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Cronaca Nera
Cronaca Giudiziaria
Tragedia a Ibiza: emerge foto tra la vittima e il sospettato, aperta indagine su complici
Tragedia a Ibiza: indagini in corso sulla morte di Francesco Sessa
Ispania, mercoledì scorso - La scomparsa di Francesco Sessa, trentacinquenne originario di Pagani, ha scosso l’isola di Ibiza, dove il giovane è stato trovato senza vita. Le indagini, condotte dalla Guardia Civil, si concentrano...
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Clan Contini e la spartizione di Poggioreale: arrestati i Cinque e i Bove a Napoli
Omicidio a Poggioreale: Raffaele Cinque ferito in un scontro tra clan
Napoli, 21 gennaio 2024. Raffaele Cinque, noto nel quartiere come “Sasà a Ranf,” è stato ucciso in un agguato che segna un nuovo capitolo nella lotta tra fazioni della camorra a Poggioreale, una zona...
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Cronaca
GEOGRAFIA E STRATEGIA DEI CLAN SOTTO IL VULCANO: La mappa della Dia
Storici clan in declino, vecchie conferme e nuove organizzazioni che scalpitano per imporre i loro business illeciti: la relazione del primo semestre 2015 ad opera della Direzione Investigativa Antimafia fotografa la “geografia” e la strategia della Camorra sotto il Vesuvio. Il contesto criminale vesuviano continua a presentasi dilaniato da numerosi episodi violenti, e il reiterarsi di omicidi ed atti intimidatori tra gruppi eversivi contribuisce ad alterare ancor di più i già precari equilibri modificando costantemente la mappatura dei clan.
Si registra infatti, specie nella città di Napoli e nella sua periferia, uno scenario frammentario in cui si fronteggiano, senza alcune regola né famigerati codici d’onore, sodalizi storici in momentanea difficoltà operativa e gruppi emergenti che si caratterizzano, a loro volta, per l’assenza di una strategia unitaria, per il “frequente turnover di alleanze” e per l’accesa conflittualità armata.
Una guerra cruenta, sporca, in cui non vi è spazio per le imprese e le gesta di eroi, ma soltanto per vili agguati, spesso, troppo spesso, messi in atto da ragazzini strafatti a cocaina. Una serie di conflitti volti unicamente alla ricerca di un nuovo raggio d’azione su cui allungare i tentacoli di una piovra che si ritiene possa ancora continuare nell’opera di condizionamento “culturale” delle fasce più deboli della popolazioni, ambendo “a porsi quale modello di riferimento unitario ed alternativo ad uno Stato assente” e incapace di rispondere alle esigenze occupazionali: specialmente lì, nelle aree socialmente più deboli, e quindi maggiormente esposte alle “insidie dei clan che sfruttano la possibilità di offrire opportunità di guadagno per reclutare quanti più adepti“.
In tutta l’area vesuviana fino alla fascia costiera il traffico di stupefacenti rappresenta, tra i gruppi locali, la principale fonte di guadagno da reinvestire in attività apparentemente legali. Tuttavia la zona più lacerata da questi conflitti tra banditi per il controllo del narcotraffico alle pendici del vulcano coincide con la periferia Est di Napoli: terra lontana dal sole e dal mare. Zona d’ombra del capoluogo campano dove mancano gli spazi verdi, opportunità per i giovani e dove regnano i grigi palazzi fatiscenti che, costruiti per divenire macro città per cittadini bisognosi, per la loro imponente, inaccessibile e obbrobriosa architettura, hanno contribuito a rendere i bui meandri delle palazzine popolari vere e proprie roccaforti dei clan: come il rione Conocal a Ponticelli, nota piazza di spaccio, per anni “casbah” dei Sarno, implosa nel 2009 per la collaborazione con la giustizia intrapresa dai vertici della famiglia del boss “Ciro ‘o sindaco” (così chiamato per la gestione abitativa delle case di edilizia residenziale pubblica). L’area è ormai contesa tra i De Micco e i D’Amico, protagonisti di una battaglia che continua nonostante gli arresti eccellenti e l’opera di repressione delle forze dell’ordine.
