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Cronaca

Braccianti carbonizzati nel Cosentino: due immigrati arrestati per la strage

Amendolara, strage di braccianti: due arresti per l'omicidio plurimo Una drammatica svolta ha scosso la comunità di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti immigrati, originari di Pakistan e Afghanistan, sono rimasti tragicamente carbonizzati all'interno di un minivan in fiamme. L'episodio, avvenuto il 1°...

I pentiti: «Ecco come il clan della Vanella Grassi pagava i vitalizi ai boss in cella»

Nonostante l'isolamento e la rottura dei canali storici con i calabresi, la Nuova Vanella Grassi ha dimostrato una solidità economica sbalorditiva. Un'efficienza che poggia su una rigida struttura piramidale e su un sistema assistenziale impeccabile per i detenuti, concepito per scongiurare i rischi di...

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Scafati: la Procura chiede l’arresto di Romolo Ridosso, del nipote e di Alfonso Loreto

Romolo Ridosso deve essere arrestato per il tentato omicidio di Generoso Di Lauro; il figlio Gennaro, insieme al nipote Luigi e ad Alfonso Loreto devono andare in carcere per aver costituito un’organizzazione criminale sul territorio di Scafati a partire dal 2008. Si salvano dall’arresto Antonio Romano, Luigi e Salvatore Ridosso, figli di Romolo. I giudici del Tribunale del Riesame di Salerno hanno accolto l’Appello dei pubblici ministeri Maurizio Cardea e Giancarlo Russo nei confronti di quattro coinvolti nell’inchiesta della Dda sull’esistenza di un’organizzazione criminale sul territorio di Scafati. Il Gip aveva negato l’arresto di Romolo Ridosso e di altri coimputati per alcuni episodi molto gravi tra cui due omicidi e un tentato omicidio avvenuti tra il 2002 e il 2003 a Scafati. I pm avevano chiesto l’arresto per Alfonso Loreto, figlio del pentito Pasquale; Salvatore, Luigi e Gennaro Ridosso, figli di Romolo, Luigi Ridosso, figlio di Salvatore ucciso nel 2002, e per Romolo Ridosso. Quest’ultimo, in particolare, veniva indicato dalla Procura come il mandante degli omicidi di Andrea Carotenuto e Luigi Muollo e del tentato omicidio di Generoso Di Lauro. Medesime accuse per gli altri componenti della famiglia Ridosso, mentre ad Alfonso Loreto veniva contestata la partecipazione all’organizzazione criminale operante a partire dal 2008 e gestita oltre che da Romolo, dal padre pentito. L’appello dei pm della Dda è stato parzialmente accolto dai giudici del Riesame – presidente Vincenzo Di Florio – che hanno avallato la tesi della Procura per quanto riguarda alcuni dei reati più gravi. L’ordinanza del Riesame è molto articolata e avvalora la tesi dell’esistenza a Scafati di due gruppi criminali, operanti a partire dal 2002. A partire dal 2008 – grazie all’appoggio di Pasquale Loreto e alla sua fama criminale – il clan Ridosso ha visto la partecipazione proprio del collaboratore di giustizia e del figlio Alfonso. I giudici del Riesame hanno ritenuto, nonostante la sua collaborazione ballerina, attendibile Pasquale Loreto. “Nel decidere di collaborare nuovamente con la giustizia, si è accusato di diversi delitti ed ha accusato anche il figlio Alfonso, con ciò ponendo in essere una scelta anche di vita radicale e grave”, scrivono i giudici. Ma d’altra parte convengono con la Procura che “Loreto Pasquale abbia, dal 2008 in poi, utilizzando il figlio Alfonso ed i componenti della famiglia Ridosso creato un gruppo di giovani i quali, sfruttando l’aura criminale di profonda soggezione e intimidazione che, in un piccolo centro come Scafati, incute ancora un personaggio come il Loreto, si sono imposti sul territorio”. Indubitabile per il Riesame anche il coinvolgimento di Romolo Ridosso nell’omicidio di Luigi Muollo, ritenuto uno degli esecutori materiali dell’uccisione del fratello Salvatore, e nel tentato omicidio di Generoso Di Lauro. La Cassazione dovrà avallare la decisione dell’arresto per i quattro. A quel punto scatteranno le manette. (nella foto da sinistra Romolo Ridosso, il nipote Gennaro e Alfonso LOreto)

