Cronaca Napoli
Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli
Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?
Cronaca Giudiziaria
Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso
I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.
Succede anche
Cronaca
Torre del Greco: condannati a 30 anni i Killer del diacono di Latina
Trent’anni a tanto ammonta la pena chiesta per i tre killer che uccisero il diacono Patrizio Barlone. Salvatore Avola, Carmine Marasco di Torre del Greco e Antonio Imperato di Ercolano, sono stati condannati in primo grado a trent’anni di reclusione. I tre hanno chiesto il rito abbreviato per non incorrere nella condanna all’ergastolo. Patrizio Barlone fu trovato morto nella sua abitazione di Monte San Giacomo a febbraio scorso: fu legato e imbavagliato e poi ucciso. Dietro il raid che inizialmente doveva essere una rapina c’era un debito di 25mila euro che Quadrino aveva contratto con la vittima. Le immagini delle telecamere di sorveglianza erano state determinanti nell’individuazione dei componenti della gang ingaggiata da Quadrino. Ad incastrare gli uomini furono proprio i filmati di videosorveglianza dei carabinieri, dirimpettai del Barlone, nei quali si vedevano chiaramente tre uomini ed una donna uscire dal civico 9 di via Roma con un borsone.
Cronaca
Giugliano: due rapine nello stesso negozio in 10 giorni. Preso
Ha messo a segno due rapine nello stesso negozio in poco meno di 10 giorni. Ma è stato riconosciuto dalle vittime che hanno allertato la polizia. Per un uomo di 45 anni, già noto alle forze dell’ordine, è così scattato il fermo di polizia giudiziaria. Il fatto è accaduto a Giugliano All’inizio del mese scorso l’uomo, come hanno ricostruito gli agenti del locale commissariato, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino, ha fatto irruzione in un bazar del centro, gestito da cittadini cinesi, facendosi consegnare l’incasso dalla moglie del titolare che si trovava alla cassa. Dieci giorni dopo lo’uomo è tornato per tentare un nuovo colpo. Ma la donna lo ha riconosciuto ed ha iniziato ad urlare richiamando l’attenzione del marito e dei clienti, costringendo il rapinatore alla fuga. Avviate le indagini i poliziotti in pochi giorni lo hanno identificato e lo hanno sottoposto a fermo.
Cronaca
Napoli, polistirolo al posto delle sigarette: sequestrate 154 “false stecche” in piazza Garibaldi
La polizia Municipale ha sequestrato in zona Piazza Garibaldi a Napoli 154 false stecche di sigarette. Gli Agenti, durante il regolare controllo della piazza hanno avvistato due uomini che vendevano stecche di sigarette di contrabbando. Fermati i due venditori gli agenti si accorgevano che, le stecche ben confezionate, non contenevano pacchetti di sigarette ma strisce di polistirolo e chiodi. Le 154 finte stecche di sigarette sono state sequestrate e i due truffatori risultati gia’ pregiudicati per reati contro il patrimonio, sono stati denunciati all’Autorita’ Giudiziaria.
Cronaca
Saviano: la Finanza scopre uno zoo abusivo con oltre 100 animali
I finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Napoli, congiuntamente a personale del corpo forestale dello Stato del comando provinciale di Napoli, hanno sequestrato un’area adibita clandestinamente a zoo, allestito con strutture e recinzioni realizzate abusivamente, all’interno della quale erano presenti oltre 100 animali tra cui lama, dromedari, cavalli, tartarughe e pesci. A condurre i finanzieri ed i forestali sulle tracce dello zoo abusivo è stato l’anomalo flusso di ragazzi e scolaresche che si recavano verso un’area periferica del comune di Saviano (Na) interessati a vedere da vicino gli animali presenti, oggetto di attrazione sia per grandi che per bambini.Le attività di polizia giudiziaria si sono concluse con il sequestro, oltre alla struttura adibita a zoo clandestino e priva dei requisiti di sicurezza, di un vero e proprio parco giochi destinato ad ospitare i più piccoli, attrezzato con ristorante, piscina e area relax per adulti, anch’esso privo di autorizzazioni sia fiscali che amministrative. Tra gli animali rinvenuti e sottoposti a sequestro anche tre rare tartarughe protette le quali, per ragioni sanitarie, sono state trasferite presso un centro veterinario del corpo forestale dello stato per essere sottoposte a cure.
