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Cronaca Giudiziaria
Cronaca Nera
Scoperta rete di delivery per droga dei Contini: arresti e pagamenti fissi a Napoli
Napoli – Operazione antimafia contro il Clan Contini: 13 indagati
All’alba di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale hanno eseguito un’operazione contro il Clan Contini, parte del cartello criminale dell’Alleanza di Secondigliano. L’intervento ha portato all’arresto di sei persone e all’applicazione degli arresti...
Ultime Notizie
Parco Verde di Caivano: nuova stesa riaccende l’allerta per il clan Amato-Pagano
Caivano: Stesa nel Parco Verde, tre arresti legati al clan Amato-Pagano
Nella serata del 27 settembre 2025, il Parco Verde di Caivano è stato teatro di una sconcertante stesa, caratterizzata da una scarica di proiettili sparati da un gruppo di motociclisti. Secondo le prime ricostruzioni...
Succede anche
Cronaca
Napoli: i fratelli Mariano a giudizio con altri 4 per un omicidio di 26 anni fa
I fratelli Ciro e Marco Mariano capi indiscussi dei famigerati “Picuozzi” dei Quartieri Spagnoli sono stati rinviati a giudizio per un omicidio compiuto ben 26 anni fa, quello di Giuseppe Campagna. Affronterà il processo anche Paolo Pesce mentre hanno scelto il rito abbreviato Salvatore Cardillo, Gennaro Oliva e Salvatore Terracciano detto “’o nirone” . Secondo le indagini della Dda anche quell’omicidio è da ascriversi alla cruenta lotta di quegli anni contro i Di Biasi “Faiano” che ha lasciato sul selciato decine di vittime , alcune anche innocenti. Il 19 ottobre scorso il pm Michele Del Prete aveva chiesto al gip Andrea Rovida del Tribunale di Napoli l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per sei persone, tutte del clan Mariano. Oltre ai fratelli Ciro e Marco Mariano, c’erano Gennaro Oliva, boss del gruppo delle “Teste Matte”, da tempo disciolto. Paolo Pesce, Salvatore Cardillo, ex ras scissionista dei Mariano e Salvatore Terracciano detto “’o nirone”. Ma il gip negò gli a..
Cronaca
Ercolano, per la Cassazione il boss Pietro Papale deve restare in carcere
La Cassazione ha stabilito che il boss Pietro Papale deve restare in carcere. E’ accusato di essere uno dei due mandanti dell’omicidio di Giuseppe Serra, “Peppe ’o svizzero”, ex boss della Nco di Cutolo negli anni settanta e ucciso a Torre del Greco il 6 giugno del 2007 dopo ben 25 anni di carcere. E’ stato il racconto del pentito Raffaele Di Matteo, alias“Lelluccio ’o pistone” ad inchiodare il boss Papale e gli altri complici. Ovvero Bartolomeo Palomba, Sebastiano Tutti, Pasquale Grazioli e Francesco De Blasio anch’egli oggi collaboratore di giustizia. Il clan di Gioia-Papale temeva che Serra una volta uscito dal carcere dopo 25 anni potesse rimettere le mani sulla gestione degli affari illeciti nella zona, spodestandoli. E così si decise di convocarlo nel fortino dei Di Gioia di corso Garibaldi e ucciderlo. ecco cosa ha racontato il pentito Di Matteo agli investigatori: “…di tale omicidio ne seppi già prima che venisse consumato. All’epoca ero vicino a Sebastiano Tutti, a sua volta ..
