sottoposta a verifiche da parte della polizia scientifica. Si tratta di accertamenti che consentiranno di appurare se sia proprio quella adoperata dagli assassini di Amendola. La Squadra Mobile della Questura di Napoli sta ora indagando sull’accaduto basandosi sulle dichiarazioni rese dall’amico della vittima, ora pentito,Gaetano Nunziato, il giovane di 23 anni coinvolto nella vicenda accusato di concorso in omicidio, porto illegale di arma da fuoco e occultamento di cadavere. Intanto sono ancora in corso le ricerche di altre due persone, indicate da Nunziato come autori del delitto. Si tratta del baby boss Gaetano Formicola ‘o chiatt e Giovani Tabasco birillo. Il ritrovamento dell’arma ai fini dell’inchiesta è un risultato importante per la pubblica accusa: se risulterà effettivamente l’arma utilizzata, gli inquirenti avranno in mano un ulteriore elemento a favore della credibilità del neo collaborante. Intanto nel decreto di fermo a carico di Gaetano Nunziato c’è anche una conversazione telefonica tra Gaetano Formicola, indagato, e la madre, estranea alla vicenda ma al centro delle voci che avrebbe messo in giro Vincenzo Amendola per vantarsi della relazione. Va sottolineato che non c’è prova del rapporto tra i due e la stessa procura a proposito della relazione utilizza la parola “presunta”. Sembrerebbe, secondo alcuni investigatori, più di un millantato credito da parte del giovane ucciso che altro e la notizia è arrivata alle orecchie della polizia attraverso uno zio, sentito in maniera informale. Ecco la conversazione tra Gaetano Formicola e la madre. GAETANO: «Mamma». MARIA: «Pronto». GAETANO: «Ma dimmi una cosa, no». MARIA: «Eh». GAETANO: «Ma hai chiamato a Manuela?». MARIA: «No, Gaetano quella mi ha chiamato … mi ha chiamato e si sono anche svegliati questi qua». GAETANO: «Eh, mamma tu mi senti, poca confidenza». MARIA: «Eh …incomp…». GAETANO: «Buongiorno e … perché sta succedendo il cazzo per la banca dell’acqua, stanno capendo». MARIA: «Eh, bravo, poca confidenza anche tu, adesso non andare più spesso là». GAETANO: «No, non ti preoccupare, mi devi morire tu … va bene». MARIA: «Eh, eh, ciao». GAETANO: «Ciao». Secondo gli investigatori il tono e il contenuto della telefonata sarebbero appunto collegati alla sparizione di Vincenzo Amendola. E la donna viene richiamata all’ordine da suo figlio e invitata a non prendersi molta confidenza con certe persone in quanto la gente sta “capendo una cosa per un’altra”. Frase che indurrebbe a pensare appunto a un vanto da parte di Vincenzo, non corrispondente alla realtà. Ma sarà l’inchiesta a chiarire tutto. (nella foto i tre presunti killer di Amendola, Giovanni Tabasco, Gaetano Nunziato e Gaetano Formicola)

Appalti nettezza urbana, Gdf acquisisce atti Comune Ercolano. Indagati imprenditori e funzionari comunali

La Guardia di Finanza ha acquisito stamattina documenti relativi agli appalti sulla Nettezza urbana al Comune di Ercolano. L’indagine si svolge su delega della Procura della Repubblica di Napoli. Da quanto si apprende, sono state notificate informazioni di garanzia a dirigenti della società che smaltisce i rifiuti ed a funzionari comunali. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni, ma sulla indagine vi è il più stretto riserbo. Le Fiamme Gialle hanno anche sequestrato il cantiere della società che gestisce il servizio di smaltimento rifiuti. Sulla vicenda il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto ha detto: “Non conosco i dettagli dell’operazione, ma confido nelle forze dell’ ordine e siamo pronti ad agevolare il loro lavoro. Ho inoltre saputo del sequestro di parte del cantiere della “Multiecoplast”, che gestisce il servizio smaltimento dei rifiuti in città. Siamo al lavoro per fronteggiare una situazione molto critica anche alla luce delle vicende che abbiamo ereditato”.