Cronaca
I particolari dell’inchiesta “Garanzia 2”: “la telefonata”
Nell’ambito dell’inchiesta “Garanzia 2” condotta dagli uomini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria delle fiamme gialle di Roma, vengono alla luce i particolari attraverso i quali si ritiene che “la mente” dell’organizzazione criminale, finalizzata alla truffa ed all’esercizio abusivo della professione finanziaria, sia un uomo nato a Vico Equense, in concorso con altri, ma residente a Milano. Marco Longobardi, classe 1971, è ritenuto uno degli ideatori del raggiro ai danni di enti pubblici e privati. Il tutto è stato possibile dalla connivenza, emersa nel corso delle indagini, di una donna, anch’essa stabiese di origine ma residente a Roma. In alcune telefonate intercettate dagli investigatori si rileva proprio la posizione apicale del Longobardi.
In una telefonata con la convivente, il Longobardi “appare” quasi seccato dalla richiesta che gli fa la convivente, V. C. in quanto la stessa sia stata chiamata dalla segretaria (la donna stabiese,ndr) che chiedeva i documenti della madre di lei (la suocera del Longobardi,ndr). Non capendo a cosa servivano i documenti ha pensato di chiedere delucidazioni al Longobardi. Marco Longobardi gli risponde con tono “infastidito”, al punto che la compagna gli chiede come mai lo infastidisse, e lui risponde, in dialetto napoletano: “stamm araprenn o cunt corrent, nun te preoccupà. M’o c’o spieg io a tua mamm”.
In effetti la compagna, nel corso della telefonata, chiedeva se la madre (amministratore di una delle società finanziarie,ndr) fosse a conoscenza dell’apertura di un nuovo conto corrente.
Non è l’unico particolare che risalta nel corso dell’indagine. Nei prossimi articoli analizzeremo altri passaggi.
Cronaca
Il ruolo degli stabiesi e dei vicani nel business delle false fidejussioni. Le telefonate
Nell’ambito dell’inchiesta “Garanzia 2” condotta dagli uomini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria delle fiamme gialle di Roma, vengono alla luce i particolari attraverso i quali si ritiene che “la mente” dell’organizzazione criminale, finalizzata alla truffa ed all’esercizio abusivo della professione finanziaria, sia un uomo nato a Vico Equense, in concorso con altri, ma residente a Milano. Marco Longobardi, classe 1971, è ritenuto uno degli ideatori del raggiro ai danni di enti pubblici e privati. Longobardi è in carcere da ieri a Rebibbia insieme con gli altri due ideatori del raggiro, il siracusano eugenio Corsentini da anni residente a sarno e un un altro siracusano, maurizio Caruso, residente a Milano. Mentre sono agli arresti domiciliari altre 10 persone tra cui il noto avvocato civilista stabiese Ferdinando Grammegna. Il tutto è stato possibile dalla connivenza, emersa nel corso delle indagini, di una donna, anch’essa stabiese di origine ma residente a Roma. In alcune telefonate intercettate dagli investigatori si rileva proprio la posizione apicale del Longobardi.
In una telefonata con la convivente, il Longobardi “appare” quasi seccato dalla richiesta che gli fa la convivente, V. C. in quanto la stessa sia stata chiamata dalla segretaria (la stabiese, Emilia Casula, ndr) che chiedeva i documenti della madre di lei (la suocera del Longobardi,ndr). Non capendo a cosa servivano i documenti ha pensato di chiedere delucidazioni al Longobardi. Marco Longobardi gli risponde con tono “infastidito”, al punto che la compagna gli chiede come mai lo infastidisse, e lui risponde, in dialetto napoletano: “stamm araprenn o cunt corrent, nun te preoccupà. M’o c’o spieg io a tua mamm”.