Cronaca
Napoli: si è pentito anche il boss Mario Lo Russo
Ha deciso di pentirsi anche Mario Lo Russo, un altro dei “capitoni” di Miano. Dopo il fratello Salvatore, collaboratore di giustzia già da due anni, la decisione di passare dalla parte dello stato anche di Mario. Troppe tensioni in giro con i clan Vastarella e Tolomelli alla Sanità. Troppi avvertimenti, troppe “stese” nel quartiere oltre a due omicidi e un ferimento. La dichiarazione di guerra del clan avversari è stata forte in questo periodo e allora meglio “togliere il disturbo”. E ora si spiega anche il gesto incosulto dell’altro fratello Carlo. Un boss del suo calibro che si scaglia contro gli agenti di polizia “per farsi arrestare”. Era sembrato strano fin dall’inizio l’atteggiamento del capoclan uscito lo scorso anno dal carcere dopo 12 anni tra cui alcuni passati al 41 bis. E invece dietro tutto e probabilmente anche dietro i colpi di pistola sparati contro le abitazioni a poca distanza dalle loro abitazioni alla Don Guanella erano in segnale inequivocabile che i clan avversari..
Cronaca
Sant’Egidio del Monte Albino: documenti falsi, indagato l’ex vice sindaco Antonio La Mura
Visura urbanistica fai da te per evitare la chiusura della sede del Patronato Enac: concluse le indagini per Antonio La Mura, già assessore e vicesindaco a Sant’Egidio del Monte Albino, consigliere comunale della lista Carpentieri Sindaco, e per il geometra Angelo Ferraioli. Il pm Lenza ha inviato ai due indagati l’avviso di conclusione delle indagini contestando ai due l’accusa di falso in atto pubblico e contraffazione di documenti. Il fascicolo scaturisce dall’indagine Mastrolindo su presunte truffe all’Inps. Nell’ambito delle indagini i carabinieri della Pg del tribunale insieme agli uomini dell’ispettorato del Lavoro di Salerno effettuarono una perquisizione all’interno dell’ufficio del patronato Enac gestito da Antonio La Mura. In quell’occasione, era il 5 maggio del 2014, gli inquirenti chiesero a La Mura anche la documentazione relativa all’idoneità della sede e la destinazione urbanistica. Poche ore e l’allora assessore e vicesindaco, chiamò il suo geometra per far preparare i..
Cronaca
Lo scandalo dell’ospedale Ruggi di Salerno: fino a 60mila euro di donazioni per essere operati da Fukushima
Fino a 60mila euro di donazioni al “Fukushima Brain Institute” per essere operati direttamente dal neurochirurgo Takanori Fukushima, neurochirurgo giapponese accostato nel 2015 a Papa Francesco per presunte visite mediche. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Salerno, che hanno portato all’esecuzione di 4 misure cautelari, Takanori Fukushima, direttore del Fukushima Brain Institute di San Rossore (Pisa), avrebbe instaurato rapporti di collaborazione con il primario di Neurochirurgia dell’ospedale Ruggi d’Aragona Luciano Brigante e Gaetano Liberti, suo “allievo”; quest’ultimo avrebbe esercitato una pressione sui pazienti alludendo, talvolta in maniera implicita, altre volte in modo più esplicito, alla possibilità dell’aumento del “rischio operazione” qualora gli stessi non fossero stati sottoposti a tempestivi e professionali interventi chirurgici, inducendoli così a corrispondere rilevanti somme di denaro. In due circostanze, le investigazioni hanno consentito di accer..
Cronaca
Il trasportatore pentito, Alessandro Montella: “Ecco come portavo la droga per i Licciardi, i Gallo-Cavalieri e i De Tommaso”
Era il trasportatore “preferito” della droga per i clan Gallo-Cavalieri di Torre annunziata e i Licciardi di Secondigliano e ora che è diventato collaboratore di giustizia sta vuotando il sacco su come funzionava il “sistema dei trasporti” della droga dall’estero all’Italia. Alessandro Montella, 46 anni, ex titolare di una ditta di trasporti condannato a 12 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti e detenzione di armi, è considerato uno dei pentiti più attendibili legati ai due clan. Grazie a lui ci fu il blitz Hama’l nell’agosto del 2013 con 34 arresti tra Torre annunziata e Secondigliano. E ieri nel processo che si celebrando davanti al Tribunale di Torer annuziata ha spiegato come funzionava il sistema: “…I Gallo-Cavalieri raccoglievano le puntate dai vari clan, mi davano i soldi e io li portavo ai loro referenti ad Amsterdam e Madrid. Lì compravano la droga, me la riportavano e tornavo indietro con i carichi. Portavo droga ai De Tommaso di Forcella e ai Liccia..