Napoli, vedova subiva violenze dal figlio da dieci anni: lo ha fatto arrestare

Erano dieci anni che subiva violenze fisiche e psicologiche da parte del figlio tossicodipendente. Ma stamattina la donna, una vedova di 62 anni, ha avuto il coraggio di chiamare la Polizia di Stato. La vittima da qualche anno non riusciva più a fronteggiare la situazione familiare che si era creata. Dopo il fallimento terapeutico presso strutture sanitarie, il figlio 36enne, oltre a far uso di cocaina, aveva iniziato a fare uso anche di alcolici. La donna, pur di proteggerlo, aveva anche versato cospicue somme di denaro a persone che si erano presentate a casa per avere saldati i conti del figlio per l’acquisto di cocaina. Il figlio era riuscito anche a rubare oggetti da casa per rivenderseli, come televisori, una scopa elettrica ed altro, pur di procurarsi il denaro per l’acquisto della droga. Fino a stamattina quando l’uomo è andato nuovamente dalla madre a chiedere soldi ma quest’ultima si è rifiutata di darglieli. Il 36enne non ha esitato quindi ad aggredirla. La donna, riuscita a scappare da casa ha subito chiamato la Polizia alla quale ha raccontato la sua storia, cercando conforto nei poliziotti che erano andati in suo soccorso. Gli agenti del Commissariato di Polizia ”Dante” hanno arrestato l’uomo, perché responsabile di estorsione continuata, e lo hanno condotto al carcere di Poggioreale.

Il clan Nuvoletta progettava un omicidio in Sicilia: sequestrati panetti di droga col marchio Apple

Napoli. Il clan Nuvoletta progettava un omicidio in Sicilia per un debito di droga. E’ quanto emerso nell’ambito dell’indagine che stamattina ha portato all’arresto di 21 persone. Il pagamento di un ingente quantitativo di droga tardava e, così, il clan stava progettando di uccidere, in Sicilia, uno dei figli dell’uomo che l’aveva ordinato: la circostanza è emersa nel corso delle indagini che hanno portato stamattina al blitz antidroga dei carabinieri nei comuni a Nord di Napoli, concluso con 21 arresti e con il sequestro di beni per 5 milioni di euro. A programmare l’omicidio – secondo quanto accertato dall’attività investigativa – è stato Antonio Nuvoletta, elemento di spicco del clan Nuvoletta di Marano. Alla fine la ritorsione non è stata messa in atto perché il debitore siciliano pagò la somma dovuta. L’ordinanza cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea riguarda 22 persone ma sono stati eseguiti 21 arresti. Uno dei destinatari, infatti, è irreperibile. Hanno impresso il noto marchio della Apple e somigliano agli Ipad, la metà dei 35 panetti di cocaina da un chilogrammo ciascuno, trovati stamattina dai carabinieri durante il blitz antidroga nell’abitazione di Marano di una delle 21 persone arrestate per traffico di stupefacenti. I panetti erano nell’abitazione di Gabriele Andreozzi, 57 anni, preso dai militari del Nucleo Investigativo di Napoli, dopo che, per sfuggire all’arresto, si era lanciato da una finestra al primo piano fratturandosi un piede. L’uomo, quando si è accorto dell’arrivo dei militari, ha preso i borsoni con la cocaina e li ha portati vicino alla finestra per lanciarli. Quando si è accorto che l’abitazione era circondata si è lanciato, nell’estremo ma vano tentativo di sfuggire alle manette. Nel blitz sono stati sequestrati anche due chilogrammi di hashish, che Gaetano Chianese, 25 anni, anche lui tra i 21 arrestati, aveva nascosti in casa. Quando i carabinieri lo hanno bloccato si stava liberando, gettandoli nel gabinetto, di una ventina di grammi di cocaina.