In effetti la compagna, nel corso della telefonata, chiedeva se la madre (amministratore di una delle società finanziarie,ndr) fosse a conoscenza dell’apertura di un nuovo conto corrente. Ecco la telefonata
Longobardi: Dimmi
Vanessa: Ascolta un attimo mi ha chiamato l’EMILIA, mi ascolti?
Longobardi: e si ti sto ascoltando
Vanessa: mi ha detto: “mi serve il codice fiscale di tua mamma”. Per far che roba? Scusa ma
mia mamma lo sa?
Longobardi: VANE’ sono i soci della … tua mamma è socio della CENTRALE BROKEH con
CRILON e FINEUCO, stanno semplicemente preparando il contratto
Vanessa: no, per le firme in banca!!??
Longobardi: ah, e perché della CENTRALE BROKER vanno dichiarati chi sono i soci e quindi
semplicemente vanno dichiarati chi sono i soci
Vanessa: sia per l’affitto sia per la banca!!
Longobardi: e si perché come soci va dichiarati chi sono i soci
Vanessa: ma no, glielo dovevi chiedere a mia mamma, io non ti mando il codice fiscale
all’insaputa senza sapere neanche di cosa stiamo parlando, cioè io non glielo mando il
codice fiscale perché voglio sapere bene di cosa stiamo parlando!!
Longobardi: VANE’ stiamo araprenn’ o cunt’ corrent’ ra CENTRALE BROKER, CRILON
CONSUL TING ten ‘o 40% ra CENTRALE BROKER, tua madre è l’amministratore di
CENTRALE BROKER, le banche se ci sono all’interno di società altre …
Vanessa: mia madre è l’amministratore di CENTRALE BROKER???!!!!
Longobardi: di CRILON CONSULTING, tua mamma è l’amministratore. CRILON
CONSUL TING ten o 40% di CENTRALE BROKER? Bene, la banca censisce anche i
beneficiari economici che gli amministratori delle società, chest’ fa ‘a banc’, siccome CRILON
CONSUL TING ten o 40% e FINEUCO ten o 60%, la banca censisce come documento anche
l’amministratore di CRI LON CONSUL TING e di FINEUCO, chest’ sta facenn’ ‘a banc’, mo c’
spieg’ ij a tua mamma non t’ preoccupa’, tant’non ha da metter’ nisciuna firm’, non ha da fa’
nient’ tua mamm, semplicement’ c’ sta a visura camera!’ che tua mamm’ è l’amministrator’ e
c’ vonn’ ‘e document’ ‘e tua mamm’, così come pure stamm’ affittann’ l’uffic’ ‘e CENTRALE
BROKER e tua mamm’ è l’amministrator’ ‘e CRILON, giustament’ ‘u proprietarij ‘e casa vo’
verè i visura cameral’ e i documenti e gli amministratori delle società di riferimento, chest è,
c’ho dic’ ij a tua mamma, non t preoccupà!!!
Vanessa: e perché gli serve per lunedì?!
Longobardi: agg’ capit’, le serv’ p’ lunnrì, ogg è miercuri, mo vech’ ij non t’ preoccupà, staj
tranquilli!
Vanessa: e ma è inutile che mi rispondi con questo tono arrogante, perche è legittimo
chiedere delle spiegazioni quando si chiedono dei documenti!!
Longobardi: si ma tu mangh’ chisà che stessm’ facenn’, stam’m araprenn’ ‘nu con!’ corrent’,
chest’ stamm’ facenn’, che part’ in quart’ e subbit’ aggredisc’ e faij, ma che vuò?!
Vanessa: ma che aggredisco! ho chiesto e volevo sapere
Longobardi: chest’ è, né di più e né di meno
Vanessa: per arrabiarti vuoi dire che ti dà fastidio
Longobardi: si VANE m’ raije fastidio tu, chest’ m’ ra fastidio!
Vanessa: Va be’!
In successive telefonate, la stabiese Emilia Casula chiama Marco Longobardi per avere chiarimenti su formalità inerenti la gestione delle società ed anche per sapere esattamente quali informazioni fornire all’esterno sulla realtà delle società del gruppo e dei CONFIDI. Dal tenore di queste conversazioni emerge chiaramente che là gestione delle società è nelle mani di Marco Longobardi invece che degli amministratori formali.
