Cronaca
Napoli, pizzo al porto: condannati Gennaro Mazzarella e Totoriello Barile
Processo con rito abbreviato dopo il blitz nel porto: il gip Capasso infligge pene fino a 9 anni per il racket sui bar dello scalo marittimo. Decisive le rivelazioni di dieci collaboratori di giustizia e i trojan nei cellulari.
Arriva una nuova e pesante stangata...
Cronaca Giudiziaria
Napoli, rigettata la richiesta di proscioglimento nel processo sui disordini da lockdown per Roberto Fiore
Napoli: Avviato il processo per i disordini durante il lockdown, respinta la richiesta di proscioglimento per Roberto Fiore
Oggi, a Napoli, si è aperta la prima udienza del processo in Corte d’Assise relativo ai disordini di ottobre 2020, scaturiti da manifestazioni contro il lockdown. Questi...
Succede anche
Cronaca
Quarto: bomba carta davanti a un bar in via Campana
Una bomba carta è stata fatta esplodere la notte scorsa a Quarto davanti all’ingresso di una bar. Il fatto è avvenuto in Via Campana e non ha provocato feriti (il locale era chiuso). Secondo i rilievi dei carabinieri, che conducono le indagini, l’esplosione ha danneggiato le vetrine, la saracinesca ed l’insegna di un centro scommesse.
Cronaca
Ecco il racconto choc di Altieri sul duplice omicidio di Saviano
Ha confessato tutto Domenico Altieri, uno dei tre arrestati per il duplice omicidio di Saviano. Il suo racconto è contenuto nelle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha incastrato mandante, assassini e fiancheggiatori dell’uccisione di Francesco Tafuro e Domenico Liguori. Il mandante è Eugenio D’Atri, detto Gegè, 33enne residente a Somma Vesuviana, originario di Ponticelli, ritenuto dagli inquirenti referente del clan Cuccaro sul territorio; Nicola Zucaro, 37enne di Ponticelli, (fratello minore del più famoso Diego, killer dei Sarno condannato all’ergastolo), presunto esecutore materiale dell’assassinio; Domenico Altieri, detto “Mimm ‘o gemell” 32enne residente a Saviano e originario di Cercola, presunto complice nell’esecuzione del duplice omicidio. Il quarto uomo di Casalnuovo, ritenuto dagli inquirenti favoreggiatore degli assassini (li avrebbe aiutati ad occultare i gravi indizi di colpevolezza) è stato denunciato in stato di libertà. Altieri ha raccontato agli investigatori di essere stato picchiato e costretto a prestare la sua auto ad Eugenio D’Atri. Di aver portato i due ragazzi nella stradina dopo pochi minuti dopo ha sentito colpi di pistola. Poi D’Atri ha pensato di ripagare il silenzio di Altieri comprandogli un’auto nuova. “Lunedì immediatamente prima dell’omicidio di Eugenio D’Atri -si legge nell’ordinanza di custodia cautelare- venne da me e mi disse che dovevamo andare a prendere Francesco Tafuro nella sua agenzia Intralot e portarlo da lui che doveva parlargli. Non mi disse di cosa dovesse parlargli ma mi rifiutai poiché non avevo tempo. D’Atri si arrabbiò e mi picchiò. Il successivo Carnevale tornò a casa mia D’Atri e disse di nuovo che doveva andare a prendere Francesco, il quale già sapeva che d’Atri voleva parlare con lui. Lui venne a casa mia con un tale Nicola del quale non conosco il cognome che viene soprannominato “’o piccioli”. Erano le 20. Accettai e andai con un Sh nero a Somma Vesuviana. Volevo portare Tafuro a casa mia ma d’Atri mi disse che era pericoloso e di andare in una stradina dove poi sono stati ammazzati. Ho accompagnato i ragazzi all’appuntamento e quando siamo arrivati D’Atri e Nicola non erano ancora arrivati. Io ho detto ai ragazzi di aspettare che li andavo a chiamare ma proprio in quel momento sono arrivati nella mia macchina che io avevo prestato a D’Atri. Io ero fuori alla stradina e i ragazzi erano già dentro la stradina. D’Atri e Nicola sono entrati e hanno iniziato a conversare mentre io facevo avanti e indietro lungo la stradina. Dopo pochi minuti ho sentito parecchi spari e mi sono pietrificato dalla paura. A quel punto la mia macchina con D’Atri e Nicola mi è venuta incontro e D’Atri che era sempre alla guida mi ha porto una busta di carta, tipo quelle che si usano per i regali dicendo che l’avrebbe presa il giorno dopo. Io gli dissi: “Ma che hai combinato”, e lui non mi ha risposto. Quella macchina l’ho demolita ma Eugenio me l’ha ricomprata. So che Eugenio scommetteva ed era sua abitudine mettere le vincite su Facebook, io per suo conto vendevo cocaina in cambio di cento euro a settimana”.
