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Cronaca Giudiziaria

Ponticelli, agguato mortale: il cugino di Fabio Ascione immortalato mentre passa la pistola al killer

Napoli: Emergenza di Dettagli sull'Omicidio di Fabio Ascione Il 7 aprile scorso, Fabio Ascione, ventenne, è deceduto all’alba presso l’ospedale Villa Betania, risultando vittima di un agguato che ha suscitato l'interesse degli inquirenti. Le indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli-Poggioreale, sotto il...

Clan Moccia in Toscana: finte prestazioni per estorcere denaro agli imprenditori

Firenze, estorsioni su cantieri: il clan Moccia coinvolto in un nuovo sistema illecito Nei giorni scorsi, la Procura di Firenze ha portato alla luce un'importante indagine, denominata "Contractus", che ha portato all'arresto di dieci persone legate al clan Moccia, noto sodalizio criminale di Afragola. L'operazione,...

Succede anche

Scafati: 4 anni di carcere a Roberto Somma , il pusher di via Berardinetti

Aveva oltre 50 grammi di cocaina pronta per essere venduta, nascosta – in parte – nelle custodie dei rullini fotografici: condannato a quattro anni e a 13mila euro di multa Roberto Somma, 32enne scafatese, arrestato a ottobre scorso dai carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata. Una fonte confidenziale portò i militari del Nucleo operativo torrese in via Berardinetti, zona di confine tra Scafati e Boscoreale. La segnalazione era riferita ad un giovane su una Fiat Punto che spacciava cocaina in quella zona. E durante un controllo, i carabinieri riuscirono ad individuare l’abitazione e la persona che riforniva i giovani tossicodipendenti della zona. Quando il 23 ottobre dello scorso anno arrivarono in via Berardinetti, intuirono che l’uomo della segnalazione altri non poteva essere che Roberto Somma e così decisero di fare irruzione nell’abitazione e nella vicina officina. Il giovane aveva tutto l’occorrente del perfetto spacciatore: un involucro di cellophane con 40 dosi già pront..

Omicidio Ciro Esposito, la Procura di Roma chiede l’ergastolo per De Santis e lui urla in aula: “Siete dei buffoni, l’ergastolo me lo dò...

La Procura di Roma ha chiesto l’ergastolo per Daniele De Santis, l’ultrà giallorosso accusato dell’omicidio di Ciro Esposito, ferito gravemente il 3 maggio 2014 poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli e morto dopo un’agonia di 53 giorni. Il pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio hanno, inoltre, sollecitato una condanna a tre anni per gli altri due imputati, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, tifosi del Napoli e accusati di rissa aggravata. I due facevano parte del gruppo che con Ciro Esposito si avventarono contro De Santis nella zona di viale di Tor di Quinto. “L’ergastolo me lo do da solo, non me lo date voi. Non ho paura di morire, buffoni”. Sono le parole urlate da Daniele De Santis, accusato dell’omicidio di Ciro Esposito, mentre veniva portato fuori dall’aula bunker di Rebibbia dove i pm hanno chiesto l’ergastolo nei suoi confronti. L’ultrà giallorosso ha seguito l’udienza su una barella a causa delle ferite ad una gamba riportate nel corso degli scontr..

Ercolano, omicidio Esposito: resta in carcere Ciro Montella

Ercolano. Ciro Montella ‘o lione, resta in carcere per l’omicidio di Gaetano Esposito, alias ‘o pastore. Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di libertà dell’esponente del clan Ascione Papale, già detenuto in regime di 41bis. Il 17 marzo scorso, Montella fu raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare perché ritenuto il mandante e l’organizzatore dell’omicidio di Gaetano Esposito, ucciso il 29 marzo del 2009, tra Ercolano e Torre del Greco, dinanzi all’ingresso di una sala scommesse. Esposito venne colpito da sei proiettili mentre si avvicinava alla sua auto. Ad incastrare Montella alcuni collaboratori di giustizia. L’omicidio, secondo la ricostruzione dell’accusa, si inserirebbe nell’ambito della faida tra gli Ascione-Papale e i Birra-Iacomino. Ad accusare Montella i collaboratori di giustizia Vincenzo Esposito, Giuseppe Capasso, Ciro Gaudino, Fusto Scu- do e Mario, tutti ex uomini del clan Ascione-Papale, vicini al boss Natale Dantese. La vittima era zio di Vi..

Torre Annunziata: usura, condannati a 26 anni di carcere i 6 della famiglia Carotenuto

Condanna complessiva a 25 anni di carcere ai 6 membri della famiglia Carotenuto di Torre Annunziata. Tutti accusati di usura e riciclaggio gli storici panificatori oplontini. Ieri il tribunale di Rorre Annunziata presidente Antonio Pepe ha inflitto una condanna a 6 anni e sette mesi per Francesco Carotenuto, conosciuto come “pacchiotto”, e per sua moglie Teresa Manzillo, “’a cazettara”. Le quattro figlie della coppia, Anna, Carmela, Maria e Filomena sono state condannate a 3 anni di reclusione a testa, con multa da 2mila euro. Secondo le accuse praticavano alle loro vittime prestiti usurai con tassi mensili fino al 5%. Era stata la denuncia di una donna con affari nell’import-export di quadri ed altre opere di valore, a sua volta con precedenti per appropriazione indebita, a far scoprire il vorticoso giro di usura della famiglia Carotenuto. Non a caso dalle indagini bancarie, condotte dalla Guardia di Finanza, era emerso che sui loro conti correnti vi erano state entrate per 3 milioni ..

