HomeCronaca

Cronaca

Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli

Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?

Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso

I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.

Succede anche

Metanizzazione di Ischia: revocata la misura cautelare a Casari della Cpl Concordia

Il Tribunale del Riesame di Napoli, “accogliendo l’appello proposto dai difensori, ha revocato la misura cautelare” applicata a Roberto Casari, ex presidente della Cpl Concordia, nel luglio 2015 per la vicenda relativa alla metanizzazione del cosiddetto ‘Bacino Campania 30′. E’ quanto si legge in una nota dei legali del manager modenese. Nei giorni scorsi, viene spiegato ancora, la Cassazione aveva depositato le motivazioni con cui accoglieva il ricorso dei difensori di Casari. Alla fine di gennaio il tribunale di Modena aveva deciso di sostituire gli arresti domiciliari, comminati all’ex numero uno della Cpl, con l’obbligo di dimora nel comune di Concordia, nel Modenese. Casari, arrestato a marzo 2015, aveva passato alcuni mesi in carcere a Poggioreale, prima di trascorrere un periodo agli arresti domiciliari a casa di una sorella a Trento e poi nella sua abitazione a Concordia.

Ercolano: il killer del cantante fu pagato “solo” 800 euro. Il racconto dell’agguato

Solo 800 euro. E’ quanto ebbe come ricompensa per un omicidio, dal boss Natale Dantese, il sicario di Salvatore Barbato, Vincenzo Spagnuolo. Perche’ e’ vero che l’agguato aveva provocato una vittima, ma era quella sbagliata. Sette anni dopo una esecuzione a colpi di pistola calibro 9 millimetri, in pieno giorno, a pochi passi da un ingresso secondario degli scavi di Ercolano, le indagini dei carabinieri su mandato della Direzione distrettuale antimafia portano a 4 misure cautelari firmate dal gip Marcello De Chiara per mandanti ed esecutori, e completano la conoscenza di una delle fasi acute della ‘guerra’ di camorra nel paese vesuviano del Napoletano tra i cartelli Ascione-Papale, cui appartengono i 4 indagati, e Iacomino-Birra. Il complesso puzzle investigativo ha le sue prime tessere a ridosso dell’omicidio (avvenuto il 13 novembre 2009, poco prima delle 15) in una serie di intercettazioni che pero’ diventano elementi di prova solo nel quadro fornito da collaborazioni di pentiti, fra i quali la moglie di Dantese, Antonella Madonna, e dai riscontri a queste. Salvatore Barbato, 29 anni, conosciuto come ‘o cantante, con la camorra e con la criminalita’ non ha nulla a che vedere. E’ in auto con Nicola Angelico, un amico con cui si e’ recato in un negozio, e guida la sua Suzuki Swift grigio chiara in via Mare, ignaro del fatto che quello stesso tipo di vettura e’ in uso a Ciro Savino, legato agli Iacomino-Birra e obiettivo di un agguato deciso da Dantese. L’indicazione sbagliata al ‘commando’ arriva da Pasquale Spronello, cognato del figlio del boss Ciro Papale, insieme a Dantese, Spagnolo e Antonio Sannino destinatario del provvediemnto odierno. La macchina del 29enne e’ intercettata dai sicari a bordo di uno scooter e affiancata; partono 11 colpi dalla pistola del killer, 5 dei quali uccidono Barbato, mentre l’amico resta illeso perche’ si ranicchia nello spazio del sedile del passeggero ai primi spari, non potendo cosi’ fornire, come i custodi in turno degli scavi, alcun elemento utile alle indagini. Ne’ aiuta a comprendere cio’ che e’ accaduto il fatto che le utenze cellulari e fisse di Dantese e Spagnuolo, non che’ della convivente di questi, siano intercettate in una altra indagine gia’ avviata. Ora pero’ orari, celle telefoniche e conversazioni sono elementi di prova. E cosi’ gli inquirenti hanno ascoltato il boss e il gregario darsi appuntamento alle 11.47 di quel giorno e capito che alle 13.06 si sono incontrati perche’ i telefonini agganciano la stessa cella a Ercolano, prima che quello di Dantese risulti irraggiungibile. Il giorno dopo le conversazioni tra la moglie del boss e la fidanzata di Spagnuolo fanno capire che dopo quell’appuntamento Dantese non e’ tornato a casa, ma e’ rimasto con il complice. Un altro elemento lo forniscono le conversazioni nei giorni successivi del boss con le sue due amanti. Quella ‘in carica’, I.R., il 15 novembre lo rimprovera di non essersi fatto vivo. “Stai pieno, si vede”, apostrofa Dantese quando questi la chiama alle 12.11; “sto pieno di tuosseco”, risponde il boss arrabbiato; “cosa e’ successo, tua moglie?”, chiede la donna; “ti ha spiegato Liberata il fatto?”, dice lui; “percio’ non ti sei fatto sentire!!”, comprende alla fine lei. Il giorno dopo e’ la volta di E.P., con cui Dantese ha pure avuto una relazione extraconiugale. A lei spiega: “io non festeggio le disgrazie”. Segnale, annota il gip, dello sbaglio di persona. E se e’ Ciro Guadino, pentito, a inviare una lettera ai pm il 25 maggio scorso specifica sull’omicidio Barbaro, consentendo gli arresti attuali, gia’ nel 2012 Antonella Madonna, moglie di Dantese, la donna che ha preso il comando di quella frangia del gruppo quando il marito e’ stato arrestato nel 2010 e che si e’ pentita, aveva raccontato dell’omicidio per errore e del compenso ridotto a 800 euro per Spagnuolo. (nella foto in alto da sinistra il killer Vincenzo Spagnuolo, a destra la vittima Salvatore Barbaro)