Cronaca
Angela Celentano , dal Messico richiesta del Dna alla famiglia
Luci accese sul caso di Angela Celentano la bimba scomparsa il 10 agosto 1996 sul monte Faito. Dal Messico i magistrati, attraverso una rogatoria, hanno chiesto alla famiglia dei campioni di sangue. La richiesta alla famiglia Celentano è stata inviata alcune settimane fa dalla Procura generale messicana e, nei giorni scorsi, è arrivata sulla scrivania del gip del Tribunale di Torre Annunziata Giovanni De Angelis. Sangue e saliva gli elementi richiesti dalle autorità messicane alla famiglia Celentano. Toccherà ora alla polizia scientifica italiana effettuare i prelievi e inviare i campioni raccolti in Messico. Molto probabilmente il dna dei Celentano servirà ad aggiornare il materiale a disposizione degli investigatori messicani. La famiglia Celentano, chiusa nel più stretto riserbo preferisce non commentare il loro unico desiderio è riabbracciare quella figlia scomparsa un giorno d’agosto nel lontano 1996.
Cronaca
Ercolano, rubano materiale edile da un cantiere: in manette intera famiglia
I carabinieri della tenenza di Ercolano, sono intervenuti dopo una segnalazione arrestando tre persone. Si tratta di un 54enne pregiudicato e ritenuto affiliato al clan Ascione Papale, la moglie 53enne e il figlio 22enni, anche loro con precedenti. Per i tre l’accusa è di furto aggravato perché i militari li hanno bloccati mentre rubavano da un cantiere edile per la manutenzione delle case popolari in via belvedere 7 secchi di plastica da 25 chili ognuno contenente vernice e 2 bustoni contenenti giunture da ponteggio. I carabinieri hanno anche trovato e sequestrato vari arnesi atti allo scasso, una tronchese, varie pinze e un grosso martello. La refurtiva è stata recuperata e restituita agli aventi diritto. Gli arrestati sono in attesa di rito direttissimo.
Cronaca
Torre del Greco, minaccia il titolare di un bar per 20 euro: arrestato
Pur di farsi consegnare 20 euro ha minacciato di morte il proprietario di un bar ed è stato arrestato. E’accaduto a Torre del Greco dove i carabinieri della stazione capoluogo hanno arrestato in flagranza di reato Salvatore Cuomo, 28 anni, già noto alle forze dell’ordine: è accusato di tentata estorsione. L’uomo si è presentato in un bar di via Spiaggia del fronte, minacciando di morte il proprietario e portandogli via 20 euro. Allertati dalla vittima, i militari dell’Arma sono immediatamente intervenuti bloccando Cuomo mentre era ancora all’interno del locale pubblico. Il ventottenne è adesso in attesa di rito direttissimo.
Cronaca
Napoli, cocaina nascosta nei barattoli di pomodoro: arrestato pregiudicato
Cocaina nei barattoli di pomodoro e bilancino di precisione, per preparare le dosi, in una confezione di merendine: era ai domiciliari perché indagato per rapina, ma nel frattempo spacciava cocaina, Gennaro Francescone, pregiudicato di 24 anni, arrestato nel corso di una perquisizione nella sua abitazione dagli agenti del commissariato di Polizia “Decumani” di Napoli. Gli agenti, rovistando nella dispensa, hanno notato alcuni barattoli di pomodori perfettamente sigillate ma di peso superiore a quello segnato sull’etichetta. Quando li hanno aperti hanno scoperto che contenevano cocaina. Trovati e sequestrati oltre 2300 euro che i poliziotti ritengono siano frutto della vendita della droga. Francescone é finito nel carcere napoletano di Poggioreale.