Salerno, bufera sull’Inps: la Procura di Nocera chiede il sequestro di oltre 4 milioni per cinque alti funzionari infedeli

Salerno/Roma. L’inps non ha bloccato per due anni le indennità destinate a falsi lavoratori, assunti da imprese inesistenti, erogando prestazioni assistenziali per 4milioni e 73mila euro. A tanto ammonta il danno prodotto da cinque alti funzionari dell’Istituto di previdenza sociale alle casse dello Stato per la mancata cancellazione dagli archivi informatici dell’Istituto delle matricole di lavorati e imprese. Il sostituto procuratore Roberto Lenza ha chiesto il sequestro di immobili, conti correnti e quote societarie in possesso dei dirigenti Inps accusati di truffa aggravata. Un sequestro per equivalente rigettato dal Gip Paolo Valiante e che ora è approdato dinanzi ai giudici del Riesame di Salerno dopo l’appello della Procura. Nel mirino degli inquirenti di Nocera Inferiore cinque persone alle quai si contesta di aver prodotto un danno erariale rilevante con la propria condotta omissiva. In particolare, la richiesta di sequestro è stata effettuata nei confronti di Gabriella Zaccar..

Usura, estorsione, false fatturazioni e truffa: indagati 28 imprenditori di Solofra, Montoro e dell’Irno

Mercato San Severino. Usura, estorsione, false fatturazioni e truffa indagati 28 imprenditori di Solofra, Montoro e dell’Irno. I Carabinieri di Avellino nei giorni scorsi hanno provveduto ad effettuare perquisizioni e sequestri in abitazioni e aziende conciarie dell’Irno, acquisendo documenti presso studi di professionisti, nell’ambito di un’indagine della Procura di Avellino, coordinata dal pm Vincenzo D’Onofrio. Nel mirino degli inquirenti sono finite sessanta fatture false per un importo di circa quindici milioni. Imprenditori e professionisti sono sospettati di aver escogitato fittizi artifici contabili con lo scopo di truccare i bilanci ed evadere in parte il pagamento dell’Iva. Nel mirino degli inquirenti sono finite le fatture emesse durante le annate 2012-2013-2014, recanti importi variabili da 20mila e due milioni di euro, per un totale di quindici milioni contestato nel decreto di perquisizione a firma di D’Onofrio ed eseguito da carabinieri e uomini della Guardia di Finanza...

Giugliano: restano in cella i fratelli del boss Dell’Aquila

La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha rigettato la richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini dei fratelli Giovanni e Domenico Del- l’Aquila che, per il momento, restano in cella. Fratelli del più noto Giuseppe (alias Peppe o ciuccio, da sempre ritenuto braccio destro del boss Francesco Mallardo “ciccio ‘e carlantonio”). I due erano stati condannati in primo grado nel gennaio scorso. Per Giovanni Dell’Aquila l’accusa aveva chiesto 16 anni e invece ne aveva avuti 14; sconto anche per Domenico che incassò 13 anni e sei mesi rispetto ai 14 invocati dal pubblico ministero. Ventuno gli anni di carcere rispetto ai venti chiesti dal pm per Giuseppe Dell’Aquila, ritenuto a capo della cosca.Per il pm Maria Cristina Ribera della Dda di Napoli i tre fratelli Giovanni, Domenico e Giuseppe sarebbero a capo di un vero e proprio clan, costola dei Mallardo di Giugliano.

La Cassazione conferma la condanna a 17 anni per il boss Giuseppe Polverino. Tutte le decisioni

Confermata dalla Cassazione la condanna a 17 anni di carcere per il boss Giuseppe Polverino, coinvolto nel blitz “Polvere” del maggio 2011 che portò in carcere 39 persone tra affiliati, imprenditori e politici dei comuni di Marano e dei comuni dell’area flegrea. Il boss fu arrestato in Spagna l’anno dopo. In primo grado era stato condannato a 20 anni di carcere. Confermate le condanne anche per Salvatore Camerlingo, cugino del boss Salvatore Licciardi e candidato al comune di Quarto nel 2011 nelle fila del centro destra, a 5 anni di carcere; Luigi Carandente 10 anni; Alessio Fruttaldo 6 anni; Gennaro Libro 6 anni; Antonio Schiano 4 anni; Salvatore Simioli 15 anni; Antonio Sommella 10 anni; Vincenzo Vaccaro 5 anni. La suprema Corte ha anche diposto il dissequestro dei beni per Armando Chiaro (al momento dell’arresto, nel maggio del 2011, era coordinatore locale del Pdl, nonché consigliere comunale uscente e si era ricandidato) e per Amalia Gallotti, Gaetano Paternoster, Anna Mauriello,..