Cronaca
Boscoreale, Importavano cocaina dalla Colombia nascoste nelle ananas: 100 anni di carcere a Sergio Fattorusso ‘o biondo e ai 9 complici
Quasi cento anni di carcere al gruppo di trafficanti di droga dei comuni Vesuviani legati all’imprenditore Sergio Fattorusso, detto, Sergio ‘o biondo. E’ stata la Quarta sezione della Corte di Appello di Napoli ad infliggere la stangata alla banda che importava cocaina dalla Colombia nascosta nelle ananas e nei kiwi e la smerciava tra Boscoreale, Torre Annunziata, Scafati e altri comuni vicini. La condanna più pesante è arrivata per Giuseppe Bastone, 18 anni di carcere, il fratello Antonio invece è stato condannato a 12 anni; 12 anni e otto mesi invece per Umberto Romano; 10 anni e otto mesi per Roberto Ricciardelli; 10 anni per Sergio fattorusso ‘o biondo; 8 anni per salvatore Ursilio, 7 anni per Antonio Aprea e Oscar pecorelli, 5 anni e 8 mesi per Armando D’Avino; 5 anni e 4 mesi per Giovanni Giordano e infine 2 anni e 4 mesi per Giuseppe Musella.
(nella foto sergio fattorusso)
Cronaca
Napoli: rinviato a giudizio il neomelodico Raffaello
Il famoso cantante neomelodico Raffaello è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio, porto e detenzione illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo. Lo ha deciso ieri il gup del Tribunale di Napoli Nord. Raffaele Migliaccio di Casoria, in arte Raffaello, ha chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato.Fu arrestato nella notte tra il 19 e il 20 giugno dello scorso anno, dopo che aveva esploso alcuni colpi di pistola in un ristorante di Teverola durante una lite con il figlio di un boss per motivi di soldi ferendo un cameriere. Secondo la ricostruzione degli agenti del commissariato di Aversa ci fu un litigio tra Raffaello e alcuni clienti.Il neomelodico uscì fuori dal locale, andò nella propria auto, dove custodiva una pistola, rientrò nel ristorante con l’arma e cominciò a sparare. Un proiettile ferì un cameriere del locale al braccio.
Cronaca
Terzigno, false residenze ai cinesi: il Riesame conferma gli arresti domiciliari per Tomassi e i due dipendenti comunali
Il Tribunale per il Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per l’ex consigliere comunale di maggioranza di Terzigno, Giovanni Tomassi, il vigile urbano Francesco Del Giudice e l’ufficiale dell’anagrafe del Comune Anna D’Ambrosio , arrestati tre settimane fa nell’ambito dell’ indagine sulle false residenze ai cinesi denominata “Ombre Cinesi”. Il tribunale del Riesame ha però disposto la scarcerazione e l’annullamento dell’ordinanza per gli altri cinque verso i quali erano stato adottate misure cautelari: quattro cittadini della Cina e un marocchino. Sulla vicenda il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri riferirà in consiglio comunale proprio stamattina, dopo una serie di accuse da parte dell’opposizione.