Gragnano: arrestato il figlio del boss Carfora. Spacciava in piazza Aubry

Spacciava marijuana in piazza Aubry, in pieno centro a Gragnano: arrestato Antonio Carfora, 26enne figlio del boss Nicola alias “‘o fuoco” detenuto all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore caseario Michele Cavaliere, ucciso a novembre del 1996, “colpevole” di essersi rifiutato di pagare la tangente alla cosca dei Di Martino – Afeltra. Carfora junior è stato arrestato nella serata di ieri dai carabinieri della stazione di Gragnano che da tempo monitoravano la vendita di droga nelle strade della città della pasta e nello specifico i movimenti di Carfora. Le forze dell’ordine, appostate in piazza Aubry in abiti civili, hanno notato alcune cessioni di stupefacenti prima di intervenire e bloccare il 26enne. Carfora aveva con sé 20 grammi di marijuana, pronta per essere venduta, e 350 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Il giovane è ora in attesa del rito direttissimo. Suo padre è il famigerato Nicola ‘o fuoco componente prima del gruppo di killer di primo piano che tra le fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta aderì al clan di Umberto Mario Imparato insieme con gli Afeltra -Di Martino di Pimonte e diedero vita alla sanguinosa faida di camorra nella zona stabiese contro il clan D’Alessandro che lasciò sul selciato in tre anni oltre 120 morti tra cui anche bambini e altre vittime innocenti. Nicola Carfora era uno dei killer più spietati del gruppo di Umberto Mario Imparato “il professore rosso”. Poi con la morte sui boschi di Quisisana ad opera della polizia del boss il clan si disgregò e Carfora diede vita ad un sodalizio criminale autonomo sui Monti Lattari. Carfora senior fu arrestato sempre a Gragnano nel 1999.