Operazioni che non solo hanno permesso di decimare i clan ma anche di “far emergere i contatti con pubblici funzionari corrotti e capaci di garantire i benefici penali redigendo false relazioni sulla pericolosità sociale degli esponenti di primo piano coinvolti“. A scalpitare dalle retrovie gli emergenti Cito del rione De Gasperi, discendenti dei Sarno e alleati dei D’Amico.
A San Giovanni a Teduccio, invece, l’affermato clan Mazzarella continua a “regnare egemone” a discapito dei Rinaldi-Reale, alleati con gli spietati Cuccaro di Barra e i Formicola che, nel tentativo di espandere il loro spazio d’azione, hanno consolidato una fitta rete di affari con i Giuliano di Napoli.
Tentativo di espansione che si registra anche a Barra, dove il consorzio malavitoso Cuccaro-Aprea “mina” persino i comuni della provincia orientale: San Sebastiano, Pollena Trocchia e Massa di Somma.
Se i Fabbrocino, a Ottaviano, grazie alle loro ingenti quantità di capitale umano ed economico, continuano a imporre la loro supremazia nel business del racket del calcestruzzo, a discapito dei rivali gruppi Di Domenico-Sangermano; aVolla, il vuoto di potere lasciato dai Veneruso, dagli Aprea e dai Piscopo ha fatto emergere personalità considerate, fino a poco tempo fa, di basso spessore criminale.
Diversa la situazione, invece, lungo il tratto costiero. A Ercolano emergono sempre più elementi volti a far chiarezza sulla cruente faida tra gli Iacomino-Birra e gli Ascione Papale che, per anni, ha scosso la cittadina degli Scavi e che, nonostante le maxiretate nel corso del tempo e il famoso modello Ercolano per la Legalità, continua a riproporsi sporadicamente sul territorio.
A Portici, infine, permane l’egemonia Vollaro, nonostante la recente scomparsa del boss sciupafemmine Luigi. La prepotente storia del clan di o’Califfo, l’assenza di famiglie rivali, e il business del pizzo (recentemente estesosi anche nel settore del gioco d’azzardo) contribuiscono alla forte territorialità dello storico consorzio di malavita organizzata, sebbene i continui e recenti acciacchi causati dall’azione pressante della magistratura.
Basterà l’esercito mandato dal Ministero dell’Interno a porre un freno a questo ciclico ed infinito susseguirsi di faide, sfilate e ascese camorristiche? Al ministro Alfano l’ardua sentenza…
Cronaca
Marano: il killer di Candela si fece la sauna dopo l’omicidio. I nomi degli arrestati
Per eliminare tracce di polvere da sparo dal suo corpo, il killer Giuseppe Simioli del clan Polverino, dopo l’omicidio di Giuseppe Candela, detto “Peppe tredici anni”, si recò, con lo “specchiettista” Salvatore Liccardi, a casa della sorella di Roberto Perrone, affiliato al clan e poi diventato collaboratore di giustizia, per farsi una sauna. La circostanza emerge dall’interrogatorio reso dallo stesso Roberto Perrone. Il sicario non fece in tempo a cambiarsi i vestiti prima dell’omicidio e temeva di essere stato ripreso dalle telecamere di un istituto bancario dove si era recato su indicazione dello “specchiettista” (cioè di colui che doveva segnalare la presenza dell’obiettivo) mezz’ora prima dell’agguato. Dopo l’assassinio di Candela, Simioli, temendo di poter essere individuato dalle forze dell’ordine proprio grazie a quelle immagini, andò a farsi una sauna per eliminare eventuali residui degli spari. A decidere che il loro affiliato, Giuseppe Candela, detto “Peppe tredici anni”, doveva essere ucciso – come poi avvenne il 15 luglio del 2009 davanti a un negozio di Marano sono stati il boss Giuseppe Polverino e un elemento di vertice del clan, Giuseppe Simioli. E’ quanto emerge dalle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli. Secondo la ricostruzione, Giuseppe Simioli aveva maturato un odio nei confronti della vittima che si mostrava irriguardosa nel suoi confronti e che faceva uso di sostanze stupefacenti, comportamento non accettato dal clan, anche se il sodalizio si occupava principalmente di traffico internazionale di stupefacenti. Giuseppe Simioli fu proprio colui che, in sella a uno scooter guidato da un complice, sparò materialmente a Candela. Nell’omicidio sono anche coinvolti Salvatore Cammarota, Sabatino Cerullo, Carlo Nappi e Roberto Perrone, a cui fu demandato, tra l’altro, il compito di organizzare l’agguato. Biagio Di Lanno, invece, con Salvatore Simioli, procurò lo scooter Honda Sh utilizzato per entrare in azione e poi fuggire. A indicare la presenza dell’obiettivo, cioè a svolgere la funzione di “specchiettista”, fu Salvatore Liccardi. Raffaele D’Alterio, infine, guidava lo scooter con a bordo il killer Giuseppe Simioli. La vicenda è stata ricostruita grazie alle dichiarazioni rese da tre collaboratori di giustizia, elementi di vertice del clan Polverino. In due fasi, secondo quanto riferisce uno dei pentiti, venne deciso che Candela doveva morire: in un summit tenuto dal boss Polverino, in Spagna, dove si era rifugiato nel 2000 dopo avere trovato delle microspie nell’abitazione di Cascina (Pisa) dove stava trascorrendo la latitanza; e anche in un secondo summit, al quale prese parte l’intero gotha del clan, che si tenne invece a Quarto.