Corruzione: fissato il processo per Matachione e funzionari regionali

E’ stato rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione, Nazario Matachione, colui che si è autodefinito “il re delle farmacie” in Campania in un momento di delirio di onnipotenza ma che secondo le accuse dei magistrati aveva costruito le sue fortune su un sistema di corruttela che coinvolgeva politici, forze dell’ordine e funzionari pubblici. Nei giorni scorsi la Gurdia di Finanza gli aveva sequestrato beni per otto milioni di euro con l’accusa di evasione fiscale oggi invece il gup Umberto Lucarelli del Tribunale di Napoli lo ha rinviato a giudizio per corruzione in cambio di presunti permessi pilotati dalla Regione Campania nel settore farmaceutico. Secondo l’accusa avrebbe avuto autorizzazioni per l’apertura delle sue numerose farmacie pagando in modo particolare Umberto Celentano funzionario del settore Sanità alla Regione Campania ed ex assessore al Comune di Trecase. Anche Celentano è stato rinviato a giudizi. Con loro anche Nicola D’Alterio, il secondo funzionario pubblico travolto dall’inchiesta, ed il figlio di Umberto Celentano, Francesco Mariano. Proprio Celentano junior fu assunto da Matachione presso una sua azienda di Sant’Antonio Abate, in cambio di agevolazioni sull’apertura di nuove farmacie. Tra l’altro nel corso dell’inchiesta era anche emerso che Umberto Celentano anticipava a Matachione i test d’ingresso alla facoltà di Farmacia di Napoli. Il processo si aprirà il prossimo 26 aprile a Napoli. La Regione si è già costituita parte civile, chiedendo i danni all’imprenditore ed ai funzionari “infedeli”.

Droga a Marano: tra i 22 arrestati anche il figlio del killer di Giancarlo Siani

Sono 22 e non 21 le persone arrestate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Fra di loro c’è anche un esponente di spicco del clan Nuvoletta. Si tratta di Antonio Nuvoletto (della famiglia camorristica ma con il cognome leggermente diverso per un errore d’iscrizione all’anagrafe), 58 anni, già in carcere. Delle altre 21 persone altre tre erano già agli arresti. L’operazione dei carabinieri ha fatto seguito a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della DDA di Napoli. L’inchiesta, partita nell’ottobre 2012, ha individuato i responsabili di un ingente giro di narcotraffico. Ai 22 indagati è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili (5 società, un’impresa individuale, 4 quote societarie, 19 appartamenti, 5 autoveicoli e un motociclo, molto conti correnti) per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Tutte le persone arrestate, ad eccezione di uno di loro, Vincenzo Polverino (coinvolto esclusivamente per trasporto di tabacchi lavorati esteri), sono ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di varie importazioni dalla Spagna di ingenti quantitativi di cocaina e hashish, con le aggravanti del metodo mafioso e della modalità transnazionale. A capo di questa organizzazione criminale, che importava carichi di droga dalla Spagna, Antonio Nuvoletto, già destinatario di precedenti ordinanze di custodia cautelare. La droga veniva immessa sul mercato della Campania ma anche in Sicilia. Ed è proprio in questo contesto che è stato fatto luce sul tentato omicidio del figlio di un boss siciliano, che sarebbe stato organizzato proprio da Nuvoletto. In carcere, con l’accuso di contrabbando internazionale di sigarette, proveniente perlopiù dalla Grecia, anche Vincenzo Polverino, Fulvio Fregassi e Michele Baratti. Agli arresti anche le giovani leve della camorra maranese: i carabinieri assicurato alla giustizia Celestino Esposito, 23 enne di Marano, figlio di uno storico affiliato ai Nuvoletta. Il papà, Luigi, fu arrestato in una villa di Posillipo nel 2009. Le indagini sono state condotte tra il 2012 e il 2014. Durante il blitz sono stati trovati e sequestrati 35 chilogrammi di cocaina purissima del valore di circa due milioni di euro. I trentacinque chilogrammi di cocaina sono stati tutti trovati a Marano (Napoli). Altri due chilogrammi di hashish, invece, sono stati trovati a casa di un altro indagato, sempre a Marano (Napoli). La cocaina, tagliata e venduta al dettaglio, avrebbe fruttato agli spacciatori circa due milioni di euro. Sui panetti alcuni simboli come il logo della Apple. Nella lungo elenco degli arrestati di oggi figurano anche alcuni rampolli “eccellenti” delle famiglie malavitose di Marano. Tra questi, Celestino Esposito, figlio di Luigi, affiliato storico del clan Nuvoletta, arrestato a Posillipo nel 2009, e Giuseppe Iacolare, figlio di Gaetano, uno dei killer del giornalista Giancarlo Siani. Questo l’elenco degli arrestati: Gabriele Andreozzi, Salvatore Avolio, Achille Baratti, Modestina Barbato, Massimo Cacciapuoti, Anna Maria Carbone, Bruno Carbone, Gaetano Chianese, Gianpaolo Chianese, Giulio Ciccarelli, Celestino Esposito, Fulvia Fragasso, Giuseppe Iacolare, Nuvoletto Antonio, Caterina Pisani, Gennaro Pollastro, Vincenzo Polverino, Andrea Stanzione, Vincenzo Stanzione, Tommaso Riccio, Teresa Vallefuoco e Giovanni Viespoli.