Metanizzazione di Ischia: revocata la misura cautelare a Casari della Cpl Concordia

Il Tribunale del Riesame di Napoli, “accogliendo l’appello proposto dai difensori, ha revocato la misura cautelare” applicata a Roberto Casari, ex presidente della Cpl Concordia, nel luglio 2015 per la vicenda relativa alla metanizzazione del cosiddetto ‘Bacino Campania 30′. E’ quanto si legge in una nota dei legali del manager modenese. Nei giorni scorsi, viene spiegato ancora, la Cassazione aveva depositato le motivazioni con cui accoglieva il ricorso dei difensori di Casari. Alla fine di gennaio il tribunale di Modena aveva deciso di sostituire gli arresti domiciliari, comminati all’ex numero uno della Cpl, con l’obbligo di dimora nel comune di Concordia, nel Modenese. Casari, arrestato a marzo 2015, aveva passato alcuni mesi in carcere a Poggioreale, prima di trascorrere un periodo agli arresti domiciliari a casa di una sorella a Trento e poi nella sua abitazione a Concordia.

Ercolano: il killer del cantante fu pagato “solo” 800 euro. Il racconto dell’agguato

Solo 800 euro. E’ quanto ebbe come ricompensa per un omicidio, dal boss Natale Dantese, il sicario di Salvatore Barbato, Vincenzo Spagnuolo. Perche’ e’ vero che l’agguato aveva provocato una vittima, ma era quella sbagliata. Sette anni dopo una esecuzione a colpi di pistola calibro 9 millimetri, in pieno giorno, a pochi passi da un ingresso secondario degli scavi di Ercolano, le indagini dei carabinieri su mandato della Direzione distrettuale antimafia portano a 4 misure cautelari firmate dal gip Marcello De Chiara per mandanti ed esecutori, e completano la conoscenza di una delle fasi acute della ‘guerra’ di camorra nel paese vesuviano del Napoletano tra i cartelli Ascione-Papale, cui appartengono i 4 indagati, e Iacomino-Birra. Il complesso puzzle investigativo ha le sue prime tessere a ridosso dell’omicidio (avvenuto il 13 novembre 2009, poco prima delle 15) in una serie di intercettazioni che pero’ diventano elementi di prova solo nel quadro fornito da collaborazioni di pentiti, fra i quali la moglie di Dantese, Antonella Madonna, e dai riscontri a queste. Salvatore Barbato, 29 anni, conosciuto come ‘o cantante, con la camorra e con la criminalita’ non ha nulla a che vedere. E’ in auto con Nicola Angelico, un amico con cui si e’ recato in un negozio, e guida la sua Suzuki Swift grigio chiara in via Mare, ignaro del fatto che quello stesso tipo di vettura e’ in uso a Ciro Savino, legato agli Iacomino-Birra e obiettivo di un agguato deciso da Dantese. L’indicazione sbagliata al ‘commando’ arriva da Pasquale Spronello, cognato del figlio del boss Ciro Papale, insieme a Dantese, Spagnolo e Antonio Sannino destinatario del provvediemnto odierno. La macchina del 29enne e’ intercettata dai sicari a bordo di uno scooter e affiancata; partono 11 colpi dalla pistola del killer, 5 dei quali uccidono Barbato, mentre l’amico resta illeso perche’ si ranicchia nello spazio del sedile del passeggero ai primi spari, non potendo cosi’ fornire, come i custodi in turno degli scavi, alcun elemento utile alle indagini. Ne’ aiuta a comprendere cio’ che e’ accaduto il fatto che le utenze cellulari e fisse di Dantese e Spagnuolo, non che’ della convivente di questi, siano intercettate in una altra indagine gia’ avviata. Ora pero’ orari, celle telefoniche e conversazioni sono elementi di prova. E cosi’ gli inquirenti hanno ascoltato il boss e il gregario darsi appuntamento alle 11.47 di quel giorno e capito che alle 13.06 si sono incontrati perche’ i telefonini agganciano la stessa cella a Ercolano, prima che quello di Dantese risulti irraggiungibile. Il giorno dopo le conversazioni tra la moglie del boss e la fidanzata di Spagnuolo fanno capire che dopo quell’appuntamento Dantese non e’ tornato a casa, ma e’ rimasto con il complice. Un altro elemento lo forniscono le conversazioni nei giorni successivi del boss con le sue due amanti. Quella ‘in carica’, I.R., il 15 novembre lo rimprovera di non essersi fatto vivo. “Stai pieno, si vede”, apostrofa Dantese quando questi la chiama alle 12.11; “sto pieno di tuosseco”, risponde il boss arrabbiato; “cosa e’ successo, tua moglie?”, chiede la donna; “ti ha spiegato Liberata il fatto?”, dice lui; “percio’ non ti sei fatto sentire!!”, comprende alla fine lei. Il giorno dopo e’ la volta di E.P., con cui Dantese ha pure avuto una relazione extraconiugale. A lei spiega: “io non festeggio le disgrazie”. Segnale, annota il gip, dello sbaglio di persona. E se e’ Ciro Guadino, pentito, a inviare una lettera ai pm il 25 maggio scorso specifica sull’omicidio Barbaro, consentendo gli arresti attuali, gia’ nel 2012 Antonella Madonna, moglie di Dantese, la donna che ha preso il comando di quella frangia del gruppo quando il marito e’ stato arrestato nel 2010 e che si e’ pentita, aveva raccontato dell’omicidio per errore e del compenso ridotto a 800 euro per Spagnuolo. (nella foto in alto da sinistra il killer Vincenzo Spagnuolo, a destra la vittima Salvatore Barbaro)