(nella foto il luogo dell’omicidio e nel riquadro la vittima Giuseppe Candela)
Cronaca
Da Torre del Greco e Milano per rapinare banche: arrestati in 4, c’è anche una donna
I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano con i colleghi del capoluogo partenopeo, hanno eseguito a Napoli e Torre del Greco 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. del Tribunale di Milano. Agli autori delle rapine i militari dell’Arma sono arrivati partendo dalle riprese dei circuiti di video-sorveglianza degli istituti, da alcune impronte, raccolte dalla Sezione Investigazioni Scientifiche su entrambe le scene del crimine, e dalle testimonianze delle vittime; hanno quindi identificato i malviventi “trasfertisti” che, partiti dalla Campania con la vettura di proprieta’, hanno raggiunto il capoluogo lombardo, dove hanno agito sempre a capo scoperto, confidando di non essere riconosciuti per la loro estraneita’ alla criminalita’ locale. Non si sono mai preoccupati di nascondere un fortissimo accento campano e, in un’occasione, sono persino giunti a salutare le vittime, prima di andarsene, mentre venivano ripresi dalle telecamere della video-sorveglianza. I Carabinieri hanno ricostruito la dinamica dei “colpi” e il ruolo avuto dai singoli criminali: mentre il “palo” rimaneva a vista sull’esterno, gli altri tre banditi entravano negli istituti pochi minuti prima della chiusura, intimidivano i dipendenti simulando di disporre di armi da fuoco, per poi rinchiuderli in bagno. Subito dopo svuotavano le casseforti, gli sportelli bancomat e si dileguavano a piedi, confondendosi tra i passanti del centro citta’. Le indagini hanno documentato la presenza nel gruppo di una donna, nata nel 1982, che ha sempre avuto un ruolo di primo piano, imponendosi per la forte personalita’ sui 3 complici, di eta’ compresa tra i 51 e i 36 anni d’eta’, il primo dei quali ha ammesso di essere divenuto rapinatore perche’ lo stipendio di casellante autostradale non gli sarebbe piu’ bastato.