Salerno, appalti pilotati all’Università: otto indagati, c’è anche il rettore

Appalto alla società interinale per a ricerca di personale all’Unisa: indagati gli otto responsabili del procedimento amministrativo per l’affidamento negoziato alla Lavorint spa di Milano. Oltre al rettore Aurelio Tommasetti, al direttore generale Attilio Bianchi e al sindacalista Pasquale Passamano, rappresentante della Cisl che diede l’ok alla procedura della gara d’appalto, sono indagati anche il pro rettore Antonio Piccolo, 67 anni; Pasquale Talarico, 59 anni, funzionario di Unisa e presidente della commissione per la scelta della società; Vincenzo Addesso, 45 anni, componente della Commissione; Mirella Pecoraro, 43 anni, addetto amministrativo che avrebbe mantenuto i contatti con la società milanese; Monica D’Auria, 45 anni, componente della commissione aggiudicatrice. Tutti sono accusati di abuso d’ufficio e falso in concorso. Sono gli otto nomi iscritti come indagati nel procedimento numero 1036/16 in carico alla Procura di Nocera Inferiore e al pm Amedeo Sessa: il primo dei fi..

Anche Gianfranco Morgano del Quisisana di Capri nei 100 dei Panama Papers. La difesa: “E’ una società senza valore nata nel 2015”

Quello di Gianfranco Morgano è il nome più noto tra i cinque napoletani che compaiono nell’elenco dei primi 100 dei Panama Papers pubblicati oggi dal settimanale l’ Espresso. Gianfranco Morgano è quello della famosa famiglia di albergatori capresi propritari tra l’altro di uno degli alberghi più famosi al mondo ovvero il Quisisana. Fino a due anni fa era il direttore generale dell’albergo , poi decise di lasciare e trasferirsi a Napoli uscendo dalla società di famiglia. “È stato in quella occasione che ho aperto una società con la Mossack Fonseca a Panama —ha spiegato stamattina alla stampa — e ora finirò nel tritacarne mediatico per una società che non vale più di cento euro. La società non ha conti correnti collegati ed è stata aperta nel 2015, dunque io devo denunciarla solo sulla prossima dichiarazione dei redditi. Cosa che farò puntualmente”.

Ex imprenditore di Scafati nell’elenco dei primi 100 italiani di Panama Papers

Panama papers anche Ercole Astarita, imprenditore napoletano in affari con una nota famiglia di conservieri scafatesi e ex titolare della Italconserve di via S. Maria la Carità a Scafati, nella lista dello studio legale Mossack Fonseca che nascondevano soldi nei Paradisi fiscali e creavano società offshore. Astarita dichiarato fallito nel 2006 con Italconserve, un’impresa che commercializzava prodotti ortofrutticoli già pronti, venne condannato nel 2014 a otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, con la pena accessoria dell’inabilità dall’esercizio di impresa per dieci anni. Il noto industriale conserviero rimasto in affari a Scafati per molti anni, chiuse l’attività per un’improvvisa difficoltà finanziaria che poi portò la spa, trasformata in società a responsabilità limitata al fallimento nel 2006. Astarita figura nella lista dei 100 nomi pubblicata stamane da L’Espresso, una lista estrapolata dagli archivi degli avvocati Jurgen Mossack e Ramon Fonseca che hanno gestito la ..

Salvo il processo contro i falsi ciechi di Castellammare, Penisola Sorrentina e Comuni vesuviani. Tutti i nomi. IL VIDEO

Nonostante sia cambiato il presidente del collegio giudicante il processo contro i falsi ciechi di castellammare, penisola sorrentina e Comuni vesuviani è salvo e va avanti con tutte le prove a carico portate in dibattimento dal pm Emilio Prisco grazie al lavoro investigatorivo della guardia di Finanza. Il blit scattò nel settembre del 2013 e portò a 21 ordinanze a carico di altrettanti “falsi ciechi”. Si accertò una truffa all’Inps di un milione e 700mila euro. Non solo molti di questi ci vedevano benissimo, facevano shopping guardavano la tv, andava alla posta in fila apagare le bollette e conducevano una vita normalissima. Ma nonostante ciò avevano percepito assegni di invalidità con cifre da capogiro: dai 52.808 ai 73.732 euro. A smascherarli le indagini congiunte dei carabinieri e della guardia di finanza che bussavano alla porta dei ‘sospetti’ travestiti con le classiche tute bian- che della ‘Gori’. I finanzieri travestiti mostravano la bolletta dell’acqua. I “falsi ciechi” stri..

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Omicidio Fabio Ascione: vittima avvista il killer al bar prima dello sparo nel drammatico video

Napoli – Due giovani sono stati arrestati per l'omicidio volontario di Fabio Ascione, avvenuto...

Caserta, l’ispettore antimafia Garofalo implicato in estorsioni: caccia ad altre vittime

Estorsioni nel Casertano: Arrestati un Ispettore di Polizia e un Commercialista Casaluce, Provincia di Caserta...