Gragnano: arrestato il figlio del boss Carfora. Spacciava in piazza Aubry

Spacciava marijuana in piazza Aubry, in pieno centro a Gragnano: arrestato Antonio Carfora, 26enne figlio del boss Nicola alias “‘o fuoco” detenuto all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore caseario Michele Cavaliere, ucciso a novembre del 1996, “colpevole” di essersi rifiutato di pagare la tangente alla cosca dei Di Martino – Afeltra. Carfora junior è stato arrestato nella serata di ieri dai carabinieri della stazione di Gragnano che da tempo monitoravano la vendita di droga nelle strade della città della pasta e nello specifico i movimenti di Carfora. Le forze dell’ordine, appostate in piazza Aubry in abiti civili, hanno notato alcune cessioni di stupefacenti prima di intervenire e bloccare il 26enne. Carfora aveva con sé 20 grammi di marijuana, pronta per essere venduta, e 350 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Il giovane è ora in attesa del rito direttissimo. Suo padre è il famigerato Nicola ‘o fuoco componente prima del gruppo di killer di primo piano che tra le fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta aderì al clan di Umberto Mario Imparato insieme con gli Afeltra -Di Martino di Pimonte e diedero vita alla sanguinosa faida di camorra nella zona stabiese contro il clan D’Alessandro che lasciò sul selciato in tre anni oltre 120 morti tra cui anche bambini e altre vittime innocenti. Nicola Carfora era uno dei killer più spietati del gruppo di Umberto Mario Imparato “il professore rosso”. Poi con la morte sui boschi di Quisisana ad opera della polizia del boss il clan si disgregò e Carfora diede vita ad un sodalizio criminale autonomo sui Monti Lattari. Carfora senior fu arrestato sempre a Gragnano nel 1999.

Maxi evasione fiscale: sequestro di 22 milioni di euro all’American Laundry di Melito

In data odierna, all‘esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo per oltre 22 milioni di euro nei confronti della lavanderia industriale “AMERICAN LAUNDRY OSPEDALIERA SpA”, con sede a Melito di Napoli, e anche per equivalente nei confronti dei relativi amministratori. Il provvedimento giudiziario rappresenta la fase finale di articolate indagini dirette e coordinate da questa Procura della Repubblica su una maxi evasione da riscossione perpetrata dalla predetta società negli anni tra il2010 e il 2013. Le indagini sono state avviate all’esito di alcuni controlli automatizzati svolti dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Napoli che hanno consentito di rilevare omessi versamenti di ritenute certificate e di IVA per importi di rilevante entità (pari, rispettivamente, a 3,6 milioni e 18,4 milioni di euro). Rilevanti aspetti investigativi sono stati sviluppati dal nucleo investigativo dell’ Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Caserta – presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord. Gli accertamenti patrimoniali conseguentemente delegati da questa Procura al Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli hanno permesso di ricostruire l’intero patrimonio mobiliare ed immobiliare della società e dei rispettivi amministratori (formali e di fatto) e di individuare, in particolare, immobili di pregio nella disponibilità di questi ultimi siti a Napoli (quartiere Posillipo), Ischia e Castel di Sangro (AQ).