Cronaca
Il boss Polverino ordinò dalla latitanza l’omicidio Candela: 4 arresti
Quattro ordinanze di custodia cautelare per omicidio sono state eseguite dai Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Giuseppe Candela, soprannominato “Peppe tredici anni”, ucciso il 15 luglio 2009 in un agguato di camorra. Tra i destinatari anche il boss Giuseppe Polverino accusato di aver ordinato il delitto nel corso di un summit svoltosi in Spagna dove era latitante. A Polverino, già detenuto per altri reati, il provvedimento è stato notificato in carcere. I provvedimenti sono stati emessi a conclusione delle indagini coordinate dai pm della Dda di Napoli, Henry John Woodcoock e Mariella Di Mauro e dal Procuratore aggiunto Filippo Beatrice. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Candela fu ucciso per essersi legato a gruppi rivali dediti al traffico di stupefacenti. Una eliminazione interna al clan decisa in una lussuosa villa in Spagna, dove il boss conduceva la sua latitanza dorata. E’ lo scenario tracciato da un’indagine dei carabinieri che ha portato all’emissione di quattro misure cautelari, di cui una destinata al boss Giuseppe Polverino, a capo di uno dei clan storici del Napoletano ed economicamente tra i piu’ potenti. L’omicidio al centro dell’inchiesta della Dda e’ quello di Giuseppe Candela, detto ‘Peppe 13 anni’, avvenuto il 15 luglio 2009; Candela, affiliato della cosca, fu ucciso con sei colpi di pistola in strada. Un agguato pianificato in una villa di Coma Ruga, a Barcellona, proprio dal boss Giuseppe Polverino, e poi deliberato da un successivo summit in un covo segreto nelle campagne di Quarto Flegreo, di nuovo alla presenza del capo clan che era rientrato in Italia proprio perche’ voleva seguire in prima persona la vicenda. Candela, nella ricostruzione degli inquirenti, pur essendo uno storico componente della ‘famiglia’, se ne era allontanato per seguire autonomamente il traffico di stupefacenti con altri gruppi. La sua dunque fu una epurazione interna al clan, che non tollerava atteggiamenti autonomi di un vecchio affiliato. Alle indagini hanno contributo dichiarazioni di pentiti.
Cronaca
Ravello: l’assassina di Patrizia Attruia di Scafati premeditò l’omicidio
L’omicidio di Patrizia Attruia avvenuto a Ravello il 27 marzo scorso era stato pianificata dalla sua assassina Vincenza Dipino. Queste sono le conslusioni a cui è giunta il pm Cristina Giusti della Procura di Salerno che ieri ha notificato alla killer l’ avviso di conclusione delle indagini. La vittima originaria di Scafati(con parenti anche a Castellammare di Stabia) fu uccisa da Vincenza Dipino che aveva pianficato l’omicidio per questo le contesta l’ipotesi di omicidio volontario, con l’aggravante della premeditazione per Vincenza Dipino. Invece Giuseppe Lima, compagno della vittima(che dal maggio scorso iscritto nel registro degli indagati), è accusato di concorso in occultamento di cadavere e favoreggiamento. Una vicenda di cui ancora oggi si parla in costiera amalfitana. Secondo la ricostruzione degli investigatori la vittima da circa tre anni si era trasferita da Scafati a Ravello, dove viveva con Lima. Entrambi disoccupati, vivevano in un fabbricato rurale vicino a un terreno agricolo. Poi si erano trasferiti a casa di Vincenza Dipino. Ma tra le due donne nacque sin da subito una rivalità per l’uomo di casa con continue liti. Poi, secondo la rivostruzione fatta dalla stessa assassina che ha confessato tutto e gli elementi raccolti dagli investigatori, almeno due giorni prima del 27 marzo scorso dopo l’ennesima lite la Dipino strangolò la rivale, tra la cucina e la camera da letto poi il corpo venne trascinato per il corridoio e adagiato all’interno di una cassapanca con l’aiuto di Vincenzo Lima che si è sempre dichiarato innocente.
Cronaca
Appalti nettezza urbana, Gdf acquisisce atti Comune Ercolano. Indagati imprenditori e funzionari comunali
La Guardia di Finanza ha acquisito stamattina documenti relativi agli appalti sulla Nettezza urbana al Comune di Ercolano. L’indagine si svolge su delega della Procura della Repubblica di Napoli. Da quanto si apprende, sono state notificate informazioni di garanzia a dirigenti della società che smaltisce i rifiuti ed a funzionari comunali. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni, ma sulla indagine vi è il più stretto riserbo. Le Fiamme Gialle hanno anche sequestrato il cantiere della società che gestisce il servizio di smaltimento rifiuti. Sulla vicenda il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto ha detto: “Non conosco i dettagli dell’operazione, ma confido nelle forze dell’ ordine e siamo pronti ad agevolare il loro lavoro. Ho inoltre saputo del sequestro di parte del cantiere della “Multiecoplast”, che gestisce il servizio smaltimento dei rifiuti in città. Siamo al lavoro per fronteggiare una situazione molto critica anche alla luce delle vicende che abbiamo ereditato”.