Cronaca
Cava: i pusher dei Vip chiedono la scarcerazione
Spaccio di droga per i vip: i pusher chiedono la libertà. Si è tenuta, ieri mattina, dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame di Salerno l’udienza con la quale i difensori dei pusher cavesi hanno chiesto la scarcerazione per i propri assistiti. L’avvocato Alfonso Senatore, difensore del principale indagato, Antonio Benvenuto, ha eccepito la nullità dell’ordinanza cautelare. La tesi è stata supportata da diversi elementi, tra i quali la mancata trasmissione degli atti dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore ai giudici del Riesame di Salerno. Inoltre i difensori, tra i quali l’avvocato Secondino e Marco Salerno hanno sottolineato l’eccessività e l’inadeguatezza della misura cautelare. I giudici si sono riservati la decisione sull’istanza di scarcerazione per gli indagati. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore, su richiesta del pubblico ministero, Giuseppe Cacciapuoti, aveva emesso una misura cautelare, in carcere, ai domiciliari e di obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria nei confronti di Antonio Benvenuto, 50 anni, di Cava de’ Tirreni, ma residente a Nocera Superiore, titolare del bar individuato come luogo di spaccio; Domenico Caputano, 34 anni, e Raffaele De Martino, 48 anni, entrambi di Cava de’ Tirreni. Ordinanza del gip Paolo Valiante agli arresti domiciliari per Pasquale Giuliano, 33 anni, di Pompei, pregiudicato e già arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti; Francesco Trabucco, 23 anni, Carlo Lamberti, 35 anni, entrambi di Cava de’ Tirreni, e Fabrizio Milite, 26 anni, di Nocera Superiore. Erano stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla pg altri giovani cavesi, alcuni di essi legati a vincoli di parentela o sentimentali con gli arrestati: Gualtieri Guidotti Di Monte, Dominique Marielena, Gennaro Scirgolea, Carmine Medolla, meglio conosciuto come “Leonard”, titolare del negozio di parrucchiere finito nel mirino degli inquirenti, Claudio Mazzetta e Umberto Della Corte. Secondo l’accusa, i principali indagati – gestori di un bar nel centro storico di Cava de’ Tirreni – avevano allestito un’attività di spaccio di sostanse stupefacenti. Quando l’attenzione degli inquirenti si era appuntata sull’affare, gli indagati avevano cambiato metodologia di vendita, raggiungendo i clienti in luoghi più appartati. L’indagine dei carabinieri di Cava de’ Tirreni era partita da alcuni esposti presentati dai residenti della zona e si era protratta per alcuni mesi attraverso intercettazioni telefoniche e pedinamenti. Lo stupefacente, cocaina, hashish veniva acquistata nei paesi vesuviani.(r.f.)
Cronaca
Il pentito Di Lanno: “Gli uomini del clan Polverino sciolsero una vittima nell’acido”
C’è più di un particolare aggiacciante nei racconti del pentito Biagio Di Lanno del clan Polverino. Le sue confessioni sono alla base dell’ordinanza di custodia cautelare della Dda di Napoli a carico del boss Giuseppe Polverino, del suo braccio destro Giuseppe Simioli, Raffaele D’Alterio e dello stesso pentito quali mandanti, esecutore materiale fiancheggiatori dell’omcidio di Giuseppe Candela, detto “Peppe tredici anni”, affiliato del clan avvenuto il 15 luglio del 2009. Il pentito ha raccontato che Raffaele D’Alterio, avrebbe partecipato a vari omicidi e che in un’occasione la vittima sarebbe stata sciolta nell’acido. Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico dei quattro ci sono numerosi omissic perché la Dda sta effettuabndo altre indagini. In maodo particolare su questo episodio. Ecco il passaggio: “…Nella foto n. 24 riconosco Raffaele D’Alterio detto “Lelluccio a’ signorina”. Lo conosco bene: si tratta di un mio compare di fede, ha partecipato a vari omicidi: ……omissis, Giuseppe Candela e…..omissis che fu sciolto nell’acido.