Maxi evasione fiscale: sequestro di 22 milioni di euro all’American Laundry di Melito

In data odierna, all‘esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo per oltre 22 milioni di euro nei confronti della lavanderia industriale “AMERICAN LAUNDRY OSPEDALIERA SpA”, con sede a Melito di Napoli, e anche per equivalente nei confronti dei relativi amministratori. Il provvedimento giudiziario rappresenta la fase finale di articolate indagini dirette e coordinate da questa Procura della Repubblica su una maxi evasione da riscossione perpetrata dalla predetta società negli anni tra il2010 e il 2013. Le indagini sono state avviate all’esito di alcuni controlli automatizzati svolti dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Napoli che hanno consentito di rilevare omessi versamenti di ritenute certificate e di IVA per importi di rilevante entità (pari, rispettivamente, a 3,6 milioni e 18,4 milioni di euro). Rilevanti aspetti investigativi sono stati sviluppati dal nucleo investigativo dell’ Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Caserta – presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord. Gli accertamenti patrimoniali conseguentemente delegati da questa Procura al Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli hanno permesso di ricostruire l’intero patrimonio mobiliare ed immobiliare della società e dei rispettivi amministratori (formali e di fatto) e di individuare, in particolare, immobili di pregio nella disponibilità di questi ultimi siti a Napoli (quartiere Posillipo), Ischia e Castel di Sangro (AQ).

Ercolano: Salvio il cantante ucciso per errore su disposizione di Natale Dantese. I nomi degli arrestati

Per l’omicidio di Salvatore Barbaro, conosciuto come Salvio ‘o cantante oggi i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco anno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea – a carico di quattro persone, già detenute: Si tratta del ras Natale Dantese (che si trova al 41bis), Antonio Sannino, Vincenzo Spagnuolo, Pasquale Spronello ( i primi tre già detenuti mentre Spronello è stato arrestato stamattina). L’omicidio di Salvatore Barbaro, spiega una nota della Procura, è stato ricostruito in maniera dettagliata grazie al contributo di collaboratori di giustizia di Ercolano oltre che a numerosi riscontri. La vittima, incensurata, che di mestiere faceva il muratore e si dilettava a cantare alle feste e ai matrimoni in tutta la zona vesuviana, venne trucidata nei pressi degli Scavi archeologici di Ercolano per errore perché scambiato per affiliato al clan antagonista. L’arresto, sottolinea la nota, costituisce ulteriore sviluppo delle indagini che hanno permesso di fare luce su numerosi omicidi “tutti ascrivibili alla sanguinosa faida in atto sul territorio di Ercolano già dai primi anni ’90 e in relazione ai quali, tra il 2014 e il 2015,sono state eseguite numerose misure cautelari emesse dal Gip di Napoli nei confronti dei relativi mandanti ed esecutori”. Dei quattro destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, tre sono già detenuti. (nella foto da sinistra il boss in ascesa di Ercolano Natale Dantese e la vittima innocente Salvatore Barbaro, Salvio il cantante)

Ercolano: il neomelodico Salvio il “cantante” ucciso per errore davanti agli Scavi, presi gli assassini

I Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone, ritenute esponenti del clan camorristico degli “Ascione – Papale” e, a vario titolo, responsabili di un omicidio messo a segno il 13 novembre 2009 ad Ercolano, durante una fase del conflitto armato contro i “Birra – Iacomino”. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. I militari dell’Arma hanno accertato che l’uomo assassinato nei pressi degli scavi di Ercolano, Salvatore Barbaro, era completamente estraneo a dinamiche criminali. Salvatore Barbaro era infatti conosciuto come Salvio ‘il cantante’ poiché era solito scrivere testi di canzoni napoletane ed esibirsi in ristoranti del Vesuviano. Le indagini hanno consentito inoltre di accertare che fu ucciso per errore, esattamente perche’ preso per un affiliato al clan rivale, con il quale aveva in comune solo il modello di auto.