Ercolano: Salvio il cantante ucciso per errore su disposizione di Natale Dantese. I nomi degli arrestati

Per l’omicidio di Salvatore Barbaro, conosciuto come Salvio ‘o cantante oggi i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco anno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea – a carico di quattro persone, già detenute: Si tratta del ras Natale Dantese (che si trova al 41bis), Antonio Sannino, Vincenzo Spagnuolo, Pasquale Spronello ( i primi tre già detenuti mentre Spronello è stato arrestato stamattina). L’omicidio di Salvatore Barbaro, spiega una nota della Procura, è stato ricostruito in maniera dettagliata grazie al contributo di collaboratori di giustizia di Ercolano oltre che a numerosi riscontri. La vittima, incensurata, che di mestiere faceva il muratore e si dilettava a cantare alle feste e ai matrimoni in tutta la zona vesuviana, venne trucidata nei pressi degli Scavi archeologici di Ercolano per errore perché scambiato per affiliato al clan antagonista. L’arresto, sottolinea la nota, costituisce ulteriore sviluppo delle indagini che hanno permesso di fare luce su numerosi omicidi “tutti ascrivibili alla sanguinosa faida in atto sul territorio di Ercolano già dai primi anni ’90 e in relazione ai quali, tra il 2014 e il 2015,sono state eseguite numerose misure cautelari emesse dal Gip di Napoli nei confronti dei relativi mandanti ed esecutori”. Dei quattro destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, tre sono già detenuti. (nella foto da sinistra il boss in ascesa di Ercolano Natale Dantese e la vittima innocente Salvatore Barbaro, Salvio il cantante)

Ercolano: il neomelodico Salvio il “cantante” ucciso per errore davanti agli Scavi, presi gli assassini

I Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone, ritenute esponenti del clan camorristico degli “Ascione – Papale” e, a vario titolo, responsabili di un omicidio messo a segno il 13 novembre 2009 ad Ercolano, durante una fase del conflitto armato contro i “Birra – Iacomino”. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. I militari dell’Arma hanno accertato che l’uomo assassinato nei pressi degli scavi di Ercolano, Salvatore Barbaro, era completamente estraneo a dinamiche criminali. Salvatore Barbaro era infatti conosciuto come Salvio ‘il cantante’ poiché era solito scrivere testi di canzoni napoletane ed esibirsi in ristoranti del Vesuviano. Le indagini hanno consentito inoltre di accertare che fu ucciso per errore, esattamente perche’ preso per un affiliato al clan rivale, con il quale aveva in comune solo il modello di auto.

Casalnuovo, omicidio Ilardi: fermati i presunti killer

Ci sono due fermi per l’omicidio di Giuseppe Ilardi ucciso a Casalnuovo lo scorso 10 dicembre. Si tratta di Giovanni Romano Gallucci di 22 anni e lo zio Onofrio Mosti, fratello dei più noti Gennaro, Giancarlo e Federico Gallucci. Sono stati fermati dai carabinieri di Castello di Cisterna su disposizione del pm Liana Esposito della Dda di Napoli. I due sono noti alle forze dell’ordine. Gallucci è figlio Giovanni Romano, ucciso in un agguato di camorra il 21 marzo del ’94, mentre si trovava in compagnia di Pino Piscopo, alias “Pinuccio ’o metronotte. Anche il giovane nel settembre del 2014 rimase vittima di un agguato in cui rimase ferito e per il quale furono arrestati due esponenti del clan veneruso di Volla. Lo zio Onofrio Mosti (che è stato arrestato ad Arezzo dove si era trasferito da qualche mese) ha precedenti per furto. L’omicidio avvenne lo scorso 10 dicembre. La vittima, Giuseppe Ilardi di 26 anni, residente in via Roma a Casalnuovo, si trovava a bordo di una Smart ritenuta in uso ad un presunto ras, Antonio Barone, meglio noto come Tonino l’elettrauto, e ritenuto il nuovo reggente del malaffare locale. I sicari si avvicinarono alla sua auto mentre transitava nei oressi della scuola De Curtis e gli esplosero contro in rapida successione numerosi colpi di pistola. Ilardi tentò anche inutilmente la fuga.