Cronaca
Duplice omicidio a Saviano, Gegè D’Atri cancellò un debito di gioco con le pallottole
Somma Vesuviana/Saviano. Sono stati uccisi per un debito di gioco di circa 20mila euro, Francesco Tafuro e Domenico Liguori, 33 e 32 anni, gestori di un centro scommesse di Somma Vesuviana, trovati crivellati di colpi in una zona isolata di Saviano, lo scorso 11 febbraio. Ieri i carabinieri hanno fermato, con l’accusa di duplice omicidio in concorso e violazione della legge sulle armi, tre persone, due delle quali ritenute vicine a un clan. Si tratta di Eugenio D’Atri, detto “Gegè”, 32 anni; Nicola Zucaro, 36 anni, e Domenico Altieri, 31 anni. Dalle indagini è emerso che i presunti killer e le due vittime si sarebbero dati appuntamento in via Olivella, dove poi è avvenuto il duplice delitto. Forse si è trattato di un tranello. Uno dei fermati aveva perso i soldi, in più tranche, a causa di una serie di puntate “scoperte” (ordinate senza consegnare soldi), andate male. Nelle prossime 48 ore è prevista l’udienza di convalida del decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli. Gli inquirenti sono arrivati all’identificazione dei presunti killer analizzando l’attività delle vittime. D’Atri avrebbe vinto, agli inizi di febbraio, una ‘bolletta’ di 15mila euro nell’agenzia di via San Sossio. Non pago della vincita avrebbe reinvestito quei soldi in ‘scoperte’, accumulando un debito verso i gestori di circa 20 mila euro. D’Atri avrebbe costretto i due giovani ad accettare e scommesse sfruttando i suoi legami con il clan camorristico Cuccaro, egemone nel quartiere di Barra e nei paesi del vesuviano. Il sommese D’Atri aveva anche postato su Facebook una sua vincita di 15mila euro, ma nel frattempo a fronte di quel colpo di fortuna aveva perso al gioco oltre il doppio. Una partita che non voleva perdere e, dunque, quando i due titolari gli avevano chiesto di saldare il conto, lui avrebbe organizzato il regolamento di conti con i suoi due complici.
Cronaca
Napoli: il presunto killer di Vincenzo era sul luogo del delitto. Lunedì la convalida del fermo
Si terrà probabilmente lunedì prossimo l’udienza di convalida del decreto fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di Gaetano Nunziato, 23 anni, accusato di avere ucciso con un paio di colpi di pistola al viso e poi sepolto Vincenzo Amendola, 18 anni, scomparso lo scorso 5 febbraio. La vittima è stata ritrovata ieri, sepolta, in un terreno del quartiere San Giovanni a Teduccio. Nunziato è accusato di omicidio aggravato dal metodo mafioso, detenzione di arma ed occultamento di cadavere. L’assassinio sarebbe avvenuto tra il 4 e il 5 febbraio, nel luogo dove poi è stato trovato il cadavere del giovane. Era sul luogo del delitto Gaetano Nunziato, il giovane di 23 anni accusato di avere ucciso con un paio di colpi di pistola al viso Vincenzo Amendola, 18 anni, scomparso lo scorso 5 febbraio e ritrovato ieri, sepolto, in un terreno del quartiere San Giovanni a Teduccio, La circostanza emerge dall’attività investigativa della Polizia di Stato che ieri ha sottoposto a fermo Nunziato con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso, detenzione di arma ed occultamento di cadavere. L’assassinio sarebbe avvenuto tra il 4 e il 5 febbraio, nel luogo dove poi è stato trovato il cadavere del giovane. Il decreto di fermo, eseguito ieri, è stato emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Il 23enne – ritenuto vicino a un clan camorristico della zona – ha reso ieri delle dichiarazioni al magistrato di turno della Procura di Napoli che ora sono al vaglio all’autorità giudiziaria. In merito al movente non ci sono al momento certezze anche se le piste più battute dagli investigatori portano a un regolamento di conti scaturito da uno sgarro. Non si esclude anche la pista sentimentale. Le indagini si stanno ora concentrando sul passato sia di Nunziato che di Amendola e si sta cercando anche di scoprire se il killer abbia agito da solo o con l’aiuto di qualche complice.