Casalnuovo, omicidio Ilardi: fermati i presunti killer

Ci sono due fermi per l’omicidio di Giuseppe Ilardi ucciso a Casalnuovo lo scorso 10 dicembre. Si tratta di Giovanni Romano Gallucci di 22 anni e lo zio Onofrio Mosti, fratello dei più noti Gennaro, Giancarlo e Federico Gallucci. Sono stati fermati dai carabinieri di Castello di Cisterna su disposizione del pm Liana Esposito della Dda di Napoli. I due sono noti alle forze dell’ordine. Gallucci è figlio Giovanni Romano, ucciso in un agguato di camorra il 21 marzo del ’94, mentre si trovava in compagnia di Pino Piscopo, alias “Pinuccio ’o metronotte. Anche il giovane nel settembre del 2014 rimase vittima di un agguato in cui rimase ferito e per il quale furono arrestati due esponenti del clan veneruso di Volla. Lo zio Onofrio Mosti (che è stato arrestato ad Arezzo dove si era trasferito da qualche mese) ha precedenti per furto. L’omicidio avvenne lo scorso 10 dicembre. La vittima, Giuseppe Ilardi di 26 anni, residente in via Roma a Casalnuovo, si trovava a bordo di una Smart ritenuta in uso ad un presunto ras, Antonio Barone, meglio noto come Tonino l’elettrauto, e ritenuto il nuovo reggente del malaffare locale. I sicari si avvicinarono alla sua auto mentre transitava nei oressi della scuola De Curtis e gli esplosero contro in rapida successione numerosi colpi di pistola. Ilardi tentò anche inutilmente la fuga.

Napoli: Amendola ucciso perché aveva mandato messaggi erotici alla moglie del boss

Vincenzo Amendola fu ucciso perché aveva inviato messaggi erotici alla donna sbagliata. Proprio alla moglie del boss Ciro Formicola e mamma di Gaetano il baby boss ricercato per l’omcidio insieme con Giovanni Tabasco. E questo lui, giovane non inserito nel clan non poteva permetterselo. Le “regole” sono “regole” e vanno rispettate. Per questo che è stata decisa la sua punizione esemplare. Ma prova dell’affronto per ora non è possibile ricostruirla perché -come ha raccontato Gaetano Nunziato agli inquirenti- la scheda del cellulare di Vincenzo Amendola è stata distrutta e il cellulare lanciato su un terrazzo di un edificio a Ponticelli. Lo avevano cercato per tutta San Giovanni a Teduccio e anche a Ponticelli. Gli dovevano parlare e rintracciarono uno dei suoi amici, Gaetano Nunziato, colui il quale lo avrebbe poi portato alla trappola mortale. E’ stato proprio NUnziato che decidendo di collaborare con la giustizia, perché temeva a sua volta di essere ucciso, che ha raccontato tutto agli investigatori. Ora come si legge nel capo di imputazione contestato a Nunziato firmato dal pm della Dda Antonella Fratello ci sono i nomi dei due ricercati “…Gaetano Nunziato perché, in concorso con Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco, agendo con premeditazione, esplodendo contro Vincenzo Amendola molteplici colpi d’arma da fuoco calibro 9×21, ne cagionava la morte, consistendo il ruolo, in particolare, di Nunziato nell’accompagnare la vittima sul luogo del delitto, nel partecipare all’omicidio e nel recuperare l’arma utilizzata, i guanti e i capi di abbigliamento di Formicola e Tabasco, per la successiva distruzione, con l’aggravate di aver agito per favorire il clan Formicola di San Giovanni a Teduccio”. Ma “il pentito” Gaetano Nunziato oltre a fornire tuti i dettagli sul movente della morte di Enzino Amendola e aver fatto ritrovare il corpo, ha anche fornito tutti i dettagli sull’omicidio e sui momenti che lo precedettero. Ecco cosa ha raccontato Nunziato agli investigatori di come fu rintracciato Amendola e come fu portato sul luogo dell’esecuzione: “…Questi sono i fatti così come si sono verificati. Verso le ore 21 del 4 febbraio, io mi trovavo nei pressi delle panchine di viale 2 Giugno angolo via Taverna del Ferro, di fronte allo chalet “Lago” seduto sulle panchine insieme ad i vari giovani che frequentano quel bar. Verso le ore 22-22,30 è venuto Giovanni Tabasco, il quale giunto a piedi dalle palazzine del Bronx, mi chiedeva dove fosse Vincenzo Amendola. Io gli risposi di non saperlo in quanto non lo avevo visto e contemporaneamente gli chiesi i motivi della sua domanda, anzi gli chiesi se casomai Amendola avesse dovuto fare qualche servizio. Gli dissi ciò perché sapevo che Vincenzo era un po’ il factotum della famiglia di Formicola Gaetano, tant’è che sapevo per quello che mi dicevano altri conoscenti che lo stesso dormiva a casa loro per lunghi periodi e svolgeva per essi ogni tipo di commissione. Giovanni Tabasco mi rispose in maniera evasiva senza spiegarmi perché effettivamente cercava Amendola. Poi consegnò il suo telefono cellulare ad una ragazza presente sul posto, di cui non sono in grado di fornirvi le relative generalità, e le chiese di chattare sino al suo ritorno con chiunque…In tale frangente giunse sul posto proprio quest’ultimo a bordo del suo scooter, ovvero quello che poco prima era stato usato da Gaetano Formicola. Una volta giunto sul posto Giovanni Tabasco, rivolgendosi ad Amendola gli chiese di dargli il suo telefono cellulare. A tanto Amendola Vincenzo ubbidì e gli diede il suo cellulare. Tabasco Giovanni una volta preso il telefono chiese ad Amendola di allontanarsi da lui e di attendere poco lontano, poi mi chiamò e mi disse se gli potevo fare la cortesia di portagli Amendola dietro al Bronx”.