Napoli: Amendola ucciso perché aveva mandato messaggi erotici alla moglie del boss

Vincenzo Amendola fu ucciso perché aveva inviato messaggi erotici alla donna sbagliata. Proprio alla moglie del boss Ciro Formicola e mamma di Gaetano il baby boss ricercato per l’omcidio insieme con Giovanni Tabasco. E questo lui, giovane non inserito nel clan non poteva permetterselo. Le “regole” sono “regole” e vanno rispettate. Per questo che è stata decisa la sua punizione esemplare. Ma prova dell’affronto per ora non è possibile ricostruirla perché -come ha raccontato Gaetano Nunziato agli inquirenti- la scheda del cellulare di Vincenzo Amendola è stata distrutta e il cellulare lanciato su un terrazzo di un edificio a Ponticelli. Lo avevano cercato per tutta San Giovanni a Teduccio e anche a Ponticelli. Gli dovevano parlare e rintracciarono uno dei suoi amici, Gaetano Nunziato, colui il quale lo avrebbe poi portato alla trappola mortale. E’ stato proprio NUnziato che decidendo di collaborare con la giustizia, perché temeva a sua volta di essere ucciso, che ha raccontato tutto agli investigatori. Ora come si legge nel capo di imputazione contestato a Nunziato firmato dal pm della Dda Antonella Fratello ci sono i nomi dei due ricercati “…Gaetano Nunziato perché, in concorso con Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco, agendo con premeditazione, esplodendo contro Vincenzo Amendola molteplici colpi d’arma da fuoco calibro 9×21, ne cagionava la morte, consistendo il ruolo, in particolare, di Nunziato nell’accompagnare la vittima sul luogo del delitto, nel partecipare all’omicidio e nel recuperare l’arma utilizzata, i guanti e i capi di abbigliamento di Formicola e Tabasco, per la successiva distruzione, con l’aggravate di aver agito per favorire il clan Formicola di San Giovanni a Teduccio”. Ma “il pentito” Gaetano Nunziato oltre a fornire tuti i dettagli sul movente della morte di Enzino Amendola e aver fatto ritrovare il corpo, ha anche fornito tutti i dettagli sull’omicidio e sui momenti che lo precedettero. Ecco cosa ha raccontato Nunziato agli investigatori di come fu rintracciato Amendola e come fu portato sul luogo dell’esecuzione: “…Questi sono i fatti così come si sono verificati. Verso le ore 21 del 4 febbraio, io mi trovavo nei pressi delle panchine di viale 2 Giugno angolo via Taverna del Ferro, di fronte allo chalet “Lago” seduto sulle panchine insieme ad i vari giovani che frequentano quel bar. Verso le ore 22-22,30 è venuto Giovanni Tabasco, il quale giunto a piedi dalle palazzine del Bronx, mi chiedeva dove fosse Vincenzo Amendola. Io gli risposi di non saperlo in quanto non lo avevo visto e contemporaneamente gli chiesi i motivi della sua domanda, anzi gli chiesi se casomai Amendola avesse dovuto fare qualche servizio. Gli dissi ciò perché sapevo che Vincenzo era un po’ il factotum della famiglia di Formicola Gaetano, tant’è che sapevo per quello che mi dicevano altri conoscenti che lo stesso dormiva a casa loro per lunghi periodi e svolgeva per essi ogni tipo di commissione. Giovanni Tabasco mi rispose in maniera evasiva senza spiegarmi perché effettivamente cercava Amendola. Poi consegnò il suo telefono cellulare ad una ragazza presente sul posto, di cui non sono in grado di fornirvi le relative generalità, e le chiese di chattare sino al suo ritorno con chiunque…In tale frangente giunse sul posto proprio quest’ultimo a bordo del suo scooter, ovvero quello che poco prima era stato usato da Gaetano Formicola. Una volta giunto sul posto Giovanni Tabasco, rivolgendosi ad Amendola gli chiese di dargli il suo telefono cellulare. A tanto Amendola Vincenzo ubbidì e gli diede il suo cellulare. Tabasco Giovanni una volta preso il telefono chiese ad Amendola di allontanarsi da lui e di attendere poco lontano, poi mi chiamò e mi disse se gli potevo fare la cortesia di portagli Amendola dietro al Bronx”.

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