Cronaca
Metanizzazione di Ischia: revocata la misura cautelare a Casari della Cpl Concordia
Il Tribunale del Riesame di Napoli, “accogliendo l’appello proposto dai difensori, ha revocato la misura cautelare” applicata a Roberto Casari, ex presidente della Cpl Concordia, nel luglio 2015 per la vicenda relativa alla metanizzazione del cosiddetto ‘Bacino Campania 30′. E’ quanto si legge in una nota dei legali del manager modenese. Nei giorni scorsi, viene spiegato ancora, la Cassazione aveva depositato le motivazioni con cui accoglieva il ricorso dei difensori di Casari. Alla fine di gennaio il tribunale di Modena aveva deciso di sostituire gli arresti domiciliari, comminati all’ex numero uno della Cpl, con l’obbligo di dimora nel comune di Concordia, nel Modenese. Casari, arrestato a marzo 2015, aveva passato alcuni mesi in carcere a Poggioreale, prima di trascorrere un periodo agli arresti domiciliari a casa di una sorella a Trento e poi nella sua abitazione a Concordia.
Cronaca
Gragnano: arrestato il figlio del boss Carfora. Spacciava in piazza Aubry
Spacciava marijuana in piazza Aubry, in pieno centro a Gragnano: arrestato Antonio Carfora, 26enne figlio del boss Nicola alias “‘o fuoco” detenuto all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore caseario Michele Cavaliere, ucciso a novembre del 1996, “colpevole” di essersi rifiutato di pagare la tangente alla cosca dei Di Martino – Afeltra. Carfora junior è stato arrestato nella serata di ieri dai carabinieri della stazione di Gragnano che da tempo monitoravano la vendita di droga nelle strade della città della pasta e nello specifico i movimenti di Carfora. Le forze dell’ordine, appostate in piazza Aubry in abiti civili, hanno notato alcune cessioni di stupefacenti prima di intervenire e bloccare il 26enne. Carfora aveva con sé 20 grammi di marijuana, pronta per essere venduta, e 350 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Il giovane è ora in attesa del rito direttissimo. Suo padre è il famigerato Nicola ‘o fuoco componente prima del gruppo di killer di primo piano che tra le fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta aderì al clan di Umberto Mario Imparato insieme con gli Afeltra -Di Martino di Pimonte e diedero vita alla sanguinosa faida di camorra nella zona stabiese contro il clan D’Alessandro che lasciò sul selciato in tre anni oltre 120 morti tra cui anche bambini e altre vittime innocenti. Nicola Carfora era uno dei killer più spietati del gruppo di Umberto Mario Imparato “il professore rosso”. Poi con la morte sui boschi di Quisisana ad opera della polizia del boss il clan si disgregò e Carfora diede vita ad un sodalizio criminale autonomo sui Monti Lattari. Carfora senior fu arrestato sempre a Gragnano nel 1999.
Cronaca
Maxi evasione fiscale: sequestro di 22 milioni di euro all’American Laundry di Melito
In data odierna, all‘esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo per oltre 22 milioni di euro nei confronti della lavanderia industriale “AMERICAN LAUNDRY OSPEDALIERA SpA”, con sede a Melito di Napoli, e anche per equivalente nei confronti dei relativi amministratori. Il provvedimento giudiziario rappresenta la fase finale di articolate indagini dirette e coordinate da questa Procura della Repubblica su una maxi evasione da riscossione perpetrata dalla predetta società negli anni tra il2010 e il 2013. Le indagini sono state avviate all’esito di alcuni controlli automatizzati svolti dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Napoli che hanno consentito di rilevare omessi versamenti di ritenute certificate e di IVA per importi di rilevante entità (pari, rispettivamente, a 3,6 milioni e 18,4 milioni di euro). Rilevanti aspetti investigativi sono stati sviluppati dal nucleo investigativo dell’ Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Caserta – presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord. Gli accertamenti patrimoniali conseguentemente delegati da questa Procura al Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli hanno permesso di ricostruire l’intero patrimonio mobiliare ed immobiliare della società e dei rispettivi amministratori (formali e di fatto) e di individuare, in particolare, immobili di pregio nella disponibilità di questi ultimi siti a Napoli (quartiere Posillipo), Ischia e Castel di Sangro (AQ).