Dissociazione “non sincera”: chiesta la conferma dell’ergastolo per il boss degli scissionisti Cesare Pagano

La confessione di due omicidi e la “presunta dissociazione” non potrebbero servire al boss degli scissionisti di Scampia, Cesare Pagano “Paciotti” ad evitare l’ergastolo. Le sue confessioni sarebbero state non sincere, dettata più da logiche di opportunità, di fronte alle prove schiaccianti raccolte dagli inquirenti e alle dichiarazioni di sempre più numerosi collaboratori di giustizia. Con questo convincimento il sostituto procuratore generale Carmine Esposito che, al termine della requisitoria pronunciata al processo in Corte d’assise d’appello (presidente Domenico Zeuili), ha chiesto la condanna all’ergastolo e nessuno sconto per Cesare Pagano. Il boss del clan degli scissionisti nell’ udienza della scorso settimana aveva ammesso le sue responsabilità dissociandosi dalla camorra. Per l’accusa non vanno concesse attenuanti al boss ma va confermata la condanna di primo grado, cioè il carcere a vita per l’omicidio di Salvatore Dell’Oioio, assassinato il 24 febbraio 2005 a Qualiano per motivi interni al clan, e per l’omicidio di Carmine Amoruso, prima uomo dei Di Lauro poi passato con gli scissionisti e da questi ucciso, secondo la ricostruzione accusatoria, per dissidi interni al gruppo. L’agguato avvenne il 6 marzo 2006 nei pressi della sala bingo di Mugnano, la vittima morì durante la disperata corsa in ospedale. “Fui io a ordinare quei delitti” ha confessato in aula Cesare Pagano nell’udienza di una settimana fa quando per la prima volta ha fatto sentire la sua voce dal carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno dove si trova detenuto e per la prima volta ha comunicato la sua decisione: “Mi dissocio da tutto, voglio uscire dalla camorra”. Nel processo, con l’accusa di aver partecipato all’omicidio Dell’Oioio, sono imputati anche Teresa Marrone detta Nikita e lo zio Antonio Marrone, accusati di aver studiato le abitudini della vittima e i suoi spostamenti offrendo informazioni e supporto ai killer: per entrambi il pg ha chiesto la condanna a 20 anni di carcere.