Cronaca
Castellammare, arrestati padre e figlio per spaccio
Ancora degli arresti per droga a Castellammare . Sono stati sorpresi a spacciare droga in strada, nei pressi della loro abitazione nel rione Savorito a Castellammare di Stabia. Un uomo e suo figlio sono stati arrestati dai carabinieri della locale stazione perché ritenuti responsabili di cessioni di cocaina a vari acquirenti. Nel momento in cui i militari sono intervenuti per perquisire la casa, il padre ha aggredito verbalmente e fisicamente alcuni di loro ma è stato immobilizzato. Nell’abitazione sono stati rinvenuti e sequestrati 5 grammi di marijuana e 2 di cocaina. Gli arrestati sono in attesa di rito direttissimo.
Cronaca
Napoli: l’assassino di Vincenzo incastrato da una telefonata
Una fonte confidenziale avrebbe indicato alla polizia il luogo in cui era stato seppellito Vincenzo Amendola. Infatti i poliziotti del commissariato San Giovanni- Barra, con i vigili del fuoco, già la sera di giovedì avevano scavato nello stesso tratto del campo agricolo di San Giovanni a Teduccio, senza trovare nulla a causa dell’oscurità. Nel quartiere lo sapevano tutti, si sapeva perfino dove era stato sepolto il corpo di Vincenzo Amendola, il 18enne scomparso da casa il 5 febbraio scorso. “Vicino al laghetto” si sussurrava. La traccia era quella giusta e ieri mattina c’è stata la scoperta del cadavere. Il suo presunto assassino Gaetano Nunziato sarebbe stato incastrato da un contatto telefonico avuto poco prima della scomparsa. Il 23enne del “Bronx” è accustao di omicidio aggravato dal metodo mafioso, di porto e detenzione illegale di arma da fuoco ed occultamento di cadavere. Due le ipotesi al vaglio degli inquirenti per spiegare il crudele delitto: la relazione che Vincenzo Amendola avrebbe intrapreso con la donna di un affiliato al clan Formicola e che pur essendo stato avvisato, non avrebbe interrotto e la conoscenza di una vicenda specifica, anche di natura sentimentale, che riguarderebbe il gruppo di mala del “Bronx”; l’essersi vantato di sapere cose riservate, diventando una mina vagante negli ambienti del “Bronx” di San Giovanni a Teduccio. E per questo andava eliminato. Gaetano Nunziato, già prima di ieri, era conosciuto dagli investigatori che si occupano di criminalità nell’area orientale di Napoli. Mai denunciato per camorra, ha a carico due precedenti di polizia: uno per droga e l’altro per reati contro il patrimonio. Ma con l’omicidio di Vincenzo Amendola potrebbe aver compiuto il “grande salto”.
Cronaca
Omicidio Amendola, fermato un amico
Un amico della vittima è stato fermato dalla Polizia in relazione al ritrovamento del corpo del 18 enne Vincenzo Amendola, il cui cadavere è stato trovato questa mattina nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, in un terreno agricolo. Il fermato da Polizia e Carabinieri in relazione all’ omicidio di Vincenzo Amendola è Gaetano Nunziato, 23 anni, denunciato in passato per reati contro il patrimonio e droga. Nunziato era amico di Vincenzo Amendola, scomparso senza lasciare traccia il 5 febbraio trovato stamattina sotterrato in una zona di campagna del quartiere San Giovanni a Teduccio, a Napoli. Il 23enne è ritenuto responsabile dell’omicidio aggravato dal metodo mafioso dell’ amico nonché di porto e detenzione illegale di arma da fuoco e dell’occultamento del cadavere di Amendola. Decisivo, per il riconoscimento, un tatuaggio sull’avambraccio destro che raffigura una carpa giapponese con la scritta “Elena”. La sua andatura era claudicante a causa di un incidente avuto in passato.
Cronaca
Caivano, donna nascondeva 15 chili di droga sotto la vasca da bagno
Caivano. Nascondeva 15 chilogrammi di hashish in un vano segreto a cui si poteva accedere facendo scorrere in avanti la vasca da bagno montana su dei binari: una donna di 40 anni, Luisa Caiazzo, è stata arrestata dai carabinieri nella sua abitazione di Caivano, protetta, tra l’altro, da tre videocamere grazie alle quale si poteva tenere sotto controllo la zona. Å accusata di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Durante la perquisizione domiciliare, i militari hanno scoperto il nascondiglio: trovati e sequestrati 15 chilogrammi di hashish, suddivisi 2200 dosi e in 75 panetti del peso di 100 grammi l’uno. Nel vano è stato trovato anche materiale per il confezionamento delle dosi e una pistola finta. Luisa Caiazzo è finita in cella, nel carcere di Pozzuoli.
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