Può considerarsi uno dei capi del clan”.
(nella foto da sinistra Raffaele D’Alterio, a destra il pentito Biagio Di Lanno)
Cronaca
Controlli e perquisizioni a Scafati per scoprire gli assassini del magrebino
A Scafati, in provincia di Salerno, i carabinieri stanno indagando sulla morte di un cittadino marocchino di 38 anni, irregolare sul territorio italiano. L’uomo è stato rinvenuto agonizzante nella serata di martedì ed è deceduto la scorsa notte presso l’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. L’extracomunitario era stato ricoverato in codice rosso. I carabinieri del reparto territoriale di Nocera sono stati allertati da una segnalazione avanzata dai vicini di casa dell’immigrato che non avevano sue notizie da alcune ore. Una volta entrati nell’abitazione, al pianoterra di un cortile nel centro della cittadina, hanno rinvenuto il 38enne con i piedi legati da una corda, ma ancora vivo. Sul corpo dell’uomo una serie di contusioni e di lesioni che, secondo una prima analisi, erano state procurate almeno 24 ore prima. Gli investigatori stanno indagando a tutto campo per accertare gli autori dell’omicidio e il movente. Il 38enne non era già noto alle forze dell’ordine e non aveva legami con la criminalità. Il magistrato di turno ha disposto l’autopsia che potrà fornire qualche indicazione in più circa le cause del decesso.
Cronaca
Marano: il killer di Candela portò lo stipendio di 5mila euro alla moglie vedova
Qualche mese dopo il delitto il killer portò lo ‘stipendio’ – 5000 euro – alla vedova dell’affiliato al clan che egli stesso aveva ammazzato. E’ quanto emerge dal racconto di un collaboratore di giustizia che ha consentito di far luce sull’omicidio di Giuseppe Candela, soprannominato Peppe tredici anni, con l’emissione di quattro ordinanze di custodia, una delle quali nei confronti del boss di Marano, Giuseppe Polverino. Candela, affiliato ai Polverino, fu ucciso per ordine del boss del suo clan, per una serie di sgarri nei confronti di esponenti dell’organizzazione: è lo scenario del delitto ricostruito dalle indagini dei pm della Dda di Napoli, Henry John Woodcock e Maria Di Mauro, coordinati dai procuratori aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli. Esecutore materiale dell’omicidio sarebbe stato Giuseppe Simioli, latitante, e destinatario di una delle quattro misure cautelari emesse dal gip Rosa De Ruggiero. Un contributo importante alle indagini è stato offerto dal pentito Biagio Di Lanno che avrebbe procurato al killer il motorino utilizzato da Simioli per l’omicidio avvenuto a Marano il 15 luglio 2009. Quando Candela fu ucciso, ha riferito Di Lanno, era ancora ”stipendiato” dal clan con 2000 euro al mese. ”Una settimana dopo il delitto – ha dichiarato il pentito ai pm – Giuseppe Simioli inviò Antonio Granata a casa della moglie di Candela alla quale fece portare 5000 euro. E diede incarico a Granata di dire alla signora che lui non sapeva chi avesse ucciso il marito e che si sarebbe adoperato per scoprirlo. Per tutta risposta la signora disse a Granata che sapeva benissimo che ad ammazzare il marito era stato Peppe Simioli aggiungendo che gli avrebbero potuto dare un’altra possibilità. Dopo qualche mese alla moglie di Candela sono stati dati altri 5000 euro in mia presenza”.