Napoli, clan Mariano chiesto rinvio a giudizio

Estorsione, associazione camorristica, falso , droga chiesto il rinvio a giudizio per tutti il clan Mariano. Affiliati , boss e gregari per tutti la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio da Ciro Mariano detto o “picuozz” alla moglie al figlio Marco. Un sistema consolidato quello del clan che emerse in seguito a delle indagini fatte dai carabinieri del comando provinciale guidato dal generale Antonio De Vita che portarono all’esecuzione di 43 sulle 45 ordinanze di custodia cautelare in carcere (nove delle quali ai domiciliari). “La cosca – come rivelarono allora le indagini coordinate dal comandante del reparto operativo di Napoli, il tenente colonnello Alfonso Pannone – esercitava il suo potere criminale attraverso lo spaccio di droga, imponendo il pizzo ad operatori commerciali e nella contraffazione di capi di abbigliamento ed orologi di lusso”. All’epoca dell’ultima retata effettuata per gli uomini del clan attivo nei Quartieri Spagnoli vennero arrestati anche due ristoratori “esponenti del clan titolari di attività imprenditoriali”.

Napoli, colpi di pistola nel centro storico

Indagini a tutto campo per gli agenti della Polizia di Stato che cercano di capire i motivi dei diversi colpi di pistola sono stati esplosi all’indirizzo di una autovettura che successivamente è stata data alle fiamme. Il fatto è avvenuto la scorsa notte in vico Santa Maria a Lanzati, nel centro storico di Napoli. La vettura è intestata ad una donna ma, come hanno accertato i poliziotti giunti sul posto, ad utilizzarla è il figlio.

Cardarelli evade un detenuto

Grave da essere portato in ospedale ma non da evadere. Ha dell’incredibile l’evasione di un detenuto che era stato portato all’ospedale Cardarelli di Napoli per gravi motivi di salute, in applicazione delle disposizioni sui gravi motivi di salute. A quanto si apprende l’uomo era stato trasferito nella struttura sanitaria ieri sera ma questa mattina è riuscito ad eludere la sorveglianza, divincolandosi, e a fuggire. L’uomo è condannato per diversi reati e il fine pena per l’evaso scade nel 2030. L’uomo salì alla ribalta della cronaca per una rapina in una gioielleria di Ponticelli alla fine della quale strinse la mano alla vittima sotto l’occhio delle telecamere. Ad evadere a secondo di quanto si apprende è stato Giuseppe Merolla , 30 anni. Sulle tracce dell’uomo ora ci sono oltre alla polizia penitenziaria anche i carabinieri.

Ultime News

Ferragosto a Napoli: 13 arresti e 52 denunce, che cosa dicono i numeri sui controlli

Il bilancio operativo del Ferragosto tra arresti e denunce mette alla prova strategie di presidio e prevenzione: efficacia immediata o palliativo stagionale?

Ferragosto a Ischia e Procida: controlli serrati, multe e il nodo del contenzioso

I servizi straordinari nelle isole del golfo hanno aumentato le contestazioni formali. Occorre chiarezza sui protocolli operativi e garanzie procedurali per evitare che la gestione dell'ordine pubblico diventi fonte di contenzioso.

Ferragosto di ferite e numeri: il centro storico di Napoli tra coltellate e controlli straordinari

Il ferimento nel centro storico e l’ondata di controlli a Ferragosto restituiscono un quadro di risposta immediata delle forze dell’ordine, ma anche di fragilità strutturale nel governo della sicurezza urbana.

Casavatore, arsenale nel box del fruttivendolo: titolare arrestato

La polizia ha scoperto armi e stupefacenti nascosti nel box di un fruttivendolo a Casavatore. Il titolare è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria; gli accertamenti proseguono per chiarire provenienze e contatti.