Cronaca
Ercolano: Salvio il cantante ucciso per errore su disposizione di Natale Dantese. I nomi degli arrestati
Per l’omicidio di Salvatore Barbaro, conosciuto come Salvio ‘o cantante oggi i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco anno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea – a carico di quattro persone, già detenute: Si tratta del ras Natale Dantese (che si trova al 41bis), Antonio Sannino, Vincenzo Spagnuolo, Pasquale Spronello ( i primi tre già detenuti mentre Spronello è stato arrestato stamattina). L’omicidio di Salvatore Barbaro, spiega una nota della Procura, è stato ricostruito in maniera dettagliata grazie al contributo di collaboratori di giustizia di Ercolano oltre che a numerosi riscontri. La vittima, incensurata, che di mestiere faceva il muratore e si dilettava a cantare alle feste e ai matrimoni in tutta la zona vesuviana, venne trucidata nei pressi degli Scavi archeologici di Ercolano per errore perché scambiato per affiliato al clan antagonista. L’arresto, sottolinea la nota, costituisce ulteriore sviluppo delle indagini che hanno permesso di fare luce su numerosi omicidi “tutti ascrivibili alla sanguinosa faida in atto sul territorio di Ercolano già dai primi anni ’90 e in relazione ai quali, tra il 2014 e il 2015,sono state eseguite numerose misure cautelari emesse dal Gip di Napoli nei confronti dei relativi mandanti ed esecutori”. Dei quattro destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, tre sono già detenuti.
(nella foto da sinistra il boss in ascesa di Ercolano Natale Dantese e la vittima innocente Salvatore Barbaro, Salvio il cantante)
Cronaca
Ercolano: il neomelodico Salvio il “cantante” ucciso per errore davanti agli Scavi, presi gli assassini
I Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone, ritenute esponenti del clan camorristico degli “Ascione – Papale” e, a vario titolo, responsabili di un omicidio messo a segno il 13 novembre 2009 ad Ercolano, durante una fase del conflitto armato contro i “Birra – Iacomino”. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. I militari dell’Arma hanno accertato che l’uomo assassinato nei pressi degli scavi di Ercolano, Salvatore Barbaro, era completamente estraneo a dinamiche criminali. Salvatore Barbaro era infatti conosciuto come Salvio ‘il cantante’ poiché era solito scrivere testi di canzoni napoletane ed esibirsi in ristoranti del Vesuviano. Le indagini hanno consentito inoltre di accertare che fu ucciso per errore, esattamente perche’ preso per un affiliato al clan rivale, con il quale aveva in comune solo il modello di auto.
Cronaca
Casalnuovo, omicidio Ilardi: fermati i presunti killer
Ci sono due fermi per l’omicidio di Giuseppe Ilardi ucciso a Casalnuovo lo scorso 10 dicembre. Si tratta di Giovanni Romano Gallucci di 22 anni e lo zio Onofrio Mosti, fratello dei più noti Gennaro, Giancarlo e Federico Gallucci. Sono stati fermati dai carabinieri di Castello di Cisterna su disposizione del pm Liana Esposito della Dda di Napoli. I due sono noti alle forze dell’ordine. Gallucci è figlio Giovanni Romano, ucciso in un agguato di camorra il 21 marzo del ’94, mentre si trovava in compagnia di Pino Piscopo, alias “Pinuccio ’o metronotte. Anche il giovane nel settembre del 2014 rimase vittima di un agguato in cui rimase ferito e per il quale furono arrestati due esponenti del clan veneruso di Volla. Lo zio Onofrio Mosti (che è stato arrestato ad Arezzo dove si era trasferito da qualche mese) ha precedenti per furto. L’omicidio avvenne lo scorso 10 dicembre. La vittima, Giuseppe Ilardi di 26 anni, residente in via Roma a Casalnuovo, si trovava a bordo di una Smart ritenuta in uso ad un presunto ras, Antonio Barone, meglio noto come Tonino l’elettrauto, e ritenuto il nuovo reggente del malaffare locale. I sicari si avvicinarono alla sua auto mentre transitava nei oressi della scuola De Curtis e gli esplosero contro in rapida successione numerosi colpi di pistola. Ilardi tentò anche inutilmente la fuga.
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Francescopio Autiero rimane in carcere per l’omicidio di Fabio Ascione, giovane innocente di Napoli
Napoli – Francesco Pio Autiero, ventitreenne accusato dell'omicidio di Fabio Ascione, ventenne, rimane in...