(nella foto a sinistra la vittima, Giuseppe Candela, a destra il killer, Giuseppe Simioli)
Cronaca
Ercolano, Salvio il cantante prima di morire invocò la mamma: “Aiutami”
La giovane vittima innocente di camorra, Salvatore Barbaro, Salvio il cantante, ucciso la sera del 13 novembre del 2009 ad Ercolano prima di esalare l’ultimo respiro chiamò la madre dicendo: “Aiutami”. E’ l’agghiacciante racconto che viene fatto da una donna e che è contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare che ieri ha colpito mandant e sicari facendo luce dopo sei su quel delitto orrendo. Salvio il cantante fu ucciso pe errore perchè guidava la stessa auto di un affiliato al clan Birra-Iacomino, rivali degli Ascione-Papale di cui Natale Dantese (il mandante) era ritenuto il capo in quel periodo. A parlare dell’omicidio sono stati i pentiti Giuseppe Capasso, Andrea Esposito, Ciro Gaudino e Antonella Madonna, quest’ultima moglie del boss Natale Dantese, l’uomo che diede l’ordine di uccidere. Il vero obiettivo della cosca, come ha raccontato il collaboratore di giustizia Ciro Gaudino, “…avrebbe dovuto essere Ciro Savino, l’uomo che insieme a Marco Cefariello era uno dei principali obiettivi del clan Ascione-Papale, che aveva iniziato in quel periodo una vera e proprio caccia all’uomo per far fuori tutti i nemici del cartello criminale avversa”. Ma a dare indicazioni precise è stato l’ex killer Giuseppe Capasso, che in un interrogatorio dell’aprile del 2015 ha spiegato come durante un periodo di detenzione presso il carcere di Secondigliano fu Vincenzo Spagnuolo, killer degli Ascione- Papale, a confidargli che sarebbe stato lui, insieme ad Antonio Sannino – conosciuto negli ambiento criminali ercolanesi con il soprannome di “cul rutt” – ad uccidere in via Mare un ragazzo che faceva il cantante. Capasso,ha anche raccontato che i due sapevano di aver ucciso un innocente e che a dare l’indicazione sbagliata sarebbe stato Pasquale Spronello cognato del boss Pietro Papale.
Cronaca
La Finanza sequestra gli autonoleggi della camorra in provincia di Napoli
Tre societa’ di autonoleggio ‘fantasma’, oltre 600 tra veicoli e moto, alcune auto usate anche da soggetti affiliati a clan camorristici al fine di commettere attivita’ delittuose, ovvero di circolare senza il rispetto delle norme stradali ed essere esenti da contestazioni; vetture prive di copertura assicurativa, oppure poste in esenzione dal pagamento del bollo perche’ fittiziamente intestate ai noleggi e pero’ in realta’ regolarmente usate da altre persone. E’ il quadro emerso dalle indagini della Polizia stradale e della Guardia di Finanza di Isernia che ha portato alla perquisizione di tre societa’ fantasma di autonoleggio operanti nella provincia di Napoli. Societa’ che avevano sede legale nella provincia partenopea al solo fine – dicono gli investigatori – di giovare delle tariffe piu’ vantaggiose per la copertura Rca delle vetture possedute. Le vetture e le moto venivano date in uso senza il rispetto delle prescritte formalita’ di legge inerente registri di carico e scarico. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati documenti inerenti altre societa’ operanti in svariati settori intestate a prestanome, il tutto al fine di produrre redditi virtuali, che infatti non trovavano riscontro in alcuna dichiarazione fiscale, e si profila pertanto l’ipotesi di evasione totale, essendo tutte queste attivita’ completamente sconosciute al fisco. Tra le tre societa’ in questione sono risultati dalle indagini di Polstrada e Gdf connessioni evidenti, riscontrate anche dai passaggi di auto avvenuti tra esse, che hanno permesso agli inquirenti di ipotizzare a carico dei titolari l’ipotesi di una vera e propria associazione finalizzata alla truffa in danno dello stato oltre l’evasione fiscale totale.
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Cronaca Napoli
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Cronaca Napoli
Ferragosto di ferite e numeri: il centro storico di Napoli tra coltellate e controlli straordinari
Il ferimento nel centro storico e l’ondata di controlli a Ferragosto restituiscono un quadro di risposta immediata delle forze dell’ordine, ma anche di fragilità strutturale nel governo della sicurezza urbana.
Cronaca Napoli
Casavatore, arsenale nel box del fruttivendolo: titolare arrestato
La polizia ha scoperto armi e stupefacenti nascosti nel box di un fruttivendolo a Casavatore. Il titolare è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria; gli accertamenti proseguono per chiarire provenienze e contatti.