Castellammare: trasferito in carcere l’aggressore di Scanzano, è un noto pregiudicato

Ieri sera, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Castellammare, hanno arrestato il 19enne pluripregiudicato del posto Salvatore Pasqua, in quanto ritenuto responsabile di tentato omicidio ai danni di un 74enne anch’egli stabiese. Verso le 16.20 una volante del Commissariato si e’ recata presso un campetto per il gioco della bocce a via Panoramica in quanto era stata segnalata un’aggressione. Giunti sul posto i poliziotti hanno trovato un uomo privo di sensi e riverso al suolo in una pozza di sangue. Da un primo esame l’uomo e’ risultato sfigurato al volto a causa dei numerosi traumi subiti. Dalle testimonianze raccolte nell’immediato e’ subito emerso che era stato aggredito a colpi di vanga e che l’aggressore si era appena allontanato. Dopo aver chiamato i soccorsi, i poliziotti lo hanno raggiunto, ancora su Via Panoramica mentre tentava di raggiungere il centro cittadino a piedi. Il giovane, riconosciuto in quanto noto per i suoi precedenti, e’ stato pertanto bloccato e condotto in Commissariato. Nel frattempo C. L., il 74enne, vittima della violenta aggressione, e’ stato medicato e dopo aver ripreso un attimo conoscenza, ha riferito con molta difficolta’ di essere stato aggredito alle spalle a colpi di vanga da Salvatore Pasqua, persona a lui nota, senza alcun motivo. Oltre a rinvenire in un terreno abbandonato poco distante dall’aggressione la vanga ancora sporca di sangue, i poliziotti hanno trovato delle tracce ematiche anche sugli abiti di Salvatore Pasqua. Il giovane pregiudicato e’ stato pertanto arrestato e subito condotto alla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Il 74enne e’ ora ricoverato all’Ospedale San Leonardo e a causa delle numerose ferite soprattutto alla testa, versa il gravi condizioni: la prognosi e’ al momento riservata.