Cronaca
Scommesse truccate nell’Agro: il “falso dentista” Contaldo e i conti conti correnti esteri
Il danaro delle scommesse clandestine on line finiva su conti correnti all’estero, in particolare a Malta e nel Regno Unito. È quello che hanno accertato i finanzieri del Comando provinciale di Salerno, nell’inchiesta “Iamm Iamm” sulla famiglia di Antonio Contaldo “caccaviello”, esaminando i flussi finanziari degli “adepti” del dentista. In particolare è stato individuato un personaggio, coinvolto nell’inchiesta, Paolo Paolillo, al quale viene contestata l’accusa di riciclaggio. Al lui, ufficialmente autotrasportatore, la sorella di Antonio Contaldo e il marito, Luigi Tagliamonte, avrebbero girato ingenti somme di danaro provenienti dalla società Millenium che gestiva l’omonimo bar sala giochi. Secondo l’accusa, vi era un sistema continuo di trasferimento dai Contaldo-Tagliamonte a Paolillo senza alcuna giustificazione. Dai conti dell’uomo, originario di Sant’Egidio del Monte Albino, le provviste di danaro partivano poi per conti esteri. Decine di migliaia di euro sono stati trasferiti dal 2010 al 2014 sui conti stranieri di Londra della Stanley Bet Malta. Somme che i finanzieri hanno stimato in oltre centomila euro. I soldi anche provenienti dallo stesso conto estero transitavano poi sui conti di Patrizia Contaldo e prelevato in contanti, fino a 30mila euro, oppure con assegni circolari. Secondo l’accusa i soldi venivano riciclati e nascosti al fisco dai Contaldo e dai loro prestanome che utilizzavano l’escamotage per sfuggire ai controlli. Paolillo, secondo gli inquirenti, era una testa di legno – consulente di igiene e sicurezza sul lavoro, dipendente di una ditta di trasporti – con un reddito di poco più di 20mila euro l’anno, e dunque non poteva permettersi le cifre che erano transitate sui conti. Oltre al giro vorticoso di danaro proveniente dalle scommesse clandestine on line, il factotum dell’organizzazione, Antonio Contaldo, si avvaleva anche della sua professione “medica” per aumentare il proprio carisma. La Dda contesta al sedicente dentista anche l’esercizio abusivo della professione medico-odontoiatrica. Secondo l’accusa, si sarebbe spacciato falsamente per dentista presentandosi in pubblico come il “dottor Contaldo” ma non avendo il titolo abilitativo, mai conseguito. Nonostante ciò conduceva e gestiva il proprio studio medico, eseguendo prestazioni diagnostiche e terapeutiche. A coadiuvarlo nella professione medica e nella gestione dello studio il figlio Giuseppe, alias Pippo, 24 anni. Antonio Contaldo, tra l’altro, è accusato anche di falso perché chiedendo il rilascio della propria carta d’identità all’ufficio di stato civile del comune di Pagani, avrebbe indotto in errore l’ufficiale addetto al rilascio del documento, sostenendo di avere la laurea in medicina e chirurgia, in realtà mai conseguita. Nell’ambito dell’operazione della Dda di Salerno di giovedì, tra l’altro, è stato sequestrato proprio lo studio odontoiatrico di via Ettore Padovano a Pagani, dove Contaldo svolgeva la sua attività. “Caccaviello” è da giovedì rinchiuso nel carcere di Fuorni, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà lunedì prossimo. Il gip gli contesta una serie di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività e di organizzazione e raccolta a distanza del gioco on line, mentre altri rispondono di diversi reati: oltre all’abusiva attività di organizzazione di gioco on line sono contestate ipotesi di estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico, falsità, violenza privata, abusivo esercizio di una professione sanitaria, favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d’ufficio
Cronaca
Pozzuoli: Carla per la prima volta parla con i magistrati dopo l’orrendo gesto del fidanzato
Per la prima volta, da quando il primo febbraio scorso il suo compagno al culmine di una lite le diede fuoco provocandole gravissime ustioni, è stata in grado di rispondere alle domande dei magistrati. Carla Ilenia Caiazzo, 38 anni, ricoverata al reparto di rianimazione del Cardarelli, ha raccontato ai pm Raffaello Falcone e Clelia Mancuso le fasi dell’ aggressione che la ridusse in fin di vita. I magistrati già la settimana scorsa si erano recati in ospedale per ascoltarla, ma in quella circostanza la donna non era in condizioni di parlare. Secondo le poche indiscrezioni trapelate, la donna conserva ricordi abbastanza lucidi sulla aggressione avvenuta nei pressi della sua abitazione a Pozzuoli ricostruendo i momenti difficili del rapporto con Paolo Pietropolo, il quarantenne in carcere con l’accusa di tentato omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, e stalking. Poco dopo il ricovero in ospedale, Carla Ilenia diede alla luce una bimba, nata dalla sua relazione con Pietropaolo. L’ incontro con i magistrati è durato circa un’ora. A quanto si è appreso, i pm ritorneranno in ospedale nei prossimi giorni per acquisire altri elementi utili all’inchiesta, dopodiché formuleranno la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Pietropaolo.