Si appropria di 4 kg coca in caserma, arrestato maggiore della Guardia di Finanza

Si sarebbe appropriato di circa 4 kg di cocaina depositata presso la caserma della Guardia di Finanza di Aversa in cui prestava servizio come ufficiale. E’ finito per questo agli arresti domiciliari, su ordine del Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il Maggiore Francesco Nasta, attualmente in servizio a Napoli presso il Reparto Tecnico Logistico Amministrativo del Comando Regionale della Campania. L’accusa è di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, falso ideologico e peculato nella forma prevista dal codice penale militare. L’indagine è partita dalla morte di un altro finanziere in servizio ad Aversa, il tenente Felice Stringile, che aveva sostituito proprio Nasta nel 2012 quando questi era stato trasferito. Stringile fu trovato cadavere all’interno del proprio alloggio in caserma nel febbraio 2013, e l’autopsia e gli esami tossicologici appurarono che la morte era sopraggiunta per overdose; la droga, emerse, era stata prelevata proprio dai locali della caserma.

Marano: Blitz antidroga della Dda: 21 arresti

E’ in corso l’esecuzione di misure cautelari a carico di 21 persone, ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico nei comuni della provincia Nord di Napoli. A casa di una delle persone da arrestare sono stati trovati 35 chili di cocaina purissima, per un valore sul mercato di circa 2 milioni di euro. A casa di un altro indagato sono stati trovati due chili di hashish.I trentacinque chilogrammi di cocaina sono stati tutti trovati a Marano in casa di uno dei 21 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Altri due chilogrammi di hashish, invece, sono stati trovati a casa di un altro indagato, sempre a Marano La cocaina, tagliata e venduta al dettaglio, avrebbe fruttato agli spacciatori circa due milioni di euro.

Omicidio Amendola, Nunziato. “Non sapevo che volessero ammazzare Enzino”

Gaetano Nunziato accusato di essere per il momento l’assassino di Vincenzo Amendola il 18enne di san Giovannia Teduccio, dovrà chiarire oggi nel corso dell’interrogatorio di garanzia parecchie cose ai giudici. Dovrà fornire particolari e prove più consistenti se vorrà evitare una pesante condanna. ha già aiutato gli investigatori e trovare il corpo del ragazzo sottorratto in un terreno incolto “vicino al laghetto” e ha anche detto di non aver sparato ma che al momento dell’omicidio erano presenti altre due persone legate al clan Formicola che adesso risultano irreperibili. Ma ci vuole qualcos di più: il movente, i particolari, l’arma del delitto, eventuali altri complici. Insomma dovrà spiegare meglio. Il ragazzo sarebbe stato ucciso per una donna “proibita”, legata a un ras del clan Formicola, entrata in contatto con Vincenzo Amendola, che forse se n’era addirittura innamorato. Frequentava giovani affiliati del “Bronx”, Gaetano Nunziato, si è trovato in una situazione più grande di lui e se n’è uscito pensando a salvarsi, confessando e tirando in ballo mandante ed esecutore materiale del delitto. “Non sapevo che volessero ammazzarlo quando mi hanno detto di andare a prendere Enzino. Ho cominciato a sospettare qualcosa quando ci siamo diretti verso quella zona. Io non ho sparato”, ha messo. Si era reso conto di essere un testimone scomodo, custode di un segreto terribile, e temeva di essere eliminato per questo che ha cominciato a collaborare.

Omicidio di Salerno, Gentile: “L’ho ucciso perchè mi molestava sessualmente”

“Mi molestava sessualmente. E quando gli ho detto di non voler avere più nessun rapporto con lui, mi ha detto che avrei dovuto lasciare anche Daniela. Al mio rifiuto mi ha minacciato con un coltello. Perciò ho sferrato un calcio per difendermi. Lui è caduto a terra e quando si è rialzato l’ho colpito con il coltello che avevo portato con me. Non ha urlato e si è accasciato nuovamente al suolo privo di vita”. È questa, la confessione choc che Luca Gentile, il 22enne di Salerno ha messo a verbale con la pm titolare delle indagini, Elena Guarino. Ha confessato l’omicidio di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, padre della fidanzata, assumendosi ogni responsabilità. Ma ha anche spiegato “la sua versione dei fatti”. Ieri gli inquirenti hanno effettuato un ulteriore sopralluogo nell’appartamento di Piazza d’Aiello, nel rione Fornelle durata all’incirca un’ora e mezza per verificare alcuni particolari forniti proprio dal 22enne.Secondo il racconto dell’assassino l’arma sarebbe stata gettata nel fiume a Torrione.Dopo è tornato sul luogo del delitto, in compagnia della fidanzata. La 24enne ha dato l’allarme perché,nonostante la luce accesa in casa, il padre non rispondeva né al citofono e neppure ai diversi messaggi inviati tramite whatsapp. Quando sono arrivati i militari è stata fatta la macabra scoperta. Da una prima verifica è sembrato che il 60enne fosse deceduto per cause naturali, poi il medico legale Adamo Maiese ha rivelato due profonde ferite da taglio, al torace e sul dorso. Gentile q quel punto è stato colto da una crisi epilettica e trasportato al Ruggi. Sentito come persona informata sui fatti, ha ammesso di aver incontrato De Marco poco prima. Ma la sua versione non ha convinto gli inquirenti, anche perchè sui suoi abiti sono state rilevate evidenti tracce di sangue. In poche ore il fermo, e la confessione.

Duplice omicidio di Saviano, i ragazzi dissero alla responsabile Intralot: “Abbiamo fatto un guaio”

Eugenio D’Atri, il mandante del duplice omicidio di Saviano, la mattina dopo era andato nella locale caserma dei carabinieri per chiedere se vi fossero provvedimenti a suo carico. Una sorta di sfida allo Stato dicendo anche di essere a disposizione per “chiarimenti”. E’ quanto emerge dalle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare a suo carico e degli altri due, Nicola Zucaro, (quello che ha materialmente ha fatto fuoco contro Francesco Tafuro e Domenico Liguori) e Domenico Altieri, alias“Mimm ’o gemell” uomo di fiducia tutto fare di D’Atri (colui che ha raccontato agli inquirenti tutte le fasi del duplice omicidio). Ma nell’ordinanza si legge anche delle preoccupazioni di Francesco Tafuro che si era confidato con la sua fidanzata, con un collega ma anche con la titolare. Francesco era molto preoccupato della storia di “quello del parco del Sole”: Eugenio D’Atri (nella foto col cappello in testa) che era stato capace di contrarre debiti di gioco in poco meno di due settimane per 40mila euro. Ne aveva vinto 19mila ma bisognava versare entro pochi giorni 24mila euro che i due ragazzi non avevano. “Quello del parco del Sole di Somma Vesuviana ha vinto 19mila euro ma ha giocato tutto e ne ha perso 20mila e adesso dobbiamo versarne 24mila alla Intralot”, aveva detto Francesco alla sua ragazza. Poi nella mattinata del 10 febbraio, quella che precedette il duplice omicidio, i due ragazzi erano andati ad Avellino e raccontarano alla responsabile del centro scommesse Intralot le loro preoccupazioni. “Abbiamo fatto un guaio- le raccontarono-un ammanco di 20mila euro nelle casse del centro scommesse. Abbiamo consentito ad un cliente di scommettere a credito nel fine settimana appena passato. Lo scommettitore ha perso ma non ha coperto le giocate, ma tranquilla oggi pomeriggio lo incontriamo e risolviamo il problema”. Anche Giovanni Tafuro, fratello di Francesco, ha dato un impulso alle indagini. “Ieri sono tornato dalla Germania-si legge sempre nell’ordinanza- e ho avuto modo di parlare con gli amici che erano presenti a Somma quella sera prima che mio fratello partisse per recarsi a Saviano. Mi hanno detto che mio fratello ed il socio si sono recati presso il Disco Pub “Amba Rabà” di piazzola di Nola dove c’erano alcuni loro amici che non mi sono stati indicati e che dopo circa 10 minuti o mio fratello o il suo socio Domenico si sono alzati da tavola per rispondere ad una telefonata ricevuta dopodiché sempre le persone che erano lì, hanno visto uno scooter di colore scuro che passato dinanzi all’Amba Rabà”. Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di D’Atri, Zucaro e Altieri vengono spiegate le fasi del duplice omicidio impresse nelle telecamere della videosorveglianza dell’ufficio postale che si trova a poca distanza dal luogo del delitto, acquisite dagli inquirenti, nei frame si evidenziano i bagliori provocati dai colpi di pistola, una scarica di colpi ravvicinati, 14 per l’esattezza, il primo dei quali esploso meno di dieci secondi dopo l’arrivo dei killer. Un sentenza di morte premeditata e spietata. Ma i due ragazzi massacrati in via Olivella quella sera, pochi minuti prima avevano avuto il presagio che qualcosa di grave gli potesse capitare e avevano telefonato ad un amico, Antonio P., proprietario di una fabbrica che si trovanei pressi della traversina dove erano fermi ad attendere i loro aguzzini, per avvertirlo della presenza di un’auto sospetta. L’uomo aveva percorso la stradina diverse volte, poi aveva chiesto aiuto ad altri amici con i quali era tornato in via Olivella un’ultima volta, dove poco dopo fece la terribile scoperta: l’auto con all’interno i corpi senza vita dei suoi amici Francesco e Domenico.