Cronaca
Napoli: Catapano ancora grave, l’agguato di Porta Nolana deciso dai Rinaldi-Reale. Il racconto del pentito Persico
E’ ancora in gravi condizioni al Loreto Mare il ras di Porta Capuana, Gennaro Catapano ferito mortalmente ieri in tarda mattinata da due killer al vico Sopramuro. E’ stato sottoposto a due delicati interveti chirurgici e i medici aspettano che trascorra anche questa notte prima di poter esprimersi. Il fatto che sia arrivato in breve tempo in ospedale dopo essere statocentrato da due proiettili alla schiena probabilmente gli ha salvato la vita. Catapano infatti ha avuto la forza di rialzarsi da terra, di balzare dietro lo scooter di un amico e di correre al pronto soccorso in una maschera di sangue ma vivo.Le indagini però seguono una pista ben precisa e porta alla guerra che si è scatenata da un anno tra i Rinaldi-Reale e i Mazzarella-D’Amico per il controllo delle attività illecite da San Giovanni a Teduccio fino a piazza Mercato. Sono già a decina le azioni di fuoco tra le due fazioni in lotta. Questa pista sarebbe avvalorata dalla circostanza che Catapano era amico di Carmine Campanile, il ragazzo che il 1 settembre del 2014 fu ferito in via Brin. Un’altra porterebbe invece a Forcella e ad un riacutizzarsi della guerra tra il clan Mazzarella-Buonerba e la cosca degli Amirante-Sibillo-Giuliano per il controllo delle piazze di droga del Centro. Contro Gennaro Catapano ha parlato anche un pentito della camorra, Giuseppe Persico, uno dei ras dei Mazzarella. Il collaboratore di giustizia indicca in Catapano come l’autore materiale di un raid compiuto nel 2005 contro la famiglia Mauro che era in guerra con i Mazzarella.”…Avvenne di domenica ed ho partecipato sempre con il ruolo di conducente del motorino su cui viaggiava l’esecutore materiale, ovvero Enrico Autiero. Prima che lo ammazzassimo gli avevamo sparato contro le sue finestre, sempre io e Radice. In particolare, dopo qualche tempo dall’omicidio di Ferrone, era sempre il periodo in cui eravamo in guerra con i Mauro, poiché la famiglia Mauro non usciva più di casa temendo agguati da parte nostra, Franco Mazzarella aveva deciso di dare un avvertimento ad alcuni dei Mauro, quelli che provvedevano alle esigenze della famiglia, per evitare che gli stessi fossero costretti ad uscire di casa. Si decise pertanto di sparare alle finestre di Scafaro e contro le finestre di Antonio Mauro. Ci organizzammo un giorno io e Radice e andammo a sparare nelle finestre cinque colpi con una 9×21. Mentre Gennaro Catapano ed Enrico Autiero contro Mauro. Mentre quest’ultimo dopo l’agguato è sparito dalla circolazione, Antonio Scafaro ha continuato a farsi vedere in giro e a fare servizi per la famiglia Mauro. Per tale motivo Franco Mazzarella ci disse che doveva essere ammazzato perché per colpa sua non potevamo colpire la famiglia Mauro che non usciva di casa. Inizialmente l’omicidio di Scafaro doveva essere commesso da Gennaro Catapano ed Enrico Autiero. Poiché però Autiero riferì a Franco Mazzarella che quando era andato con Catapano a sparare nelle finestre di Antonio Mauro erano scivolati con il motorino, lui non si fidava di come portava lo scooter decise dovevo guidare io”.
(nella foto i rilievi della polizia scientifica sul luogo della sparatoria e nel riquadro Gennaro Catapano)
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