Nocera: estorceva soldi ai clienti, indagato noto avvocato napoletano e la sua complice

Ha violato il Patto leonino con i suoi clienti, appropriandosi degli assegni liquidati e pretendendo oltre la metà dei soldi che spettavano ai risarciti. Per la magistratura si profila il reato di estorsione nei confronti di un avvocato napoletano che insieme ad una complice-factotum avrebbe incassato somme per diverse centinaia di migliaia di euro derivanti da cause civili decise dinanzi all’ex giudice di pace di Nocera Inferiore. Mercoledì mattina, sono scattate le perquisizioni presso lo studio del noto avvocato civilista napoletano e presso la sua abitazione, perquisizioni che pare siano state disposte dalla Procura di Nocera Inferiore e alle quali ha assistito un delegato del consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli. Un pool di carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore ha acquisito documentazione relative ad alcune cause civili risolte presso il Tribunale nocerino. Gli accertamenti si sono poi spostati in un paese a nord di Napoli dove risiede la donna-complice dell’avvocato indagato. A denunciare il legale alcuni cittadini dell’Agro che anni fa hanno intentato delle cause a diversi enti per il riconoscimento di invalidità e diritti del lavoro. Dopo molti anni, i ricorrenti si sono visti liquidare le somme spettanti e l’avvocato l’onorario e le spese disposte dal giudice. Ma a questo punto, per i ricorrenti è arrivata l’amara sorpresa. L’avvocato avrebbe preso gli assegni intestati agli aventi diritti e li avrebbe trattenuti fino a quando, la gran parte di quei soldi non gli veniva consegnata in contanti dai suoi clienti. Secondo quanto cercano di accertare gli inquirenti, l’avvocato infedele – contravvenendo al cosiddetto patto leonino – si sarebbe fatto consegnare quei soldi, ‘sequestrando’ di fatto gli assegni fino a quando non sarebbe stato completato il pagamento. All’amara consegna, si sarebbe aggiunta anche l’amara sorpresa. Alcuni dei titoli, infatti, portati all’incasso dagli utenti intestatari sono risultati clonati. Cioè erano stati già incassati da altri. A quel punto, frodati due volte, gli utenti hanno voluto affrontare la trafila della denuncia per chiedere agli enti interessati di emettere un nuovo titolo. Non è chiaro se la clonazione di alcuni di quei titoli sia stata fatta nel periodo in cui gli assegni siano stati trattenuti, oppure, nel momento in cui sono stati emessi. La documentazione acquisita nel corso degli accertamenti di mercoledì dovrebbe servire a chiarire alcuni lati oscuri dell’inchiesta. Un’indagine che vede indagati l’avvocato napoletano e la sua presunta complice-factotum, con ruoli tutti da chiarire.

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